A me piace un casino andare ai Festival.

Ormai è il terzo anno che vado al Frequency Festival. Ho imparato tanto andando lì: tante cose che un master in giornalismo, ore e ore di stage e cazzimazzi vari non mi avrebbero mai insegnato. Mi sono svegliata, ho imparato a tirare fuori interviste a modo in otto minuti, quest’anno ho avuto anche l’occasione di fotografare sottopalco. Tutte cose che in Italia non avrei mai potuto fare.

[che poi Radionation come blog è nato per questo: dare la possibilità alle persone che lo vogliono di fare ciò. Quando lo fai per divulgazione a volte è stressante -certo meglio che zappare- ma ti da un casino di soddisfazioni]

Ad esempio venerdì (17) ho intervistato 5 gruppi e ne ho fotografati 7. Ho materiale per mandare avanti il blog e la radio per un po’, a fronte di un investimento di benzina e alloggio e cibo di meno di 500 euro. Calcolando che invece ogni volta che mi muovo per milano ci vogliono circa 60 euro… capite bene, no?

Superando poi tutto questo discorso un po’ tecnico-utilitaristico devo dire che ho visto band che mi emozionano, conosciuto gente simpatica con cui condivido interessi e spero presto anche altri festival, e mi sono tutto sommato divertita appena non avessi da fare. O anche mentre avevo da fare. E’ caotico, è tanto ma è così che vorrei lavorare: quando eravamo all’Heineken invece per fare un’intervista è stato quasi impossibile avere un posto dove farla.

Sono contenta, anche se mi sono trascinata per 4 giorni un mal di gola pazzesco. E ora sono a letto con una febbre assurda. Ma stando a letto vi racconterò meglio del Frequency, specie se non mi avete letta su twitter…

Che bella, che bella, la Stella Artois.

Birrificio Stella ArtoisTra le cose che rendono famoso il Belgio c’è la birra. Come non ringraziare, quindi, Flanders is a Festival quando -non so come sia successo- ha pensato a che potesse piacermi oltre che la musica una delle cose che si può meglio abbinare: la birra.

E a Leuven c’è proprio il grande stabilimento, vicino la zona della stazione e visibile dai binari, della Stella Artois.  La scritta sul logo della birra stessa (“Anno 1366”) si riferisce al più antica birreria della città, esistente già in quell’anno con il nome “Den Hoorn” (Il corno), come riportano anche alcuni documenti relativi alle birrerie di Lovanio. Il nome Artois fu però dato alla birreria solo nel 1708, quando Sebastian Artois ricevette il titolo di mastro birraio, e la birra stessa fu in realtà creata nel 1926.

Birrificio stella artois

La visita si snoda tra il compartimento caldo (sempre a una ventina di gradi più della temperatura esterna) e quello freddo (dove avviene l’imbottigliamento). E vi sarà spiegato sia il modo di operare industriale e sia come si fa -sempre industrialmente- la birra. E’ molto interessante.

In fondo ad esempio qui nel compartimento caldo fermenta la Leffe, mentre avanti la Stella Artois.

Ormai il birrificio non è più di proprietà solo belga ma della multinazionale InBev, che dopo la fusione è divenuto il primo produttore di birra al mondo.

Panorama 37

La visita guidata c’è in olandese e inglese. Condotta dallo stesso signore. Dura circa un’ora. Se volete avere più info potete guardare qui. Specie riguardo la visita all’interno, potete controllare i dettagli qui. Alla fine vi daranno anche la birra spillata al momento (ehm, anche due bicchieri se volete, coff) e due lattine da portare via: una anche di aranciata.
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[e poi scoprirete che devono fare la Leffe speciale per i francesi perché sennò essi trovano il gusto della birra troppo amaro. No comment]

La cosa che più mi garberà di The 2nd law sarà questa, mi sa.

Io mi ricordo che quando ero lì nei laboratori di virologia vidi queste bellissime scansioni da microscopio elettronico e pensai “porca troia, sai che bello mettertele in salotto. Ti arredano casa. Figata”.
Saranno passati cinque anni buoni e vai lì che i Muse ti fanno la copertina (ma quindi a costo zero? Furbini) dell’album usando l’Human Connectome Project (HCP), ossia quel progetto che mappa in vivo le connessioni neuronali. Figo, ma causa poverezza del mio substrato conoscitivo medicale (EH??) non ho ancora capito se quella in copertina è una cellula a canestro o chissà che cosa. E questa roba mi sta facendo scervellare. Alla fine scopriremo che è solo sostanza bianca.

Uhm. Questa cosa ha un doppiosenso.

