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Sometimes i would open my chest and throw away all the black you gave me back turning away

@Frannina vero,é1schifo di sensazione,non se ne va,é lì sempre,costante,ti tortura.vorresti farla smettere ma la cura ce l’ha 1altra persona

Hi sweetie,

that’s one of these days where I would say that all is good. But I don’t know how to eat this bowl of rice, I don’t know how to talk normally, I only can write. Slowly. But I can write. So this email can be very short. I imagined it in bed. I was sure to write it already. It wasn’t true, like it wasn’t true that i have already took medications.

I’m loosing a lot of hair too. I would ask you, like when you do it for suit or swimswear, which wig could fit for me. But I can’t because you abandoned me. It isn’t a love issue. You abandoned me. Like lots of people did. But you promised you won’t. This is the issue.

Now I think I will take the pills. But normally I cry about 3-4 hours to sleep. If we would talk about we are like one month ago, it would be easier. Whatever.

Ti voglio bene.

 

 

 

In pratica il mio neuropsichiatra è il solo che mi prende ancora sul serio. Minimizza le cose che faccio. Continua a dire che né gli amici né mamma può fare qualcosa.

Almeno lui.

Quello che non volevo fare era rimanere sola. Lui dice che io devo bastare a me stessa. Che la mia situazione fisicochimica è sballata. Io so solo che non riesco più a fare nulla. Che le situazioni sono quelle che si trascinano da anni, che sono peggiorate. Che sono incazzata col mondo in modo sbagliato.

Il punto è che non è disagio, come se vi muore qualcuno. Il punto è che sono malattie multisfaccettate: togli un’arancio nel cervello, ci sono ancora tutti i semi attorno che lo offuscano.

Il problema è che arrivata così alla fine del post ho fatto una fatica boia a scriverlo. Faccio solo non fatica a piangere o tagliarmi. Il resto ho le medicine che agiscono poco, e io che non mi reggo in piedi. Un esercito di falsi amici che se ne va. Mio padre visto per la prima volta in vita mia preoccupato. Questo. Questo da noia.

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Hi sweetie,

the days like 11sept I wrote you “unblock me and let’s start to talk again like adult person”. Maybe it’s my usual english that sucks like everytime I’m emotional. I’ve spent whole night crying. I woke up crying. I’m a mess. I can’t deal anymore with this empty dark thing into my chest.

“Deal with that as an adult.”

Adult talks. Not hide themself. Like adult deal on what they did. Not say “I said you, I warn you”. People in feelings have random reaction. It’s like biology, it isn’t a fucking accenture schedule you can face/block/whatever.

I told you I wasn’t a surplus, you treat me like that.

It wasn’t my idea, an image only in my head as you said.

And now you don’t know how much struggle into. A lot. Last night I saw my mum completely struggling with how I stay. She doesn’t know what to do. She can’t do anything. Maybe praying you like I’m doing?

I need you as a friend. Just writing that and knowing that you surely will read that a bit calm me down. I started crying, now I’m not. Christ, I have to write all down here. I wouldn’t. But better that you saying that I’m disturbing you.

Ti voglio ancora bene. But only that. Thinking physically of you make me vomit.

Mi hanno detto che devo riniziare a scrivere.

Probabilmente sì. A lui non posso scrivere. E quindi? Non so: scrivere qui, avanti a tutti, come ha detto egli “non rispettando una privacy” ma allentando il dolore che ho qui, nel petto.

Ho un dolore al cuore che niente riesce a lenirmi.

Passo ore ed ore al letto a piangere come non avevo mai fatto. Un momento: lo avevo fatto quando non ero entrata a medicina. Un dolore simile forse. Questo fa solo più male perché… sai quando sai che se tutti fossimo maturi le cose si potrebbero mettere apposto? Invece no. Non puoi.

Scusate quindi se scriverò in inglese, un po’. Ma sto troppo male per non scrivere a lui. Da qualche parte devo.

Sorry, but I’m not sorry.

Era meglio fare la fescionblogger (puntata 38537)

In realtà non sono molto convinta di questa mia affermazione, ma ecco, a volte gira un po’ il belino.

Un po’ in tutti gli ambiti della vita l’essere umano rifugge quello che non può categorizzare. Oggi mi hanno chiesto nuovamente di cosa parlasse il mio blog e -guarda caso- per l’ennesima volta non sapevo cosa rispondere. Che è un po’ la stessa cosa di “che lavoro fai?”

