Il Belpietro della vergogna.

Qui mi sa che tutti si fanno delle idee sbagliate.
Nuova di ieri è quella gaffe del Giornale di Belpietro che attribuiva alla ministra Turco una proposta di legge sull’eutanasia. [vedi immagine del titolo da Mantellini]
Conseguentemente, a mio avviso, la ministra ha una reazione sproporzionata all’offesa, oserei dire quasi uno shock anafilattico. Quindi anziché liquidare con fair play e un sorriso che mostra il buon lavoro del suo dentista l’accaduto con "eh, vedete, il centrodestra è alla frutta e non sa più cosa inventarsi. Pensate, magari verranno anche a rovistare nella spazzatura per vedere se ci laviamo!", ha reagito come se fosse un’offesa verso la decenza, Iddio e il mondo intero l’aver proposto una discussione simile.
Cioè, lei che ha proposto l’estensione del parto con l’epidurale [già c’era, magari mancavano gli anestesisti] e il ritocchino per la quota personale di tetraidrocannabinolo. Mi aspettavo maggiore elasticità mentale, diciamo così.
Il punto strettamente giornalistico è uno, vuol dire che al Giornale non controllano bene le fonti. E titolare a tutta pagina con una notizia non ben controllata vuol dire che, insomma, anche quando si parlerà di notizie meno ad ampia diffusione come minimo si saranno affidati a fonti non proprio efficacissime [come, che ne so, al pescivendolo rionale di Sassuolo per una chiacchera che circolava da suo cugino a Pescasseroli per una cosa avvenuta dentro il ministero della Ciospa a Roma].
Il punto due è che invece la Turco, per essersela presa così tanto, non è che sia furbissima. Parecchi in Italia, al di là della Fede, vorrebbero una discussione sull’eutanasia. Noi che di famiglia siamo di substrato cattolico periodicamente controlliamo le vie di accesso alla Svizzera, perché se butta male là, insomma, andremmo a risolvere quello che è diventato un problema in una società civile, ovvero scegliere come morire. Diamine, e poi di base noi ci si avrebbe il libero arbitrio.
[Poi mi scapperebbe tutto un mio solito discorso che è meglio fare quando mi trovo nel mio ambiente di studio, così i colleghi di università mi guardano male e mi evitano pensando che io abbia idee rivoluzionarie.]
Vado quindi a chiudere con un articolo di Pietro Yates Moretti, che riflette il mio punto di vista.

Rimembranze: il Trasporto della Macchina di Santa Rosa.

Non sono viterbese, perlomeno né di nascita né di famiglia, ma sono orgogliosamente figlia di una delle prime e migliori guide turistiche della Tuscia. Mia mamma mi ha sempre portato con lei in giro quando aveva gruppi e ciò ha contribuito, presumo, alla famosa apertura mentale e all’irrequietezza cronica. Fin infatti dall’età di cinque anni sapevo a memoria le spiegazioni su monumenti e storie varie di interesse turistico, ora a ventitrè riesco a ricordarmele tutto tipo audioguida e a rigirarle a voi -felici nevvero?- e a dire a mia madre ora cinquantenne dispersa per i tumuli di una necropoli quale sentiero percorrere facendosi guidare al cellulare.

Una cosa che sentivo che sempre i turisti ammiravano alla mia genitrice era il modo piuttosto brioso nel raccontar cose. O perlomeno godibile all’ascolto, non qualcosa di asettico, libresco (diciamolo, in modo diverso dall’enfasi della Massironi quando presentava i Bulgari) e prettamente architettonico. Ecco, lì di mia mamma quando eravamo di fronte al Duomo o si era sotto il Palazzo Papale, oppure quando si trovava aperto il sodalizio dei facchini di Santa Rosa ricordo gli aneddoti sui miracoli della Santa che le aveva tramandato la nonna, sebbene ella fosse di Pitigliano.

