FILM I from handheldcineclub on Vimeo.
Non bastavano i Muse (di sotto) ma anche qui sopra Tommino Smith direttamente da Twitter ci ha uscito il trailer del futuro album degli Editors.
Sono molto più terrorizzata per l’album sopra. Ve lo ammetto.
FILM I from handheldcineclub on Vimeo.
Non bastavano i Muse (di sotto) ma anche qui sopra Tommino Smith direttamente da Twitter ci ha uscito il trailer del futuro album degli Editors.
Sono molto più terrorizzata per l’album sopra. Ve lo ammetto.

Ho letto un casino di report di giornalisti sul concerto e si dividevano in due grosse metà: quelli che non sapevano perché fossero lì (LaStampa ha scritto che ci fosse Patti Scialfa, la moglie di Bruce, al violino. Ma quando mai? Che poi bastava sentire lui che ha detto “Ndove è Patti? A casa coi bimbi e vi saluta”. Diomadonna, l’inglese eh) e quelli che come quindicenni davanti agli onedirection si sono dimenticati la professionalità e hanno tirato fuori non la passione per la musica ma il groupismo.
Insomma: bah.
Vi dico come è stato per me, da non credente.
Springsteen ha messo su un concerto in crescendo. E’ possibile farlo quando già quando inizi con We take care of our on? Sì, perché durante la prima i fonici pistolano per creare l’audio perfetto, che infatti arriva alla seconda. Poi avanti, per ore. Con la musica e niente altro. Un coglione (che organizza robe qui a Parma, poi) una volta disse che dopo le due ore è bulimia musicale. Egli non sa che se uno è bravo e ama il suo mestiere e riesce a trasmetterlo sia alla folla di suoi adepti sia a persone che a novembre hanno fatto f5 convulso sul sito di ticketone per avere il biglietto prato pensando “facciamoci ‘st’esperienza, se tutti ne parlano come se fosse iddio” quel parere se lo può mettere ove non gli batte il sole.
Forse il riassunto più giornalistico ve lo dice Pitchfork:
Bruce Springsteen and the E Street Band played their longest show in 32 years— and, at 3 hours and 40 minutes, their second-longest ever— last night in Milan, Italy (setlist above). Fun fact: Bruce is 62 years old.
Infatti era un po’ nonno coi bimbi: presi su in braccio dal pit. Fatti cantare, spupazzati e rimessi giù. Molto più rilassato del signore che era allo stadio la settimana precedente e assolutamente più convincente.
E comunque il finale con tutti a cantare Twist and Shout, col Meazza illuminato a giorno, rimarrà scolpito nella mia memoria. Vi posso solo dire che è una cosa che va provata: non credevo neppure io che un concerto del Boss potesse essere questa cosa.
L’avevamo lasciato così, il nostro deficiente musicale preferito: che non twittava da quattro mesi, poi improvvisamente:
4 Jun
Matt Bellamy
@MattBellamyAll natural and technological processes proceed in such a way that the availability of the remaining energy decreases. In all energy exchanges, if no energy enters or leaves an isolated system, the entropy of that system incre,cre,cre,cre,c,c,creases. Energy continuously flows from being concentrated, to becoming dispersed, spread out, wasted and useless. New energy cannot be created and high grade energy is being destroyed. An economy based on endless growth is…
Dovevamo capire che c’era sotto qualcosa. Infatti è uscito L’ANGOSCIANTE (ammetto di guardarlo almeno due volte l’ora, ehm) countdown a LASECONDALEGGE (ecco, non guardava il librino di fisica del figliolo di Kate…) con tanto di trailer che ha gettato tutti nello sconforto del ODDIO I MUSE METTONO LA DUBSTEP NELL’ALBUM.
[per anziani: la dubstep è una musica elettronica che ha suoni molto simili al vecchio modem 56k, anche]
Ma giustamente dalla Helen Foundation (la conoscete? quella a nome della sorella di Tom Kirk, sostenuta dai Muse) ci dicono una roba poi cancellata che suonava tipo “Comunque, prima che vi facciate pare inutili.”

In tutto questo poi sono uscite le date: prevendita sul sito che sarà fatta attraverso estrazione. Ticketone che inizia il 14. Il grosso problema è che chi vi parla vorrebbe fare due date all’estero (ma quali) oltre a Bologna e Pesaro (mi dicono che Pesaro molto probabilmente è perché richiedevano un palazzetto che doveva soddisfare determinati carichi dal soffitto o requisiti per una certa scenografia: vedremo).
