Massimo, pigghia o'Zucca.

Io ho degli amici maschi che mi danno degli spunti di robe da scrivere. Se spesso non lo faccio qui è perché mi leggono tutti e se ne avrebbero a male del parlare delle loro sfighe. E insomma, io per le loro Sfighe ci ho anche un senso della vergogna.

C’è questo mio amico Massimo, che prima scriveva moltissimo racconti, e ci spalleggiavamo leggendoceli a vicenda. Purtroppo eh. Tipo vah cosa ho trovato ancora sulla internet di quelle cose: uno stralcio.

Natale era sempre più vicino (era a soli due isolati da casa Fraser) e l’allegra combriccola si era riunita questa volta per un nazi party, sempre in onore di Stanley visto che aveva cambiato religione. Infatti, quando si recò nei pressi del muro del pianto, avevano provato a circonciderlo per la seconda volta. Ancora una volta si misero a vedere la tv da perfetti…mmm, chimiamoli comodamente rimbambiti. Forum purtroppo era quasi finito e Frannie potè solo scrivere pochi spunti quella sera…
D: Ma lei aveva suonato o qualcosa di simile?
R: Dopo l’incidente?
D: Prima dell’incidente?
R: Certo, per 10 anni. Andavo al conservatorio

[ora fortunatamente fa interviste per Radionation. E anche belle.]

Premio Zucca Spirito Noir: ecco ‘naltra cosa che potresti fare, se non lavorassi come se fossi sottopagato nei campi di cotone, dacché in caso il tuo racconto andrebbe in appendice a un libro noir inedito di un famoso scrittore che farà parte della Spirito Noir Collection.

C’è una giuria competente che annovera Giorgio Gosetti condirettore del Festival Noir di Courmayeur (che poi ricordo che forse era lui che intervistai al Festival of Festivals a Bologna, boh), lo scrittore Andrea G. Pinketts, i registi Manetti Bros e il critico cinematografico Gianni Canova e sin dal 2011 l’attore Michele Riondino, che nel 2012  è diventato il padrino d’eccezione dell’iniziativa Premio Zucca Spirito Noir e ha guidato gli utenti alla scelta del tema del racconto che la community stessa ha decretato essere “La notte”.

Ora, se Massimo, già autore di racconti come “Il gatto Miao Miao alla sogliola” o “Via col brodo” (madò: te lo ridico… ERA OSCENO) ma anche altri dove traspariva talento noir, vuol partecipare sappia che c’è tempo fino al 15 maggio per partecipare.

La pagina Rabarbaro Zucca di Facebook.
Il Bando di concorso.

Non solo ti dice se sei incinta ma anche da quando.

La scena è sempre la stessa: c’è lui che fa delle cose, mediamente inutili e che comunque attraggono tutta la sua attenzione, e lei che, a un certo punto, arriva figa, sorridente ed emozionata. Lo chiama, lui distoglie l’attenzione dal suo universo fatto del nulla, lei prende fiato e pronuncia amorevole la fatidica frase: “Saremo in tre”. Al che lui rimane senza parole, farfuglia qualcosa di lontanamente assimilabile a un lemma e poi si lascia andare a pensieri annessi alla sua imminente paternità. E comunque sono tutti felici e normalmente sereni come avessero azzeccato al Superenalotto un 4 da duemila euro scarsi.

La stortura della realtà è evidente. Chiunque abbia praticato sesso nella sua vita con una certa costanza, primo o poi si è trovato in prossimità di situazioni simili. Il reale arrivo del figlio è poi un dettaglio secondario ai fini della nostra analisi. Perché quello di cui in questa sede si vuole parlare è l’enorme differenza che intercorre tra la realtà filmica o pubblicitaria dell’annunciazione e la realtà reale dell’annunciazione stessa.

Nella vita reale il rischio di una gravidanza è accompagnato da un’ansia lancinante che si manifesta già una settimana/dieci giorni prima della data prevista per l’arrivo del ciclo. Lei è tesa perché non sente in movimento la situazione al suo interno e poco conta che tu sia abbastanza sicuro considerando che lei prende la pillola da sempre, che negli ultimi due mesi l’avete fatto altrettante volte e che, in entrambe le occasioni, tu avevi tre preservativi incastonati l’uno sull’altro e, cosa non meno trascurabile, non avevi raggiunto l’orgasmo. Però lei teme comunque le perdite, queste piaghe mitologiche la cui esistenza non è accertata e dovrebbe comunque essere concepita come una mini eiaculazione di acido solforico per perforare i tre preservativi e arrivare a destinazione.  Comunque: l’ansia sale e allora non rimane che ricorrere al drammatico test. Continue reading “Non solo ti dice se sei incinta ma anche da quando.”

