Sondrino o' Mazzuolatore.

Sondre Lerche live at Teatro Martinitt Milano
Essendo un tipo meditativo tendente alla sega mentale aspettavo il concerto di Sondre Lerche (ah, l'essere capaci di pronunziarlo facendo il "rch" tipo scatarro. Adoro codesti suoni nelle lingue, non avendo la più semplice erre) per un insieme di motivi che rientrano nell'omogeneità della mia vita. Altri glielo hanno fatto pesare, che mancava da un po', ma ecco, Sondrino ci ha fatto ridere, si è scusato e ha fatto un bello spettacolo in una delle location più belle che Milano può avere per la musica.
Specie per la storia che nel video girato dalla mugliera per l'ultimo singolo si vedeva un capezzolo. Ed ergo negli USA glielo hanno censurato e hanno dovuto cosare lì, pixelare la zona. E lui allora ci ha scherzato dicendo che oh, si è sentito importante. Ma Sondrino a cantare l'è semper bravo. Un piacere. Un omino bassino biondino sorridente dai tratti spigolosi. Follettoso. Un altro di quelli che ti fa ancora dire noi giovani, visto che sta invecchiando decentemente come me. E con quelle canzoni che sono così pop che uno dice oh meno male.

Un plauso all'associazione culturale Golden Stage per quello che sta facendo.

Due cose a margine. Le risposte di Sondrino via mail non mi sono sembrate così brillanti rispetto ad altri. Nonché porcavacca il primo concerto completamente seduti in poltrona mi ha distrutto la schiena. Perdavvero.

And we're falling beyond the horizon, And only the water remains/ The fear is falling away

Friendly Fires live at Tunnel MilanoA volte che credete, il coraggio manca ancora. Pur essendo i Friendly Fires i ragazzi più pucciosi del mondo sembra brutto dirgli "ehi, io mi sono svegliata mesi con Jump in the pool in testa. Ma a livello che poi sculettavo il ritornello al cesso".

Capite che un po' a tutto c'è un limite. Se Edd Gibson mi riconosce al concerto anche la prossima volta posso provare a dirglielo anziché farmi chiedere informazioni generali sulla mia vita.

[così, dici, non te le chiede più. Eh. Mh]

Ma il why you should be at a Friendly Fires' gig once in a life vi è offerto dal video di sotto.

Centoquattordici, circa.

Con il concerto dei Friendly Fires della settimana prossima mi sono vista esattamente 114 set di artisti in un anno solare. Sono molto contenta di questo: ci sono stati pochi concerti che mi hanno lasciato un po' così, stranita dal non capirli. Forse un paio non un granché. Ho visto finalmente dopo una decina di anni di ascolto gente come Jimmy Gnecco e i Foo Fighters. 
Tre volte Anna Calvi. The volte i The National. 
Ho conosciuto alcuni nuovi amici. 
Mi sono incazzata per concerti corti cinquanta minuti e iniziati dopo le 23, con io lì a sbadigliare perché il sonno era lì presente. 
Mi sono cibata di un casino di panini, ho speso tanto in birre. 

Ho imparato a nascondere bene la fotocamera.
Ho perso il conto di quanti soldi ho sprecato in benzina.

E dire che potevano essere una decina di più, se in questo mese non fossi stata male, o se alcune volte non ci avessi avuto voglia. Che storia.

Great sense of VAFFANCULO STRONZI NON DOVEVATE FARMELO.

I REM o gli R.E.M. si sciolgono.
Figuriamoci come posso aver preso io questa notizia, se già bestemmiavo quando annunciarono che a Collapse into now non sarebbe seguito un tour.
Sto nella condizione di quando ti muore un animale domestico, non sto capendo più un cazzo, a metà tra lo smadonno e il non ci posso credere piagnucoloso.
E dall'altra parte plaudo il coraggio di averla chiusa prima di diventare macchiette di loro stessi. Un gruppo di estrema intelligenza, uno dei miei quattro gruppi della vita che si conferma fantastico fino in fondo. E quella bellissima notte dell'ultimo loro concerto lì per ricordo. Insomma, chapeau, però io vado a piangere guardandomi il video live di Drive, e vaffanculo tutti.

Rem live at Futurshow station Bologna.

To our Fans and Friends: As R.E.M., and as lifelong friends and co-conspirators, we have decided to call it a day as a band. We walk away with a great sense of gratitude, of finality, and of astonishment at all we have accomplished. To anyone who ever felt touched by our music, our deepest thanks for listening.

