C'era tutto un sistema cooperativico (!) dietro.

Io ci ho sempre avuto idee strane in testa, perché se le cose non mi tornano le devo per forza far tornare. In un modo o nell’altro eh, se non mi do una spiegazione logica non mi ricordo neppure le cose. Però questa di dover far tornare in qualche modo le robe posso dire che era una cosa bellissima per matematica e chimica perché potevamo considerarlo il metodo Fiorinì, ossia te lo faccio tornare apposta a volte serve.
Quindi io avevo risolto in modo fantasioso un dubbio che non doveva attanagliare alcun bambino: Babbo Natale e/o la Befana, esistono?
[cioè: perché chiederselo? Vi ci voglio a voi a crescere a Chianciano col nulla attorno. Alcune domande te le ponevi. Mica esisteva ancora la internet, sky e robe così]
Per me inizialmente non potevano esistere. Insomma, mica potevano averci spie ovunque, io non scrivevo la letterina e sicuramente quindi dialogavano con i miei genitori. Oppure quando scrivevo la letterina non arrivava un cazzo di quello che chiedevo o solo il 10%. C’era quindi sicuramente una falla nel sistema da capire.
La prima spiegazione plausibile fu che le aziende di giocattoli producevano in surplus e verso Natale davano più giocattoli a basso costo o quasi gratis a questa fantomatica organizzazione Babbonatalesca, che siccome girando vedevo tanti babbonatali di diverse taglie avevo capito che quelli vestiti di rosso erano dei co.co.co.pro.
Poi arrivai dopo un paio di Natali alla versione definitiva: Babbonatale o la Befana non esistevano come figura in se ma in realtà erano, diciamo, una organizzazione di facciata per mezzo della quale i genitori demandavano i regali ottenendo prezzi di favore e poi le facevano distribuire da tizie vestite da anziane per l’occasione o tizi vestiti da anziani rossi per l’occasione, in modo quindi da far guadagnare qualcosa e creare posti di lavoro.
Il problema è che proprio non mi ritornava la storia del gratis, quindi sì, all’inizio pensavo che i genitori mettessero una quota, poi direttamente che fosse un servizio pagato dai genitori per mantenere il tutto e poi ridistribuito in modo proporzionale.
Poi, mica potevano entrare in casa senza chiavi, ‘ste figure mitologiche con la scopa o con le renne (le renne, poi diobono)

Non saprei, era grave?

Oh Semmelweis, oh Semmelweis.

Tipo che questa cosa me l’ha ricordata mia mamma che l’ho scritta qua. Non ho memoria, tsk.

Chastity Belt at the Semmelweiss Medical MuseumRiassunto bla bla puntate bla bla.

Ignác Fülöp Semmelweis era un dottore in medicina ungherese, che nacque a Buda, studiò a Pest e poi andò a esercitare a Vienna. Fece la geniale osservazione (che a noi può sembrare una cazzata ma vi ricordo che molti non si lavano ancora le mani dopo aver defecato e poi magari confezionano i vostri panini) che i medici prima di andare ad assistere malati si facevano un giro in sala settoria, spippolavano un po’ coi cadaveri, sezionavano e poi tac: andavano là e mettevano le mani nei posti dove non batteva il sole. E poi stranamente giù le donne morivano di febbre puerperale che non si spiegava eh. Solo che per aver detto questo gli dissero “torna da dove sei venuto, stronzo” (sempre lì, siamo) e lui ritornò mogio, depresso, dishtruttoh in Buda.

C’è questa cosa qui del suo museo nella casa natale proprio in zona Buda, nel quale trovate anche questa comodissima cintura di castità coi seghetti (brr) lì nei due buchi che potrebbero essere usati anche per scopo (!) ricreativo oltre che deiettivo. Ma approfondiamo (…) Continue reading “Oh Semmelweis, oh Semmelweis.”

Certo, poi uno va a fare yoga.

