Finisce che quell'altro diventa una specie di Bibbia per gli spiegoni famigliari.

Io l'ultima volta che ho visto Francesco Alberoni è stato da Mara Venier (!) mentre parlava di "sesso dopo i cinquantanni: si può?"

E Mara Venier parlava di sue amiche invaghite di Alberoni. Rimasi esterrefatta. Dico, fosse stato Crepet, e il suo male di vivere, potevo capire: o era sindrome della crocerossina o labirintite provocata dal colore di turno del maglioncino. E invece rimasi lì a dire boh.

Capite dunque perché mi viene anche difficile credere che uno sente che la nostra ex cofanona sfatta preferita muore e subito la prima cosa che fa è alzare la cornetta e chiedere a Francesco come mai, ma come mai succedono queste cose.
"Dopo la morte di Amy Winehouse ho ricevuto molte telefonate di persone addolorate che mi chiedevano perché tanti cantanti muoiano così giovani di droga"
Ora, quale è il suo numero ché voglio chiamarlo e chiedere anche a lui come mai la fila nel bagno delle donne è sempre il triplo rispetto a quella del bagno degli uomini? E come mai i pensionati fanno tutti la spesa il sabato pomeriggio quando invece potrebbero farla il giovedì alle 9?

Ok, dai, dovevi scrivere una cosa come certi anziani guru del web che devono riempire la loro rubrica e parlano anche di come mai non si sta sull'internet d'estate (si. chiudono. gli. uffici.) ma ecco, però vedi, almeno i guru chiedono prima sui social network cose verosimili a gente che si affanna ad avere un riscontro della Gente Comune affinché essa stessa, facente parte del pubblico, quando rilegge da ragione e si compiace. Quindi può essere anche che Francesco abbia parlato di questo al baretto, mentre stava lì a giocare a rubamazzetto: argomenti da sermone in chiesa, "crisi valori tradizionali", "i giovani non danno retta alla famiglia", "la società occidentale e il consumo di droghe".

Apparte che Amy Winehouse era rock quanto Raffaella Carrà, ma come faccio a spiegare a FrancescoAlberoni che quando mia mamma mi ha accompagnato a vedere i Rammstein io ero lì terrorizzata che mi togliesse il saluto e pensasse "mamma mia, mia figlia cosa ha ascoltato da adolescente, ora capisco perché è così" e invece si è divertita un casino e si è scaricata tutti i loro live.

Ed è successa la stessa cosa coi Motorhead.

E mia mamma credo che la massima droga presa è stata l'anestesia quando le han fatto il taglio cesareo.

[un po' come il tg1 che sulla strage di Oslo parlò dei pericolosissimi videogiochi e che in norvegia, signora mia, c'è quel metalrockanticristico (!) che quindi era normale che uscisse uno scemo così. Certo, ce lo vedo a quello leggere la bibbia coi combichrist in sottofondo]

Io, fortunatamente, ormai dico alla nonna che vado ai concerti per lavoro. Del resto spesso mi pagano. Una fame, ma mi pagano. Quindi è legittimamente un lavoro.
Quindi non bastava che i politici italici dovessero lamentarsi contro i Muse e Metallica (e contro gli U2 no? Mh. Ma perché?) perché ce l'avevano con B. e quindi erano drogati. No. Prendiamocela con la caduta dell'impero d'oriente, con quello stronzo di Costantino pre-tronista e il suo editto di tolleranza e col Mac Donald's. Perché vedete un cretino rocchettaro come Morrissey dopo anni di musica rock e droghe come si riduce? A rinnegare la carne. Incredibile. Che schifo. Torniamo tutti dalla cassettina di Gigggi.

Gli ci manca la gazzetta davanti e sembrano rapiti.

In una versione tamarra tra aldomoro e silviamelis rapiti ci dovrebbero invogliare, i Kasabian, ad andare a un noto pseudofestival settembrino bolognese.

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Notare l'allegria di Pizzorno (che infatti si gratta la testa) ma soprattutto il terribile scazzo di Tom e Sergio che recitano la poesia a memoria come se fossero stati puniti dalla maestra.
Diogesù, che figura. Non lo avrei mai pubblicato (o gli avrei detto "dai, più entusiasmo, poi una volta spento mandatemi affanculo!)