Cose che fai quando hai del tempo libero.

Ultimamente ho alcuni periodi morti, siccome essi sono in una stanza dove non c'è la tv ma ci arriva benissimo il netbook. Quindi noi abbiamo testato alcuni album per voi.

Evanescence: era meglio se rimanevano isciolti.
The Drums: uguale a quello precedente, senza hit. A tratti la stessa base ritmica con su inciso qualcosa che a volte sembra essere noia.
Bush: vedi la voce Evanescence, ma si salvano due tracce.
Lava Lava Love: dischettino poppettoso dell'anno. Mi piace, rallegra.
Kasabian: meno epico di quanto lo sbandieravano, bello ugualmente anche perché a me piacciono i suoni orientali.
Airship: bell'album, ma devo ancora passare al secondo ascolto.
Sparrow and the workshop: amanti dell'indiefolk e nostalgici dei Cranberries: ci siamo.
The Subways: mh, ci devo ripensare.
dEUS: carino, non forte come il passato ma mi piace.
Veronica Falls: buono.
Stephen Malkmus And The Jicks: tantaroba.

[poi il resto vi si dice]

L'inutilissimo reportone del Frequency/IV

Cheppoi arrivi l'ultimo giorno in pieno mood macheccefrega, macheccemporta.

In realtà ho strani ricordi sparsi di questa giornata. Momenti di scazzo e momenti yuhu. Non so esattamente coniugarli infatti. Fortuna che c'è il piccolo simpatico libricino che ricorda chi ha suonato, fortuna ci sono ancora i fantastilioni (ma no, solo un migliaio) di foto che ho scattato nei vari giorni. E quella cosa che la macchina fotografica mette anche gli orari è tanta roba eh.

Ricordi prima lavoropersonalirotfl: avevo chiesto alla xl l'intervista ai Friendly Fires. Confermata. Solo che non avevano avvertito nessuno. Fortuna che la persona che se ne occupava già la conoscevo dall'anno scorso quindi in un oceano di scuse e con la mail della conferma sullo smartphone (mh, ora capisco perché questo telefono continua a riavviarsi) sono riuscita a farla in backstage. Diciamo che personalmente è un'esperienza che mi ha portato ad essere molto ferma quando ho un qualcosa in mano/sono dalla parte del giusto: una volta per il quieto vivere stazionavo sul "oh, vabbè, sticazzi". Ora (sì, lo so, sembro una di quelle famiglie a cui tatalucia dice "ma vostro figlio non deve razzolare nel fango" e invece gli da un giuoco in mano sul tappeto) tengo ferma le mie posizioni. Serve molto. Infatti però dopo l'intervista con Edd dei Friendly Fires (complimenti alla sua mamma) e quella con Carl Barat in backstage mi sono rilassata. Mi da noia avere fastidi "per intervistare". C'è da dire che poi il tour manager di Barat è la persona più, perdonatemi l'inglesismo, easy del mondo: gli ho mandato un sms dicendo che ritardavo e mi ha detto che non c'era problema, e mi avrebbe chiamato. Quando l'ho visto in backstage anche lì era accomodantissimo. Ce ne fossero.

Anna Calvi live at Frequency Festival Torniamo indietro.
Arrivo con calma, relativa, e suonano i Jack Beauregard. Bravini, non eccelsi. Berlinesi, attivi dal 2006, indietronici. Bella musica da ascoltare con il bicchiere in mano. Non posso dire la stessa cosa di Mimi, sul green stage: l'artista più mediocre che abbia visto, specie per le caratteristiche vocali. Provo ad ascoltarla ma alla seconda canzone mi stanco. E niente, mi preparo quindi per Anna Calvi. Anna piazza cinquanta minuti di set con una performance vocale notevolmente migliore alle due volte precedenti in cui ho avuto il piacere di vederla. Tornerà in Italia il mese prossimo con tre date. Io vi consiglio di andarla a vedere, perché è davvero notevole sul palco. Gran voce, grande interazione con la chitarra che diventa proprio una sua estroflessione (da segnalare, anche il chitarrista a rimorchio di alcuni pezzi)