Non so cosa ci sia di più odioso delle persone che parlano a voce alta nel bagno turco, che poi per la conformazione dello stesso la voce tende al rimbombo. Due coglioni immensi: perché te arrivi lì dopo esserti smontato fisicamente (tipo oggi), stanco (tipo oggi) e con un raffreddore tanto (tipo oggi) e quelli lì chiacchierano della loro vita. Poi dici: fosse intelligente. Ci potessi fare un post sul blog. E invece no, neppure quello. Si parla di gente che viene in palestra, si rivede nel bagno turco e in mezzo al vapore va a parlare che domani c’è la cena e se non viene quello, e se non arriva quell’altro. E che due coglioni. Così.

Il fortissimamente volli non vale.

Quest’anno sono riuscita a fare tutte le cose di cui non mi fregava un cazzo. Non è una cosa bella, lo so, concordo anche io. Fortunatamente però tutte le cose di cui non mi fregava un cazzo, col senno di adesso, sono anche piuttosto fighe.

Quindi che pensare?

Che me ne devo strafottere un po’ di tutto, probabilmente. Perché poi magari posso sempre farmi venire l’attacco di panico 30 secondi prima o ci pensa il mio intestino per me. Semplice.

[sì, di tutte le cose che vorrei NEPPURE MEZZA]

Non so, altro?

Ero in hotel e a colazione stamattina c’era mi sa un cd natalizio di quelli dell’Antoniano, con i bambini che cantano con tutti gli accenti sbagliati rispetto all’italiano. Cosa che se a metà colazione avessi detto gli accenti come loro avrei vomitato. Ma vabbé, diciamolo: se c’è una cosa che odio dippiù delle canzoni di Natale sono i bambini che urlano.

Indovinate quindi chi faceva la sua rilettura punk a 118 decibel urlati sopra Piva Piva.

Oh, io l'ho detto niente invidia eh.

Ogni volta che qualcuno mi chiede come vada non so che rispondere. Qua la vita già per tutti è un succedersi di alti e bassi continuo, ma qui per me è proprio a livello montagne russe. Non parlo più qui sopra di alcuni aspetti della mia vita perché non tutti sono molto aperti a leggere e basta delle cose, così, senza essere pronti a sparare giudizi. Perché è così: essere italiani significa essere cresciuti come zitelle chiacchierone invidiose degli altri. Nel profondo proprio. Non è capace il popolo italiano di alzare le spalle e di dire “ah, sticazzi”.

E poi perché penso che parlarne qui sopra porti ‘na sfiga della madonna.

Però è bello quando spesso mi esce di dire su twitter o altrove del rapporto con mia mamma e tutti mi dicono che è ganza. In fondo è molto vero: in questi anni dove ho girato con lei per diversi motivi (perché fondamentalmente non sto bene, perché mi da noia girare sola, perché la mia famiglia è solo lei) un po’ tutti, escluso quelli che si chiedevano se si rompesse le palle a seguirmi. A volte viene lo scrupolo anche a me, anche perché a me basta nulla per sentirmi in colpa, visto che è la mia indole. Poi scopro che a volte no, e a volte sì. Ma del resto succede anche a parti invertite.

In questi anni ho cercato di proteggerla, più che fare la figlia. Forse sbagliando, perché non ci si sostituisce ai ruoli, come ho detto a chi ha chiesto se si possono sostituire figure paterne. No, ognuno dovrebbe naturalmente occupare il pezzo del puzzle naturale. Solo che a volte ci sono delle vicissitudini e si hanno caratteri diversi. Io ho sempre visto mia mamma come una persona da proteggere. Anche ora spesso non le dico tutti i cazzi che ho: lei ha imparato a vedermi silenziosa in casa, credo soffrendo. Una volta le ho spiegato che non era per egoismo il mio stare così chiusa in me stessa, ma è l’unico modo che ho per cercare una spinta che mi faccia ripartire, un qualcosa per continuare a lottare nei vari settori. Non le ho detto per diverso tempo di quanto fosse grande la mia malattia, ma l’han fatto gli altri. Quello purtroppo è diventato il punto di svolta in cui le devo dire sempre come sto fisicamente. E ogni giorno è un troiaio. E mi pesa un casino dover dire tutto, anche perché spesso nascondo anche a me stessa come sto.

E lì alcuni a dire che ho sbagliato: come se voi foste nei miei panni. Come se voi aveste vissuto quello che ho vissuto io. Ognuno reagisce come vuole, poi se è sbagliato sono cazzi suoi.

