Que vive el deporte.

Riflettevamo ieri con un mio compagno di studi come, a me e a lui, ci abbia danneggiato così tanto.
Non si parla solo della sopravvenuta pancetta ma anche della perdita di fiducia in se stessi.
Insomma, anche se siamo due chiaccheroni, due che amano prendere in giro quelli che si ritrovano avanti abbiamo trovato entrambi di avere quel senso di depressione di sentirsi così inadatti a tutto ciò che si cerca di fare. Il senso di impotenza, che quasi quasi si e ti trascina verso la depressione. Alla fine poi siamo così orgogliosi che vogliamo uscirne da soli, dalla depressione. Ma prima, io sui campi di calcio e lui sulla pedana di scherma, si era anche fin troppo competitivi. Ora invece guardi gli anni che passano, senti cosa la di lui madre o il mio di padre son capaci a dirti e alla fine ti chiedi se non hanno ragione , o pensi se il loro non sia solo il cercare di metterti in testa una sorta di Trojan che ti rammenta che te bene o male non sei capace di risollevare il capo.
 
Te alla fine non sai più cosa rispondere a un padre che ti dice di stare male, di avere la paralisi dei nervi lombosacrali, di soffrire per il diabete ma che intanto se ne va 15 giorni ai tropici. Torna abbronzato e con 14000 euro in meno. E alla fine ti manda email per sapere come stai. Come sto? Come devo stare papà. Sto facendo l’emigrante con le pezze al culo come mi avevi augurato nella lettera che conservo sempre nel comodino e che rileggo ogni volta in cui sbaglio a pensare di volerti bene. Mi sto facendo casa da sola sottraendo ore allo studio. Mi addormento alle conferenze perchè non ho tempo di dormire o non dormo dal nervosismo. Però sono contenta. Non ho la sua presenza qui, non ho la vista di tutti quelli che mi han trattato male finora. Quindi gli strascichi di pseudodepressione possono anche andare tranquillamente a farsi fottere. Anche se passi giorni in cui ti senti incapace a scrivere, incapace di parlare, incapace di scaldarti il latte, mal disposta a farti vedere dalle persone che conosci.
Non faccio più sport da quando mi resi conto di stare male. L’anno prossimo ho i controlli dei markers tumorali, perchè anche se non mi sono mai lamentata male ci stavo. Però papà mi ha sempre detto fin da piccola che lo facevo apposta…

0 thoughts on “Que vive el deporte.”

  1. Coraggiosa Fran,io sarei (e un po’ lo sono anche se in un altro campo) orgogliosa di avere le pezze al culo e poter dire ‘questa e’ casa mia,l’ho fatta IO’. Non ti farai la vacanza ai tropici e avrai la mia stessa tinta depresso-cadaverica, ma hai la stima e l’affetto di decine di persone(sconosciute) che leggono il tuo blog. Tuo padre,non ha neanche quelli di sua figlia.

    Ti abbraccio forte :)

    JunoLoire

  2. Acidissimo e carico di rabbia questo post. E leggendoti, di tutto parlerei meno che di scarsa autostima o depressione. Sofferenza magari sì, ma quella è tutta un’altra cosa.

    Un abraccio tosco-emiliano

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