Avvertenze varie.

Da Studio Aperto possiamo sapere che:

a) dobbiamo stare attenti ai saldi, il capo riciclato dagli anni precedenti è in agguato. Ma se a me piace?

b) per le feste siete ingrassati 4 kg. Ora tutti a correre. Io siccome mi ammazzo di bici e di lavoro invece i 4 kg li ho buttati via. Tiè.

Dalla Gazzetta di Parma sappiamo che:

a) a Parma sono fallite 60 aziende, non solo Tanzi

b) c’è tolleranza zero per i ciclisti. Aggiungo un porca zozza. Cito: Ma veniamo alle sanzioni vere e proprie: quanto rischiano i ciclisti indisciplinati? « Diciannove euro e 95, per il mancato utilizzo delle piste ciclabili. Per il telefonino, invece, si va da un minimo di diciannove e 95 ad un massimo di sessantotto euro e 25. Naturalmente la gravosità della pena è a completa discrezione del vigile, che deciderà quale articolo del codice applicare. » Grande anche la raccomandazione degli agenti per quei ciclisti che non accendono i fanali… 51 multati in una settimana imho sono un bel numero. Io dovrò arrangiarmi perchè l’unico modo veloce per rientrare a casa è contromano e i vigili in pratica ci sono sempre. Guarda te…

Il Corriere della Sera ci dice che la cometa delle festività non si vede tanto bene.

Su Repubblica c’è il nuovo prodotto Mac. Non ci ho capito una mazza.

L'ottimiiiiiiiiiismo.

Io il capodanno non lo festeggio. Che cazzo ho da festeggiare…

Ormai guardo sempre più diffidente l’avvicendamento di un nuovo anno. Si va sempre con un’escalation negativa.
Chiudo l’anno in debito. Forse quello precedente era in credito non so… speravo di migliorare un 2003 passato tra ospedali e chemioterapia invece il 2004 mi ha odiato ancora di più.
Ti fa riflettere su tante cose un anno che è passato in un modo così veloce tanto che non te ne sei neanche accorta. Ancora ti vedi in sicilia con la dispensa di chimica organica per ripassare appresso… ora ti giri e vedi il libro di anatomia ad angosciarti.
Se non volete leggere delle riflessioni personali zompate direttamente a commenti per gli auguri di rito.
Non faccio riflessioni a livello mondiale. Sono ormai così stanca di guardare al di fuori delle mie cose… sì, capitano tragedie in giro ma magari quelle di cui sentiamo il peso sulle nostre spalle le vediamo insormontabili. Sono veramente in quel modo.
Dieci mesi fa ho perso mia nipote, non aveva neanche un anno. Ho passato notti e notti al Gaslini a non vedere miglioramenti. Mi ci sono quasi esaurita, ho cercato di farmi forza perchè era l’esserino che portava il mio nome e al quale volevo più bene tra il parentado di ascendenza paterna. È morta il giorno dopo che le ero stata accanto 36 ore, senza dormire. Mi sono sentita in colpo per non esserci stata. E non so perchè mi ci son dovuta sentire…
Poi a Giugno dopo 14 anni insieme se ne è andata la mia bassotta. Molti non accetteranno il paragone, ma ho sofferto lo stesso… tenendomelo dentro, rompendo ad alcuni amici. Scrivendo soprattutto a un amico che conobbi dal vivo di questi tempi un anno fa. Anche lui con un cane ammalato di tumore, anche lui decise di farlo far addormentare dal Veterinario. Quando mamma l’ha portata lì io ero in giro per Parma a lavorare. Il mio orgoglio, il mio solito orgoglio del cazzo mi ha fatto trattenere le lacrime al cellulare a piazza Garibaldi, con la voce della mamma che si annodava in gola.
Poi… poi tutta una serie di cose non andate bene. Ma queste due mi hanno affossato, colpito prima di fioretto e poi con una sega circolare.
Sono stufa di sentirmi dire che ho le spalle larghe, sono stufa di pensare di affrontare una nuova merda di anno nuovo. Sono stufa di sentirmi dire che sono cose che capitano a tutti, non voglio sentire nulla.
Perchè dovrei andare a un veglione, spendere 100 euro per poi dire a tutti a gennaio “AH-AH, ma io a capodanno mi son divertita veh… uuuh”. Non voglio fare l’alternativa, non vedo solo proprio che ho da festeggiare..
 