Hadouken! live at Frequency Festival Poi la sorpresa: non conoscevo gli Hadouken! e invece spaccano abbestia. Un punk elettronico, una roba che la gente col caldo alle 3 di pomeriggio pogava. E io lì tra la bocca aperta e il porcamiseria che figata e il oh, bella lì. Non so spiegarvi bene,  ma sono in completa fissa per loro e vi consiglio di recuperarli, se volete.
Da lì si apre il mio breve hiatus in backstage (dove ci sono le redbull gratis, tipo quella al lampone) dove prima intervisto Edd dei Friendly Fires e Carl Barat. C'è da dire che Barat mi ha fatto molto ridere: prima ha cercato la toilette in modo febbrile, poi ha fatto l'intervista con un tipo di ORF. Poi vagava a caso e poi mi ha salutato, si è acceso una sigaretta, mi ha sventolato la mano avanti per cacciarne il fumo chiedendo scusa e ha inizialmente chiesto scusa se fosse troppo colloquiale nell'intervista. Un fulminato, però a modo.

Panic! at the disco live at Frequency Festival Perdo un po' tutti i K's Choice e mi concentro di più sui Panic! at the disco: davvero bravissimi. Si sente molto nei virtuosismi di Brandon che i Muse sono stati una delle loro ispirazioni. Per il resto suonano davvero bene e sono davvero bravi. Suonano un po' debolucce solo le nuove canzoni, ma diciamo che il pubblico carampunico giovane se lo meritano tutto [a partire dai cartelli "Brandon I'm 18"]

Friendly Fires live at Frequency Festival Poi Friendly Fires. E' un gruppo che adoro, e quando ho visto a San Siro dai supporto ai Muse (cristo, un festival senza Muse e riesco a metterli in mezzo uguale? patologico) credo conoscessi io e altre 100 persone. Ottimi pezzi e tanta voglia di ballare. Avete presente i !!!, no? Beh, i Friendly ne riprendono le mosse smorzando il tutto in salsa brit. Se vi piacciono quindi i mattacchioni della band a schiocco di lingua vi piaceranno anche i Friendly Fires. Li potete recuperare a fine mese qui in Italia.

Carl Barat live at Frequency Festival Stessa cosa: poi suona Carl Barat, ed è molto godibile. Un ottimo album solista, alcune canzoni dei Libertines. Buon set, che ci porta al tramonto.

Sull'altro palco invece i Ting Tings iniziano a scaldare la gente. Si nota proprio la marea umana zompettante. Dopo di loro infatti ci saranno anche i Rise Against (molto meh dal vivo, altalenanti pur essendo una band assolutamente solida, ma che non riesce sempre bene a esprimersi nella serata) e poi i Foo Fighters. Io il concerto dei Foo Fighters me lo ricordo a spezzoni, è che lo aspettavo da troppo. Quando aspetti una cosa da troppo poi non ci capisci più un cazzo, specie se arriva alla fine di tutto dopo due giorni tutto sommato fighi. Ci hai le emozioni legate alle canzoni, tutto messo insieme che dici boh, guarda te, ci ho Dave Grohl a tiro manco cento metri e io sono qui a urlare le canzoni e boh, cazzo, boh. Bel set, bell'intermezzo voce e chitarra su Wheels (non pensavo la facesse) e un ricordo a chi è rimasto ucciso al Pukkelpop. Tante belle cose, che vi intramezzerò gettando un dubbio: quando Dave parlava, e lo ha fatto spesso, tutti gli austriaci sembravano capire. In realtà molti non capivano un cazzo di nulla, dell'inglese, un po' come da noi. Quindi noi di questo ridacchiavamo. Però in tutto questo boh, c'era iddio che cantava sul palco e noi lì che mah, non ci capivamo più nulla.

Foo Fighters live at Frequency Festival Sull'altro palco suonavano sempre a chiudere il festival i Chemical Brothers. Di cui si sentiva l'unz tunz nelle pause. Che infatti dopo hanno twittato "good night vienzzzzzz…" Chissà come mai.

Cheppoi mi ero scordata.

Quando i cantanti mi dicono che NME si è rincoglionito, che è troppo esterofilo o insomma non è più quello di una volta guardavo sempre in modo un po' esterrefatto chi me lo diceva. Anche perché noi non è che abbiamo una rivista del settore così "autorevole" anche per chi non sguazza nel settore. Invece ora tipo vedendo la recensione di Leeds si capisce che ecco, non stanno mica più tanto bene (io l'ho capito da quando han detto che si salva Feeling good)

[però foto e videi son belli]

Nights of Cydonia (brutti stronzi io vi amo)

Iniziamo la con la cosa che ci ha fatto girare le balle: il broadcast della BBC. Non credo alla cosa (forse anche detta direttamente dai Muse eh, stiamo verificando con Tom Kirk -ti amo!- su twitter direttamente) "oh, la band non si sentiva pronta a trasmettere tutte le canzoni di Origin of Symmetry visto che eran dieci anni che non le facevano…"

E Feeling good che ce la imponete sempre?

