Per voi che non conoscete Sándor Márai.

C’è un bel libro che dovreste leggere su un autore, qualora lo conosciate, oppure potreste recuperarlo ché si chiama Sándor Márai, “BUDAPEST. I LUOGHI DI SÁNDOR MÁRAI” di André Reszler, dovrò premettere qualche considerazione storica.

Márai nacque l’11 aprile 1900 a Kassa (l’attuale Košice, in ungherese Kassa, in tedesco Kaschau, in latino Cassovia) nell’impero austro-ungarico (la città oggi fa parte della Slovacchia). Nacque all’epoca del kaiser Francesco Giuseppe, quando l’impero asburgico era ancora un «mondo ampio, gaio e fiducioso».

Márai crebbe come il ribelle di una rispettabile famiglia del patriziato sassone: adolescente, dopo una fuga, fu “internato” al Rákoczianum, il prestigioso ginnasio cattolico di Budapest. «Emigra dalla sua famiglia, da tutte le famiglie» e vive, da allora, «tra un treno e l’altro, tra una scappata e l’altra, tra due diverse “fughe”». L’11 novembre 1918 si dissolve la monarchia asburgica; l’ultimo imperatore Carlo è pietosamente obnubilato (anche se tenterà di conservare il regno d’Ungheria, invano). Vienna, all’indomani della Grande Guerra, decade; Budapest, invece, diventa, “la perla del Danubio”. Il romanticissimo scrittore Guy de Pourtalès annotò nel suo journal nel 1935: «Città grandiosa nel gotico moderno – pulita – movimentata – popolo strano, mongolo, caduto dalla luna e dalle steppe».

Budapest visse negli anni del primo dopo guerra una sorta di effimera Belle Époque. Márai trascorrerà nella capitale magiara la «prima metà» della sua vita di scrittore: tra il 1928 e la partenza per l’esilio nel 1948.

Nello splendido libro di André Reszler, Budapest. I luoghi di Sándor Márai, ci racconta la vita di un dandy felice. Per chi non conosce ancora Reszler, il grande storico di Budapest, questo saggio è una magnifica occasione per rimediare. Aggiungo che il volume è impreziosito da una gustosissima presentazione di Gianni Contessi.

Mi piace ricordare il malinconico Márai, pronto al suicidio (nel 1989 smetterà di sognare a San Diego), ritornare al suo stile dandy d’antan: «Come vivevo, in fondo?» si domandava Márai nell’estate del 1944, mentre la fine di un’epoca sembrava fluttuare nell’aria. Così, nel Diario, ricostruisce la giornata di uno scrittore di successo, quale era…

«Si fa svegliare alle sette dalla cameriera che appoggia discretamente un bicchiere di succo d’arancia, misto a limone, e i giornali del mattino su un tavolino a portata di mano; dopo aver bevuto la pozione vitaminica, scorre i quotidiani, poi, fino alle nove, riprende la lettura del libro che aveva interrotto la sera prima. Segue la colazione, anch’essa consumata a letto (tè, burro, un uovo à la coque, miele). Si alza alle dieci e lavora fino alle undici. Dopo di che parte al volante della sua automobile, che l’incaricato del garage ha posteggiato davanti all’ingresso dell’edificio, diretto all’Isola dove gioca a tennis, nuota e si affida alla mani di un massaggiatore. Sulla via del ritorno, si ferma brevemente davanti ad un caffè dove beve un buon espresso. Consuma un pasto leggeri a casa, fa una piccola siesta e riprende il suo lavoro fino alle cinque. A quell’ora si fa condurre a Hüvösvölgy o al Monte degli Svevi da dove scende a piedi fino a Krisztina e si cambia per ricevere gli invitati o per recarsi a una cena in città. Di ritorno a casa verso mezzanotte al più tardi, trascorre un’ora dedicandosi alla lettura a letto. Prima di addormentarsi, stabilisce che la cena è stata cattiva e la conversazione insipida, che il livello della vita letteraria si è ulteriormente abbassato e che la vita è divenuta insopportabile. Probabilmente è il tran tran abituale della vita».


0 thoughts on “Per voi che non conoscete Sándor Márai.”

  1. Sai che gli ultimi anni di vita li ha passati in un appartamento in un condominio poco distante da casa mia? :-) Io di suo lessi “I ribelli” anni fa, ma progetto di leggere “Le braci”, prima o poi.

      1. Eh sì :-D e il suo vicino di casa era un mio compagno di classe delle medie (che, vista la stupidità, dubito fortemente conosca quache suo libro). Gli avevano anche dedicato un busto ma… Indovina un po’? Da bravi campani, l’hanno rubataXD

Rispondi