Auguri però a tutti voi. Se ho la sfiga io (epperò la sfrutto per farvi leggere dei post, più o meno decenti… son cose eh..) perchè la dovreste avere anche voi?
Che il futuro vi porti tutto ciò di cui sentite di avere il bisogno.

[on air: Savage Garden – Truly, madly, deeply]

Questione di mentalità.

C’è tanto da scrivere in questi giorni. Ho aspettato a farlo perchè forse il mio modo di vedere e affrontare le cose in modo un po’ distaccato e cinico potrebbe dar fastidio. Ma in fin dei conti lo spazio è mio.

Diciamolo. Il vero problema in Asia adesso non è stato lo Tsunami. Questo, permettetemi il paragone da “medico”, è come ricevere una botta con una spranga di ferro sul costato che ti rompe qualche costa… per poi fare una tac e accorgersi di un tumore.

Il vero problema di chi va in Indonesia, Maldive ed India vede solo il paradiso che la natura in quell’angolo mostra e ciò che il Tour Operator vuole far apparire al cliente. Cliente che naturalemente avendo pagato non vuol sapere nulla di gente che vive in povertà, anzi anche al di sotto della soglia di povertà [ma magari è lo stesso che vedendo le immagini in tv finge di commuoversi]. Il problema reale è la povertà. Perchè qualsiasi catastrofe si riversi in Asia o Africa sarà amplificata decine e decine di volte di più, visto che mancano le difese immunitarie.

Geologicamente il terremoto di Sumatra sarà il primo di una serie di terremoti che interesserà in nostro pianeta. Capita. Anche per gli sfollati di Sarno o del terremoto dell’Umbria quella era l’Apocalisse. Credo che bisognerebbe fare una scala delle priorità nei problemi. Devono agire i governi. Prima. Claza benone l’adagio pubblicitario del prevenire è meglio che curare, ma suona inutile detto ora.

Cordoglio. Ma ora pensiamo alle cose nelle nostre vicinanze [non solo esiste lo stesso pericolo nelle varie Los Angeles o Sumatra ma anche davanti a Catania eh..] e non buttiamoci random a fare i samaritani qua e là che se non fatti in modo razionale ci possiamo dimenticare magari dei problemi nelle nostre realtà, che forse sarebbero più facilmente risolvibili.

[Consiglio cmq la lettura dell’articolo dell’ottimo Servegnini qui]

La guerra dei balconi.

VI STO GUARDANDO!

È inutile che ora vi alziate a spegnere tutto e staccare la spina. Altro che il gestore dell’elettricità non riesce a soddisfare la richiesta degli utenti… Cosa fanno gli utenti? Oltre ad attrezzare il gabinetto con la luce per il cane di cas… ehm, dicevo mentre si adorna di simpatiche lucette e lucine l’albero di natale e il presepe.. che simpatiche e colorate tradizioni. Che per altro adoro, eh.

Dopo aver addobbato casa si passa all’esterno.

All’esterno è una guerra che neanche tra torbidi locali di Las Vegas [Grissom, ti prego torna tra di nooooi] con donne ignude sulle insegne a neon e locali adibiti alle scommesse illuminano così tanto la città a giorno. Le luminarie comunali al confronto paiono i lumini del cimitero.

Balcone della scala A: l’mportante è partecipare. Lucette bianche senza intermittenza che timidamente decorano la ringhiera in modo sommesso, ma sempre con umiltè.

Balcone della scala B: allegro con moderazione. Di norma mette le luci smesse dall’albero di casa riciclandole sul balcone, ma avendo le suddette luci quelle “palle” in plastica protettive della lucina bianca alla prima folata di vento son cadute sul balcone della signora di sotto, che gliele ha fatte ritrovare semisciolte nell’acido sullo zerbino.

Balcone della scala C: il balcone della biennale di Venezia. Un trionfo di avanguardie futuriste condensate nel sapiente [il proprietario stava progettando tutto mentre leggeva la gazzetta in Riviera facendo schizzi sulla formazione dell’Inter che giocava con la selezione tirolese] giuoco di luci, colori e intermittenze. Cosa alla sua visione che anche Achille Bonito Oliva rimarrebbe estasiato.