E ora mettiti in fretta al lavoro per il nuovo album, su.

Care amiche, cari amici, cari musers.
Ormai abbiamo capito come l'erede maschio è stato chiamato. Bing. Che come ha detto il buon Pop Topoi "Matt Bellamy dei Muse ha appena chiamato suo figlio BING. È chiaramente la risposta di Microsoft a Apple Martin-Paltrow."
E invece ecco, è dare per nome al proprio figliolo il cognome di entrambe le nonne dicendo poi che lo chiami Bing di nomignolo come il nome del papà del patrigno della tua compagna, ecco, è una pippa mentale mica da poco. Una roba che al confronto le credenze sugli alieni son robe di base.

Ma ecco, vediamone la foto.
Vi rammento che il nostro beniamino si è riprodotto, ci ha un figlio. E si concia ancora così, modello zerododicibenetton. A suo agio. Pronto per razzolare sulla spiaggia.
E quando penso a lui padre non è la stessa reazione che ho quando penso a Pizzorno, Sergio riprodottosi (che è tipo: perché non con me?) ma è qualcosa che suona tipo "certo che i figli vengono proprio a tutti, poro figliolo e OMMADONNA MA ORA CHE CANZONI FARA'?"

Specie l'ultima. Su, al lavoro tettone, che magari dimagrisci pure, componendo.

No, ma essere obiettivi eh.

KASABIAN – SWITCHBLADE SMILES from AITOR THROUP STUDIO on Vimeo.

Io direi che non riesco a tirar giù un parere equilibrato su codesto gruppo e quindi o mi astengo o dico che ecco al Frequency sto lì e meno male che non mi han dato l'intervista a loro sennò io ero in difficoltà e dovevo pensare a cose brutte tipo non so, un presidente del consiglio ignudo e incipriato anche lì.

[anche con sto topo morto in testa Sergio Pizzorno è un figo]

The powper of son (ossia Kate Hudson ha sgravato ed abbiamo il BabyBells -cit.)

Poi gli è andata anche male, perché ha sgravato anche la Beckham, e come minimo fiumi di inchiostro si spenderanno su un figlio che come minimo lo chiameranno Adidastorsion, con il placet dello sponsor.

[update: niente, il nome della femminuccia dei Beckham è Harper Seven. Non so che dire]

Quanto pare invece quella che doveva essere femmina perché i fondi di caffè glielo avevano detto è un maschio, in casa BellHudson. Non sappiamo ancora il nome. Naturalmente speriamo di facies che prenda alla madre, visto che il primo figliolo non è poi uscito così male (sto vizio di tenere i capelli lunghi ai figli piccoli, però, vedi nella foto) e anche il nome, visto che si chiama SOLO Ryder Russell.

Però le tutine glitterate sono benvenute: il mio pupazzo, Rodesindro, si prenota per quelle dismesse, specie se sono molto sbrilluccicose. Non so però come far sapere la cosa al Bellamy, visto che lui e compagni non è che ci han cagato moltissimo per la campagna di Plug in Baby al numero uno di itunes italiano. Invece ci ha destato di cagaggiodistriscio il buon Tom Kirk, che vedo anche dal suo twitter che ha un casino di animali. Che brava persona, io l'ho sempre pensato, guarda te (ora se non ci fa entrare tutti gratis al primo concerto italico dei Muse lo picchiamo)

Otherwise: tieni-duro-dom-howard ha un side project con una band che si chiama Vicky Cryer. Che infatti ha un ottima linea di batteria e pezzi abbastanza scordabili. Se volete gingillarvi il loro EP è qui sopra.

Another day, Bobby, for you to come home.

PJ Harvey live at Ferrara sotto le StelleIl problemissimo è che forse, nelle aspettative (mai averle, diobono) ieri sera doveva suonare come stasera. Vedi la differenza tra cronista e blogger, personale perdipiù.

