Ma ti ci vorrei far stare a te.

Anzitutto chiamare un anticiclone (africano) con il nome Scipione è una cosa così simpatica che come si dice nel mio loco natio “ve darebbi li ischiaffi a due a due zinché nun diventan dispari”. Cioè, io capisco: la noia dello stare lì in ufficio, e vedere i colleghi americani che almeno ogni 2 mesi devono dare un nome a un ciclone diverso. E lì allora la rivalsa.

Ma io c’ho caldo.

E non mi dite che il freddo è brutto. Se fa freddo ti vesti come l’omino michelin e ti abbracci il forno dandoti all’alcoolismo. Col caldo cazzo fai?

Ci si è messa anche una commessa. Sono dovuta andare a comprare una roba che poi mica era così presto eh, erano tipo le cinque di pomeriggio: ma sembrava mezzodì col sole allo zenith e che Parma in realtà fosse Palermo (dove si sanno i problemi: la siccità, l’etna e il traffico .cit)

Arrivo lì e al momento dello scontrino, lì, la commessa che stava nel negozio con l’aria condizionata a 18 gradi mi fa:

“OH MA MENO MALE CHE E’ ARRIVATO IL CALDO EH. SI STA BENISSIMO. IO NON NE POTEVO PIU’ DI QUESTE TEMPERATURE FREDDE”

Io stavo svenendo.

Forse per quello non l’ho uccisa, mh.

Chéttecrepi. Come si dice sempre amichevolmente dallemieparti.


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