20 anni fa, diobono.

Io non sono una di quella che le grandi famiglie, i grandi amici. A me 20 anni fa è morto mio nonno, l’unico maschio che fino a prova contraria ha voluto bene. E sinceramente non ne ho parlato, non ne ho scritto, non ne ho pianto. Anzi urlavo alla nonna che piangeva dicendole che lei forse non le voleva così bene. Ma avevo 10 anni, cazzo vuoi capire. Forse capisci sempre molto di più di tanti trentenni, ma capisci che non dovevi fare così, ventanni dopo. Perché tutto scava l’anima, e porca l’anima uguale ce ne hai una, non è che dopo te la vendono mentre ti scoli un disaronno on the rocks twittandolo alla cumpa.

Lo schifo è che ti abbandonano, e in quel caso non volevano.

Ciao papà. Se non fosse che in quella cassa ci fossero solo ancora un po’ di liquidi, miasmi, e ossa varie io oggi la aprirei e ti abbraccerei. E fanculo al resto, a quelli che invece mi stanno lasciando così, nella merda, alle 4 e 05 di una giornata che non era piovosa come quella. Mi manchi, cazzo. Mi manchi da morire. Mi manca quando s’andava a cercare i frutti di bosco e tutti gli altri bambini ti guardavano estasiati perché non lo avevano un nonno così che conosceva tutto. Mi manchi perché sei stato il mio papà. Mi manchi perché ora si sarebbe risolto tutto con te. E invece fanculo, guarda te se Andreotti è campato sino a quest’anno e te che eri più giovane sei morto ventanni prima. Bisogna essere cattivi e stronzi per stare qua. Non lo eri tu. E sono una cogliona anche io.


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