Secondo me c'è lo zampino dei diritti dalla Warner. Ho già visto grossi problemi per la radio austriaca con un'altra casa discografica per passare il cd del master audio da trasmettere (c'era una contrattazione assurda e quasi da suq sulle canzoni da mettere e quali no) quindi non so. Dvd? Non mi spiacerebbe, ma mi darebbe fastidio la mancanza di comunicazione, visto che i Muse sono sempre stati molto diretti.

Altra cosa, ora non ricordo esattamente e andare a riguardare nella timeline sarebbe un po' complesso: la storia "ehi abbiamo uno special guest" nel concerto dei Muse ha stonato. Beh, ok, avevamo visto The Edge al Glastonbury, ma non è che ecco, ce ne fregava. Spero sia stato un gigantesco trollaggio. Era un surplus, visto che a noi ci interessava OOS.
Edit: JennyBodo su twitter ci dice che i twit era questo.

Perché noi (io) non ci credevamo l'avrebbero fatto e quindi non abbiamo preso i biglietti per il Reading.
E si rosica.

[o come dissi l'altro giorno "if we cry, we cry together"]

Per il resto non so, sarebbe bello aver visto suonare Origin of Symmetry in toto. Sto guardando video di Leeds su youtube e sono tra il commosso e il "macheccazzo". Ed è un po' anche la sensazione dopo lo stream (bruttissimo, a scatti, mutilato) di stasera: provo una sensazione tra le palle trifolate, la delusione di non esserci andata, il cazzo come han suonato bene e ODDIO MA IO LI AMO. Anche perché non ci sono altre scuse: dopo un anno di concerti di altri vedere i Muse mi fa letteralmente commuovere e impazzire, e questo è amore per quei tre deficienti (ma Morgan dove era? gli date da mangiare, vero?)

Per il resto han suonato da Dio.
I vocals di Chris "oddio ma la cervicale non mi trattiene da figliare" sono stati perfetti. La nuova keytar suonava più atari e mi piaceva di più, rendendo ancora più anni 80 Undisclosed Desires. Molte canzoni suonate con una grinta che non si sentiva da parecchio. Una buona voce di Bellamy. Bellamy che nelle interviste si capisce finalmente! Grazie Kate Hudson!

Bellamy inoltre è tornato agli stessi inhaling (!) dell'epoca di oos mentre cantava. Proprio fedele in tutto eh. Per il resto sono ancora molto confusa. Ma i Muse mi mancano abbestia.

L'inutilissimo reportone del Frequency/III

[oh signora mia, è solo la terza volta che lo scrivo, in fondo oggi mi sta remando contro tutta la tecnologia]

C'era questa cosa qui, della colazione entro le 9:30 che quando me lo disse il tipo dell'albergo ci rimasi un po' così, di merda. Quindi io ho questa cosa della tenuta da colazione un po' ovunque vada, che a volte dico non è un bellissimo vedere eh. Ma io scendo in infradito verdi, con la maglietta rossa dei "Fast Animals e Slow Kids" (se anche tu hai una indie band e vuoi diventare famoso in tutte le sale colazioni degli hotel mandami pure la tua maglietta!) e i pantaloni alla pescatora rossi. Insomma: il gabibbo assonnato. Con questa roba del ravanare le email dallo smartphone, che fa molto geek ma anche molto ansiosa.
E infatti grazie alla mia tenuta me ne scendevo proprio al limite delle 9.20-25 (e le mie compagne di stanza credo si svegliassero sentendo me prima al bagno) e stavo lì, a prendere un pitale di caffè sia per la naturale regolarità sia per collegare naturali gesti di interazione con gli estranei. Tra cui le risposte alle mail urgentissime: tipo quella della tipa Sony, simpaticissima, che però mi diceva "vuoi fare l'intervista ai The View alle 13.15 o le 13.30?" "ma è già aperta la sala stampa?" "apertissima" "ok, prima si fa e per me meglio è". Una cosa che dalle 13.15 è stata spostata alle 15.15 per poi ancora dopo. I The View devono avere lo stesso mio amico che ha programmato il viaggio di nozze sui luoghi del novello uragano, o la stessa carta stellare.