Nonché vi dico di tenere sotto occhio la pagina del Coro.
E domani è il cumple di Matt, e oggi è l’anniversario di San Siro. Quanta roba.
[In realtà voi vi aspettavate parlassi di quegli altri, ma proprio perché sono stata 14 ore fuori non è che abbia molta voglia di sproloquiare sui Muse.]
Però molti di voi mi hanno chiesto già ieri, come sono stati i The Gaslight Anthem nel megaconcertone di Rho. Un live report che quando arriverà su Radionation sarà già stantio: ma il problemone di dover recuperare il lavoro pagato per poi rifare il “lavoro” musicale non pagato è un maledetto gatto demmerda che si morde la coda.
Inizio col dirvi la cosa che quell’altra ezine (quella che ha vinto su Radionation ai Macchianerablogawards, non fatemi far nomi) nel report ha detto che Brian Fallon avrebbe detto di essere scazzato perché alle 16 ad ascoltare c’era poca gente. Non ci credo, ma non da fan: non ci credo per diversi motivi. Uno perché i Gaslight hanno suonato in condizioni peggiori, secondo perché quando siamo arrivati Brian fumava bello tranquillo, per poi incupirsi durante le interviste. Non so cosa l’ha reso sverso: ma da quando ci siamo sedute per parlare con Alex Rosamilia a quando ci siamo alzate aveva cambiato espressione e postura, assieme a un paio di intervistatori.
Poi sul palco è salito con la stessa faccia contratta. E le prime tre canzoni sono state parzialmente rovinate dalla regolazione del volume del suo microfono: non si sentiva un cazzo di amplificazione. Tolto quello il suonato spacca, ma Brian sin da lì è stato sverso e non ha completato in tutto il set. Ma era l’unico a sentire una pressione che si era creata e che non so spiegarvi, ma parte da prima del palco.
Certo, il pubblico era poco, ma sembrava recepire bene (tolto uno ubriaco e strafatto avanti a noi, ma i coglioni capitano) e non mi sembra che gli altri nella band ne abbiano risentito. Davvero, non so. Se fosse per la poca gente sarebbe anche una brutta reazione di Brian, che è notoriamente un ragazzo così semplice e fuori da queste menate che boh. Io posso scommettere su scazzi da intervista (gli hanno -pardon my french- cagato il cazzo per aver scherzato molto durante un’intervista con Red Bull) o qualcosaltro che gli fa sentire una pressione che non dovrebbe avere: ma vaglielo a spiegare. ‘Sti ragazzi hanno tra le mani l’album del grande salto. E lo sappiamo così bene tutti che se qualcosa non dovesse andare sarebbero cuori spezzati, di tutti.
Viceversa Rosamilia era sversissimo al Frequency (stanco, post esibizione nonché prevenuto. Io tremavo all’idea di riavere avanti lui, a dire il vero. Temevo che stavolta ci mandassimo a cagare) e che invece si ricordava di me (positivamente, doh) ed è stato molto cordiale, carino e sorridentissimo. Nel nostro piccolo bottino (l’intervista fa partire la collaborazione tra Troublezine.it e Radionation.it) siamo stati fortunati. A Fallon e soci auguro un clima più tranquillo.
[e con Alex R. ormai siamo di casa: la sorella che da Torino è andata a Rotterdam, il cane, il nonno del paese della Campania noto per i rifiuti… ormai ecco, ci si inviterà al Ringraziamento. Basta che cucini la sua fidanzata, ché io son pigra]
Molto ridere.
Diciamolo: noi anche se li insultiamo un giorno sì e l’altro pure gli vogliamo un gran bene ai deficienti del Devon. Non si capisce come mai: siamo forse l’unica fandom che li percula (e loro ci trollano, vabbè) costantemente ma li ama un po’ come il cagnetto scemo di casa che non capisce che c’è il vetro nella portafinestra e da costantemente capocciate. Ecco come spiego il mio amore per Bellamy e soci: con questa metafora.
Ma parliamone: tra un po’ annunceranno le date, e funzionerà così. Le devono ancora annunciare: a) Vivo su facebook o un programma radio tipo su radiouno beccherà l’esclusiva dell’annuncio b) a me arriverà il comunicato stampa c) e dopo aprono le vendite. Quindi cari amici del coro sì, soffriamo (s’offriamo?) assieme ma con calma.
