La relatività.

La mattina c’è un gap strano quando ti muovi che ti chiedi cosa ci sia in quei dieci minuti.
Tipo quando io la mattina esco alle sette e venti non gira nessuno. Già alle mezza escono gli anziani. Alle otto c’è il mondo, tutti in coda, tutti in fila, tutti lì incazzati e che non cedi neppure un centimetro agli altri perché la guera è guera.

Ci son quei minuti che tu invece magari quando è il sabato vuoi star lì a letto a fingere di dormire lì sul tuo fianco sinistro, e vorresti fosse sempre sabato da quanto sei stanco.
O ci sono quei cinque minuti che invece si dilatano che sembrano mezz’ore quando stai lì a corroderti ed aspettare qualcosa. La relatività del tempo è un concetto troioso. Passi settimane che scorrono in fretta e non ti accorgi lì come cazzo sia passato il tempo, ma nelle stesse settimane ci sono ore che si dilatano fino a quasi pesarti. Fino a farti guardare l’orologio ogni due minuti e farti esclamare che sono ancora quelle ore, mentre speravi fossero volate.

Oppure quanto ti pesa quando sei giù del non avere quell’abbraccio che anche se è una cosa di secondi, che invece quando stai bene o ci hai così tanto da fare senti che ci può stare, ad aspettarlo. Invece quando sei lì, che insomma anche uno spiffero è tempesta, non è che riesci a discernere cose.

C’è quella strada che la mattina non riesci più ad abbandonare quando sei in bici. Quella discesa di Parco ducale da ponte verdi che la prendi giù tipo buttarsi verso qualcosa. Il tuo corpo che sbilancia il baricentro alla ruota anteriore e la bici che va più veloce, lì, a salticchiare sui ricci di ippocastano, sulle ippocastagne facendoti sobbalzare le mani sul manubrio. Portando la vibrazione fino alle spalle, iniziando a piegarti leggermente per curvare attorno al laghetto. Respirare il salmastro dell’acqua, farti strada tra i piccioni, volgere lo sguardo alla moltitudine di foglie marroni a bagno, che vanno a formare isole di strana poltiglia.

No, le oche cagano in verde.

Poi riesci, e hai il traffico. Le macchine e il traffico.
E in quei secondi che avevi lasciato lì al semaforo pedonale, che non scatta mai, secondo te in discesa lì li hai riguadagnati tutti.

Emilio Fede può operarvi dell'autoerotismo, al confronto.

[Dio, come siamo brutti]
Oh, io comunque ho una denunzia da fare. La mia foto (codesta) è stata fatta pendere dalla parte opposta. A sto punto spero m’abbiano anche lisciato la pelle. Diobono, m’han anche schiarito i capelli. Potevate anche virare il rosagazzetta e miglioravamo, ché quel rosa poi salta agli occhi là in mezzo con tutto il nero. Coff. Mi sento tanto tipo Silvio quando lo fotoscioppano al tg4, ma sono su Corrieremagazine.

Ancora tu?

Io ora ve lo dico, saranno scelte innovative ma io che son qui, pane e salame, non le capisco.
Certo che fare lo spettacolo di Venerdì Santo a Piacenza e farlo il due Novembre a Parma ci ha sto filo conduttore che se fossi uomo mi farebbe scartavetrare lo scroto, ma son dettagli.

Deja-vu.

 
Caro Giorgio,
limortacci tua. Io ce lo so che esser blogger non conta un cazzo, altro che gli altri che rifiutano tramezzini e cose: io sono corrompibile!!! Vacca boia, tramezzini, buoni caffè, scope swiffer. Qualsiasi cosa. Tanto io son mortadifame, mica ci ho attività varie 2.0 figose, io e le pezze al culo siamo un concetto veramente assimilabile. Frega nulla, mica è prostituzione se mi date panem et circenses.
Giorgio caro, con la o chiusa, che quassù scazzan sempre gli accenti, ‘sti settentrionali, come se non bastasse la gente che ha la erre oltreconfine. Io mi ritrovo con le tue stracazzo di locandine tra le mani e gente che tra una mezz’ora mi dirà: "uh, checciaibigliettiomaggio?".
E io non ci ho i biglietti omaggio.
Ora dico, te tu mi dici mi[c]a dove trovi un’altra che fuori Granducato t’attacca il tuo faccione qua alla Giorsg Clunei de noantri (poscia frontale con un tir in Autosole, ma son dettagli, ovvìa). Ora, e dico a Ballandi, su, date sto panemetcircenses anche a me e allungatemi un biglietto anche di Loggione pel Teatro Regio, che io sono piccola e povera e cose. Non ci ho vogl… ehm, non posso comprarlo, ché qui tra libri e altro non si ha modo per spendere nei diletti. E suvvia, facciamoci sti piaceri tra conterranei. Dammi due-tre ore riscaldate la sera dentro il Regio, vah, che tanto lo raggiungo in bici.
[anche stavolta va buca eh, me lo sento, altro che cose che danno ai bloggers eh]
[Giorgino, anche un tramezzino va bene eh]

Del perché l'anziano è una risorsa.

