Attentati, terremoti e i Muse che portano la torcia olimpica: ok, è il 2012.

[Se non fosse stata una giornata così dimmerda per il terremoto ve l’avrei intitolato come “we must ruuuuuun” (cit.) ma invece, non mi viene]

Comunque, la cosa che amo dei Muse è che li prendono un po’ per il culo tutti. Guardate i Pulled apart by Horses.
Twitter    PulledHorses  Haha  muse carrying the to ...
Oppure la descrizione che ne da Vivo Concerti della loro musica: il peggio dei Queen e il peggio degli Iron Maiden. Ehm. Ma veniamo all’avvenimento del giorno: tre anziani che si approcciano alla stramilan… ehm, no. I Muse portatori di Torcia Olimpica.

[il complimento più bello ai nostri cretini preferiti è stato “sembrate tre latitanti in fuga dalla polizia“] Di seguito un abile screenshot della corsa sempre ad opera degli admin di Coro HappyBdayMatt:

[solo a me ricorda la versione pudica del video di What’s my age again dei Blink182?] Continue reading “Attentati, terremoti e i Muse che portano la torcia olimpica: ok, è il 2012.”

Isolation (I don't want to sit on a lemon tree)

Nelle puntate radio passate ho cercato, non so come mai ma ogni tanto ‘ste cose ti scappano e non ci si può star lì a dire che non son successe. Sappiate, anche noi si è ascoltato dei crucchi che cantavano anche se non è che si sapesse.

D’esempio, voi vi ricordate che era il 1995, noi si aveva 12 anni e in radio passavano a nastro Lemon Tree dei Fool’s Garden (e ora la passano ancora in tv per il limoncello, ma è altra roba)

Orbene, i Fool’s Garden (scemi del giardino, del resto) erano sì un gruppo sfacciatamente britpop, ma composto da persone provenienti da Pforzheim, in Germania. E quanto pare, stando a wikipedia, sono ancora in attività (e invece, ne persi le tracce)

Quelli invece che sapevamo che fossero crucchi erano i Liquido.

Electro pop ipnotico in salsa di crauti. I Liquido da Heidelberg, più nota per essere stata la culla della filosofia che del pop danzereccio e ossessivo e per essere la città che conserva la botte di vino più grande del mondo, quando pubblicano il loro primo singolo “Narcotic” non hanno assolutamente idea di cosa si sta per scatenare sulle loro teste: 700.000 pezzi venduti tra Europa, Australia, Sud Africa, Asia e Messico. Loro no, loro si sono sciolti.

Il nuovo dei Soulsavers è un album enorme ed è quello che dovete comprare 'sto mese.

Secondo me c’è questa cosa nuova degli stream degli album prima che escano che è bellissima: così se un album non ti piace non te lo compri, e non devi neppure avere la menata di infrangere la legge/cercare un torrent/smazzarti.

Parliamo del nuovo album di musica electro del progetto Soulsavers — featuring dai Depeche Mode il frontman Dave Gahan a cantare & comporre. L’album esce agli inizi della prossima settimana ma Mute Records ha attivato il full stream di The Light the Dead See attraverso il sito della band e con il widget di soundcloud che vi linko qui sotto. Dave originariamente, dice nella presentazione, non voleva partecipare totalmente a tutto l’album, ma appena ha iniziato a metterci mano ha detto che: “It was too good, it was too important.”

Presto (ossia tra una settimana, anche la review su Radionation)

Eravamo io, Paul Banks e Josh Tillman

Una settimana fa c’è stato il mio compleanno. Ogni volta, oltre a chiedermi “ma che persone del 1983 sono arrivate bene o male in posti buoni” e mi sovviene solo la Winehouse, mi chiedo anche quali persone bene o male piuttosto note e in vita e che non mi fanno vergognare.

L’elenco non è lunghissimo.

Fortunatamente, come potete vedere nella sua sessione da Letterman (evviva Letterman che fa suonare gli artisti in fondo al programma senza tanti fronzoli ma almeno li fa ascoltare, in Italia pare brutto) si va ad aggiungere anche Josh Tillman, forse da voi come conosciuto sotto “quel figo del batterista dei Fleet Foxes” ma che ora ha pubblicato un disco bello bello che fossi in voi ascolterei sotto il nome di Father John Misty. Vedete un po’.

A saperlo avrei bandito additivi del bucato da tempo.

Voi sapete che Pete Doherty ha annullato quel concerto che doveva fare il 30 Aprile a Cagliari perché è andato in rehab, no?  Ora ok, abbiamo parlato di come uno può autocercarsi i fondi per pubblicare le cose: e ora attraverso Pledgemusic il nostro ha fatto uscire un DVD dei Libertines (maggiori info sul suo facebook) ma quanto pare parallelamente ha indetto anche un’asta per raccimolare altri fondi.