The View live at Frequency Festival The View che per via del pesantissimo accento scozzese di alcuni di loro mi han fatto fare l'intervista dove ho capito meno cose, e siccome ci sono arrivata scazzatissima per i rinvii ci ho detto pure, quando ha iniziato a cantare qualcuno nonricordochi "oh, meno male che ci siamo detti le cose importanti ché ora non si capisce più nulla e chiudiamo. Foto?"

Viceversa i The View sono l'unico concerto dentro la Vaz al chiuso che ho visto quest'anno, e sono davvero molto bravi. Peccato fossero in un momento tra cui suonavano i Feeder (minchia spaccano abbestia) sul green stage e gli Elbow sul race stage. Ma degli Elbow parliamo dopo. I Feeder si confermano anche gruppo simpa del giorno. Nonché unico gruppo veduto sul greenstage. In Italia son già venuti, e penso che prima o poi ricapiteranno. Considerateli.

Angel at my table live at Frequency Festival Poi c'è quasi tutto da parlare del Race Stage. Pronti? Pronti.
Iniziano alle 13.30 (dopo che un'ora prima si consumava la foto "bernarda e pipo all'aria" con tanto di fotografo anche ignudo che quando mi han detto che era del 1986 ho esclamato "ma non è possibile! pare mi' nonno") con ancora i cancelli chiusi i poveri Angel at my table. Quando finiscono la prima canzone infatti siamo circa 30 tra addetti ai lavori, volontari, buttafuori, barellieri e parenti ad applaudirli. Non sono così male, ma non lasciano neppure il segno: gruppo lussemburghese che può sembrare la nostra copia degli Heike has the Giggles in salsa pop. Mi pare abbiano partecipato all'Eurovision.
Finiti loro suona Effi: cantante locale che ha aperto i concerti di Nutini e si piazza in un genere meh indefinito. Ha il pregio di essere un ventitrenne dalla bella faccetta e con questo uso strano tra electro e acustico che alla fine non nuoce, ma certamente è molto come dire… cazzo ci faceva sul palco maggiore? Ah, sì, le cancellazioni di chiunque, vero. Proseguono i Marner Brown che invece sono freschi, ernergetici, convincenti e danno sul palco una prova del loro valore.

The Kills live at Frequency Festival Non posso dire lo stesso dei The Kills. Gruppo che su disco mi piace abbastanza, live al festival è stato molto deludente. La presenza scenica della Mosshart è il 75% del gruppo. Ora fuori chi diceva "uh che bello Jamie Hince" quando si è sposato con Kate Moss (furbissimi i giornalisti austriaci: la maggior parte degli articoli sul secondo giorno del Frequency sui quotidiani titolava "ma Kate Moss non c'era. Invece l'anno scorso Kate Hudson sì". Ci mancava solo che scrivessero come inciso "stastronza") La Mosshart non è bella, ma è un po' una di quelle che pur essendo magrissime sembrano culone. Non ha una voce irresistibile, ma tiene botta. Strimpella la chitarra. E loro lì, a due, con la sezione ritmica registrata. Molto come dire, poco rock. Non so cosa pensare, direi che però è il set che mi ha più deluso di tutto il festival.

Crystal Fighters live at Frequency Festival Finito lo sbigottimento causa "maccome" invece iniziano i Crystal Fighters. Non li avevo mai visti dal vivo e invece l'album dopo un po' di volte che lo ascoltavo tendeva ad annoiarmi. Dal vivo no: sono meravigliosi, fantastici, una forza della natura. I gogol bordello raffinati, la vera fusione della musica cosmopolita. Loro poi sono lanciatissimi: alla prima domanda il tastierista mi ha quasi finito l'intervista. Ma proprio ci stanno dentro un botto. Qui più di consigliarvi il disco ve li consiglio live: da correre a vederli. Speriamo nel futuro.

Dopo di loro sul palco, tra raffiche di vento che hanno allietato tutta la giornata, ci sono stati gli austriaci 3 feet smaller. Buona band punk. Il maltempo è stato per un po' il leit motiv della giornata: ho visto lo spettro del Pukkelpop negli occhi degli organizzatori tanto che la capoufficiostampa ha iniziato a far smontare tutte le transenne poco stabili (e comunque era anche quella che puliva la sala stampa. Secondo me in Italia non.. ehm) sin dalle 14. Anche perché a quell'ora c'era davvero tanto vento (io ho provato a stare un po' fuori ma a quell'ora oltre aver preso due gocce di pioggia c'era davvero un vento bestia). Ma poi c'è stato proprio il diluvio.