L’Italia è un paese di Anziani.
[ora, sì, ci sta il ma vah? e il eggraziealcazzo, lo so, però volevo fare un incipit nazionalpopolare, sia mai che a qualcuno manchi, ecco]
Ora, perché non sfruttare cotale risorsa? Ché pare brutto, pagare i giovani col servizio civile per fare alcune cose. Mettiamoci l’anziano aggratis, ché almeno vi tratta il luogo di interesse storico artistico come se fosse casa sua, cosa che se il turista tenta di appoggiare le terga su uno scalino l’anziano ti si rivolterà tipo rottweiler con la rabbia perché te, perdio, stai rompendo i coglioni, giovine smidollato.

Oh, poi un anziano che custodisce palazzoducale che c’ha i RIS sul medesimo pianerottolo capisco che sia così sca… sco… ehm, coriaceo.

Dunque stamani ero lì, in gita domenicale, visto che era gratis
Ora, io temo che stia diventando sociopatica:
– odio gli anziani.
– odio i bambini e le mamme dei bambini piccoli.
C’erano entrambe le categorie, più 4 persone (ehm) che facevano le foto. Oltre all’anziano-guardia in modalità squalo-non-fotografare-ggiovane c’era la guida che da un momento all’altro ha fatto uno scatto, che neppure Giancarlo Padovan quando sclera a Controcampo è così. Disse, a un signore: "Ah, cosa fa, io mica voglio essere fotografata..". Il signore le rispose cortesemente che no, stava fotografando il lampadario.
Io ve lo dico, per come ero sfavata oggi avrei reagito in due modi:
a) "Signora, non si preoccupi, io fotografo solo le cose belle"
b) "Ma io son qui solo per Gnappo*, non si preoccupi del resto"
Cosa che come minimo m’avrebbe subito fatto passare come cliente dei Ris, tanto l’edificio era quello. E forse forse la risoluzione sarebbe stata più immediata di Garlasco.

[ora dovrei darvi delle nozioni storiche, ma rimandiamo]

Saudade.

Non so voi ma non vedo l’ora che ritorni Vespa col plastico della villetta di Garlasco, il criminologo Bruno, i maglioncini del prof Crepet, Tiziana Rocca e Giulio Base e Maria Vittoria Brambilla come opinionisti.

Fischiettate: questo ha la sembianza di post inutile.

Dunque, oggi è il blogday.
Potevo anche scrivere dell’anniversario della morte di Diana e esplicarvi il mio punto di vista che mi ha portato a rivalutazione e simpatia nei confronti di Camilla, ma dopo si sarebbe detto che sono senza cuore. Uhm, quindi potrei anche farlo, visto che qua aleggia troppo il pucci-pucci.

Ora, io avrei dovuto segnalare ai tizi che segnalo che li segnalavo. Ma io sono pigra, eppoi ste cose alla lettera mi danno fastidio, manco fosse chessò, il bugiardino dell’antiacido.

This is totally going my blog. Beh, Paul è caustico, diretto, intelligente. Ce ne sono pochi così e fa piacere leggerlo, anche se credo che già lo conoscerete.

Ikea hacker. Beh, insomma. Anche se non si ama l’ikea è bello vedere cosa si inventa la gente. Tipo il supporto per non farvi arrostire le cosce dal powerbook fatto col portarotolo da bagno…

Un omaggio? Bel blog, scritto bene. Dopo la prima lettura l’ho messo subito nel fido bloglines.

Why travel to France Dal cibo, al costume a un po’ di tutto. Parlare in inglese di usi e costumi francesi, con post comparativi tra le due culture. Lo adoro.

I’m guess I’m floating Il mio M-Blog preferito. Serviva una quinta segnalazione….

Ondabollinogiallo.

Io una volta dovrei aver scritto un post sulle code a tratti.
[ora, perdonatemi, non ricordo neppure una discussione di 3 ore fa, figuriamoci senza i miei indicizzatori vicentini online se mi ricordo se ho scritto un post simile]

Dicevo, le code a tratti.
Ora, sappiate che io riprendevo oggi a guidare in autostrada dopo circa due anni. E siccome infatti non guidavo da un po’ scordai la prima cosa per cui ti segano alla scuola guida:
sistemare lo specchietto.
Quindi anziché stare svaccata come al solito sono stata con la testa un po’ rigida a dare un occhio, ad esempio, a una Ka che mi pareva targata Reggioemilia fino al casello di Chianciano. Lì ho visto che era una targa austriaca.

Qui non si comprende però l’eziogenesi della coda a tratti.
Ossia, perché io in un momento, sebbene il traffico sia già scarsamente fluido, mi debba ritrovare a inchiodare dalla marcia terza alla prima con frizione abbassata e col piede sul freno che se prima era un po’ duro ora ci avrà una corsa che va col liscio?
E non ci sono incidenti.
E ti fermi lì, che non capisci perché, mentre avanti a te hai un suv targato Romania con annesso rimorchietto che zigzaga tra le due corsie.
E quando ce ne sono tre, di corsie, tutti su quella più a sinistra manco fossimo inglesi.
Boh, e non prendevo l’auto da mesi ma guidavo meno peggio di altri. Pensate chi gira, quindi.