Gli alberghi sono navi senza movimento.

Chianciano, terme sensoriali.Io, prima che avessi una cosa che l’anno scorso dicono abbia bruciato molti neuroni, avevo un’ottima memoria. Continuo ad averla, a volte straziatamente precisa, su cose vecchissime. Tipo pensare alla mia infanzia, e a un po’ di robe capitate.

Mio padre si ostina da 25 anni a fare il medico e gestire un hotel. Male. Un hotel che perde pezzi, finestre, intonaco, con le tubature stile acquedotto romano reloaded,
Non crediate quindi di sequestrarmi e infossarmi come un porceddu in barbagia, ché mio padre ha meno danari di un finto invalido civile. O almeno, da queste parti non arriva nulla né lui mi pare si faccia il bagno come paperondeipaperoni, anzi in quanto al bagn… ehm.
Ma io, chi sono per dirgli qualcosa. Oltre ad essere la futura erede di parte dei suoi debiti non sono nessuno. Quindi continua a tenerlo aperto e a gestirlo come cazzo gli pare. Soprattutto arredandolo come se fosse un hotel di areoporto.
Papà, hai un gusto estetico del cazzo, fattelo dire.
Non nel senso che ha messo l’arredamento tipo bar Turrisi eh, ma proprio abbinamenti a sesso di segugio.

Fin da quando avevo 16 anni io dicevo a mio padre che mi sarebbe piaciuto portare avanti l’hotel. Anziché essere felice si incazzò. Optai una prima correzione di come potevo vedere il mio futuro con l’hotel non come prima priorità.
A 17 anni iniziai a dire a mio padre che magari prima che crollasse tutto e diminuisse il valore sarebbero stati necessari due lavoretti almeno di consolidamento e dei contratti con le agenzie. Tutta esperienza che avevo acquisito fuori perché io ci volevo lavorare nel turismo. Mio padre disse che io non dovevo aprire bocca, che non capivo un cazzo, e che aveva persone fidate (la convivente) che gestivano con lui i cassetti dei soldi. Quindi io lì non servivo, potevo cavarmi dai coglioni.
Io sbroccai di brutto, e mi si sentì urlare credo fino dal paese. Pensavo di essere fidata. Pensavo che essendo sua figlia potessi essere importante.
E invece no, son sempre venuta dopo l’albergo. L’albergo aveva la priorità sulle spese di casa. Io son cresciuta mangiando d’estate gli avanzi dell’albergo. Le ferie si facevano solo quando si chiudeva l’albergo. Nel tempo libero prima di Pasqua si doveva girare nelle stanze dell’albergo per vedere cosa non andasse. L’albergo, quel cazzo di albergo che se crolla davvero coi casini statici che si ritrova mi attacco a una boccia di Rhum.
Il primo uomo della mia vita che avrebbe dovuto amarmi non ha mai saputo farlo ma mi ha anzi postposto a beni materiali. Che cazzo vado a lamentarmi quindi se un immaturo crede a una vicentina, alla sua amica di lavoro e alla mamma su quello che deve pensare di me?

Io sono chiancianese, mi sento chiancianese, ragiono di base ancora come i chiancianesi. Poi -fortunatamente- il mio essere emigrata ha migliorato le mie già ampie e intelligenti vedute per le mie zone un attimino rurali su tutto.
Credo che purtroppo, e questo è intrisecamente anche il pensiero di mio padre e di tutti gli uomini delle mie zone, io non sono nata con un pisello. Poi non importa, lì, se il pisello ti si alza o quanto ce l’hai lungo, l’importante è che tu non sia donna. E io, ho questo grave handicap, per loro.

Quando due anni fa ha tolto le piante lì all’ingresso del parcheggio dell’hotel l’ho metabolizzata male. Io avrei voluto starci, lavorarci in albergo, ma l’ho vista come l’ennesima conferma che quella cosa mi è scivolata via. Come se quel traghetto sia salpato mentre io disincastravo un tacco da una grata di un tombino. Quando io non mi volevo metter tacchi.
E quando quest’anno, quando ho fatto un po’ di grandangoli all’hotel e glieli ho spediti via mail a papà lui mi ha detto "allora vieni in campagna a fotografare anche quelle altre cose che sono tue". Non gli ho prima risposto, poi ho procrastinato. Poi son stata male. Io non voglio tutto il resto, voglio solo poter stare di nuovo in quella che era casa mia. Solo quello. E come in tutte le cose in cui riponevo fiducia o a cui tenevo tanto anche questa mi è stata negata. E non posso rispondermi pazienza. Questa è un’altra ferita, profonda. Magari sciocca per voi, importante per me.
Ci fosse un ambito della mia vita dove non mi dice rogna…

0 thoughts on “Gli alberghi sono navi senza movimento.”

  1. “Io non voglio tutto il resto, voglio solo poter stare di nuovo in quella che era casa mia. Solo quello.”

    Ma gliel’hai detto?

    Gliel’hai spiegato?

    Perchè quello che è lapalissiano per noi apisellide, è assolutamente nebuloso per i pisellodotati.

    Lui magari pensa che sia molto più prezioso un podere assolato, o una villetta lussuosa, e non immagina nemmeno che un hotel scassato per te valga tanto.

    Dico così, per dire, ma ho imparato che spesso sopravvalutiamo la capacità altrui di capire cose semplici semplici.

    Un abbraccio, Sara

  2. dicono che il desiderio di qualcosa si “cronicizzi” quando non la si può avere..so, per averlo provato sulla mia pelle (e non mi riferisco a una love story immaginaria con giorg clunei – nota per i meno attenti, l’ho scritto così volutamente), che certe cose si desiderano a prescindere. Il fatto che qualcuno renda incolmabile la distanza che ce ne separa ha effetti più sulla nostra convinzione di poter essere felici che non sul desiderio stesso.

    Detto questo, visto il campo in cui aspiro a lavorare, potremmo scrivere un’enciclopedia sul sessismo :D (chè tanto tanto fossi una cantante mi sarebbe andata di c**o ad essere donna, ma ad addentrarsi sul territorio tecnico…non si fa! :D)

  3. si vede un sogno e qualcuno ci impedisce di realizzarlo. è un po’ come tutto il resto della vita, a volte quel qualcuno sono gli altri, a volte siamo noi stessi.

    ps: tornato da Vienna e Budapest.

  4. Ehhh, comunque il brutto di non avere il pisello sta proprio in questo, e cioè di non poter ereditare l’attività di famiglia, cosa che ti toglierebbe il problema di doverti cercare un lavoro per conto tuo. Se poi metti pure il caso di mio padre, titiolare di una ditta che produce infissi di alluminio annotizzato, ti rendi maggiormente conto di questo piccolo svantaggio di essere femminuccia.

    In casa siamo pure tre sorelle, ed è perciò scontato che, non appena noi tre ci saremo in qualche modo sistemate, l’atttività sarà destinata ad estinguersi….:(

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.