Elbow live at Frequency Festival Infatti appena canta Guy Garvey rivolgendosi dapprima a me mi arriva un po' questa roba troppo soft che oh, boh, ehm, gnafaccio mi spiace. Non riesco a sentire tre pezzi di fila degli Elbow senza sentirli troppo sottopelle con conseguente mia tristezza. Da una parte dici "oh, son bravi" dall'altra mi attanaglia l'angoscia. Purtroppo anche giovepluvio l'ha pensata come me: si è avvicinata la tempesta perfetta e Guy ci ha provato a rivolgersi al nuvolone lampeggiante a cantare cloud fuck off/ fuck off clouds, ma proprio dopo ne è scesa così tanta che la gente si è riparata metà nella Vaz e un 10% in salastampa (e quando ha visto la birra a 2,50 euri si è ringalluzzita). Set sospeso e mestizia.
Comunque apprezzo di più Guy come speaker della BBC (ed Edith Bowman, prima di Tom Smith degli Editors, stava con esso. Sempre così, gente trovata per caso dallo scarso fascino eh)

(ciao, sono una brutta persona che durante parte degli Elbow ha mangiato. La parte verso la sospensione)

Kasabian live at Frequency Festival Ecco, lì finita la sguazzata poi tutto ok. C'erano i Kasabian. Ah, dopo altri ma appena finiti i Kasabian pensavo all'indomani, ergo ehm. Dicevo, tanto questo non è un report con specificità giornalistica: quindi cazzovenefrega delle vere considerazioni sul set, no? A chi mi chiede come sono posso rispondere che i Kasabian mi piacciono live. Sul disco a volte ho molte riserve (cosa che non sta succedendo con l'ultimo, e un po' mi preoccupa), live no. Mai viste tante donne, neanche tanto ragazzine, a un live. A destra avevo l'emula di Patty Pravo che si muoveva con la mano e la sigaretta sinuosa. A sinistra donne che muovevano un po' le anche. Io ehm, mi muovevo un po' come quelli più avanti, tra testa a scrollo-occhio-alla-cervicale, danza del tamarro su vlad the impaler (dove sempre sembra più anziché "get loose get loose" qualcosa più in dialetto pugliese con "che fuss che fuss" o simili) e rimbalzo su Fire. Cose che tra loro e i Crystal Fighters conto di aver smaltito le birre dei giorni.

Kasabian live at Frequency Festival Ah, in ultimo: qualcuno spieghi a Sergio Pizzorno che dimagrire e poi compensare col pelo cresciuto in ogniddove non funziona. Diobono.

[tra il pelo e il riflettore spento Pizzorno non si vedeva, o parte di lui parea Tomas Milian in un poliziottesco a caso]

L'inutilissimo reportone del Frequency/II

Il sole a picco. Il caldo. Non so, spero che la prossima edizione del Frequency (sono un'abitudinaria dimmerda) non sia a ridosso del Ferragosto.
La fila lunga del trova accredito: io che penso che se non lo trova faccio 'na strage. Lo trova. Corro verso la macchina a mettere il pass. Poi sofferenza sotto il sole. Ci danno gli impermeabilini usa e getta. Che uno vedendo quel sole, a picco, alle 14.20 si chiede cazzo ci fai. E siamo lì, nell'ingresso normale, perché neppure i media entrano prima.

Frequency Festival 2011 Fa caldo, io finirò la giornata con un'abbronzatura modello muratore su braccia (a mezze maniche) e parte della scollatura diciamocosì. Entriamo. Verso la sala stampa, dove non c'è ancora affisso quale sia la wifi. Pazienza: apro il netbook e cerco di scrivere giù delle domande per le interviste. Ne ho quattro: oggettivamente troppe ma è tutto concentrato il primo giorno, almeno tutto quello che interessava a me…
Fortunatamente (!?) i Vaccines hanno annullato la data per motivi di salute, con un lungo comunicato un po' paraculo: alla luce che stanno facendo concerti in UK e Rock en Seine suona piuttosto da perecottari. Quindi una è saltata lì, a causa loro (dopo enormi sforzi di Sony Italia, e mi spiace un casino aver rotto per nulla). Poi anche niente Kaiser Chiefs perché la testata per cui chiedevo l'intervista (non Radionation) non risultava completamente gradita. Quindi ciao, meno due.