Fattostà che dopo prodigi e miracoli (signori, parliamo del 1300) la fanciulla arrivò a morte pochi mesi dopo del personaggio storico di cui aveva previsto la morte, ovvero Federico II. Ebbene , il 6 marzo 1251, probabilmente dal riacutizzarsi di tubercolosi o altre malattie (era andata in esilio in montagna, diciamo potrebbe essere stata una polmonite, vah). Fu sepolta nel cimitero della sua parrocchia, Santa Maria del Poggio la cui chiesa ora è chiusa ed è ricordata dai viterbesi con il nome di Crocetta, dove vi rimase fino al 1258, anno in cui, si dice, Rosa apparve in sogno a papa Alessandro IV e lo pregò sentitamente di traslare le sue spoglie al Monastero di Santa Chiara a San Damiano (oggi diventata chiesa e monastero della santa), luogo che non la accettò da viva in quanto sprovvista di dote perché di famiglia umile. Ebbene, come era possibile però individuare il corpo che poi risulterà incorrotto? Rosa disse al papa che sarebbe nata e sbocciata sul suo sepolcro proprio una rosa, e così fu e il corpo della Santa venne riesumato e trasportato a spalla da quattro cardinali e dal Papa Alessandro IV, fino al monastero. Il corpo incorrotto fu trovato cosparso dagli stessi intatti boccioli di rosa che le erano stati posti al momento della sepoltura e la tradizione aggiunge il ritrovamento accanto a Rosa di manna odorosa, simbolo della santità raggiunta. Il corpo però venne danneggiato da un incendio appiccato dalla noncuranza di alcune suore due secoli dopo, e si conserva comunque ancora in uno stato incorrotto di mummia naturale.
Il trasporto viene proprio effettuato a memoria della traslazione. Ma non più da prelati, ma dai facchini di Santa Rosa. Essere facchino è orgoglio di ogni viterbese maschio, e a volte l’appartenenza è tramandata di generazione in generazione. Hanno una particolare divisa, composta da: camicia bianca, pantaloni bianchi alla zuava, calzettoni bianchi, scarponcini neri con stringhe, fazzoletto bianco legato in testa “alla pirata” e fascia rossa in vita;i colori hanno il un significato simbolico: il bianco indica la purezza, in onore della Santa ed il rosso deve riportare alla mente l’abito cardinalizio dei primi uomini che trasportarono il Santo Corpo. il Capo Facchino e le guide hanno al contrario i pantaloni neri e una fascia con i colori di Viterbo (giallo e azzurro) a tracolla.
I facchini sotto la macchina (alta 30 metri e quindi si vede sovrastare i tetti del centro storico) sono detti ciuffi, e sopportano sulle prime vetebre cervicali un peso di circa 80kg, protette solo da un cuscino di cuoio. Altre "mansioni" sono quelle svolte dalle spallette, le stanghette, le corde e le leve. Perché la salita verso il santuario è circa del 12% e viene fatta di corsa. Bisogna dire che una volta, prima della partenza, ai facchini veniva impartita la benedizione in articulo mortis visto che molti non riuscivano ad arrivare al "traguardo". Ciò nell’era moderna non si è mai effettuato, e il parroco di San Sisto mi assicurò che non era più solita farsi.

Un riassunto del tutto lo trovate in questo vecchio post.

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Ecco, della mia infanzia ricordo alcune cose del trasporto. Quelli che al comune ti sfrattavano per la finestra migliore, i tramezzini mangiati al rinfresco… ah, il rinfresco. Una cosa meravigliosa. C’era chi era educato e mangiava lì e invece c’erano gli assessori che mandavano moglie e parenti al saccheggio per poi libare nei loro uffici. Già, perché al comune ci si andava ad invito, fortunatamente, e lì infatti doveva esserci gente in. Talmente in che pareva Pappalardo sull’Isola alle prese con il cibo.

Per chi volesse può guardarsi il trasporto in tv. I laziali di geografia possono sintonizzarsi su super3, i possessori di Sky sul canale 819 (telepace). Maggiori informazioni in codesto popup. Il trasporto è comunque la sera del 3 settembre, alle ore 21 circa.

