Quasi non avanza più tempo per scrivere.

Oh, magari fosse sempre così. Certo che quando fatichi anche a scrivere su twitter (e quello viene discretamente, dal mio scemofonino android) figurati se riesci a buttar giù un post coeso e coerente.

Ma ci proviamo, dicendovi cosa si fa. Per solleticarvi nello stalkeraggio.

[perché è vero, soprattutto il 90% delle persone che mi legge su twitter, quelli che non sono aziende o spam, si ricordano le mie cose meglio di me. Posso usarvi come memoria esterna, vero?]

  • Venerdì: dopo aver tentato di tener botta in palestra, sebbene dopo 8 minuti di cardiofitness sentissila mia morte imminente a causa della disastrosa sforma fisica, sono andata a Scandiano. Oh, io c'ero stata una volta per lavoro e non mi ero resa conto neppure che ci fosse 'sta rocca, che non è poi così male, anzi, fuori è bella. Dicevo: al Corallo c'era William Fitzsimmons. Il Corallo è lì, una balera riconvertita in discoteca dove dentro arriva odore di cucina reggiana. E ho pensato veh, che figata. Poi quando Fitzsimmons, uno coi capelli che gli crescono al contrario come dice il mio amico Massimo, è salito sul palco ha fatto la battutina dicendo che avrebbe suonato canzoni scatenate. Lì credo di aver riso rumorosamente solo io. Ehm. Lui poi si è tracannato un'intera bottiglia di Lambrusco, tessendone le lodi: mica scemo. Dapprima col bicchiere per poi scolarla attaccandovicisi. Con la roba che dopo che ho guardato per due ore il tour manager ho scoperto perché mi era famigliare: è lo stesso di Carl Barat.
  • Sabato invece son andata vicino casa a vedere i Lava Lava Love, che ormai stan diventando il gruppetto di radionation visto che 2/4 fanno radio da noi. Noi? Boh, vabbè, continuiamo. Dicevo, son andata a vederli suonare e all'inizio ci siamo abbracciati che sembrava ci conoscessimo da secoli e abbiamo iniziato a parlare di cazzate. Poi loro hanno suonato, e son stati bravi. Peccato che si sentisse maluccio nella direzione dove stavo, dannata roba tecnica del posto. Ma son stati lì, allietanti l'animo. Poi abbiam fatto l'intervista in salafrighi, ed è stata così sconclusionata che si dovrà fare un editing della madonna.
  • Domenica ho fatto anche la radio.

Sono emozionata come se fosse un bimbo (ecco cosa era questo mal di pancia, mh)

Ah, farsi i regali di semestre di compleanno (…)

Twitter    Frannina  Anche se l annunciamo doma ...

Finalmente abbiamo partorito Radionation e-zine. Per i prodotti apple, disponibile sull'itunes store. Non ci sono per il primo numero cose trascendentali, anche perché è un numero zero. Per i prossimi ci saranno anche contenuti che non avete letto su Radionation blog. Però ecco, magari fateci sapere, ché si spera si sia fatta una cosa carina (un paio di persone ieri ce lo han detto e vi devo dire che ha fatto piacere, sebbene si sia un po' scazzata l'uscita che doveva essere un paio di mesi fa, ehm) ma correzioni sono sempre ben accette. Poi per il prossimo numero ci impegnamo tantissimo.

La cosa figa è che siamo i primi su ipad. Nerd fino in fondo.

Allegria? Più allegria.

Credo che venerdì abbia intervistato una delle persone più tristi verso il mondo circostante del mondo. Una mia amichetta su facebook, ha detto "certo che ha la morte dentro, eh". E forse è la miglior definizione possibile da fare. E' stato un po' frustrante, ecco. La cosa incredibile è che poi ti diceva con quell'allure lì "no, ma la gente si dimentica quanto è bello essere in una band. Siamo fortunati". Lì con quel tono che sembrava parlasse dello stupro razziale.