Nella mia ottica "ormai sono qui, porcocazzo, facciamo bottino" però riesco, esattamente due giorni prima, a farmi riconfermare Jamie Woon e Janove Ottensen dei Kaizers Orchestra. Che assieme a Interpol e Two Door Cinema club finiranno il quartetto.

Cloud Control live at Frequency Festival Un passo indietro.
I primi a suonare sono i Cloud Control. Oggettivamente bravi a suonare, giovani e graziosi. Le canzoni però non mi dicono davvero nulla, e non so come mai. Già era capitato col disco, live si confermano solo molto più bravi ma non per me. Non so come mai, ma credo sia prettamente una questione personale di gusti. Mi dirigo poi verso la canicola del green stage proprio a vedere Jamie Woon trascurando gli Yuck sul palco centrale. Woon è molto bravo, una delle persone più interessanti su disco di quest'anno e ancora più dal vivo: voce ottima, resa live altrettanto. Un buon set, che non sono riuscita a vedere nei cinquanta minuti totali causa intervista che mi attendeva in sala stampa.

In realtà poi sono anche arrivata ben prima dell'orario ma Janove Ottensen era già lì. E i settings del mio registratore un po' sminchiati causa borsa. Il fatto di sentirti dire che i Kaizers Orchestra (band che in Italia ascolteremo tipo in cinque, credo) stavano per venire a suonare in un "festival milanese" (e io che mi chiedevo "ma quale?") e poi sono stati cancellati ti fa un po' rodere, ma Janove mi dice che loro hanno una decina di stati dove vanno ormai fortissimo, e si sentono di coltivare quelli. Dagli torto. E poi, mentre sorseggia vino e mi da ragione nella superiorità del Chianti nei rossi, per noi che magari del norvegese non capiamo una mazza mi spiega che comunque lui canta nel suo dialetto, e quindi neanche i suoi connazionali lo capiscono del tutto. "noi puntiamo sulla musicalità", mi dice, fondendo un po' un sacco di influenze europee assieme. Non mi stancherò mai di segnalarveli e spingere ad ascoltarli.
Poi arriva anche Jamie Woon in sala stampa. Anche lui un po' a dire "non so come mai non mi abbiano mai fatto suonare in Italia, un po' devo dire che ci sono rimasto male: a me l'Italia piace molto, siete un popolo divertente, mi sento a mio agio" e per confermare che noi del 1983 siamo più digitali della generazione successiva che alberga su facebook mi risponde alla domanda su come ha iniziato i lavori sul suo disco con "beh, anzitutto ho comprato un laptop".

Jamie Woon live at Frequency Festival Sebbene poi i momenti in sala stampa a intervistare ti tengono con tutti i neuroni accesi e in tensione almeno sono al quasi fresco, sebbene si stia in un grande capannone: appena si ri-esce arriva la botta di caldo, e quindi le birre che servono per tenerti la temperatura più bassa. Scott Matthew canta sul Race Stage. E' indubbiamente bravo, sebbene non mi convinca tanto la cover dei Radiohead (No Surprises) che fa alla fine. Poi se ne scende e passeggia tranquillamente tra il pubblico appena finisce, e lo riconosci solo dalla maglietta nera con inserti fosforescenti. Sul Green Stage invece si verifica il pasticciaccio brutto: io vado perché mi annoio a stare ferma, ma appena arrivo vedo che suonano i Mona. Che dovrebbero suonare la sera nel palco coperto, ma si vede che visto la cancellazione dei Vaccines… ma avvertire pareva brutto: solo un foglio attaccato collo scotch sul vetro del chiosco informazioni lo diceva. I Mona sono molto bravi. Una delle band più interessanti sentite: probabilmente troppo poco, ma mi hanno sinceramente impressionata. Di loro colpevolmente so poco e nulla, ma sono il gruppo che non conoscevo (del giorno!) e che mi ha fatto venire la voglia di seguirlo. Il loro album omonimo è uscito a Maggio su Island records, e ha in Shooting the Moon un'autentica chicca.