Se vi aspettavate invece un mio parere su Madness diciamo che la mia opinione al primo ascolto è “…” per la prima parte e “non è male” per la seconda. Certo, mi ricordasse meno Numb degli U2 e I want your sex di George Michael forse sarebbe meglio. O forse sarebbe meglio non avere quel coretto sillabato. Però, non mi dispiace. Peccato che non mi entusiasmi.

Matteo, ora anche basta con le canzoni da limone eh. Io già ve lo dissi qui. Eoni fa. Coincidenti quasi con l’esame di cui sopra.

Pensa che bello dire ai nipoti: io ero a un metro da Robert Smith, nel 2012.

Ci sono tante cose di cui vi racconterò proprio fuori dai denti del Frequency Festival. La cosa forse più emozionante è stato essere a fotografare sottopalco i Cure. E poi sentire Robert Smith che alla fine delle oltre due ore e 20 ti dice: “mi dicono che devo finire, ma non posso finire senza questa”. E tu stai tra l’estatica contemplazione, la bellezza e il pensare “sti crucchi dimmerda, siamo quattro gatti soltanto”.

Daje regazzi'.

“Ciavete cinque minuti. Fate ‘sta canzone perché avemo capito che ve se pija male perché v’avevamo detto inno ufficiale e invece stocazzo. Ora la fate e ve tojete dai cojoni, eh?”

Cose che evincono dall’esibizione:

  1. Ai Muse piace fare i deficienti coi big media (es. Esibizioni televisive)
  2. Matthew Bellamy è molto affezionato a quello smoking glitterato: già glielo avevo visto. O ne ha uno uguale. E anche le scarpe.
  3. Matt si tinge i capelli. Più cenere, bello de zia, così sennò ti da sul carota.
  4. Chris è un figo.
  5. Dom: te prego, che fai la stessa dieta di Pizzorno? Sei trasparente. Magna un poco.
  6. Bravi. Così si tiene un palco. Anche da cialtroni.
  7. Vi voglio bene ma questa canzone è solo per il LULZ, vero?
  8. Il coro che fa la Haka è un’idea di Tom Kirk?
  9. Maffooo, sei pucci quando ti emosssioni e si sente nella voce.
  10. Vi voglio bene sempre, un po’ come all’animale domestico scemo ma tanto caruccio. Certo che già che c’erano potevano darvi due croccantini, ‘na pacca sulla testa e ciao eh. Meh.

[se l’album fa cagare ti rincorro da Bologna a Pesaro, Matt. E vedi che dopo non corri più come un deficiente in slowmotion. Baciotti]

Posti dove mangiare a Leuven: il Kokoon.

DSC00490.jpgLeuven è una bellissima cittadina, ve l’ho già detto. Ed essendo una città universitaria le occasioni di bere e mangiare, se andate, non vi mancheranno.

Ok: soprattutto bere. Visto che in Oude Markt c’è quello che viene considerato il più grande (complesso di) bar in Europa. Ben 45, ognuno di un tipo diverso, addirittura qualcuno che -ho letto eh, non l’ho provato- chiude per solo 3 ore dalle 5 di mattina alle 8 quindi se butta male potete anche dormirci con la bavetta alcolica. Anche perché essendo la città della Stella Artois come si fa a non parlare di Birra?

Io sono stata in due posti: il secondo è stato il Tr3s, un pub piuttosto basico ma con una cucina buona. L’altra esperienza molto più buona e a 20 metri da lì è stata con il Kokoon. Bel bar-ristorante con tavoli all’aperto in zona pedonale. Continue reading “Posti dove mangiare a Leuven: il Kokoon.”

Perché prima di tutto bisogna andare alla fonte delle cose.

Musèè des Instruments de MusiqueSe siete nel Belgio per festival questo è il tassello che unisce tutto. Fra i musei di Bruxelles, il Musèè des Instruments de Musique, ospita una collezione di quasi 2000 diversi strumenti musicali provenienti da zone geografiche diversissime tra di esse (anche se, perlopiù, europee).

Situato nel centro di Bruxelles, a pochi passi dalla stazione del treno, il Museo della Musica è un vero spettacolo sia per la sua collezione che per l’architettura. L’edificio, infatti, è un notevole esempio di Art Deco. All’interno potrete rivivere la storia degli strumenti musicali, dalla loro nascita fino all’epoca moderna, e ammirare oggetti provenienti da tutto il mondo.

Musèè des Instruments de Musique

Il MIM è naturalmente un luogo da vivere… a suon di musica. Un sistema di cuffie con dei jack permette di esplorare i percorsi tematici ascoltando il suono melodico degli strumenti presentati.