E' un po' la sindrome di Ricky Wilson. Del resto io parlo di Thomas Sanders dei Pete and the Pirates, il cui gruppo ha anche supportato i Kaiser Chiefs, ma ecco, quindi non so, sarà un filone. Rickywilson l'abbiamo visto anche al Frequency come lui, bipolare: zombie fuori dal palco, ma proprio trishte e poi bene o male la porta a casa sul palco. Dici: ok, capiterà. Anche io ci son dei giorni che vorrei sterminare una regione intera e più grossa del Molise e ci sono giorni in cui al confronto il gobbodinotredame musicato da Cocciante è un'opera sbarazzina e con forti eco Rickymartininane. E invece poi gente che conosci lo intervista e anche quel giorno è giù. Non so. Fortuna non sono nelle mie prime 100 band preferite, sennò dovevo presentarmi con la maglietta "Kill the enthusiasm".

Thom però quando abbiamo fatto la foto ha detto: "Mh, avevo gli occhi chiusi, rifacciamola".

Poi se questa cosa diventasse anche una professione sarebbe una figata assurda.

Interview with Sparrow and the WorkshopCi ho questa fortuna qui del poter andare a intervistare le genti che fanno musica, anche se non è davvero un mestiere, o perlomeno non lo è sempre perché il mestiere è quando -sebbene sia anche una fame o la stessa cifra che prendono i bimbi per cucire palloni- ti pagano. Diventasse una delle professione sarebbe una cosa fighissima, anche se avrebbe tanti rovesci della medaglia perché non potresti sempre trattare della gente che ti interessa.

Ma facendo il consueto passo indietro dopo un'inutile cappello introduttivo.
Sabato sono stata al Covo, dove quest'anno pare che non potrò andare spesso perché non sono di una testata importate, ad intervistare gli Sparrow and The Workshop, che sono un gruppo indiefolk con base a Glasgow ma di composizione varia (lei è irlandese cresciuta in USA, a destra il batterista è scozzese, a sinistra il chitarrista gallese). E sono bravi: avevo colpevolmente saltato il primo disco (e quando glielo ho detto me l'hanno regalato facendomi le dediche) e quando mi hanno mandato il singolo da ascoltare sono rimasta totalmente folgorata dalla voce di Jill in primis. Poi mi sono innamorata del cd. Spitting Daggers è un gran bel lavoro, con una grande carica dentro. E fanculo ai critici che si sono sprecati per scrivere che loro faranno all'indie folk quello che gli Strokes hanno fatto al rock. Non ci sono paragoni da fare: ti prendono.

Dall'altra parte, oltre l'intervista, appena finiti i 30 minuti in cui chiunque ci è passato vicino e urlava sebbene vedesse che stessimo registrando (sic) mi han chiesto se volessi salire nel piccolo backstage perché altrimenti avrei preso freddo. E se volevo da bere. E poi abbiamo iniziato a parlare. Davvero di tutto, con una confidenza da amici che si conoscono da parecchio. Del loro viaggiare da soli sul van per tutta Europa e delle distanze kilometriche coperte ("noi domani andiamo a berlino" "con la macchina, e guidate voi due…" "sì sì, ma ci dormiamo solo" "oh, meno male perché dio, saranno 1300 km da qui!" "il giorno dopo poi suoniamo a Copenhagen la sera" "…ah") e boh, davvero di tutto. Poi il grosso problema è stato sia spiegare la Mafia (ma lì, dopo anni di siciliani in albergo so storicamente tutto) nonché ecco Berlusconi. Lì è stato un po' un problema: non linguistico ma ecco, un po' di tutto. Ecco. Perché come spieghi una situazione che non capisci bene neppure te?

Nonché gli voglio ancora più bene perché sia conoscono Parma ("ma certo, da dove viene il prosciutto!") senza che abbia dovuto spiegare robe strane nonché anche Jill mi ha detto che quando è andata in america la sfottevano per la sua erre. Ecco.
Insomma: gente dall'ingegno vivo, che ci piace quindi.

A voi non vi resta che ascoltarli. Domenica comunque ne parliamo ampiamente.

[poi anche tutto il resto delle interviste va qui: un podcast più votato di quelli Rai. Incredibbbile: e io che devo fare ancora le marchette sul blog per pagarmi la benzina]

Ormai è una missione.

Interview with Architecture in HelsinkiNon sono una foodblogger ma sono una che magna, si sa. Abbiamo detto anche questo con Cameron Bird degli Architecture in Helsinki (intervista on air su Radiosglaps domenica prossima alle 22.30), poi lo sentirete.