E' partita la campagna Acqua di AMREF che ha come obiettivo di sostenere i progetti idrici di AMREF in Kenya

Nell’Africa Subsahariana l’accesso all’acqua pulita è un diritto umano fondamentale tuttora negato a più del 40% della popolazione: AMREF, principale organizzazione sanitaria non profit africana, vuole ricordarlo nel momento in cui nel mondo si preparano le celebrazioni della Giornata mondiale dell’acqua (22 marzo) e mentre in Italia il dibattito sul diritto all’acqua come bene comune è più vivo che mai.

AMREF con i suoi progetti porta acqua pulita e sicura a migliaia di bambini, donne,
uomini dell’Africa Subsahariana, attraverso la costruzione di pozzi, cisterne e
acquedotti, con la partecipazione attiva delle comunità locali. Per chiedere a tutti
di contribuire con una piccola donazione, AMREF sarà presente dall’11 al 30 marzo
su Rai, Mediaset, La7, Sky e su un ampio circuito di radio e tv locali, sul web e sulla
carta stampata.

Attraverso il numero solidale 45508 chiunque può partecipare con un gesto che
si trasformerà subito in acqua, vita, salute, futuro. La donazione sarà di 2 euro per
ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce,
Tiscali e Noverca. Sarà di 2 euro per ciascuna chiamata fatta da rete fissa Telecom
Italia, Infostrada, Fastweb, TeleTu e Tiscali.

Se non l'avessi scoperto per lavoro, il Red Bull Stratos…

Ammetto che scrivo di là ed ho scoperto tutto questo perché ci lavoro: ma sul sito di Red Bull Italia potete conoscere cosa sia la capsula Red Bull Stratos e quella che sarà l’impresa dell’austriaco Felix Baumgartner. Vi anticipo solo che la Missione Red Bull Stratos porterà il famoso atleta autore di imprese estreme Felix Baumgartner ad oltre 120,000 piedi, oltre i limiti dello spazio tentando il record di caduta superando il muro del suono. Figatissima, lo seguiremo.

Quest'anno che progetti hai?


Quest’anno che progetti hai? È questo lo slogan che promuove in tutte le parrocchie italiane il concorso I feel CUD, giunto alla sua seconda edizione. L’iniziativa della CEI si rivolge ai giovani tra i 18 e i 35 anni e ai loro parroci, e la partenza è prevista per il primo marzo 2012.


La novità principale rispetto all’anno passato è il taglio del concorso che vuole promuovere in particolare l’imprenditorialità dei giovani, oltre a sensibilizzarli sui temi del sostegno economico alla Chiesa. I ragazzi che parteciperanno all’iniziativa infatti sono chiamati a ideare un progetto di utilità sociale per la propria comunità parrocchiale e concorrere alla vincita di un contributo economico per la sua realizzazione (da un minimo di mille euro fino a un massimo di 29.500 euro).
 
Per partecipare basta creare una squadra e iscriversi sul sito www.ifeelcud.it con il consenso del parroco. Raccogliere in busta chiusa le schede allegate ai Cud e portarle ad un Caf sul territorio e poi caricare online il Progetto ideato e un Video che illustri l’idea che si intende realizzare.

Esistono cinque categorie di vincita: per ognuna verrà premiato il progetto considerato più meritevole da un’apposita giuria. Inoltre è previsto anche il “premio del pubblico” di € 1.000. per il miglior video. Lo vincerà il video che riceverà il maggior numero di voti dagli utenti online.


Notizie più dettagliate sono presenti sul sito ufficiale del  concorso www.ifeelcud.it  dove è anche possibile, già da ora, iniziare ad iscrivere la propria squadra.

Una bella occasione per le parrocchie, per i giovani e gli anziani. Un’occasione in cui partecipare diventa già una grande vittoria. Le schede CUD che verranno consegnate ai Caf permetteranno infatti di sostenere l'8xmille e i tanti progetti che la Chiesa cattolica porta avanti in tutto il mondo per chi ha bisogno.

