Tra quella colonna là a sinistra male aggiornata che non riflette totalmente ciò che seguo e leggo [c’è il feedreader!] già figurano parecchi blog di una certa "piattaforma". Tal circuito di blog è gestito da Dario, mecenate moderno, e siccome Gattostanco lancia questa iniziativa io entusiasticamente ringrazio Dario per darmi la possibilità di leggere sei loschi figuri ospitati da lui.
Fran’s corner
Frantour (essay 1)
Ciò significa farvi vedere le cose più simpatiche [sarà una rubrica del sabato, che rimaniamo noi 4 gatti con la connessione a casa] che vi porta a vedere le cose un po’ meno turistiche e più figose da sboroneggiare con gli amisci.
Bernard Tschumi, ha disseminato per il Parc de la Villette una miriade di strutture rosse con destinazioni diverse. A volte bar, a volte stazione dei pompieri, altre toilettes.
Sono anche ben visibili zoommando da google maps.
Nella zona invece di Montmartre, di fronte all’ultima vigna esistente dentro le porte di Parigi, in rue des Saules c’è un locale di cabaret che trae il suo nome attuale, ossia Au lapin Agile, dalla sua insegna disegnata che figurava un coniglio che scappava dalla pentola. Da qui il gioco di parole "Lapin à Gill" [dal pittore Andrè Gill] e "Lapin Agile".
Ritrovo di artisti e letterati rimane ancora ora un locale tipico di cabaret.
L’effigie accanto può sembrare oscura. Si trova sul sagrato di Notre Dame ed è quasi esclusivamente fotografata da giapponesi [coff coff, facevo le stesse inquadrature degli amici nipponici ed avevo lo stesso ritmo di scatto. Paura.] Cosa è? Niente altro che il point zèro, ovvero il punto da cui si misurano tutte le distanze riferite a Parigi.
Sens invero è un’amabile (coff coff, sput) località accanto a Parigi della quale vi narrerò in quanto con la pioggia, il vento e gli avversi numi l’ho visitata causa lavoro. Ma codesto, a Parigi, ne è l’hotel. Situato in rue de figuier ora è una biblioteca, anzi la sede della biblioteca d’arte Forney. Relegata qui Margherita di Valois dal suo marito, Enrico IV, vi troieggiò e sperperò abbestia, esemplare un avvenimento: un suo ex favorito uccise barbaramente l’amante del momento e ivi poi venne decapitato [uso in seguito, qui eravamo nel seicento, poi molto amato sui suoli parigini], ci troviamo nel Marais.
In square des Innocents sussiste uno dei pochi monumenti rinascimentali rimasti di Parigi. Sussiste, insomma, venne traslocato dalla vicina rue St Denis dopo l’immenso sgombro ottocentesco del cimitero degli Innocenti [se vi interessa questo episodio, quasi da girone dantesco a tinte fosche, è narrato benissimo in "I segreti di Parigi" di Augias], visto che la fontana faceva da corollario alle mura del cimitero. Bene, proprio le mura portarono a chiudere il cimitero, che era pieno [impressionabile, salta alla prossima foto, grazie] di cani ululanti che erano attratti dai lezzi e i miasmi cadaverici visto che i corpi erano malseppelliti. Un giorno un muro di una cantina di una taverna, che confinava con una fossa comune del cimitero, vide invadere le botti dal contenuto della fossa stessa. Così si capì che versare litri di profumo non giovava all’igiene, e quindi si spostarono le ossa [ci vollero un paio d’anni di lavori indefessi] nei cunicoli della zona sud di Montparnasse. Lì ora sono situate le catacombe. Qui invece ci troviamo in zona les Halles.
Infine una cosa trovata così, ciabattando. