"Si chiama Friendly Pressure, come il brano di Jhelisa" (cit.)

Se penso che dieci anni fa ero qua a fare i caffè, e non è come pensate voi ma in un quarto d'ora se ne facevano ottanta in media e tu dovevi essere lì, preciso e puntuale a non intralciarti con gli altri, tenere il ritmo e ricordarti se alto, corto, lungo, tazza grande, vetro, bla bla e c'era la fila nel tuo settore perché tu lo facevi buono (ma col 40% di polvere in meno degli altri: tutto sta nella pressatura, ragazzi, con le macchine professionali) e ora sinceramente al massimo uso la Nespresso.

Tutto qua.
La cosa che mi spaventa è come son cresciuta in questi dieci anni. Mi sono accorta perché quando sono in ambiti lavorativi sono totalmente diversa dal resto. Tipo lunedì, dopo la conferenza stampa lì al Fuori Orario c'è stato lì il ragazzo che serviva che diceva qualcosa. Io ho sorriso e detto sì sì. Mia mamma e l'altra ragazza lì che fa la giornalista e che conosco, stavamo lì a parlare del nostro comprensorio condominiale. Mi han chiesto a cosa avessi detto sì e io gli ho risposto che boh, mica lo sapevo, ma si fa sempre in tempo a dire di no.

Che è un po' come la visione diversa del chiedere le cose. Mi hanno detto che in caso insistere non è un male. Non è rompere i coglioni. Si chiama Friendly Pressure.
Ora mi sento meno in colpa.

Sulle perversioni degli altri ci si campa, a volte.

Sto ultimando una cosa che va su Radio Popolare, e sinceramente per me è una tortura: dovermi rileggere o dovermi riascoltare è una cosa che schifo indicibilmente.
Per la prima ho trovato editor o capiservizio pazienti, o la mamma. Per la seconda non c'è ancora una gran scelta. Ed è pazzesco, perché per una come me che non ama molto rivivere le cose (anche se pensando al clima di molte interviste mi viene il sorrisone) risentire la propria voce e magari i propri orrori fonetici e pensare che avrei potuto chiedere cose più interessanti e seghe varie che mi vengono in mente facendomi sentire stupida, cretina, ottima solo per passare il mocio negli angoli di casa.
Poi nel gruppo di ascolto radiofonico, oltre agli amici musers, ci sono anche taluni bloggherz:

"a me la tua voce mette un sacco di buonumore, potresti tipo registrarmi delle robe motivazionali da ascoltare la mattina mentre vado a lavoro"

Poi mi sono accertata che non mi perculasse e lei ha insistito.

"perché te la chiaccheri tutta rilassata,hai un bel tono, sembra di essere al bar ad ascoltare le conversazioni dei tipi simpatici al tavolo di fianco"

Sta cosa di io che ho un bel tono me la porto appresso dal liceo, dove tutti volevano ascoltare le mie interrogazioni perché secondo loro semplicizzavo le cose e le raccontavo come si raccontano ad amici. Io non lo prendevo proprio come un complimento, e anzi mi dava noia avere il pubblico, schiva come son sempre stata. Ho due genitori con una voce molto bella e che sanno tenerla per parlare in pubblico. La mia è tremula, ho 'sta erre dimmerda, quando ho troppi pensieri in testa ho iniziato a balbettare. Nonché sono mezza dislessica, pur avendo sempre letto bene e letto (sic) per anni anche cose immonde in chiesa (quelle tipo di coso figlio di tizio figlio di caio figlio di suo nonno…), ma usando l'avido trucco del "proviamo a completare a cazzo e se ci azzecchiamo butta bene" o del leggerlo prima non ad alta voce.

Un troiaio, dici. E per di più mi capitano anche i manzi da intervistare. Una vita ad ostacoli eh.

[l'ultima frase era un rantolo di autostima, lasciatela lì]

Ci ho il voto di segretezza sul backstage dell'Iday ma vi dico che ho passato una bella giornata.