Per chi vuole avere un’idea del trasporto in piccolo può guardare le foto fresche di pubblicazione di Tusciaweb del trasporto della minimacchina, fatto dai giovini facchini :)

Rimembranze: il Bravìo delle Botti.

Questa settimana vanno a coincidere due feste patronali di cui io ho memoria. Se una non riesce a meritarsi il nome di festa patronale ma di festeggiamento dell’intero paese esso è il Bravìo delle Botti. L’altra, che ha invece una patrona nel sacco, è il trasporto della macchina di Santa Rosa. Questo sglaps quindi abbandonerà per pochi post il livello cazzeggioso e surreale per divenire divulgativo, scusateci.

Orbene andiamo con ordine.
Il Bravìo andava ad essere effettuato l’ultimo fine settimana di Agosto, ad appendice di una settimana precedente che prevedeva la domenica precedente la cena del Panno [si presentava al popolo il drappo dipinto che poi si consegnerà ai vincitori in dono, ma soprattutto da lì in poi si mangiava… pici, i lunghi spaghettoni di pasta acqua e farina tirati a mano, e nana, ossia l’oca, su tutti. Ma soprattutto il vino rosso immancabile] fino a scivolare alla corteo dei ceri del giovedì [insomma, in antichità tra dispendi vari di moneta si offrivano i ceri a San Giovanni, e naturalmente chi lo offriva più grosso, il cero, era la contrada più ricca e abbiente].
Ma in cosa consiste codesta festicciola? Il Bravìo consta nello spingere una botte, del peso di 80kg circa, lungo un percorso in salita di circa due km (dicasi 1800 metri). In antichità lo si disputava a cavallo, dal 1971 a piedi. Gli spingitori non sono del luogo, perlomeno venne cambiato il regolamento dopo che in paese non si reperirono più giovini atleti [la preparazione inizia ad Aprile, signori miei sappiate che le vie poliziane sono piuttosto irte, e non è per niente facile la "corsa"]
Il corteo storico inizia circa alle ore 16, per poi culminare alle 19 nell’inizio del Bravìo stesso. Gli spingitori delle otto contrade aspettano i rintocchi del campanone del comune [notare sotto come il palazzo del Michelozzo somigli nelle fattezze così a palazzo Vecchio di Firenze] per disporsi ai blocchi decisi a sorteggio la mattina. La botte deve essere fatta rotolare di pancia fino al traguardo posto sul sagrato della Cattedrale in piazza Grande.
Palazzo Comunale del MichelozzoDuomo
Naturalmente la corsa è controllata dai "giudici di botte" ;)
Ma perché fine Agosto? Sì, è turisticamente comodo, ma la ragione ha una parvenza più seriosa. Bene, il 29 Agosto cadeva la festa di San Giovanni Battista, nel senso che proprio gli fecero poverino la festa decollandolo. E siccome in quei giorni si libava e si aveva una fiera per cinque giorni… beh, era una buona occasione.
[P.s.: chi volesse, c’è un fotoset su flickr su Montepulciano]

Alterigia.

Ho la presunzione di considerarmi una buona cattolica, non praticante o diversamente praticante da quando ho avuto la prima malattia.
La visione e la percezione dell’Assoluto è un fatto così privato e personale, un’esperienza così stretta che è inutile e assurdo pontificare in parole o embricandosi in filosofiche descrizioni. Forse sono le uniche vere e proprie cose private di cui avere pudore.
Ho una formazione scientifica molto radicata. Nei modi di fare, nell’affrontare qualsiasi situazione, nel cercare la spiegazione in fondo. Almeno nella vita comune e nella vita di relazione che passi con gli altri. Poi la tua vita privata, eh l’aggettivazione quante strade ti apre eh, è tua, ci fai quel cazzo che vuoi.
Ieri sera ho parlato con la mia conterranea etrusca proprio di un insieme di cose, tra cui i quesiti referendari dell’anno scorso.
Oggi trovi il link a una determinata notizia che parla di scomuniche ai ricercatori coinvolti in un determinato tipo di ricerca.