Balcone della scala D: l’opulenza. Neanche Cavalli sarebbe riuscito a immaginare ciò: trionfi di luci stroboscopiche, intermittenze sincronizzate in modo che nei 180mq di balcone non si abbia mai un attimo di buio, elfi che fanno capolino da cascate di muschi, felci ed abeti, vischio a profusione e pungitopo quanto basta. In fondo a destra nel lato scoperto c’è anche una minipista di atterraggio per la slitta di Babbo Natale con annesso faro e torre di controllo. Tutto in una nuance di luci leopardata.

Adesso ho capito perchè a casa nuova avrò la presa di corrente sul balcone.

[solo che siccome sono ehm… oculata non metterò mezza lucetta sul balcone. Ennò… io poi lo faccio per il gestore della corrente e per voi italiani eh…]

[on air: Muse – Blackout]

Al direttore della Gazzetta di Parma (che mai leggerà, ci scommetto il coltellino svizzero)

[NB, il lemma blogger è stato preferito a sglapser in quanto (cito dal Confuso) non so se il popolino gretto e ignorante sia già pronto per capire la grande Rivoluzione che spazzerà via i blogs e porterà all’inevitabile e irresistibile ascesa degli sglaps… Me ne scuso anticipatamente coi lettori ma dobbiamo scendere ai registri linguistici di coloro i quali ci stanno innanzi.]

Gentile direttore,
sono una ventunenne toscana studentessa di Medicina e Chirurgia con la passione della scrittura che legge regolarmente da tre anni, ossia da quando mi sono trasferita qui a Parma, la pagina web del vostro giornale.
Dopo 6 anni di “militanza” su newsgroup calcistici, sportivi e di archeologia da quasi un anno mi sono anche affacciata al mondo dei
blog, proprio per sfogare la mia passione per la scrittura.

Non so se plaudire o meno la decisione del suo giornale di parlare così poco dei blog se non per i dettagli puramente tecnici. In questo periodo, dopo che è stata pubblicata un’antologia e dopo che Corriere e Repubblica hanno dedicato speciali su speciali, direi che è molto meglio tenere la vostra linea neutrale e parlare dei feed vari e piattaforme.

Addirittura da una trasmissione radiofonica tenutasi su radiodue circa quindici giorni fa e condotta proprio da alcuni di quei bloggers inseriti nell’antologia di racconti ne è uscito fuori un quadro del blogger assimilabile a quello di un sociopatico psicolabile senza una vita propria, ma con una tastiera e uno schermo come unico filtro verso l’esterno.
A meno che parlassero di loro stessi, che però non rappresentano la totalità…
Mi permetta dunque un pochinino di adirarmi (la mia indole vernacolare toscana mi suggerirebbe altri termini).
Io posso parlare della mia esperienza. Oggi giorno uscendo e camminando per le strade di Parma trovo fonti di ispirazione. Dalla vecchina che fa la fila con me dal panettiere ai discorsi in facoltà. Non so se esista una community parmigiana di bloggers famosa come quella a qui il Corriere della Sera milanese dedica ogni sabato una pagina, ma sinceramente volevo farle presente che esistiamo anche in suolo parmigiano. Usciamo, prendiamo aria, scriviamo di notte solo quando di giorno lavoriamo o studiamo e non abbiamo strani problemi psichiatrici.

Mi perdoni lo sfogo, la ringrazio sentitamente della sua attenzione e del tempo che ha impiegato a leggere questa email.
Cordialmente.

Evvabbè auguri di buon Natale.

Munich Christmas Market

[da Marienplatz di Monaco di Baviera. on air: Merry xmas (the war is over) – J.Lennon]

Che la commemorazione della Nascita di Cristo vi porti tanta serenità e pace interiore.

Un bacione a tutti, e non magnate troppo che vi fa male. [per chi vuole ho degli accounts gmail da elargire. Fatevi sotto.] 

BUON NATALE

Afrikaans: Gesëende Kersfees
Albanese:Gezur Krislinjden

Arabo:
Idah Saidan Wa Sanah Jadidah

Armeno:
Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand

Azerbaijan:
Tezze Iliniz Yahsi Olsun

Bahasa (Malesia):
Selamat Hari Natal

Basco:
Zorionak eta Urte Berri On!

