Il mio amministratore potrebbe essere un bravuomo in un paese di narcolettici.

Buongiorno,
con la presente sono a informare che nel condominio e principalmente nella vostra scale stanno avvenendo fatti incresciosi quali danneggiamento a serramenti condominiali e privati, schiamazzi in orari notturni, ecc…
Per quanto sopra sono a chiedere eventuale vostra disponibilità ad un incontro straordinario per porre fine alle lamentele.
Resto a disposizione.

Cordialmente.

Posso dire, come fu per Berlusconi, che anche io non ho scelto questo amministratore di condominio. Ma siamo così culi pesi che non abbiamo mai voglia di andarcene a cercare un altro. Così ce lo dobbiamo tenere, lui e il suo onorario che tutte le volte mi fa esclamare un tenero “apperò, mica cazzi eh”. No. Purtroppo non riesco neppure a dialogare con lui. Sembra un po’ come se io parlassi un linguaggio diverso. Non mi caga mai le mail ma spesso se ne esce così.

Ora vi dico cosa è successo di nuovo.

Sapete che il mio condominio è un po’ pieno di artisti, diciamo così, no? Cosa che se facessi suonare i Prodigy qui nel cavedio condominiale anziché a Rho non si noterebbe la diversità acustica rispetto alla normale attività del nostro civico. Sicché in questi giorni, mentre io scatarravo e scaldavo il mio pupazzo meglio di un accumulatore termico, son successe simpatiche cose: come il trovare condom usati un po’ dappertutto. Il bello anche sul cancellino della porta di casa (è figo aprire al corriere che ti porta il nespresso con il ferro tutto decorato come se fosse l’alberello natalizio, veh) e non solo un po’ ovunque negli spazi comuni. E poi sempre codesti rumori che, mentre vi scrivo qui a orari marzulliani, ricordano molto l’accoppiamento selvaggio con il ferr… mh, un momento.

Ecco. Però, per farla breve: io sto nell’altra scala.

Funeral.

Partecipare ogni tanto a un funerale classic serve eccome. Serve soprattutto a riflettere sulle famose 101 cose da non fare enunciate da Daniele Luttazzi.

In particolare se si tratta del tuo, di funerale. Perchè il problema è che quando tocca a te, difficilmente riesci a farti capire.Tutti sembrano non aver voglia di ascoltarti. E allora, per favore, vi dico un po’ di cose in anticipo:
– lasciate perdere le frasi tipo “era un brava ragazza” (probabilmente è vero, ma con qualcuno forse sono stato anche davvero stronza).
– se avete altro da fare non venite. I funerali – per definizione – si organizzano sempre quando la gente lavora o ha altre cose importantissime da fare. Quindi avete la giustificazione.
– se invece decidete di venire, vestitevi come vi pare ma evitate le giacche, io non ne avrei una da mettere al vostro funerale. E tanto lo so che di solito non andate in giro conciati così.
– anzi, adesso che ci penso se veniste tutti vestiti da Blues Brothers e o vi faceste i capelli colorati come abbiamo fatto al matrimonio di Dana sarebbe un’idea divertente.
– se durante la funzione per ingannare il tempo vi scappa una conversazione sul calcio, non c’è problema. Ma per par condicio dedicate uno spazio in coda anche agli sport minori.
– la messa vi annoia? Potete uscire a fumare una sigaretta, vi capisco. Sicuramente a me non darà più fastidio agli occhi.
– se vedo un fiore nel raggio di un chilometro vi maledico. Piuttosto adottate un bambino a distanza
– niente musi lunghi, please. Anzi vorrei proprio che socializzaste. Dopo tutto sono cose che capitano una sola volta nella vita
– se dovete rivangare episodi divertenti o imbarazzanti del mio passato, fate pure. E se vi serve “colorire” per essere più divertenti, è ok. Davvero. Ma rispettate le regole di sempre: fino al 20% è senso dell’umorismo, oltre il 20% è calunnia
– in ogni caso nella tasca dei pantaloni dovrei avere un biglietto con le tre canzoni da suonare al mio funerale. Se nel frattempo non ho cambiato idea, sono: 1. “E-bow the letter” dei R.E.M. 2. “Marquee moon” dei Television (tutti i 10′ e 40″ della versione originale, grazie, fatelo pet me); 3. “Another day in the sun” dei Moffs (lo so, non sapete chi siano: comunque c’è il 45 giri originale sotto lo stereo…)
– ah, se ho avuto il tempo di registrarla, ho lasciato una videocassetta con un messaggio per ciascuno di voi. Dovrebbe strappare qualche sorriso e magari anche qualche lacrima, ma così almeno avete un alibi.
– per tutti: se mi volete bene violate la legge: dovete semplicemente gettare al vento le mie ceneri cercando di ripetere alla lettera la scena dello spargimento di ciò che resta di Steve Buscemi alla fine del Grande Lebowski.