[cheppoi la foto è di una delle admin, con cui ha parlato moltissimo ma in definitiva non ha detto un cazzo, circa album e altre cose.]
Comunque, speculando e tenendoci alla filosofia tomkirkiana: mancano un paio di mesi al singolo. Quindi stiamo buoni.
[secondo me il disco sarà molto simile a The Resistance, ergo bene per me, male per molti altri]
[magari eh]
Molti di voi probabilmente si sono persi “Loose Tapestries Presents the Luxury Comedy Tapes”, ove Sergino nostro unisce il suo ingegno musicale a quello totale globale di Noel Fielding. Probabilmente, dico, visto il numero di play di ogni traccia qui su soundcloud. Poi magari no.

Comunque io la prima cosa che mi sono chiesta è come Marcus Mumford abbia tirato giù ‘sta decina di chiletti (perché sì, ehm, mi interessa) (noi CON LE OSSA GROSSE) (sic)
L’altra cosa è che il pubblico conosce i Mumford and sons. Già molti di noi stanno partendo con l’hipsterismo da “ma io c’ero alla prima loro data, quella dove il Covo fece la prevendita, 300 persone prenotate in un minuto e mezzo e via. E a Roll away your stone il pavimento che ondeggiavissima, ziofà”
Marcus, che è anche personaggio spendibile con la casalinga di Voghera come il “cicciottello che si è sposato però l’attrice coprotagonista in Shame – sì Carey Mulligan che faceva la sorella di Michael Fassbender-, e che viene ormai idolatrato dal Boss che li fa a sentire sul palco al Pinkpop -festival olandese, per questo amo i festival- e poi si avvicina anche”. Perché contrariamente ad altri ha anche la moglie attrice, quindi è ben targettabile, no?
Pare ancora di no, ma fortuna che ormai la stampa non se la caga nessuno nei trend. Eccetto che con quella grande massa che possiamo chiamare paesereale e che ascolta la radio ed è quella che grande alla stampa-di-massa-su-quotidiano ha scoperto i Kasabian (dopo 10 anni) e i Black Keys (troppo comodo quando se li cagavano in tre pensando, poi, giustamente: “al prossimo album fanno il botto”, e così è stato).
I Mumford hanno fatto tutto esaurito veloce anche a Verona. Quindi se dovete vederli potete andare però al Festival Spilla, ad Ancona. Una bella gita, che vale tutta: loro devono ancora uscire col nuovo album, ma se volete farvi un’idea di come suonano il loro set al succitato Pinkpop è scaricabile da qui.
[che poi, appropo di pupilli di Bruce, io lunedì intervisto i Gaslight Anthem e ho già un’ansiadellamadonna]
Io propongo di comprarlo per il dopo Del Piero.
[cheppoi, pucci, da vero calciatore ha dedicato il gol alla bimba di Tom Meighan. Pucci]
Eppure è una cosa che uno non ci fa caso quando gli capita ma è una fortuna: tolti i primi cinque minuti iniziali in un’intervista con Tom Meighan, durante i quali deve risuonargli detto da altri “ti prego Tommeh, non dire minchiate, ti prego”, dove lui è inizialmente tesissimo un po’ come se tu stessi per chiedergli il catabolismo della bilirubina dopo si lascia andare talmente tanto che ti racconta i cazzi suoi come se foste al bar e non fosse una conversazione pseudolavorativa (io giornalettaio e tu musicista), ma come proprio tra alcolizzati al bar.
Beh, con me, del resto.
Sebbene avessi l’interesse di ascoltare Pizzorno (non solo per la cotta da quindicenne che mi porto, ma perché dopo un anno di uscita dal disco mi interessava chiedergli anche della collaborazione con Noel Fielding e simili) viste anche le sue tenere uscite sul mezzo di comunicazione chiamato twitter (disse sull’andare a cercare se parlassero male di loro “Why would you want to see someone in their pants, who obviously fucking hates you, call you a cunt? You’ve got to be mental to do that. You might as well go into a dungeon and get fucking whipped.” A volte vorrei capire se è naive o se ha una sua dimensione, e prima o poi lo scoprirò. Forse. Se Sony vuole. Ma la vedo malissimo. Ciao amici di Sony.) l’idea di un’intervista con Tom mi mise un’ansia terribile, proprio perché non sapevo dove si poteva andare a parare.
