Però venite a sapere anche che nella vita ha avuto 4 o 5 barboncini.

Mostra su Renata Tebaldi, Parma
Mostra itinerante, che ha già fatto il giro di alcune città e che ora starà per un po' al Palazzo del Governatore di Parma, quella su Renata Tebaldi. Inaugurata venerdì sera alle 19.30.
Personalmente la mostra non è imperdibile: ciò che può e deve essere un grande feticcio della Tebaldi è la sua voce. Gran dispiego di abiti di scena (alcuni disegnati da De Chirico, Dior, Valentino), qualche gioiello di bigiotteria sempre legato alle scene, quinte in scala, i bauli e il trucco, l'orsetto portafortuna e i cappellini. Chi non conosce il suo talento non lo scoprirà dalla mostra, chi lo conosceva già non gli cambia granché, tolto il compiacimento di apprezzare una diva, sebbene poi non fosse così affetta da divismo (quindi anche le lamentazioni degli agée presenti che dicevano "vedi? non ci sono giovani, non c'è ricambio generazionale" è una boutade, dacché io da persona giovane appassionata o che si vuole appassionare d'opera una mostra del genere mi può interessare davvero poco)

Teatralissima, una donna dalla 46 di forme e una buona altezza, che si andò ad assottigliare col tempo: Renata Tebaldi possedeva uno strumento da soprano lirico spinto, che con un accurato studio, sebbene rimanesse sempre più portata a canti tragici (infatti ben si sposerà al repertorio tardoverdiano e pucciniano) che al canto agile riusciva a mantenere una perfetta omogeneità fra i registri passando da sussurrati a voce piena con assoluta maestria, sebbene fosse più portata al fraseggio e meno agli acuti.

Bello magari il telegramma con cui si congratulava con la Callas: messo nell'ultima stanzetta claustrofobica dove ci arrivate se vi guidano col senso della visita, leggermente contorto. Sebbene non si sappia del cartaceo (non essendoci cartelli esplicativi) per bene data e occasione. Storicamente: il dualismo con Maria Callas c'era, ma non della grandezza montata dai media: entrambe soprano, ma diverse. Una con voce e cantato tradizionale, l'altra fortemente moderna. La Tebaldi commuoveva, la Callas trascinava, la Tebaldi era incanto, la Callas era stupore, nè per l’una nè per l’altra c’erano limiti all’entusiasmo suscitato. Le voci erano differenti: suadente l’una, aggressiva l’altra, ma entrambe quando la scrittura musicale lo richiedeva sapevano piegare la dote naturale alla esigenza dello spartito.
Come disse lo stesso musicologo Celletti: "…la Tebaldi è stata la cantante che ha trasferito nella seconda metà del Novecento un modo di eseguire il repertorio lirico maturato nel cinquantennio precedente. Anche in certi vezzi (l'abbandono che porta a rallentare i tempi, l'indugio voluttuoso su note di dolcezza paradisiaca), costei è parsa, fra i soprani odierni, lo specchio di una tradizione che si è probabilmente esaurita con lei, così come, fra i tenori, si è esaurita con Beniamino Gigli". 

[poi magari se siete cultori vi lascio due bei link: l'ultima intervista alla Tebaldi fatta da Paolo Limiti, parte uno due, tre e quattro]


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