L'abilità nel polso per poter gettare liquidi (che avevate capito, leggendo polso)

kottabosAvete sulle balle la tombola perché vostra nonna ottuagenaria e il nipotino settenne vi hanno ciulato mezza quattordicesima, loro che se li spenderanno in frivolezze, mica come voi, e quindi cercate nuovi giuochi per sopravvivere fino al sei gennaio?

Uno, con ampio consenso, ve l’ho già esposto. Ma abbisogna di spazi aperti. Quello che vado a esporvi invece può essere fatto anche nella tranquillità dei vostri soggiorni di 24mq, usando piccole suppellettili magari prese all’ikea.

Lo so, sembro Muciaccia.

Il cottabo era un simpatico giochino da fare a fine pasto. Pasto che si consumava in posizione semi-recumbente (sdraiati sul fianco. Può sembrare scomodo ma vi assicuro che facendoci l’uso non lo è). L’abilità consisteva nel lanciare alcune gocce di vino rimaste nel fondo della kylix (la tazza non profonda con la quale bevevano, una sorta di tegamino per l’uovo) contro dei piccoli vasi messi a galleggiare in un recipiente pieno d’acqua. Con uno scatto atletico del polso, che maneggiava il vasellame come vedete in figura (tomba del Tuffatore). Oppure con le gocce residue del vino sorseggiato nel bicchiere, si tentava di colpire un vaso o un piatto posto ad una certa distanza, detto appunto cottabo. Spesso si frapponevano ostacoli alla riuscita del gioco, per esempio ponendo il piatto su un supporto dondolante o instabile: chi ne colpiva il maggior numero diveniva vincitore, e come premio ne riceveva uova, farina, dolci o presagi, specie in amore, visto che di solito ci si contendeva da mangiare o nella Grecia si pronunziava il nome dell’amato, e se non si aveva un bel suono di riscontro dal cottabo… beh, non era quello giusto. [oppure, non si poteva ciulare la persona messa così in palio per la serata, ecco]

Nel simposio il cottabo era il gioco più citato e consisteva nel lanciare il vino contro un bersaglio. Questo non si limitava a un puro esercizio di equilibrio, ma coinvolgeva anche l’abilità, la mira e la sicurezza del gesto. La pratica poteva assumere svariate forme a seconda del bersaglio: talvolta bisognava colpire delle navicelle fluttuanti collocate in un bacino d’acqua; altre volte invece i partecipanti dovevano rovesciare un piatto posto in equlibrio su un’asta. Il giocatore nel momento in cui si apprestava a lanciare il vino dedicava il lancio all’amato. [* con tanto di figurine. Notare anche i satiri…]

Io vi ci vedo coi mobili ikea con quei nomi strani lì a giuocare al Cottabo aspettando la mezzanotte del 31. E poi patapim e patapam.

0 thoughts on “L'abilità nel polso per poter gettare liquidi (che avevate capito, leggendo polso)”

  1. Non può funzionare. Gira certa gente che neanche le goccioline, spreca: tu fai la mezz’ora di preparazione, il Tiro Perfetto, e quelli si frappongono a gola spianata e intercettano :|

  2. ma quanta fame hanno quei satiri? cmq è figo ‘sto gioco. più figo di quello del pitbull!

    io a santo stefano mi sono beccata la telecronaca per non vedenti di ET da parte del cuginetto mentre morivo di febbre sul divano.

    maledetti anticorpi di peluche… GGRR!

  3. Ma scusate io invidio quelli che si lamentano della tombola per colpa della quale devono girare la quattordicesima alla nonna..almeno per un fugace attimo la quattordicesima l’hanno avuta, loro!

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