Il catalogo è qui, prende un po’ tutto: dalle sue chitarre (acustiche, un po’ provate) a vasi di cannabis, suppellettili varie, giacchette che ormai ha smesso causa ehm come dire… panza?, ma soprattutto suoi pezzi d’arte.

Fatti col suo sangue.
www.albionrooms.com e PD Auction Catalogue.pdf utm_source Albion Rooms utm_campaign 90ba9c456a ALBION_Auction utm_medium email
Fatti anche col sangue di Amy Winehouse.

Ehm.

[ma anche con la Gainsbourg, tecnica acquerello e sangue su tela. Son cose. Avete novemila sterline?]

Perché Handwritten forse è anche il titolo più azzeccato.

Per i Gaslight Anthem non sono così un’esagitata come lo sono le altre mie amiche: non c’è quello che potremmo chiamare fangirlism (diobono, e in italiano?) ma genuina ammirazione per testi e musica che ti parlano della vita, e ti portano nel vedere la vita.

E sembra una cosa strana se nella terra di Jersey Shore dove tamarri bevono e trombano ci sono questi ragazzi qui, che fanno della musica grande che arriva lì al cuore. Una sincera ammirazione, che se fossero miei parenti sarei realizzata.

Ora parliamo di 45, che è il loro singolo di debutto del nuovo album Handwritten, che ormai molti di voi hanno ascoltato (sì, magari potevo scriverlo prima sto post, ma ecco, molti di voi sono a fare il ponte, vero?) (oh, pace)
Personalmente, penso che Brian abbia davvero descritto bene il suo nuovo lavoro quando ha detto che era tra Senor e il Queen EP e The ’59 Sound. Sono più che emozionata e curiosa di sentire il resto dell’album ora come ora. Certo: non ucciderei come per sentire il promo dei Muse, ma sono curiosissima.

[sottotraccia: la premiere era da Zane Lowe. Magari se vogliamo seguire qualcosa di nuovo sul blog BBC gli Hottest record che presenta sono sempre una guida di partenza]

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Quasi ti perdoniamo anche che tu non venga in Italia (non è vero)

Ho amiche che rincorreranno Pearl Jam e Eddie Vedder almeno in tre paesi europei. Perché ok, questo è l’anno in cui finalmente calano i Pulp in Italia e forse Morrissey ce la fa a non paccare il tour, ma PJ ed Eddie no.

Poi Eddie oltre che bello e carismatico è anche bravo. Non solo il dischetto con l’ukulele, ma fa uscire anche singoli a fine caritatevole come questo sopra. Un pezzone, scritto per  Every Mother Counts 2012 e che sarà venduto negli Starbucks (!) del Nordamerica in una compila con altri inediti di gente come Beck, Paul Simon, Coldplay, e Patti Smith.

“Skipping” sembra che sia stata scritta tenendo in mente la sua figlioletta Olivia, 6 anni, che fa anche un cameo nelle parti iniziali della canzone.

Insomma: se non vi sciogliete almeno un po’ siete degli stronzi. Lasciatevelo dire.

Almeno una volta morivano di overdose e finiva lì.

Chris Urbanovicz live at Italiawave livornoVoiquarantaqualcosa che leggete costì e pensate di essere ancora giovani (fatevelo dire: è quella fase che per la medicina ci farà entrare ad essere tutti giovanili, ma non giovani. Il vostro patrimonio riproduttivo in questa fase è buono per il breakfast, cucinato con dell’ottima sugna da nocarb ritrovata nelle vostre arterie, ma è il ciclo della vita) non capite il dramma di noi-non-ancora-trenta che abbiamo già ‘sti cazzi attorno.

Sapete lì: una volta si impiccavano in cucina, si sparavano in testa perché le pasticchette da bipolare non tenevan botta o facevano una nuotata e sparivano così nel fango. No, adesso anche se hanno una morte maledetta è perché l’alcool, dopo essersi prosciugata il tavernello, il ronco, la grappa del lidl, il rosso antico che era nella vetrinetta della nonna dal 1977, l’alcool quello lì ultimo le aveva fatto male essendosi re-habbata.

Capisci?

Il nostro trauma è un altro:  il nostro trauma sono i gruppi che si sciolgono o i componenti che escono dal gruppo (e poi gli scrittori ci fanno libri)

Ma se io scrivo “Chris Urbanowicz è uscito dal gruppo” avrei molto meno successo, sia per le mie doti, sia perché ultimamente scrivo così tanto che non ho più un cazzo da scrivere, sia perché il cognome polacco butta un po’ peggio.

