Picci-picci-pù.

Se c’è una cosa che odio – e in realtà ce n’è molto più di una – sono i film comici con i bambini. Mamma ho perso l’aereo, Mamma ho riperso l’aereo, Senti chi parla, Senti chi parla adesso, Piccola peste, Piccola peste torna a far danni, Baby birba, Baby barba (l’epopea di una bambina costretta alla depilazione precoce), Baby babba (una bambina siciliana con dei problemi di comprendonio), Baby babbo (la toccante storia di un bambino padre), Baby balbo (figlio del noto calciatore), Baby bulbo (film d’animazione che ha per protagonista un piccolo tubero) e Baby baldan bembo (un film del cazzo nel quale c’è un ragazzino che gira per strada fischiettando “Eeeeehhhh, l’amico èèèèèè”). Tutte storie di ragazzini insopportabili con le facce gommose che, puntualmente, finiscono per umiliare l’adulto minchione di turno. Basta. Non se ne può più. Non riesco a ridere se c’è un moccioso che rende la vita impossibile a un adulto che ha già una buona dose di cazzi suoi per la testa, anche se di mestiere fa lo svaligiatore di appartamenti. E non riesco a ridere nemmeno se uso la parola “moccioso” che non pronunciavo e scrivevo credo dal lontano 1989. Mi abbatterei sull’immagine di Macaulay Culkin nella sua tipica posa, quella dell’Urlo di Munch per intenderci, con un badile di ottone, ammesso che l’abbiano mai creato. E l’odiosissimo bambino con il caschetto rosso di Piccola peste? Lì si raggiunge l’apice dell’intolleranza, lo Zenit del giramento di palle, la temperatura in cui la bile sublima senza passare dall’ebollizione. Ma poi perché i bambini non devono guardare i film di Bruce Willis sennò diventano dei vichinghi e quelli dei nani pestiferi sì? Io bambino capisco bene che prima di imitare un ammasso di muscoli di un metro e novanta, che salta da un elicottero e sfonda il vetro di un grattacielo nel quale c’è la classica riunione del Cda della grande azienda con tutti i manager in giacca e cravatta; che trova il tempo per fare una battuta umoristica prima di lanciarsi per le scale – 28 piani in salita – mentre terribili cecchini che per l’occasione diventano delle pippe gli sparano addosso; che viene pure colpito per sbaglio da uno dei cecchini ma si strappa via il proiettile dal braccio con le sue stesse dita; che arriva al piano n. 100 e rompe il culo a tutti – lui a mani nude, loro armati fino alle mutande – e che alla fine, nella carneficina totale, riesce pure, passando dalla riunione del Cda, a rilevare le quote dell’azienda, divenendo così azionista di maggioranza… beh, un bambino sa che prima di fare tutto questo avrà bisogno di mangiare quintalate di barrette Kinder e di sottoporsi in, diciamo, dieci anni all’allenamento che Lou Ferrigno ha sostenuto in una vita intera. Ma per scaldare con la fiamma ossidrica il pomello della porta di casa o per tempestare il tappetino della doccia di puntine da disegno, no…
Basta un padre con l’hobby del bricolage. Distinti saluti.


0 thoughts on “Picci-picci-pù.”

  1. Io ho avuto la sfortuna di averli visti tutti, i film che hai elencato, e devo dire che neanche a me fanno tanto ridere……

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