Ora, a me non tange più di tanto.
Non mi interesserebbe più di tanto se la mia Chiesa andrebbe a colpirmi con un determinato provvedimento per una cosa per cui credo. Sono talmente ottimista, in questo ambito, che credo che le cazzate le si faccia tutti, ma l’importante è credere in ciò che si svolge fino a difendere le proprie posizioni.
So solo che si parla di ricerca scientifica come l’eugenetica mengeliana. Di draghi e mostri a tre teste.
So solo che quando sei cristiano e stai male a volte vorresti una speranza di più oltre che sperare nel Paradiso e nell’abbraccio col signore. Almeno noialtri, cristiani tiepidini barzotti. Cavoli, chi ha una Fede incrollabile e sopporta tutto fino in fondo è encomiabile.
Sarà proprio perché io da medico farò molto fatica ad accettare le libertà personali delle persone. Il non poter fare una trasfusione al testimone di Geova ma accompagnarlo solo alla morte… ah, sì, che poi per legge non può essere una morte dolce, ma dovrò lasciarlo rantolare magari in un letto.
Sarà comunque che non voglio fare il ginecologo. Vedere durante una lezione come si è a ottanta giorni di formazione mi ha tagliato le gambe, e mi ha fatto pensare a tutti quelli che non potranno vedere quegli organi quasi perfettamente cesellati impiantati nel proprio utero. Facendomi incazzare.
Ho un mio modo di vedere le cose. Mi sembra giusto che la Chiesa faccia il suo lavoro, ma forse ascoltare, forse il dialogo, forse girare tra la gente che ha bisogno farebbe cambiare molte cose. Anche perché a volte chi è a contatto con la gente non la pensa come il cardinale.
Forse sarebbe bello che il medico riuscisse a fare il suo lavoro [sono dell’idea che se Dio vuole non ci può far passare determinati confini, una sorta di armonia dei contrari], e l’uomo di Fede il suo.

Papale Papale.

Di Viterbo città Papale, assieme ad Avignone più famosa possidente di un palazzo papale, non se ne sa molto nella cultura di ognigiorno.
Vuolsi che domenica, o credo fosse domenica ma potrebbe essere qualsiasi altro giorno settimanale, nello svolgersi della trasmissione di Gerryscotti del Milionario mentre c’era Peruzzi, che di norma suole fuori la sua maxivilla nei dintorni di Sutri pescare trote a mano nuda, che cercava di ricordarsi cosa avvenne durante il conclave tenutosi a Viterbo [in quanto 16 conclavi si tennero fuori Roma, ovvero ad Avignone, Terracina, Velletri, Viterbo, Perugia, Arezzo, Pisa, Ferrara, Napoli e Venezia]
Palazzo dei Papi
Ma codesto palazzo che vedete raffigurato in fondo ebbe due simpatici avvenimenti da rammentare.
Il palazzo dei Papi, così come lo si vide [manca solo una seconda loggia dalla parte opposta di quella che vedete, che era a lei speculare. Crollata proprio a causa dell’esilità delle colonnine sulle quali poggiava l’intero peso della struttura. Ora nella loggia prospicente la piazza le colonnine sono state private della funzione portante ma è stata operata una architravatura] venne costruito dal 1255 al 1266. E due anni dopo fu sede del primo conclave, inteso nel senso tradizionale della parola [cum clave= chiusi per mezzo di una chiave, messi sotto chiave] e passato alla storia per essere durato ben 33 mesi.

Durante questo periodo ne accaddero delle belle. 

Ma partendo dalla eziologia del conclave parliamo del perché lo si tenne; nel novembre del 1268 morì Clemente IV, al solito si aprirono due correnti bipartizan per eleggere il proprio favorito: una corrente sosteneva i francesi e Carlo d’Angiò, l’altra che sosteneva gli "imperiali". Poiché la maggioranza richiesta dalle leggi per l’elezione del Papa era quella di due terzi non c’era possibilità di accordo [erano 7 vs 11]. Diciamo che quindi la situazione era quella di un ballottaggio continuo e reiterato, durante il quale i cardinali dovevano essere mantenuti a vitto e alloggio dalla popolazione viterbese.