Loro sono un gruppo che ha un blog, ed elenca un po' tutto quello che succede loro in tour (ad esempio Cameron appena sceso dal van che li ha portati all'Estragon ha fotografato il cartello "keep close this fucking door" per poi metterlo su facebook, per dirvi l'approccio) e parla molto di cibo. Una cosa che dico spesso agli altri, quando capita a Bologna, che noialtri dobbiamo far capire alle persone straniere che gli spaghetti alla Bolognese non esistono. Esiste il ragù. Poi potremmo anche fare una menata su come si prepara il ragù, ma questo è il primo passo eh, perché all'estero c'è ancora questa cosa e dobbiamo eradicarla, che vi credete.

Poi gli Architecture sono australiani, dopo se tornano a casa chi glielo spiega più.

[bello l'accento australiano, vi dirò. A sto punto ho problemi solo con gli americani del New Jersey. Peccato che della musica americana mi piacciano solo quelli che vengono dal NJ]

Oh, aiutami a stare dove si può e prenditi tutto quello che ho.

Francesco De Gregori live at Fuori OrarioCheppoi d'un tratto a metà concerto è riecheggiato, alla mia destra un "DAJE PRINSCIPE" con un accento che non sentivo da un po'. Laziale, diciamo. Ma eravamo a Taneto di Gattatico, in quell'arci dove mi garbava assai andare perché facevo l'aperitivo non del tutto secco come mi capita negli altri locali ma c'era salume ed erbazzone. Solo che non so, secondo me siccome sapevano di fare il pienone per De Gregori c'era solo la pasta: era buona, ma mi resta la voglia di erbazzone fissa qui.

De Gregori ha solo tipo mi pare 350 giorni circa in più sulle spalle di quell'altro che fa clippini. Io non è che voglio evidenziarvi la differenza, ma c'è. Vogliamo trovare il pelo nell'uovo a cosa non potrebbe andare nel suo tour? L'amalgama nei musicisti nuovi, la voce della violinista che a fare i cori c'entra poco. Ma lui? Lui è un grande. Mica quell'altro là, su facebook. Che ve lo dico affare. Poi quando dopo i bis commosso come è aggiunge altri 4 minuti alle due ore suonate, due ore intere piene che i giovani mica te le fanno, anche la cover di A chi di Leali gli perdoni se ha saltato alcuni brani di quelli storici, perché chettefrega, è stato bello. E intenso.

E purtroppo alla mia destra, sempre lì, manco fossi chissà, c'era anche il tizio che mi è stato addosso tutto il concerto: avambraccio pelosissimo e gomito rasposo che se avessi preso più barattolini omaggio Nivea alla blogfest cioè glieli avrei regalati tutti lì. Come fai a commuoverti sulla donnacannone quando hai il vicino così. Uff.

Ossignore, ma come si fa.

Minchia il New Jersey.

Oh, me lo dicevano anche giorni fa che io sono stata music evangelist di Jimmy Gnecco in Italia? Quanto ve le ho sbomballate con Gnecco? Tanto. Anche se dopo che l'ho incontrato, intervistato e cose oh, son stata buona e ho mantenuto la promessa di non romperle più per un pochino.

Ecco, oggi è uscito fuori la notizia che Jimmy potrebbe essere il nuovo cantante dei Velvet Revolver.
Ve lo dico io: è confermata. Jimmy ha già fatto da voce nel road benefit di Slash, nonché ha confermato il suo trasferimento dal NJ alla California nel suo ultimo show al Culturfix.

Ora il problema è che a me i Velvet Revolver dicono poco e nulla e se è così mi sento come dire lacerata internamente. Questa è una grande notizia per Jimmy e un riconoscimento alla sua bravura, ma ecco, io amo la sua musica, amo gli Ours. Sarà molto difficile questo per me. Però ecco, temo che andrò a vedere tutte le date o simili.

L'altra cosa è che i Gaslight Anthem ecco, è confermato anche questo da ieri che son passati a major, alla Mercury. Io ve l'avevo detto subito dopo l'Iday. Per me è una roba brutta perché spesso quando gli artisti passano a major li perdi un po' nel contatto, non perché loro se la tirano, ma perché c'è passamano e cose così, tante persone in mezzo. Però anche qui, son contenta per loro. I Gaslight sono una delle robe più buone uscite dall'america nell'ultimo quinquennio. Spero nel botto totale globale e dire "io lo sapevo". Così, non per essere tronfi, ma per dire che è bello sapere di seguire la buona musica.