Il fatto è uno, se seguite questo blog da O MIO DIO LUNEDI SONO BEN OTTO ANNI: gli Editors è una delle band che seguo dall’inizio. Ci sono dei post con “ehi, dategli un orecchio a questi”. Il fatto è che la prima volta che sentii Munich (mh, mi prende male vedere quanti anni fa) mi piacque quel riff di chitarra dell’Urbanowicz e quella voce baritonale della madonna di Smith. Poi il secondo cd mi ha fatto compagnia mentre stavo male. Mi ci sono proprio aggrappata sopra, a An End has a Start. Ma di brutto. E millemila ricordi personali che tu associ alla musica dandogli delle finalità escapologiche che non ha.

La notizia in soldoni

In a decision entirely based upon future musical direction, and with huge sadness, Editors and Chris Urbanowicz have parted ways.
In ten years we’ve gone from playing tiny clubs in Birmingham to having number one records in several countries, selling out massive shows across the globe and headlining festivals as four friends together so this was a massively painful decision for all of us to make.
We wish Chris the best of luck in his future endeavours, and expect you all to do the same. The parting is amicable and however sad things are right now we all hope we’ll continue to be friends for many years to come.
From Editors side Tom , Russ and Ed are continuing to work on album four with Flood and play festival shows at Rock Werchter and Arras in June. They are super excited about working with the core of the band as a three piece and trying to introduce new elements to Editors sound.
Chris is going to take a little time to think about his future direction.

[Editors official]

Chris non sbaglia a uscire: con la produzione di Flood e l’ultimo disco (io non ho pensato fosse brutto, forse perché Papillon l’ascoltai pre-disco a Ferrara) il suono da guitar-band-interpolliana era andato scemando verso una china più depechemodiana. Ma quindi? Quindi boh. Non riesco a pensare. Da fan mi sento giù, ma né delusa né disperata circa il futuro. E quindi? Non saprei. C’è questo circolo di domande che mi faccio dal 24 ore e a cui non do una risposta. Diciamo che è una sensazione frustrante ed è quello, il nocciolo.

Io però adesso vado a piangere come farà quest’uomo qui che già viveva intensamente la tuailaitiana Nosoundbutthewind.

Puttana eva.

Non è che facciano non solo lattine.

Redbull Music Accademy Radio è un bel database di concerti e interviste che rimangono in stream a titolo gratuito. Un po’ come scoprire tutto l’universo Red Bull al di là delle lattine, la F1 e gli sport estremi…

RBMA Radio   Brian Fallon  The Gaslight Anthem  USA    On The Floor    Live at The Press Room  Asbury Park  USA

Tra gli altri show interessanti ci sono quelli di M83, Yeasayer, Dum Dum Girls, Everything Everything, Liars, Of Montreal, The Rapture, Thw low anthem, Washed out, The asteroid galaxy tour, The Walkmen, Cloud Nothings, Passion Pit, Zola Jesus, A place to bury stranger, Low, Surfer Blood, Battles, Liars, Martina Topley Bird, Jamie Woon, Primal Scream, Toro y Moi, Stephen Malkmus, EMA, Factory Floor, Plaid, Veronica Falls, Friendly Fires e molti altri che potete cercare qui.

Naturalmente, mentre spippolavo i vari siti redbull vedendo cosa quella che è davvero una enorme agenzia di media (degli eventi sportivi ad esempio vengono messe a disposizione foto in HD per fini di comunicazione…) sono inciampata sull’ultima sessione, con Brian Fallon dei Gaslight Anthem.

Molto bella, circa 50 minuti puri di suonato e qualche sua chiacchiera… ma non sull’album che sta per uscire.
<!–

Perché Dave Gahan un attimo ci manca.

Sono quasi sicura sia di averla postata sui social network e forse anche su Radionation. Ma non so se voi leggete Radionation. Comunque ecco, avete presente i Soulsavers Rich Machin e Ian Glover, manipolatori di trip-hop ed elettronica? Ricordate che nel disco di ormai 5 anni orsono partecipò Mark Lanegan con una collaborazione non solo vocale, ma su dieci tracce totali il cantante di Ellensburg cantava in otto di esse e cinque le firmò proprio in coppia con i Soulsavers, compresa la rivisitazione di quella “Kingdoms Of Rain” che era pezzo pregiato del suo capolavoro “Whiskey For The Holy Ghost”.

[poi ora Lanegan gira solista, con la band, dopo mille collaborazioni. E invece nel 2009, in Broken, i Soulsavers ci misero un po’ tutti dentro: Lanegan, Mike Patton, Gibby Haynes, Jason Pierce, Bonnie “Prince” Billy e Richard Hawley.]

Ecco, la stessa cosa sta per succedere con Dave Gahan: nell’album ‘The Light The Dead See’, fuori il 21 maggio, da cui è tratta questa Longest day. Che è bella.