In breve: quando lei se ne è andata dopo il bis, l'encore, la cosa lì del rientro a noi anche se ci avevano puntato i fari addosso non ci si credeva che era finita. Quando hanno invece iniziato a smontare noi tutti lì, non tre persone, avevamo capito che non ce ne era più. E mogi abbiam fatto il dietrofront verso il culo di Savonarola.
Eppure, d'orologio, era passata più di un'ora e mezza. Ma chi cazzo se ne era accorto. La voce, una roba grande. I volumi perfetti. Vuoi trovare un difetto? John Parish illuminato male. Ne vuoi trovare un altro? Sta cosa dei pezzi degli ultimi due album e niente di vecchio. Ma proprio a raschiar barili. Proprio a fare gli scassacazzi è stato brutto iniziare col sole calato tanto, perché non c'era musica a scaldare l'ambiente; ma il concerto no, il concerto è stata una roba così intensa da imbambolarti come se Polly ti avesse portata lì sul palco con lei, ti avesse preso la manina e con la sua veste bianca le avesse cantate solo per te.
Una cosa così bella, delicata, precisa, inappuntabile che boh, direi che l'animo fluttua ricordandolo. Diobono.

Più che un concerto, anche per la brevità percepita, un'apparizione.

You know I dreamed about you, for 29 years before I saw you.

The National live at Ferrara sotto le stelleVi spiego.
I The National non sono la band della vita. Possono essere la band dell'anima. Ieri credo che Matt abbia detto un po' la chiave di volta di tutto: "la prima volta che siamo venuti in Italia credo ci fossero state 20 persone a sentirci, eravamo all'Hana-bi. E c'erano queste persone che ascoltavano questa band con queste canzoni un po' deprimenti sulla spiaggia. Credo che alcune le abbiamo invogliate ad andare altrove sulla spiaggia, e ora invece siete qui che sembra un concerto degli U2 da quanto battete le mani".
I National sono per noi, gente riservata.
Quando noi gente riservata li ascoltiamo non è che diciamo come gli altri che pensano "sì, bravi, ma a tratti anche duepalle". No, è che loro sono la nostra colonna sonora, ed è un po' come parafrasare Silvestri in una canzone: quando siamo felici, ascoltandoli siamo felici e quando siamo tristi sono la colonna sonora della nostra tristezza. Utilizzando quindi concetti medioevocattolici: band dell'anima.

Al di là di questo direi che ieri sera c'è stata quella conferma che alcune band sono più da posti al chiuso, per controllare meglio suono ed emozioni. In questo, anche il confronto con Beirut così fresco e così immediato è stato un po' fuorviante. Il concerto dei The National è stato sempre bello, come una di quelle messe protestanti che ti fanno cantare alleluya tutti assieme, ma non so. E' mancato qualcosa che avvolgesse sonoramente tutti, oltre al caldo con qualche folatina di vento. Lungi da dire che è brutto, ma è mancante. La prova sarà sentire frasi come quelle del titolo del post a un festival, in uno spazio gigantesco. Perché non so, forse troppo spazio attorno a sentire Berninger e compagni, dopo che tu li senti in cuffia e ti fanno da coperta di Linus, ti disperde.

Concerto figo, non concerto dell'anno, ma vedere i The National è sempre qualcosa di eccezionale. Per ieri dovreste mangiarvi i gomiti per aver perso il migliore opening act mai visto, ossia Beirut, e alcuni dei loro componenti a rafforzare alcune canzoni dei National nel finale.

Quello davanti a me dovrebbe aver fatto il bootleg, non dovrei aver sofferto invano ad averlo avanti. Chissà dove lo mette.

L'ultima nota di colore, è quella che ho pensato quando Berninger ha gettato la giacca nel retropalco. Insomma: si diceva tanto che i camionisti andavano nei paesi dell'ex blocco sovietico con le calze di nylon per cuccare sicuramente direi che si può fare una cosa similare oltreoceano. Dal fiorire delle camicie da boscaiolo lì tra i cantanti ammerrigani direi che si può partire per gli US con uno stock di camicia tovagliata e averci dei numeri.

Rock in Salsiccia.

 

The Record's live at Rock in Rolo
Ieri sono stata al Rock in Rolo, ed oltre ad aver visto una quantità di amici (che hanno capito che sono rincoglionita e quindi per destare la mia attenzione si devono fare strane mosse e proferire strani suoni diversi dal mio nome di battesimo sennò non mi giro) ho visto, tra gli altri, la prima volta dal vivo uno dei gruppi più interessanti che girano ultimamente. Loro si chiamano The Record’s e vengono da Brescia. C’è in giro il loro lavoro che si chiama De Fauna et Flora.