Dell’alta velocità e dintorni partendo da Parma.

Nelle ultime 24 ore ho avuto un coacervo di notizie che mi han fatto pensare che da quando la mia macchina sta lasciandomi a piedi, letteralmente, visto che ha problemi al motore… mi han fatto pensare che sono nella merda. Già come blogger non sono figamente papabile ai vari eventi perché non sono su Milano (quindi non a costo zero), ma per lavoro devo per forza spostarmi su ruota. Non ci sono trasporti notturni, è impossibile tornare a Parma quando l’ultimo treno prendibile a Milano è poco dopo le 23:30. E per quanto pagano poco in Italia non puoi pensare a dormire una notte fuori (si trova qualcosa per dormire sotto i 20-30 euro?)

Anche perché se succede come oggi a Rubiera l’italia si spacca in due. Quindi il punto sarebbe non, come si era detto per l’Expo (per l’Expo? SOLO?) che sarebbe stato meglio portare l’AV anche a Parma (ovvio: parti da milano, il tempo che acceleri e già sei a Parma… è normalissimo. Già la mediopadana è una stronzata), ma tutti si sono messi a ridere. Il punto è che già ci sono scarsi collegamenti… e quelli che ci sono fanno cagarissimo. Già ieri a presadiretta il presidente della Regione Toscana, dopo che abbiamo saputo che la nostra AV è costata 61 milioni di euro al km anziché i 9 della Spagna, ha snocciolato la differenza di cifre tra persone che prendono i treni regionali e chi l’altavelocità. Ogni giorno gente che prende un treno regionale rischia la salute: nervosa o fisica.

L’ultima volta che sono dovuta andare a Malpensa per un volo partito alle 11:40 le cose sono andate così:

Treno delle 6:50 da Parma a Milano centrale = 10,55 euro

(treno… a metà strada non ha più funzionato l’elettricità e il riscaldamento. Tanto era gennaio!)

Alle 8:40 (quindi un’ora e 50 per 112km in treno) si arriva a Milano Centrale: la soluzione più economica (e veloce, sic) è per 50 minuti di bus con azienda privata a 8 euro.

Quindi: Parma – Malpensa 2h e 40min di tempo effettivo in viaggio. E non è che i collegamenti per Malpensa con l’expo siano migliorati… anzi, non c’è nulla all’orizzonte direi.

(volo poi di 1 ora e 40 per 1200 km pagato 40 euro eh)

Perché alle 6:50? Perché i treni successivi tra le 7 e le 8, che sarebbero comodissimi, costano tutti il doppio perché frecciabianca o intercity(notte). Perché pagare 18 -24 euro per un’ora e 30 in treno? E’ quello il punto.

Il canone di oh, whatever.

L’anno scorso per prova andai ad Eurosonic.

Il mio modus operandi per festival è tendenzialmente diverso dall’operatore medio di webzine italiche: dove NON ci sono altri italiani, e ci sono opportunità di molti artisti da vedere/fotografare assieme e che magari non vedo in Italia quello è per me il target. Insomma: il Primavera festival non è in cima alla mia classifica. Io ho un vero e proprio immallindrimento quando sento parlare del gennaio a Groningen. E sono due anni di ricordi bellissimi, ed ogni anno riesco a perfezionare la mia “professionalità” sempre di più.

Di accreditato italico, oltre alla radio nazionale, ci sono solo io. Questanno, e i prossimi, come per tutto il resto con l’unica cosa vitale rimasta: Lostingroove. L’anno scorso appena fuori la parte stampa e il container delle live session di 3fm ho sentito la seguente conversazione telefonica: “ma non posso fare neppure una news? Nemmeno una riga sul portale? Ma neanche quando torno a Roma…?”

Da una parte mi si è stretto il cuore. Dall’altra mi sono girate le palle. Per cui anche nei mesi successivi chiesi se era possibile proporre una trasmissione, ma mi è stato consigliato che se volessi lavorare in radio in italia dovrei iniziare prima con una di quelle società di produzione che assemblano i format televisivi e poi provare a vedere da lì. Sì, anche la mia reazione fu simile a un “que?”.