Volemose bbene.

Non capisco perché da quando ho detto che (per due testate) mi hanno dato da intervistare (solo dopo 9 mesi) Tom Meighan dei Kasabian:

  • Mi è tornata la tosse
  • Ho vomitato la cena
  • Mi sono data la sciarpa nell’occhio sinistro

[dopo questa inizierò a rompere per altre interviste, debbo fare l’elenco? Spero solo di metterci meno di nove mesi: un parto]

Metti la cera, togli la cera.

Ho scoperto che, se ho una temperatura maggiore uguale a 38°C rilevabile attraverso uno strumento modernissimo chiamato termometro da ascella la mia ansia vivendi va a farsi fottere.

Ora, si chiede il giovane sperimentatore, come è possibile mantenere questo stato di benessere?

[a 39.2 tipo, passa anche la fame. Si risolve tutto]

Il blog che mancherebbe, dai.

Un po’ di tempo fa mi sono preso la briga di evocare un blog che non è mai esistito e un blogger che non sapeva di esserlo. Blaise Pascal: se avesse avuto un blog sarebbe stato il migliore di tutti e avrebbe anche fatto razzia di blogAwards, ma alla fine lo avrebbero smascherato. Perchè è facile distillare un aforisma al giorno se non hai tra le palle un bambino di tre anni che per ogni cosa ti chiede un perchè.
Insomma ci ho pensato un po’ e… forse la nostra vita sarebbe stata più semplice e chiara se avessero avuto un blog anche loro:
Oscar Wilde (per sapere se le sue tattiche, almeno all’epoca, funzionavano)
Mozart (per sapere se ci era o ci faceva)
Beethoven (per vedere se ci cascava. E attivava i segnali sonori di Windows)
Tim Buckley (così sapremo finalmente come dividere la produzione postuma dalla post-produzione postuma)
Nick Drake (per chiedergli se, insomma, alla fine della fiera, lo ha fatto apposta o no)
Ian Curtis (forse non si rendeva conto di aver sdoganato il nero come colore d’abbigliamento preferito per i sucecssivi 25 anni)
Brian Jones (ci avrebbe detto della sua passione per il nuoto)
Jimi Hendrix (altro che diari di Bukowski, credo)
Janis Joplin (per fare pulizia sulla ridda di voci riguardo ad alcune sue abitudini sessuali)
Syd Barrett (ieri per dirgli di andarci piano, oggi per chiedergli dov’è)
Saddam Hussein (virtualmente può ancora aprirlo un blog, tecnicamente un po’ meno. Ma un paio di cosette da spiegare le avrebbe eccome)
Renato Curcio (per leggere in tempo reale le rivendicazioni di ogni singola azione delle BR)
Enzo Bearzot (per toglierci un peso dallo stomaco: siamo stati davvero costretti a comprarci quel pareggio col Camerun?)
Paperino e Topolino (per sapere se, una volta fuori dalle storie, avevano il pemesso di farsi una birra insieme. E per sapere del progetto-autostrada tra Paperopoli e Topolinia)
Simonetta Cesaroni (per poterle scriverle: senti, stasera è meglio che stai a casa)
Papa Luciani (perchè gli stava per scappare qualcosina)
Giulio Andreotti (ovviamente non avrebbe detto mai un cazzo di comprensibile, ma forse avremmo qualche elemento in più per capire se Marco Paolini è un genio o solo un mercante di liquore)
Ernest Hemingway (per sapere in quali case ha realmente abitato e quali bar ha effittivamente frequentato tra tutti quelli che ci spacciano oggi in giro per il mondo)
Jon De Mol (magari qualcuno avrebbe intuito qualcosa prima che fosse troppo tardi)
Gesù (perchè così avremmo almeno un cazzo di Vangelo scritto in prima persona)
Stanlio e Olio (chissà, avrebbero fatto outing in rete…)
Marylin Monroe (avrebbe scelto lei stessa i contenuti del suo fotoblog)
Elvis (perchè magari la storia del gemello che lo ha sostituito è vera e ce lo avrebbe pure detto)
Cristoforo Colombo (per fermarlo in tempo)
Karl Marx (per sapere se ci credeva davvero)
Kurt Cobain (capiremmo come ha fatto a non trovare nulla di meglio di Courtney Love)
Benito Mussolini (per avere un elenco completo di quelli che stavano dalla sua parte e confrontarlo con quello di Vespa)
Woody Allen (perchè verrebbe fuori che questa storia della psicanalisi è solo un’enorme balla trendy)
Paul Tibbets (per sapere se a suo tempo ha depositato in segreto i diritti di “Enola Gay” e “Hiroshima mon amour”)
Federico Fellini (perchè preso per tempo sarebbe stato più semplice smascherarlo)
Charles Manson (perchè scriveva bene, era un pensatore brillante e aveva ottimi soggetti. In più era portato per le sceneggiature forti)
Mick Jagger negli Anni ’60 (per spiegargli che l’unico modo per restare immortali è morire giovani o fingere la propria scomparsa)
Bob Beamon (perchè se c’è uno che ha venduto l’anima al diavolo, è lui. E vorrei sapere quanto costa)