Bengali:
Shuvo Naba Barsha

Boemo:
Vesele Vanoce

Bretone:
Nedeleg laouen na bloavezh mat

Bulgaro:
Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo

Catalano:
Bon Nadal i un Bon Any Nou!

Ceco:
Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok

Choctaw (Nativi americani, Oklahoma):
Yukpa, Nitak Hollo Chito

Cinese (Cantonese):
Gun Tso Sun Tan’Gung Haw Sun

Cinese (Mandarino):
Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan
Cingalese: Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa

Coreano:
Sung Tan Chuk Ha

Croato:
Sretan Bozic

Danese:
Glædelig Jul
Eschimese:
(inupik) Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!

Esperanto:
Gajan Kristnaskon

Estone:
Ruumsaid juulup|hi

Farsi:
Cristmas-e-shoma mobarak bashad

Fiammingo:
Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar

Filippino:
Maligayan Pasko!

Finlandese:
Hyvaa joulua

Francese:
Joyeux Noel

Frisone:
Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier!

Gaelico (Scozia):
Nollaig chridheil huibh

Gaelico:
Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr!

Gallese:
Nadolig Llawen

Giapponese:
Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto

Greco:
Kala Christouyenna!

Hamish Dutch
(Pennsylvania): En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr!

Hausa:
Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara!

Hawaaiano:
Mele Kalikimaka

Hindi:
Shub Naya Baras

Indonesiano:
Selamat Hari Natal

Inglese:
Merry Christmas
Iracheno:
Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Irochese:
Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon nagwutut. Ojenyunyat osrasay.

Islandese:
Gledileg Jol

Isola di Man:
Nollick ghennal as blein vie noa

Latino:
Natale hilare et Annum Faustum!

Latviano:
Prieci’gus Ziemsve’tkus un Laimi’gu Jauno Gadu!

Lituano:
Linksmu Kaledu

Macedone:
Sreken Bozhik

Maltese:
LL Milied Lt-tajjeb

Maori:
Meri Kirihimete

Navajo:
Merry Keshmish

Norvegese:
God Jul, or Gledelig Jul

Occitano:
Pulit nadal e bona annado

Olandese:
Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! oppure Zalig Kerstfeast

Papua Nuova Guinea:
Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu

Polacco:
Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie

Portogh
ese (Brasile):
Boas Festas e Feliz Ano Novo

Portoghese:
Feliz Natal
Rapa-Nui (Isola di Pasqua):
Mata-Ki-Te-Rangi. Te-Pito-O-Te-Henua

Rumeno:
Sarbatori vesele

Russo:
Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom

Samoa:
La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou

Sardo:
Bonu nadale e prosperu annu nou

Serbo:
Hristos se rodi

Slovacco:
Sretan Bozic oppure Vesele vianoce

Sloveno:
Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto

Spagnolo:
Feliz Navidad

Svedese:
God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År
Tailandese:
Sawadee Pee Mai

Tedesco:
Fröhliche Weihnachten

Turco:
Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun

Ucraino:
Srozhdestvom Kristovym

Ungherese:
Kellemes Karacsonyi unnepeket

Urdu:
Naya Saal Mubarak Ho

Vietnamita:
Chung Mung Giang Sinh

Yoruba:
E ku odun, e ku iye’dun!

I protagonisti della Sampdoria.

[o lettore scaltro, avrai ben notato che per rendere lo sglaps politically correct (cazzo, mica sono la Fallaci io e posso parlar male delle persone senza che mi denunzino. L’avvocato costa, benedetto il cielo.) ho usato per la seconda volta l’artifizio retorico che già venne adoperato in codesto post. Lo so che tu, o lettore indefesso (e soprattutto inde) lo ricordi benissimo. Ma ti ho risparmiato la fatica di cercarlo… sì, è Natale e sono più buona (anche qui con la u purtroppo)]

Salve amisci.

Anche oggi vi do uno spaccato di vita parmigiana al parco. Dopo le donnine che attaccavano l’ansia da prestazione al cane, un nuovo e particolare caso si è svolto in quel del Parco Ducale.

Mentre io, ieri a quest’ora, con la mia biciclettina a scattare foto col cellulare nel parco mi ferma una signora, sulla cinquantina avanzata con una cartellina sotto il braccio sinistro.