Nel 1271 la situazione non faceva intravedere spiragli risolutivi e i viterbesi esasperati, capeggiati dal loro capitano del popolo, Raniero Gatti, entrarono nel palazzo Papale e chiusero i cardinali cum clave, riducendo quindi le uscite voluttuarie dei cardinali e le loro distrazioni, con il fermo proposito di non aprire la porta fino a che non avessero votato ed eletto il Papa.

Ma la situazione continuava a stagnare. Quindi si decise di ridurre gli alimenti.

Esasperati ma galvanizzati da una battuta di humor anglosassone di un cardinale, che inconsapevolmente li pungolò dicendo "Sfido io che lo Spirito Santo non può discendere su di noi ed illuminare le nostre menti… c’è il tetto!" i viterbesi arrivarono al punto di scoperchiare il tetto, esponendoli alle intemperie e dando vita al primo campeggio pontificio della storia [oltre a un documento alla biblioteca comunale di Viterbo sono ancora presenti i fori nel pavimento della sala del Palazzo]

Fu, infine, grazie all’iniziativa di San Bonaventura da Bagnoregio che si venne ad un compromesso, si decise cioè di nominare una commissione formata da 3 cardinali di una fazione e 3 cardinali dell’altra, i quali avrebbero dovuto scegliere il papa al di fuori del Sacro Collegio, dato che non è necessario essere un cardinale per essere eletto, ma è sufficiente essere un battezzato. E così, dopo 33 mesi, tanto era durato questo vano scontro, il 1 settembre 1271, in sole 24 ore, fu eletto al soglio pontificio l’arcidiacono Tebaldo Visconti, personaggio di cui la Curia non aveva più notizie da più di un anno in quanto in pellegrinaggio in terra Santa, con la speranza di poter riandare così al voto.

Ma così non fu, anzi, il nuovo Papa, assunto il nome di Gregorio X, nel 1274 promulgò una bolla con la quale codificava per legge quello che i viterbesi avevano fatto per "furor di popolo".

[continua. Si ringrazia Graziella Mattei per l’indefessa narrazione in tutti questi anni ;)]

Cure innaturali.

Trovo… oddio, non trovo neppure le parole per quanto sto sentendo questa sera su mi Manda Raitre. C’è un sito, di un laureato in medicina, medico. Quindi per la gente in difficoltà non il primo Do Nascimiento che si può trovare per strada.
Non credo neppure di riuscire a scrivere serenamente, tale è l’incazzatura nell’aver notato l’esistenza di questa cosa. Ben peggiore di bustine di sale, imposizione delle mani e intrugli e pozioni varie. Magari se qualcosa non riesce chiaro o poco approfondito vedrò di trattarvelo nei commenti, al limite delle mie possibiltà.

Digitando questa chiave di ricerca il primo sito che riuscite a trovare è quello del dottor Simoncini.
Questo figuro si ritiene pioniere in una modalità innovativa nella cura delle neoplasie. Usare come fornitrice la Solvay per curare proprio gli ammassi di cellule impazzite.

I funghi vengono assurti come prima causa di neoplasia.
La candida, nel particolare, viene individuata come causa eziologica del cancro.
Mi piacerebbe farvi sapere che tutti noi siamo colonizzati da candida dal momento della nascita, con il passaggio nel canale del parto [e quelli nati dal cesareo come me non se la scampano: non appena l’ostetrica o l’infermiera ci tocca ci "contamina"].
Quando la candida si manifesta con il tipico aspetto a secrezione biancastra nelle mucose vuol dire che si è avuta una dismicrobia, altrimenti ce la ritroviamo sulla cute e nelle mucose come tanti altri batteri residenti nei nostri vari distretti cutanei.