Un po’ come è successo da me nella mia intervista (tiè, la prima certificata) anche stavolta Meighan si è dichiarato padreh (la compagna ha dato alla luce una bimba, forse ora capite anche lo slittare di qualche dat… ops, ho detto una meighanata) e che il prossimo album dei Kasabian si chiamerà Trial by Stone: pare che Sergio ha già pronto un numero indefinito di canzoni (prima dice otto, poi dieci, poi trenta) già pronte e sono a base di elettronica e drum machine. Non è una novità dopo che l’abbiamo visto spippolare col synth sempre più spesso ai live. Comunque poi l’intervista intera sbobinata esce domani.
Ma la cosa principe, cardine, quella che gli attirerà fama e spilloni dai bimbominkia è stato sparare sugli One Direction. Quindi se il nostro Chris Wolstenholme dei Muse da bravo papà ha accompagnato la prole a un concerto di Justin Bieber direi che Tom Meighan colcazzocheporta la figlia in futuro a concerti come dire… easy pop?
[io devo accontentarmi solo del suo odio cieco verso Capello. Perché non ho pensato a una cosa simile da chiedergli? porcazozza.]“It’s frustrating when you see five little d*cks like that take over America, it’s horrific but you’ve just got to get on with it. They’re a boyband for God’s sake and there will always be room for boybands,” Meighan told Gigwise. “They’re kids. Let them eat the candy.”
L’altro bimbo nostro (quello cresciuto in altezza e con la nutria sulla testa) invece si dedica alla beneficienza cor carcio, col progetto soccer aid. Del resto, entrambi giuocavano al pallone. Ma la cosa che fa molto ridere è vederlo in squadra con Gordon Ramsay e Van der Saar. Insomma: con tutti pallonari falliti. Ehm.

Complimenti comunque all’arbitro se lo farà giocare coi collanoni della Westwood e i bracciali, visto che da regolamento nun se pole.
[lui come babbo forse ci riesce meglio: dice che quando racconta al bimbetto che ha chiamato Ennio, come Morricone, le fiabe gli fa anche le vocine. Le fiabe, al letto col bimbo, le vocine dei personaggi. Cosa che se lo vedessi mi si accenderebbe l’istinto materno in un frammento di secondo, diobono]Dall’altro canto ricollegandoci invece al musicale stretto: il nuovo singolo sarà Switchblade Smiles (eeeeh? non era la canzone di lancio di Velociraptor? sì. Ma allora perché? Boh, dillo a me che l’avevo anche indicato come singolo dell’anno straniero quando me l’han chiesto, che figura ci faccio) che uscirà tipo nei giorni delle date italiane. Nonché per noi italiani ci sarà la giuoia della bellissima collaborazione, inclusa in una versione italiana esclusiva del disco, dell’altro artista Sony chiamato J-Ax per Man of simple pleasures. Che se riuscirò a perdermi mi dispiacerà così tanto che boh, mah, come farò?
Non sono i Sigur Ros, al massimo però ricordano Bjork, e hanno quella cazzo di pronuncia degli islandesi che mi preoccupa sempre molto (mi preoccupa non scoppiargli a ridere in faccia: con Olafur Arnalds ci siamo andati molto vicino).
Ma ecco, questi sei ragazzi (insieme dal 2007, ma vincitori della Musiktilraunir islandese nel 2010) dimostrano come si possano coniugare qualità e un minimo di esigenze commerciali proponendo un pop-folk elaborato ed orecchiabile allo stesso tempo. Due belle voci, quella femminile, vispa ed espressiva, di Nanna Bryndis Hilmarsdottir e quella più piana di Ragnar Porhallsson sono i punti di forza del gruppo che si alternano, si rincorrono e si fondono per un folgorante album di debutto che pur provenendo dal nord più profondo, ha un profondo calore sollievante tipico del “neo-folk-rock”. Con le strutture tipiche del movimento: brani dall’andatura quasi di marcette epiche con dei ritornelli pop in crescendo nella parte centrale del brano e l’utilizzo anche di fisarmonica e fiati a fianco delle classiche chitarre, acustiche ed elettriche, in gran copia, tastiere quanto basta ed una sezione ritmica discreta di stampo folk che è in grado di propellere improvvisamente le canzoni verso euforiche accelerazioni.
Magari vi piacciono. Specie a voi in fissa coi Mumfords e gli Arcade Fire. Un uccellino mi ha detto che li porterà in Italia in tour, quindi ecco, non fatevi trovare impreparati…