Devo molto ringraziare chi mi ha contattato per fare le interviste agli artisti della prima giornata dell'Iday di Bologna, sebbene già l'ho fatto ampiamente, per Indipendente. Dovrebbe andare sia sul loro sito ché per uno speciale per MTV.
La mia qualità delle domande era meno snob del normale (ho puntato all'ampio pubblico) ma è stata un'emozione e una meravigliosa esperienza. Non avevo mai avuto l'opportunità di vivere un festival italiano dal backstage ed è stato bello. Nonché ho visto molte persone che conosco, sia back che avant (!) stage, e questo ha impreziosito la giornata.

C'erano le persone di Bologna che conoscevo, le persone che erano a Bologna, un'amica che festeggiava lì l'addio al nubilato (idea fighissima, altro che quelle cene tra donne), gli amici che lavorano nelle etichette, un po' ecco, tutto? Tranne soffrire tantissimo per fare l'intervista ai White Lies mentre i Kasabian stavano suonando Shoot the runner e altre e io lì invece a fare il mio lavoro.
Kasabian interview
Eppoi devo ammettere che quando mi hanno detto "per i Kasabian ora ti portiamo Sergio a fare l'intervista" ho avuto quei 30 secondi di scompenso. Sì, ok, che si sono ripetuti di 30 in trenta, ma vabbè, dicono che da fuori non si sia notato. Trovarsi davanti uno degli artisti che stimi di più e per cui sbavi anche da tempo nonostante la pettinatura ottocentesca (o una nutria in testa, cit.) da tamarro e dirgli "ciao, è la seconda volta che vi vedo in quindici giorni, e sappi che sono un po' nervosa perché mi piaci/ete tanto [n.d.Fran, ah, lo you inglese, vivaddio] ed ecco, ora provo a stare calma ma mi capita una volta all'anno intervistare qualcuno che mi piace un casino ed oh… beh"

Vabbè, Pizzorno mi ha sorriso e mi ha detto "oh, you are so sweet". Credo non so, di essere cappottata. E poi si è sbattuto un po' a rispondere in italico idioma.
Altro che premi, sono ancora felicissima, checcazzo.

L'inutilissimo reportone del Frequency/I

Vi dicono Sankt Polten città barocca. In realtà non c'è moltissimo da vedere: c'è una bellissima stazione, che colcazzo da noi. C'è un centro carino ma con la morte sociale sin dalle 18. Per quello dalle 21.15 sarà aperta solo la pizzeria nella piazza centrale e il ristorante greco. Quindi in caso andate per il ristorante greco, anche se vi ridurrete nella pericolosa commistione di lingua spagnola (parlano quella e appena sanno che siete italiani anziché schifarvi vi chiedono se siete di Bologna) e tedesca. Però il cibo è molto buono.

Noi siamo state in 4 all'hotel Hauser Eck. Il ragazzo in reception (che parla inglese: miracolo) appena ho fatto check in mi ha detto "se rientri dopo le 23 il codice per entrare è questo". Devo averlo guardato storto, perché sì, cazzo, vado a un festival e rientro prima delle 23? E cosa è, l'HJF?
A parte che i primi due giorni era un vorrei-ma-non-posso: mettere per headliner gente di cui mi fregava meno di una cippa (e la mia curiosità era vicina allo zero) mi ha fatto ritornare mediamente presto, ma ecco, per mia scelta. Per finire l'elenco noioso delle cose che vi possono fregare più o meno è che molti, al festival, sanno l'inglese meno di noi italiani. Però, attenzione, sanno bene le parolacce e le bestemmie in italico idioma. Quindi boh, non so, non incazzatevi. Anche perché io quest'anno ho adoprato un sistema: per avere un inglese a modo nelle interviste non ho parlato tedesco neppure a morire. Un esperimento sociologico che mi ha fatto capire che ti parlano subito male se pensano che tu non parli la loro lingua. Ma è normale. Però non so, divertente? Diciamo così.