Oltre ad essere una autentica, perdonatemi il termine poco medico e poco aulico, puttanata la cura non è esente da rischi oltre ad essere inefficace.

Il bicarbonato ad alte dosi provoca squilibri metabolici, quindi non è proprio acqua del rubinetto.
Fortunatamente l’ordine dei medici ha radiato questo personaggio. Fortunatamente ci sono processi penali a suo carico. Sfortunatamente il suo sito è ancora presente in rete.

Credo sarà difficile che un malato o un parente di un malato di cancro possa capitare qui.
Posso dirvi che per motivi strettamente personali e di famiglia ho conosciuto almeno tre tipi diversi di carcinomi.
Posso darvi tutto l’appoggio routinario della mia esperienza e il grosso consiglio di andare nei numerosi centri specializzati presenti in Italia, che saranno segnalati dalle vostre ASL.

Mattei.

Mia nonna parla poco, quasi mai. Anche a lei da molto fastidio tornare a parlare di eventi vecchi, riparlare di quello che si è sofferto. I miei nonni materni, utilizzando un eufemismo, si sono fatti un culo tanto. Dal non mettere assieme il pane con la minestra (o come diceva mia madre ché nella sua gioventù per comprarsi il riso doveva riportare indietro i vuoti delle bottiglie) a farsi una casina ove abitare e una davanti a uno stagno, poi bonificato, dove andare al mare.

Oggi si parlava di Enrico Mattei, vedendo che dopo Lost Giovanni Minoli parla di lui. A me e a mia mamma ci ha raccontato -e non lo sapevamo entrambe- che mio nonno, quando lavorava nel gasdotto vicino a Pavia conobbe proprio quello che era a capo della ENI.

Mio nonno aveva il suo stesso cognome, infatti quando l’ingegner Mattei lo conobbe durante un turno di guardia lo prese così a benvolere che gli aveva lasciato l’indirizzo a Milano. Gli chiese se avesse avuto figli. Quando mio nonno disse di avere una femminuccia l’ingegnere disse che sarebbe stato bello se lui avesse avuto un maschietto e l’avesse appellato con il suo nome. E poi, visto che portavano lo stesso cognome e mio nonno era un ventiquattrenne bello e intelligente, avrebbe dovuto veramente passare all’ufficio di Milano per avere un lavoro migliore di quello di guardiano. Ma mio nonno aveva sempre avuto lo scrupolo di non aver potuto studiare. Mattei, Enrico, gli disse che in caso avrebbero risolto tutto. Perché vedeva che il signor Azelio era giovane intelligente e di belle speranze. Di passare al suo ufficio, non appena fosse rientrato dalla Sicilia.

Ma alla fine, quel viaggio che lo avrebbe portato in Sicilia lo avrebbe condotto anche alla morte.

Così in eredità mi è stata lasciata la sfiga. Ma son cose.

E dire che Mattei mi era già simpatico pria.

Tanto bravo l’Ingegnere, così coi potenti che con la gente semplice.

Perché magari lui alle giovani coppie ci teneva.

Casalbaroncolo, a cena.

Pensate che bello, avere il vostro onesto posto di lavoro, una moglie e due figli. Una casa, un tetto sulla testa. E di mettervi a mangiare, al tavolo di casa vostra, dopo che avete terminato per quel giorno la vostra giornata lavorativa con la vostra moglie e i vostri figli. Oh, beh, sì…. già c’è un neo. Uno dei vostri figli non potrà cenare con voi, anche perchè stasera, come purtroppo tante altre volte, non si sente bene.
 
Però vi sedete, stanchi, a tavola. Mentre con la destra prendete la forchetta vi manca la luce. Scocciati esclamerete la prima cosa che vi passa per la testa nei confronti dell’azienda per le energie e tirerete indietro la sedia per andare a controllare il contatore.
Lì entreranno due sconosciuti, che prima vorranno i soldi, poi non accontentandosi prenderanno il tuo bambino dal box.
 