Two Door Cinema Club live at Frequency Festival Altro ottimo live è quello dei Two Door cinema club, che poi intervisto subito dopo la performance. Mentre nel palco avanti suona la Clueso and band, sinceramente abbastanza trascurabile, sebbene non malvagissima. Da qui il mio autentico dramma: il tour manager degli Interpol mi ha detto che si sarebbe fatta l'intervista in dressing room. "Ok, non ci metterò più di venti minuti" "no, ne hai quindici" "mh, ok lo stesso". Prima di tutto per farmi trovare qualcuno che mi accompagnasse ce ne è voluta: dopo che la capoufficiostampa mi ha accompagnato contenta come io quando devo affrontare la fila dal medico mi han messo nello stanzino ad aspettare notizie. E poi mi ha detto: "scusa, mi fai vedere la mail del tizio che ti diceva di venire?". Le passo lo smartphone e in pratica sto Sony credo abbia fatto il giro del mondo (ah, la fortuna di non averci cose compromettenti oltre le foto del pupazzo). Poi dopo un po', ritorna, me lo da in mano e mi dice di aspettare lì buona senza uscire. Sento provenire il suono dei National da sotto, stanno suonando. E ringrazio iddio di aver sofferto il caldo di Ferrara per vederli. Mi girano tipo le madonne, e dopo averne enumerate alcune arriva il tour manager, rilassatissimo, a dirmi scusa e bofonchiare altro per poi dirmi "hai solo sette minuti".
Il mio gelo, la mia ansia da prestazione.
Mi spalanca la porta e dentro c'è Sam Fogarino. Gentilissimo. E più bell'uomo di quando suona. Beve wodka e fuma. Addirittura butta la cenere dentro il bicchiere dove beve e poi lo riempie di vodka. Tre volte, in quei sette minuti. Devo riascoltarmi, ma ero in completo stress, non ricordo esattamente quello che ho chiesto, tranne sul futuro sound degli Interpol, che mi ha detto che rimarrà assolutamente lo stesso, e su "Ma quelli, che vi vedono freddi sul palco? Tu che ne pensi?" "La gente vede quel che vuole, tanto". Non fa una piega.

Colleziono una foto dove sono un po' accigliata perché anche il flash della macchina è in sciopero ma oh, l'avemo portata a casa. E Sam, prima di uscire mi abbraccia e mi dice take care, mentre il tourmanager in pratica mi butta fuori a calci. E io lì invece ad aspettare che mi ri-scortino fuori.
Perdo quindi molto dei The National e vado quindi a vedere la performance che aspettavo da 5 anni: quella dei Kaizers Orchestra. Non mi deludono: mi diverto da matti. Un peccato che non scendano a queste latitudini.

Kaizers Orchestra live at Frequency Festival Dopo tutta la fatica subita per l'intervista quindi mi rilasso e mi metto davanti al race stage (non è assolutamente vero: mangio, bevo e appena vedo i fotografi partire li seguo con lo stesso scatto) per vedere gli Interpol. Davvero ottima performance, assolutamente migliorati i brani rispetto a quando li ho sentiti suonare a Milano (Success è la preferita di Fogarino, Barricade è assolutamente migliorata live: probabilmente perché, mi diceva il batterista americano, è stata l'ultima ad essere riarrangiata per il live, quindi è stata "aggiustata")
Scaletta senza grosse sorprese, Paul però con voce buona rispetto alla settimana precedente (al Sziget non aveva una voce proprio irresistibile) e davvero una ottima resa. Sono stata molto felice.

Interpol live at Frequency Festival Dopo gli Interpol (e una capatina agli Hurts, il cui suono però all'aperto risulta piuttosto bruttino rispetto al chiuso) crollo in sala stampa, su una panca, sbracata alla meno peggio. Il dubbio è ora Beady Eye o Kaiser Chiefs. Dopo aver sentito le prime due dei reduci degli Oasis e visto soprattutto Liam Gallagher nel suo parka Pretty Green con quella calura lì me ne vado a vedere i secondi, dove il clima è molto più scanzonato. I Kaiser Chiefs non sono proprio la mia band preferita, anche perché secondo me dopo il primo album non hanno tenuto benissimo il passo, ma live sono molto bravi ed energetici. Soprattutto Ricky Wilson è un ottimo intrattenitore. (lo dico? In sala stampa sembrava uno stordito, invece) Quindi il concerto va, bene, giù, in cagnara come deve essere. Olè.

Kaiser Chiefs live at Frequency Festival Poi finiti i Kaiser Chiefs tanti saluti a tutti, perché dei The Kooks non ne frega un ciospo e dai primi cinque minuti mi accorgo che non vorrei mai sentire live i Seeed fino alla fine dei miei giorni. Ergo a nanna, o quasi.