Quando accadrà sarà sempre troppo tardi.

Broken heart and broken bones
Think of how a castrated horse feels
One more quirky cliche’d phrase
You’re the one I wanna refill

In the someday what’s that sound?

[ Nirvana – I Hate Myself & I Want To Die ]

L’ultima volta che ero a passeggiare al cimitero, a Budapest, con la mamma, ho detto una cosa che tipo, siccome adesso nella mia vita nessuno mi ha cagato, forse sarebbe stato meglio che anziché cremarmi mi fossi fatta fare uno di quei monumenti funebri enormi, dove qualcuno deve sbatterci per forza il naso. Così, per rompere i coglioni.

Come del resto se mi faranno scegliere l’opzione “terrorizza chi avevi sulle palle per un po’ di tempo”. La scelgo subito. La storia del venirvi a tirare per i piedi e cose. Continue reading “Quando accadrà sarà sempre troppo tardi.”

Ho trovato delle frasi che mi hanno colpito.

 

Sii come le onde del mare, che pur infrangendosi contro gli scogli
hanno la forza di ricominciare.

— Sergio Bambarén —

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Mia mamma prima mi ha mandato una mail così. Mia mamma ha capito che non è un periodo che riesco a parlare. Sarebbe uno di quei periodi in cui rimpiango di non essere morta. Ma che devo fare, sto zitta, cerco di dormire il meno possibile perché ogni volta che dormo ho incubi, sto buona, cerco di piangere senza farmi vedere e fingo di sorridere tantissimo quando sono in giro, quando vedo gente, quando parlo al telefono o faccio radio. Perché sennò ti fanno domande, ti chiedono, non capiscono, non pensano possa essere possibile. E tu lì che non riesci neppure a respirare, ma che ti dispiace vedere qualcuno che si preoccupa perché. Non qualcuno: la mamma. Perché avresti voluto lasciarla fuori da tutto. E quindi la cosa è doppia: soffri ma ti devi sforzare a non darlo a vedere, perché far soffrire qualcuno a cui vuoi bene è anche peggio. Capite perché spesso dico che era meglio non esserci più? No, non capite.

If you've got no kind words to say/ You should say nothing more at all

In realtà mi do noia da sola.

Vivere quotidianamente con me deve essere due palle tante, me ne accorgo anche io quando mi osservo dal fuori. Il bello è che se molti pensano che uno si possa migliorare posso dire che non è vero: non si riesce neppure ad accettarsi e pensare di essere contenti quelle poche volte che si sta bene. Il fatto è che quando stai bene non è che riesci a pensare “oh, sta sculando, che bello”. Non pensi. Stai in uno stato che ancora speri e desideri sia di normalità.

E quando stai male non è che riesci a reagire. Ti accomodi a letto, con la forza di un mociovileda, e boh, subisci. Il fatto è proprio questo: si subisce, cazzo d’altro vuoi fare. Anche quando non dormi, perché stai male, cosa vuoi fare? Metterti a fare altro. Insomma è come uno sciopero che subisci, quello della salute. Quasi.