Ma freghiamocene di me e quanto mi dia fastidio tutto questo, non è che è un post su quanto si rosica. Vi parlo solo di come è stato, lavorativamente, il mio primo giorno di lavoro su ad Eurosonic quest’anno:

  • Alle 13 mi ha mandato un sms la capo ufficio stampa estero, preoccupandosi che io fossi presente alle interviste che avevo richiesto.
  • Alle 14:30 arrivo allo Stadtshowburg: uno degli ufficio stampa mi prende e mi aggiorna sullo stato dello schedule delle interviste. Intanto mi dice dove accomodarmi e che posso approvvigionarmi di bevande calde nell’attesa.
  • Ore 17: sono due ore che intervisto e cerco di capire cosa cazzo chiedere. C’è virgin radio France che la fa da padrona, poi un sacco di giornalisti baltici, nonché gli austriaci (che in pratica sento più “colleghi” di tanti altri visto che sia che all’estero che in Austria stiamo sempre l’uno sull’altro ed è tutto uno scambio di pucciosità sui socialini) e c’è finalmente chi è stato mandato col canonepiùbassoperloffertapiualtadieuropa con l’heineken in mano, cappello in testa, a cercare un posto dove sedersi per arrivare ad ammazzare il tempo fino all’ora delle premiazioni, cioè mezzora dopo.
  • 20:30, finisce tutto: ma ora se magna aggratis. Io esco, mi prendo tre tramezzini all’Albert Heijn e il lipton frizzante e mi muovo verso il primo concerto.
  • Alle 21 apro la mail e mi accorgo di aver zompato la premiazione dei festival awards. Non avevo ricevuto l’invito, non sapevo che per la stampa l’ingresso c’era lo stesso e l’invito era solo per i delegati. Chiedo lumi. Fortunatamente il “mio” partner copre l’evento, se ne esce fuori.

In pratica non voglio autoincensarmi: io vado lì perché amo fotografare (è la cosa che mi sta tirando più fuori dalla merda di tante altre cose) e amo parlare di cose che sono ancora da scoprirsi. Per lavoro ci si manda anche gente che magari vorrebbe far qualcosa ma non può. Se l’anno scorso un po’ mi vergognavo per come eravamo messi e nel rispondere no a chi mi chiedesse se fossi della radio nazionale, quest’anno mentre parlavamo col boss di un grosso magazine UK (che approva i miei business model, quindi il problema non sono io) non ho avuto grandi remore a dire che stiamo affondando, che se si è così ombelicali e ansiosi non si farà mai nulla e che se poi nelle nuove pubblicazioni non si integra chi è stato veramente blogger (non chi ha studiato per pubblicare su web: la facilità di scrittura -io ci sto mettendo 5 minuti per scrivere questo e nel frattempo ho fatto pipì e preso un caffè-) non si può rendere dinamico e giovane qualcosa. Non me ne frega un cazzo se siamo messi male dal punto di vista editoriale: la mia generazione prende aerei low cost e legge in inglese. Ma allora non fatemi più pagare uno stupido dazio. Io con meno soldi del canone ho pagato una settimana di vitto e alloggio a quel festival.

I nuovi Sex Toys di LELO, ispirati al tocco delle dita di un amante

LELO (www.lelo.com), il brand svedese leader nei sex toys di lusso, ha appena lanciato due nuovi prodotti, INA Wave™ e MONA Wave™, oggetti che si ispirano al tocco delle dita di un amante e che rivoluzioneranno come uomini e donne percepiscono e comunicano l’orgasmo femminile.

Questi prodotti utilizzano la nuovissima tecnologia WaveMotion™, con la quale si inarcano su e giù ricreando il movimento ammiccante delle dita di un amante che muovendosi accennano “vieni qui”. Il risultato è la percezione naturale di una carezza interna e una sensazione che cresce attraverso diversi climax e li unisce in un orgasmo combinato e travolgente.

MONA-WAVE_product_Deep-Rose_1772MONA-WAVE_product_Deep-Rose_1772MONA-WAVE_product_Deep-Rose_1772 Continue reading “I nuovi Sex Toys di LELO, ispirati al tocco delle dita di un amante”

Camparisoda fluo

camparifluoCome potete vedere mi è arrivato in dono questo cofanetto fluo (ehy, avete per caso visto il mio guardaroba degno di un lavorante ANAS?) che rappresenta la nuova veste in edizione limitata del camparisoda.

[se volete potete accattarvelo anche nel temporary store in Staziun Centrale a Milano, dal 19 settembre per due mesi e su www.barcampari.it, per dire. Non è una cosa che posso avere solo io]

No, il Campari dentro è lo stesso, non è radioattivo ;)

Il bello sarà adesso riusare, dopo averlo bevuto, l’iconica bottiglietta ideata dal futurista Depero come arredo casa. Troppo ganza per gettarla nel vetro.
Camparisoda, anche in questa versione fluo è l’aperitivo fresco e frizzante che anima il rito quotidiano dell’aperitivo. I colori sono tanti e diversi come gli amici e come i modi per gustare un Camparisoda: liscio o miscelato con prosecco, succo d’arancia o di pompelmo, vermouth, tonica e Oransoda.