[ora capisco perché "molte persone" trovano lavoro in Austria: abbiamo un cm3 in più di neuroni funzionanti degli autoctoni]

Quest'anno l'organizzazione ha ciccato un po': me ne sono accorta dalle 14, quando ho chiesto "ma la wifi quale cazzo è?" in sala stampa. Mi han guardato spaesati. Hanno cercato uno che mi ha detto "ah, è vero" e poi han tirato fuori il cartello nel pomeriggio inoltrato. Si son dimenticati di annunciare lo spostamento dei Mona. Si son dimenticati di trascinarmi da una parte all'altra per le interviste e quindi è stata la sagra dell'aspettare nello stanzino come un retriever abbandonato al guardrail: però, porcocazzo, non posso neppure lamentarmi. In Italia non ci sono sale stampa, possibilità di altrettanti promo, non vengono molti artisti e menate varie. Quindi devo star zitta e se voglio certi risultati devo andare lì in semicrucconia e sopportarli.
Tutto sommato sono molto felice. Tipo che è mercoledì e sono ancora molto felice, quindi è una cosa strana. Io non sono un tipo felice. Però boh, sabato ci avevo 'sti sorrisi che venivano spontanei. Un po' per tutto: per la compagnia, per la gente conosciuta, per portare a casa interviste, perché vedevo dei concerti bellissimi, perché ho conosciuto altri artisti che mi interessano, perché ne ho sentiti altri francamente deludenti non facendomi cento km da casa, perché un po' tutto.
Ho anche l'abbronzatura da muratore.

Poi vi parlo dei giorni, ma ora vi do i più e i meno dei visti dal vivo:

Meno.
I The Kills dal vivo perdono un casino. Anche perché, andare di drum machine registrata è molto meh. Io vorrei ricordarmi i nomi di quelli che avevano detto che lui è bello quando si era sposato con la Moss perché sinceramente ehm, coff… Ma ecco, sinceramente live lei ha una gran presenza scenica, ma la chiudiamo lì. Meglio il disco.

Ricordavo il suono degli Hurts più lineare, e invece bah. L'ho trovato troppo pastoso. Una differenza abissale tra chiuso e open air: meglio al chiuso, indubbiamente.

Più.
Ho visto i Kaizers Orchestra: non mi sembra vero. Dal vivo sono meravigliosi.

Ho conosciuto gli  Hadouken! ! Non sapevo chiccazzo fossero, me ne sono innamorata.

Ho otto interviste da sbobinare. Mi ha sorpreso come alcuni artisti fossero attirati dall'Italia ma mai chiamati a suonare (Jamie Woon), scaricati dopo essere stati contattati (Kaizers Orchestra), trattati malino da altri (col cazzo che ve lo dico) Vi dico solo che comunque la prima risposta è che abbiamo un cibo buonissimo, in Italia. A volte ti verrebbe da rispondere: grazie al cazzo. E poi ti chiedono: "ah, ma i festival in Italia?" e tu ci dici che non ci sono, e loro dicono che è vero, perché infatti non ci veniamo a suonare, e tu gli dici beh ecco perché ci vediamo qui e sorridi à la cartellone elettorale per piantarla un po' perché ti ci piange il cuore. Eccheccazzo. Facciamo un fèstival a Campovolo, ché c'è già puzza e quindi già siamo in clima festival grazie al reporco.

Vi potrei dire che รจ stato bellissimo ma tanto non ci credete.

Ci sono stati dei momenti in cui mi sono girati sommamente i coglioni: la fila di eoni sotto il sole per il pass (la tipa alla cassa non trovava nulla e non sapeva mezza parola di inglese, con conseguente quarto d'ora perso per molti), due mie interviste che non si trovavano (Friendly Fires e Interpol, poi abbiamo rattoppato alla fine e credo che debba ancora dei grazie lì ai semicrucchi) e altra allegria austriaca. Però boh, sebbene è stato tutto molto più sudato (anche climaticamente) rispetto all'anno prima ho trovato una figata anche il Frequency di quest'anno. Un po' per la compagnia, un po' perché non lo so.