«Signora scusi…»

«Uh, signora?»

«Senta…»

«Nono, guardi… ssssst, anzi non le conviene più vendere il fumo qui. Ci dovrebbero essere le telecamere qua sui viali principali e passa la Pula. Mi spiace poi, io ho smesso… sa: non ho soldi.»

«Veramente vorrei parlare di Dio con lei…»

Manno? Mona… cioè… ora i testim… ehm i protagonisti della sampdoria ti adescano al parco come un maniaco qualsiasi? solo che al posto di aprirsi l’impermeabile e mostrare lo sbarabaus (che di questi tempi con la vasocostrizione non è che si vederebbe granchè eh…) ti mostrano i loro opuscoli bulgari? Ma non basta che mi affettate le ovaie alle sette di mattina? Mavaffanculo brutta strega… cioè, anche la pausa pranzo mi scassi.

«Ah. Ho capito… Mmm, no guardi. Oggi parlo con gli omosessuali e gli ebrei. Tante belle cose eh…»

Basta. Deportateli.

[On air: REM – man on the moon]

La notte [was: il concorçao confusao, il post che ho mandato]

[Salve, siccome il libro non lo vincerò, perchè il culo l’ho esaurito coi biglietti per Renga beccatevi sto raccontillo.]

Parmigianismi alcolici.

Le feste di laurea sono di uno stress psicofisico allucinante.

Psichico perché pensi che il giorno della tua laurea verrà suppergiù tra qualche tempo [come lo scudetto dell’Inter, prima o poi dovrà pure vincerlo. Ecco, la tua laurea la snai la conteggia più probabile di un secondo Big Bang ma meno possibile del campionato ai nerazzurri. Non so se ci sia da piangere..], fisico perché bevi tutto ciò che ti capita a tiro: dal Negroni, al Mojito, passando per il vin santo dello zio del nonno del laureato e alla sangria fatta col Tavernello. Il trionfo dell’etilista.

Però il problema è che non ti ubriachi. Ti sbronzi solo. Al punto che hai i calori come una donna in menopausa, e di notte con la temperatura al di sotto dello zero te ne esci fuori dal locale adibito a quella festività in memoria degli antichi Baccanali in canottiera tipo turista tedesco [sì, sempre col boccale di birra in mano.]

A dicembre.

Furrrba eh, mica è colpa tua se dentro la temperatura era tipo Milano a ferragosto in ufficio con l’aria condizionata rotta.

Sei al livello allegro con brio ma distingui ancora il lampione dal festeggiato e la campana della raccolta differenziata dalla sua morosa. Prima che il tuo stato degeneri però ti decidi a ritornare a casina tua, a piedino, col freschino notturno.

Bello il paesaggio parmigiano by night. Quella bella foschia che affossa la Parma che scorre sotto il ponte di Mezzo…

Mii, sembra una visione letteraria. Con quei fumi pare qualcosa preso dal inferno di Dante, ma messo lì da uno sceneggiatore che ha abusato di cannabis andata a male. Poi pensi ai derivati dell’uva che hai nello stomaco e ti sembra ragionevole convenire che può anche non essere notte sebbene sia buio [eh, ma mica ho torto… le cinque sono notte o mattina?], che in fin dei conti potrebbe anche non essere così caldo visto che ti sei fermata a starnutire in mezzo alla sede stradale, alla luce lampeggiante fastidiosa di quel omino impalato giallognolo che se ne sta tutto il giorno lì al semaforo pedonale vista torrente, con un utonto della strada che arriva di buona lena e inchioda la macchina urlandoti:

«Ma chemmminchia faaai?»

Uh, forse non sono neanche a Parma. Eppure…

Ma il tuo tasso alcolico svanisce attraverso il vapore che esce dalla tua bocca e si fonde alla nebbiolina che avvolge i palazzi. Arrivi avanti al Teatro Regio ed hai evaporato tutto l’alcool in corpo. Batti i denti, vedi la temperatura e ti intabarri nel cappotto. Ora ti ricordi anche perché il giorno della tua laurea alla snai è quotato a 4500: sono le cinque e mezza e te sei ancora in giro.

Strulla.

[on air: Francesco Renga – Sto già bene]