Un incubo.
 
Si pensa sempre che se uno ha una abitazione indipendente e un lavoro come responsabile alle poste sia da rapinare?
Ma qui oltre al violare una casa, già un gesto che lascia chi è rapinato insicuro e violato nella intimità della propria abitazione, si prende anche un bimbo piccolo e malato.
Follia. E poi come saranno, se verranno presi, giudicati? Via, un po’ di carcere e di nuovo fuori.
Perchè? Prendersela con i bambini. Tommaso, Denise Pipitone… perchè? Mai sarebbero da toccare gli innocenti. Mai.
 
Sono molto vicina alla famiglia Onofri. Spero che tutto si possa risolvere per il meglio.

Cosss'è l'ammor.

Si dice sempre che mamma mia in che tempi viviamo. Signora mia la famiglia come mi è allo sbando. Ommini con ommini, donne con donne, animali, pacs, sgnuffs, sglaps, divorzi e simili.
Una volta non era così, eeeeh no. Una volta i matrimoni duravano eh. E qui c’era tutta campagna.
 
Ma facciamo un esempio, gentile auditorio.
 
 
Veduta di Torrechiara
 
Sto qui è il castello di Torrechiara. Affascinante costruzione in provincia di Parma, usato come set cinematografico di film come Ladyhawke di Richard Donner, interpretato da  Michelle Pfeiffer, Matthew Broderick e Rutger Hauer (eh, le cose che non possiamo neanche immaginare). Fulgido esempio di architettura fortificata e altri cazzi e mazzi che vi risparmio, perchè sicuramente non vi interesseranno (poi non lo so, ma leggere il titolo e poi vedere un trattato di storia dell’arte magari stride un pochino)
Torrechiara è stato riadattato ad hoc come pied-à-terre. Mecojoni, direte voi. Ma io ribatto: perchè, l’attico in pieno centro con l’amante dentro cosa è?
Però all’epoca era tutto diverso. Nel senso, sì ci si sposava e i matrimoni duravano, ma necessitavano per convenzione sociale. Suvvia, dove andava una donna senza un marito, mica lavorava e magari sopravanzava carrieristicamente il consorte. Il marito si ciucciava la dote e manteneva la moglie. Poi sia lui che lei spaziavano in relazioni. Così, la noia.
Poi c’erano quelli che si innamoravano di brutto. Cavolo, a Torrechiara Pier Maria Rossi e Bianca Pellegrini si amarono e vissero fedeli fino al giorno della loro morte, e vennero seppelliti lì nello stesso oratorio, lì all’interno del castello (ora non facciamo i fiscali se poi non han trovato i corpi 500 anni dopo).
 
Pier Maria e Bianca si innamorarono tra le nebbie milanesi, e quando lui dovette trasferirsi a Parma per esercitare il suo potere sul territorio, Bianca lasciò tutto e lo seguì. Il signore di Parma non poteva però ripudiare la legittima moglie Antonia, per ragioni di strategia politica; iniziò così un regime coniugale “a tre”: con Antonia visse a S. Secondo, per Bianca fece costruire il castello di Rocca Bianca, molto vicino a S. Secondo, restaurando Torrechiara come luogo di piacere. Ah, sì, il marito cornuto siccome non contava nulla si tenne solo lontano dagli stipiti delle porte in silenzio.
 
Soffitto della camera d'oro.Ricostruzione della camera d'oro
 
E ‘sti due se ne stavano in codesta camera. Pareti ricoperte d’oro, soffitto in blu lapislazzulo, appennini dalle finestre. 
Due cuori e un complesso multiresidenziale di capanne, ovvìa.
Di Pier Maria Rossi si sa che rimase vedovo nel 1468, quando la moglie Antonia morì di peste, ma non risulta che in seguito abbia sposato Bianca. Vuoi vedere che era davvero più moderno di tutti e pensava che davvero bastasse solo volersi bene?
Eeeeh, questo è romanticismo. Fanculo a Shakespeare in Love e simili.