[segue sguardo perduto nel vuoto, salivazione azzerata, e grande voglia di chiedere aiuto dal pubblico]

In questo momento storico italiano se non sei un blogger che si occupa di economia, moda o cucina sei un poraccio. Poraccio era il sinonimo di blogger fino a poco fa, eh. Non è che cambia molto.

Solo che ad alcuni ora è svoltata qualcosa. Dove voglio andare a parare? Che categorizzare e cavalcare determinate mode è da stupidi. Io scrivo a cazzo da dieci anni, e non me ne faccio un problema. Al di fuori di questa paginetta scrivo altre cose. Non a cazzo. Se scrivo al di fuori dei blog ho un altro registro linguistico. Però, vi giuro, molti non ci arrivano.

Un po’ come: “ma sul tuo blog non scrivi cose tristi, non puoi essere triste”. Passa due giorni con me e anche l’intera visione 24h/24h del Gobbo di Notre Dame ti sembrerà il discosamba.

Però c’è un motivo per cui era meglio postarvi come cazzo mi vesto tutti i giorni (modello Solidarność, ricordiamolo) è che almeno mi invitavano agli eventi figosi. E invece non ci casca più una mazza sugli eventi figosi. Quindi, ed è un cane che si morde la coda, si finisce per andare in giro o per concerti. Ed essendo codesto un blog che -ommioddio- è ancora considerato come una sorta di diario ma non più dei propri sentimenti vi tocca sopportarvi tutto il fangirlismo sui Muse.

Non è colpa mia, vedete?

(…)

[cerco casa al mare nei pressi d'Orvieto]

Buonasera,

mi chiamo Susanna e sono una writer freelance.

Ho visitato il vostro sito www.uccidiungrissino.come l’ho trovato davvero bello, mi chiedevo se foste interessati ad una collaborazione redazionale gratuita.

Ringraziando in anticipo per la risposta, porgo cordiali saluti.

Susanna

Io, a volte, mi chiedo perché non ci sia il test di ingresso per la internet.
Cara Susanna: di che cavolo vorresti scrivere qui sopra? Capisco che non aggiornavo da un po’, ma ecco, così oltre a sentirmi in colpa di aver scritto poco ora mi sento anche a disagio.
Ma dimmi: quanto ne sai sui Muse?

Trovati un lavoro, smettila di cazzeggiare.

Da un anno a questa parte, rendendomi conto che porta sfighissima raccontare i cazzi miei nero su bianco, avevo evitato di bloggare eventuali lavori/sentimenti/scazzi/cazziemazzipersonali. Non so se giustamente: questo, diciamocelo, è uno dei “grandi” blog personali o perlomeno con una linea editoriale che viaggia dalla musica, ai viaggi, al magnamo con una randomicità tale che non me lo spiego neppure io. Ora va di moda incasellare, vanno di moda i fesscionbloggher (alcuni scrivono, vi giuro, dicendo che sono famosi e che vogliono accrediti per concerti negli stadi. Accrediti che non danno neppure a me se ci metto una testata lavorativa a supporto di mezzo: però i fescionblogs hanno una sorta di introito da borse e ninnoli che colcazzo a me arrivano)

[per dirvi: l’anno scorso andavano di moda i blogtour. Io non avevo molto tempo, lavorando. Quest’anno lavoro meno. Avrei tempo. Ma si sono dimenticati anche che bevo vino come una spugna e non arriva più neppure quello. Forse davvero dovrei postare outfit da operaia polacca…]

In tutto questo vorrei, quasi, chiedere scusa per un ammontare di post, che, sono qui sopra sponsorizzati e rendono questo blog meno… mmmh, dinamico? Diciamo così. Forse il bello per cui mi avete sempre seguito è perché scrivo alla cazzo di cane: lo faccio anche con quei post. Ma mi sembra di ammorbarvele un po’. E invece vi dico: come pensate che io mi paghi lo stadium tour dei Muse?

Sì, già: e all’estero fare blogging è un mestiere pagato. Riconosciuto, non ascritto al cazzeggio. Perché, diciamolo: non è che se sei giornalista sai a volte anche bloggare.