La tratti bene, la sua testa.

Saint Denis e la sua testaMi ricordo benissimo la volta che s’andò a Saint Denis con la mamma e io le diedi la guida da leggere. Un po’ perché giro senza occhiali per comodità e la vista a furia di studiare cala, un po’ perché mi scazzo a leggere.
Fattostà che mia mamma lesse una roba del tipo "San Dionigi, martirizzato a Montmartre, raccolse la propria testa -si dice- e venne a morire in questo luogo".
Io, mentre guardavo la facciata incompiuta della chiesa chiosai: "Ah, in pratica inventò il rugby".

Da lì partì tutta la volta che s’andò a Parigi l’amabile presa (bonaria eh, Saint Denis, famo a capisse, non te incazzà che qua c’è già la fila di quelli che han mandato sfiga e colpi) per la stola del santo cranioforo.
Insomma, sta storia di questo che lo decapitano. Si rialza, sfida tutte le leggi della fisiologia, prende la testa sottobraccio e va a fare la meta circa 4-5km a nord. Ehm, come dire. Io mi ci diverto con queste cose, sarà l’indirizzo accademico, che vi debbo dire…
[e mia mamma vedendolo lo indica dicendo "ah-ha: il tuo santo preferito". Son cose]

C’è quindi una tradizione mozzateste a Parigi invidiabile.
Un’altra cosa che non sapevo e che vorrei condividere con voi è, e l’ho scoperta mentre leggevo l’epopea della sepoltura di Louis XVI, che la testa del ghigliottinato poi veniva posizionata tra le gambe dello stesso e alla fine una spruzzata di calce viva guarniva il tutto (come lo succhero sul pindoro -epic cit.)

Sarà, ma io la storia della ghigliottina la trovo di un pulp che insomma. E vi dirò solo una cosa, la prima esecuzione con la ghigliottina deluse molto il pubblico, per come il metodo era rapido. La gente vuole il sangue, si sa. Ormai non cacciamo più e quindi prevale l’istinto morboso. Tipo anche fare f5 allo stesso blog 4-5 volte al giorno può esserlo, ecco.
Ma dicevamo della ghigliottina. Che storia, amisci. Una macchina proposta ma non inventata dal Dr.Guillotin e realizzata da un clavicembalista dell’est, che venne privato del suo diritto d’autore come se lo stato francese fosse stato un quotidiano meneghino a caso e lui un blogger sfigato. Si dice anche che l’idea della lama trasversale la ebbe proprio il sovrano, che era abile artigiano e orologiaio. Meglio di quella arrotondata, sì da operare un taglio più netto (eh, la compliance del paziente è tutto)
Il boia dal cognome di un gelato, Charles Henri Sanson, boia di una famiglia di boia (son cose eh?) non era abile con la spada. Quindi avallò il nuovo metodo. E tutti (quasi) furon felici e contenti.

Finì che Sanson si sbagliò a decapitare Luigi XVI facendogli più male del previsto e Maria Antonietta gli chiese scusa per avergli pestato il piede. Al boia.
Sì, ah, e dicono che per qualche secondo il cervello del decapitato sia cosciente, grazie la grande irrorazione arteriosa avuta precedentemete il mozzamento. Alcuni esagerano e dicono due minuti. La questura si attesterebbe sui 20 secondi.
[invero è come se sveniste e non è che ci capite più un cazzo. Cioè, avete presente tagliare un’arteria? Fiotti di sangue in ogniddove, cosa che Tarantino ci andrebbe a nozze. Più volte han dovuto spostare i patiboli perché il terreno non assorbiva più il sangue eh… ci son ancora dei lastroni di granito infissi nel bitume che lo testimoniano]

Vi dovrei dire che fine fece Luigi XVI e il Delfino, parlarvi di questa… ma siamo andati troppo lunghi già, e i post culturali non me li digerite.
Ma Danbrown ha già usato la storia di Sanson templare o me la gioco io e scrivo un romanzo al volo in 10 giorni?


0 thoughts on “La tratti bene, la sua testa.”

  1. caspita… ma quindi dimmi: esiste davvero quella leggenda metropolitana per cui alcuni ghigliottinati dopo il decapamento si alzavano e facevano due tre passetti in giro? chissà poi dove ho sentito ‘sta roba…

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