Non dovete invidiarmi mia mamma, dovreste invece capire che nella mia microfamiglia pur essendo condensate al midollo abbiamo trovato un equilibrio molto buono. Tipo che almeno lei mi capisce se a Natale invece che impiccarmi alle lucine ho voglia di andare in giro come una scema dimenticandomi di tutto e tutti. Ci si sforza a capirsi, quello che gli altri nei rapporti umani non fanno. Sappiate che è un consiglio anche per i cazzi vostri eh, funziona.

Ma era una vita fa eh.

Un po’ come quando ierilaltro han passato in radio you oughta know della Morrisette e son stata lì a dire che madò, quella canzone a momenti ha la maggiore età. Son passati eoni. Pensate che calciavo la palla pure io sui campi. Non vorrei fare come l’ex presidente del consiglio che una volta disse che fu operaio anche lui, ma io non vorrei finire in quel modo eh.

Stasera guardavo il Barcellona e pensavo “ma guarda che giocatore Messi”. Domenica parlavo della Juve e continuavo a dire “sì, però questo e quell’altro”. Da una parte è bello vedere che siccome il calcio resta soprattutto uno sport con delle regole di base non ancora stravolte dal coglione di turno (Allarghiamo le porte! La moviola in campo!) è come riandare in bicicletta quando lo vedi. Certo che per ora mi cambiano tante cose: non farei più le trasfertone. Non mi prenderei più ore di freddo/caldo/pioggia. Non mi incazzerei più coi bagar… no, un momento, quello lo faccio ancora per i concerti quando li vedo fuori con le mazzette di biglietti. Ehm. Non vado per via della tessera del tifoso. Non so che dire, mi da fastidio essere diventata tifosa da poltrona, in un periodo in cui per vederti il calcio comunque devi pagare o ravanare negli stream. Boh.

E in tutto questo ringraziamo la Juve che ci tiene liberi durante i mercoledì di Champions! (sisamai eh, i concerti…)

 

 

Ma che addominali scolpiti: la colite!

Non so quanto possa essere bello. Ma noto che ormai ho sempre la pancia sì gonfia e dura che boh, davvero sembra che non abbia un addominale con adipe ma l’addominale lavorato da mesi di palestra. Io ve lo dico: altro che diete, seghe varie: fatevi venire una malattia infiammatoria cronica dell’intestino!

Starete spesso al bagno, perderete peso (nei posti sbagliati), vi sentirete spossati come una damina svenente dell’ottocento, le malattie croniche intestinali sono anche divertimento snob: sopportando loro imparerete a sopportare trequarti della popolazione mondiale. Una figata. Voi non capite.

(eh)

Chi? Che? Cosa?

Sì, lo so, il template fa cagare, la grafica fa cagare. Ma capitemi: non sarei andata via dal decadimento splinderiano solo per questo, per riallestire tutta casina.

Si fanno riflessioni di qua dicendo che forse chi ha comprato la piattaforma era interessato a blogger in base a “la loro autorevolezza, capacità, visibilità pregressa”. Beh, perdere in 48 ore sia me che personalitàconfusa non mi sembra un grande passo avanti se si vuole tutto questo. Ma si sa, ormai dei diaristi non frega più una mazza a nessuno, sebbene i blog siano nati e sussistano ancora per questo, al di là delle paturnie da wannabe e guru.

Il fatto è che siamo cretini: abbiamo aspettato oltre un anno dai primi segni della decadenza. Sono cretina perché io contrariamente ad altri anziché sminchiarmi per metter giù la grafica preferisco passare il tempo a scrivere. Sebbene oh, ‘sta grafica sia molto meh, ma vi ci voglio a trovare qualcosa di decente: mi fa schifo tutto. Cerco di cambiare tema da un anno anche su Radionation e non trovo nulla che mi aggrada. Ma dicevo: ci sta anche bene. Siamo pigri, la internet non è per i pigri.

Ora -mioddio- dovrò tipo personalizzare il tutto. Non mi va. Checcazzo. E questa poi è la settimana di cazzarola-quanti-concerti-e-domenica-i-Kasabian.