Analisi I

Alcune aziende sanitarie locali per protocollo indirizzano i loro pazienti che hanno quello che con un’abile figura retorica di scarsa intellettiva si chiama brutto male e/o incurabile verso uno psicologo. Ora, io ebbi già dei rapporti con degli psicologi [oltre agli amichetti di sglaps, diciamolo] che si conclusero in una conclusione quasi unanime, ovvero che ero una onanista dell’autoanalisi [come esplicare al meglio la frase "Fai tutto da sola"?]

Stavolta toccò a un giovine uomo. Testa rasata, occhiali squadrati, pizzetto, modi di fare leggermente femminei. Sorridente con un sorriso tra lo stralunato e il rincoglionito. Vede forse la mia faccia scarsamente coinvolta da tutto ciò e gli sbadigli piazzati in modo quasi deliziosamente strategico prima di iniziare a parlare. Incipia dicendo che posso anche non venire, ma, e lì sfodera un sorriso guascone alla zelig, se ci vado lo pagano e in fin dei conti è contento. Io lo guardo e sorrido. Poi guardo il muro, la canaletta del condizionatore, la finestra, il tavolo, la sedia, il tavolo, il muro.

"Allora, dimmi. Come lo stai passando questo periodo."
"Mah…"
"Deve essere pesante per una ragazza della tua età."
"Bah, quando a 11 anni sei costretta a stare 4 mesi immobile perché ti sei rotta entrambe le gambe o a 18 e rotti hai il primo tumore non è che poi il resto te ne freghi…"
"Ma parliamone…"
"Già. Ho principalmente un rapporto di merda con mio padre…"
"…"
"Brutto rapporto o rapporto particolare magari veniva equivocato. Poi merda… intestino… tumore… è tutto un collegamento."
"Cioè, non è quello credo il punto adesso."
"Boh, io credo di sì. Ma anche il mio prof ciellino influenza negativamente la mia psiche."
"No, aspetta, cosa è che stai pensando durante questo periodo che non stai passando tanto bene?"
"Che sto sputtanando un mare di soldi e non per divertirmi. Cosa che appena sto bene mi sputtano la stessa cifra in stronzate…"
"Solo questo?"
"Beh, e anche boh…"
"Puoi anche pensarci…"
"Uhm…"
"Nel senso, ti pesa con gli altri?"
"Dovrebbe?"
"Ti senti in colpa?"
"Mi girano le scatole, non avendo altro."
"Ti senti da sola?"
"Ho un paio di amici che se mi abbatto mi malmenano, non posso sentirmi sola."
"Come è cambiato il rapporto con gli altri?"
"Uhm… mah…"
"Nel senso con il tuo ragazzo o con gli amici…"
"Spè, ragazzo quale?"
"Oh, scusa…"
"No, nulla. Finirò di convincermi di averlo."
"Dicevo con i tuoi amici come è cambiato il rapporto durante questo periodo?"
"Mi son tolta dai coglioni le persone che non valevano una sega. In fin dei conti è stato un bene."
"…"
"Perdoni il turpiloquio, a volte la toscanità emerge prepotente."
"No, va bene."
"Eh, poi, così, boh. Niente."
"Non so, dimmi la prima cosa che ti viene in mente."
"Quando penso all’analista mi viene in mente lo stick rapido per l’analisi delle urine, che, se ci pensa, è un’invenzione geniale."
"…"
"Era la prima cosa venuta in mente."
"Quando stai male a cosa pensi?"
"Che mi annoio."
"Eh, anche questa è la prima."
"No, in questi giorni è la seconda. Ora è ho caldo, e mi annoio."
"Non è che oltre a non parlare devi anche controllarti."
"…"
"No, dico. Non è che solo oltre che a esprimere un concetto con fatica…"
"No, guardi. Freni. Per me è normale che per esprimere un concetto personale mi ci voglia un insieme di cose che poi mi porta a riscrivere tutto da qualche parte, perché non parlando mi si accumulano cose in testa, e invece scrivendo si scaricano. Cioè, metto ordine."
"Sì, ma non devi tenere a freno le emozioni."
"Doveva guardarmi quando ho sentito che a Galliani non fanno nulla come avevo le emozioni a freno…"
"Come?"
"Guardi, non è che le freno, è che ci devo pensare. Ora, anche quando ci parlo con una persona dopo devo riscrivergli quello che volevo dirgli, che a parole non mi viene…"
"…"
"Io glielo ho detto che il problema principale era il rapporto con mio padre."
"Ma è psicologia freudiana di base."
"Eh, ma mica è colpa mia se mio padre mi insultava via lettera e poi mi si metteva a piangere di fronte a me dicendo ti voglio bene, ora io si vede che faccio l’inverso."
"Ma con quello che stai passando che c’entra?"
"Non so, è lei che se ne occupa."

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