Articolo sponsorizzato

L'obiettivo sarebbe parlare di musica come Anthony Bourdain fa col cibo.

Non è tutto Gordon Ramsay.

Se guardate rai5 spesso avrete visto anche sia in Viaggio di un cuoco che in No Reservation il sig. Anthony Bourdain, uno che è passato da essere Executive chef a scrittore tutto senza grandi salti. Un giorno, proprio in questo programma che la sua voce su wikipedia descrive come “Nella serie lo vediamo protagonista di viaggi in tutto il mondo, alle prese con la cucina locale, i costumi, la cultura del luogo, commentati e descritti in modo intelligente, accurato ed ironico.” , ha detto una cosa che mi ha lasciato un po’ così, tra il ticapiscofratello e il vaffanculo.

[uno che in una puntata ha mangiato il cuore ancora pulsante di serpente, eh]

Era una cosa tipo che arrivato a questo punto lui non saprebbe far altro nella vita, rispetto a quello che sta facendo, anche se non sa bene cosa sia ma è qualcosa legato col far televisione come vuole lui.

Ci ho pensato e anche a me piacerebbe parlare di musica come cazzo mi pare a me. Senza essere “ufficiali” e con il linguaggio menoso ma un po’ più documentaristico. Non so dove nasca il gusto del documentario e il gusto di far vedere le cose come le vedono i miei occhi. Io ci provo a fare così, ma penso non vada di moda. E quindi? Non ho la fortuna del cuoco. Ma ho un blog e continuerò a farlo qui (dannato danaro)

Pilastri letterari che vi peserebbe acquistare anche a 0,89 cent su amazon.

Per aiutare il lettore a risparmiare qualche ora del suo tempo prezioso, fornisco un compendio di libri sopravvalutati dall’uomo e dal fluire della storia che potrebbero tranquillamente non essere mai consultati da un individuo senza che la vita di questi risenta del benché minimo contraccolpo.

“Siddharta” di Herman Hesse: storia di un povero cristo che, in diverse fasi della sua vita viene abbandonato da chiunque: dagli amici, dal figlio e pure da un barcaiolo semi-muto. Siddharta ha i complessi di inferiorità verso l’amico Govinda, al quale i Kula Shaker hanno dedicato una canzone. Forse è questo a far sbroccare Siddharta, al quale mi sembra che nessuno abbia mai dedicato neanche un giro di do. Comunque: Siddharta e Govinda viaggiano e decidono di andare a vivere con i “Samana”, pensatori che imparano a impersonarsi con tutto ciò che incontrano. Tipo che se incontrano un masso, tutti i Samana si fermano a fare il masso e non si muovono finché non passa di lì una cosa deambulante nella quale possano impersonarsi. Poi Govinda decide di aggregarsi a una setta, mentre Siddharta incontra Kamala, la lascia incinta senza saperlo e se ne va. Poi incontra il pescatore muto che lo abbandona dopo un po’ e, di fronte alle limitazioni imposte dall’handicap, questo la dice lunga sul grado di zelo ed entusiasmo che Siddharta riusciva a portare nella vita della gente. Poi Siddharta trova il figlio, che però lo odio e lo abbandona a sua volta dopo poco. Intanto Govinda, con i neuroni ormai bruciati da anni di droghe e alcool con quelli della confraternita, torna da Siddharta e lascia che si sfoghi raccontando le sue cazzate metafisiche.

“L’alchimista” di Paulo Coelho: serie di riflessioni sul viver bene che spaziano dall’ovvio all’assurdo. Tipo: non dormire con il cellulare acceso ché se qualcuno ti chiama ti svegli. Oppure: se quando sei in macchina vedi la luna piena fermati e parlale, non curandoti del fatto che sei in autostrada e che ti sfrecciano i tir da tutti e due i lati a 180 km/h. Nella versione originale, quella in portoghese, i protagonisti si chiamano Santiago e Fatima. In quella italiana si chiamano Catanzaro e Isernia. Santiago/Catanzaro è povero ma grazie all’alchimia diventa ricco. Un po’ come Wanna Marchi. Da uno che si chiama Paolo Coniglio, d’altra parte, non era lecito attendersi di più.

“I promessi sposi” di Alessandro Manzoni: al capitolo 2 Lucia Mondella ha già il match-point: con un “sì” pronunciato di fronte al curato – che finalmente sta bene – potrebbe chiudere la storia dopo circa una ventina di pagine. Manzoni, però, si accorge che così non sarebbe passato alla storia e, rosicando, fa fallire il piano di Renzo e Lucia, che ci metteranno altre 500 pagine prima di riuscire a diventare marito e moglie. Il romanzo ha dunque avuto successo solo perché ha dimostrato che l’inevitabile prima o poi accade. In tal senso è stato decisivo il cambio del nome del protagonista. Nella prima versione, infatti, il romanzo si chiamava “Fermo e Lucia”. Il problema è che, ogniqualvolta ci si trovasse nel mezzo di un’azione per cui era opportuno che Lucia chiamasse per nome il suo fidanzato, questi, ubbidiente, rimaneva impalato, non portando a termine la propria azione. A pagina 14.362, Manzoni si accorse che così non sarebbe mai riuscito a farli arrivare all’altare e decise di cambiare il nome di Fermo. Per vendetta, però, li fece comunque sposare in un lazzaretto.

“Due di due” di Andrea De Carlo: ci sono due amici che non si sa come facciano ad esserlo. Uno è sfigato, l’altro è da paura, infrange i vetri dell’imbarazzo e se le scopa tutte lui. Al punto che risulta difficile capire perché quello da paura abbia interesse a portare avanti questi amicizia. E riesce ancora più difficile spiegarselo per lo sfigato che, a una certa, va a vivere lontano dalla civiltà, campando di autoproduzione, tanta è la poca voglia di avere contatti con un mondo che ormai lo deride anche nella figura del fruttivendolo o del giornalaio sotto casa. Quello da paura ovviamente muore giovane e dannato, mentre lo sfigato è condannato a una vita di merda e morirà 96enne, solo e povero. Ma questo nel libro non è detto.

“Tre metri sopra il cielo” di Federico Moccia: cioè ci sta Step che è un figo proprio da panico e che je piace ‘sta Babi che però non se lo incula de pezza. Allora Step je fa le poste co’ la moto, ma Babi je a fa solo annusa’. Poi Step però la conquista e mettono i lucchetti a Ponte Milvio. Poi Step parte per l’America che vuole fare le sue esperienze con le magliette della Pickwick e Babi si dispera con gli orsi di peluche attaccati allo zaino. Il romanzo è stato venduto in tutti i Paesi d’Europa e persino in Giappone e in Brasile. Senza essere tradotto, però.
“100 colpi di spazzola prima di andare a dormire” di Melissa P.: storia di una minorenne che la dà in giro come non fosse sua. Trasposizione librica del classico concetto che tira più un pelo di figa che un carro di buoi, anche se ci si trova in libreria. Scritto sotto forma di diario, il libro alterna i racconti sessuali della giovane Melissa con i compiti di latino e matematica da fare per il giorno successivo. Ben presto la giovane Melissa confonde i due piani – quello ormonale con quello scolastico – e inizia a parlare di sesso come un sussidiario. L’unico dubbio, alla fine del libro, sono i 100 colpi di spazzola, secondo alcuni un’ardita metafora. Secondo Wikipedia, “il libro ha riscosso un grande successo tra le ragazze di età compresa tra i 16 e i 25 anni”. Le prime intente a capire da dove cominciare, le seconde a interrogarsi sugli errori commessi in passato.

“Il codice da Vinci” di Dan Brown: tutta comincia con l’assassinio di Jacque Sauniere, curatore del Louvre. E, con questo omicidio, si chiude la parte logica del libro e inizia il delirio dell’autore. Nelle pagine successive si scopre che Sauniere è stato ucciso perché un suo vecchio zio, parente alla lontana di Leonardo da Vinci, odiava il cristianesimo e aveva scoperto che il Santo Graal altro non era che un bicchiere di plastica di una festa delle medie organizzata da Leonardo sul quale campeggiava il nome “Leonardo” scritto con il pennarello. Da qui si evince dunque che la vera scoperta che il libro vuole portare alla luce è l’esistenza dei bicchieri di plastica e degli Uniposca Osama già tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500. Almeno questo è quello che ho capito io.

“Ho voglia di te” di Federico Moccia: cioè Step è tornato dall’America dove c’ha avuto un sacco de problemi perché quanno diceva a la ggente che se chiamava Step, tutti se mettevano a cammina’ o a sali’ le scale. E lui non ce capiva una mazza così torna a Roma e trova n’artra co’ un nome bestiale, tipo Gin. Che poi se chiama Ginevra che esce co’ l’amiche sua Fra (da Francesca), Anto (da Antonella), Lau (da Laura), Pin (da Pina) e Pi (da Pia). Però poi torna pure Babi e Step scopa co’ tutte e poi inizia a bere come un dannato. Forse è per questo che si riavvicina a Gin e alla fine scrive sul muro “Ho voglia di te”. Nel primo libro aveva scritto “Io e te 3 metri sopra il cielo”. Dopo questo libro l’associazione nazionale degli amministratori di condominio ha imposto alle sue future fidanzate di dichiarare l’eventuale unione con Step all’Ufficio igiene cittadina del Comune di residenza onde evitare imbrattamenti di muri supplementari.

Arriva“Futura Francesca”lo spot Telecom per il web

 

 

 

 

 

Il suggestivo cortometraggio che vedete qui sopra non è altro che il nuovo spot di Telecom Italia che si chiama “Futura Francesca” ed è un film realizzato grazie alle sette storie vincitrici del primo“social advertising contest” di Telecom Italia.

FuturaFrancesca è la concretizzazione di un gioco fondato su creatività, fantasia e immaginazione che 700 persone hanno profuso battendo sulle loro tastiere e dando vita a 700 diverse Francesche sul sito futurafrancesca.telecomitalia.com. Un esperimento di social advertising che non ha paragoni in Italia. Lo spot risulta armonico e armonioso. In esso la tecnologia è perfettamente miscelata alle emozioni che la protagonista vive e trasmette e che lo spettatore, accompagnato da una coinvolgente e azzeccatissima colonna sonora, metabolizza ed empaticamente rivive.

“Futura Francesca” proviene da un’elaborazione creativa di scene e avvenimenti tratti dalle sette storie vincitrici del contest, scritte da Angelomo, Clacelyn, Fantasia, Il cappellaio matto, Letiziax, P3luc e Petalorosa. Il lungo lavoro di selezione è stato effettuato da una importante giuria di qualità, composta da esperti del settore come il regista Daniele Luchetti, il direttore creativo STV DDB Aurelio Tortelli, lo scrittore Francesco Dimitri e il giornalista Luca de Biase.

Per partecipare bisognava immaginare come avrebbe comunicato Francesca da grande, la bimba protagonista della scena finale della campagna istituzionale 2011. Il claim del nuovo spot è “Le emozioni non cambiano, il modo di comunicarle sì”, e lo spot sarà ambientato nel futuro con nuove tecnologie che accompagneranno la protagonista nella sua vita.

La conclusione dello spot con il passaggio dei titoli di coda, che con grande ‘umiltà’ e schiettezza ringraziano tutti i 700 partecipanti al contest, non può non essere bagnata da qualche lacrimuccia di commozione. E in effetti nello spot si vedono anche realizzate parti di alcune storie non scelte tra le sette winning. Un messaggio di positività che in questi tempi ci voleva. Che ne dite?

Articolo sponsorizzato

Se domani qualcuno passa da Monti può dirgli se l'aglio anche a lui je risale al pomeriggio? è impo!!11

La cosa incredibile è che quest’anno (non ricordo l’anno scorso, c’è qualcosa che mi toglie dall’immaginario molti dei sanremo ricordando le cose più sceme) GianniMorandi è stato trattato tra il nonno rincoglionito, il marito che deve sgombrare la cantina e l’ubriacone che sta sempre lì in taverna e non riesci a smollarlo a casa.

Ma la cosa più bella è che ormai, non so se sono i socialcosi, ma ognuno ormai -manco fosse Hyde Park- può salire sul palco di Sanremo e chiedere qualcosa. Gianni mi pulisci la macchina, Gianni se vai da Monti digli che non abbiamo i soldi -tipo quel migliaio di euro- per una poltrona di sanremo.

Gianni: puoi dire a Monti se mi compra due biglietti per vedere Madonna a Sansiro, anche il prato, che nun c’ho un euro? Grazie. E metti il polident, che stasera era un dramma.