Con Marina e Cristina mi sono fatta un sacco di risate. E quando la Mari twittava cose tipo queste mentre lei era nel letto avanti io ci avevo voglia di andarla ad abbracciare, però boh, mi dovevo alzare e pareva brutto.

Gli austriaci organizzativamente quest'anni sono andati nel caos. Primo giorno gestito dimmerda (si erano scordati anche di dire che password wifi c'era per la sala stampa, figuriamoci quindi se riuscivano a parlare degli spostamenti dei palchi), nel secondo si son cagati in mano vedendo il temporalone pensando al Pukkelpop. Ma per il terzo han fatto girare le cose meglio: peccato che però era finita la birra in sala stampa (a pagamento) fino dalle 21.30 della sera.
Tutto sommato il Frequency rimane il festival italiano (gestito alla italiana) che l'Italia non potrà mai avere. Un po' mi rogna, ma alla fine mi trovo bene: spenderei il triplo in albergo se andassi a un festival italico, non avrei una sala stampa, non mi farebbero fare un'intervista. Sono in quella situazione dove potrei lamentarmi ma sinceramente non posso, perché fare la stessa cosa in Italia è impossibile.

Sieben acht gute nacht.

Son tornata a casa, sto controllando le interviste: solo una ha l'audio per 5 minuti un po' rovinato. Mi ci piange il cuore, visto che è quella con Ottensen dei Kaizers Orchestra, ma vedremo di salvarla, spero. Mal che vada vi arriva lo sbobinaggio. Le interviste fatte sono otto: proprio coi Kaizers Orchestra (assieme a Jamie Woon mai venuti in Italia), Two Door Cinema club, Interpol, The View, Crystal Fighters, Carl Barat e Friendly Fires. Tipo vedete il risultato di una ed ecco, ehm.

Me and Edd from Friendly Fires

E' stata una bella avventura: sebbene quest'anno c'erano buchi organizzativi grossi come case. Il diluvio il secondo giorno. I Foo Fighters in chiusura. Il devasto, signora mia.

Ciao, finalmente vedo i Foo Fighters dopo anni. E anche i Kaizers Orchestra.

Anche quest'anno ce l'abbiamo fatta: senza tante menate su "accrediti per più di una persona" e simili (tipo "ehi, ma vuoi anche un photopass?" cosa che qui per averli neppure se gli offri lo ius primae noctis) e quindi si espatria per fare del lavoro. Si va al Frequency Festival, a Sankt Poelten, e siamo tutte donnine. E' una cosa molto bella, anche se non abbiamo trovato sponsor (e li ho cercati) ed altro perché quello che faccio non frega nulla a nessuno, monetariamente. Però interessa a me, quindi chemmefrega, lo faccio volentieri finché posso per i miei simili.

Ora loro stanno montando il palco e io invece preparo valigie e robe tecnologiche. Visto che dovrei intervistare una decina di persone a cui tengo tanto e dissipare anche le sovrapposizioni del primo giorno. Quindi non ci si sente, probabilmente una settimana. Poi magari invece bloggo come un bonobo in calore. Che ne so. Ciao veh.

Il miglior social network era usenet


Poi questa fa un po' il paio con la cosa che al paesello o non si ricordano di me, o si ricordano di me in modo totalmente diverso, o pensano sia morta o se si ricordano dicono "uuuuh, mi ricordo di te con i boccoli".

Ho quasi sempre stirato i miei capelli.
Tolta la gigantesca menata sulla percezione di noi stessi all'esterno -che va bene finché si è adolescenti- volevo dire che gugol plas è un social network come gli altri, non migliore. Il problema è che i socialcosi li fanno la gente. E la gente che gira, tipo quella al supermercato, è brutta: vota gente truccata, ascolta cantanti opinabili, segue uominiedonne.

Voi a volte ve lo scordate.
Rimpiango i tempi dove c'era lo sbarramento di saper usare un newsreader e così su usenet venivano meno coglioni. Certo, eravamo parecchi cretini, ma almeno intrattenivamo.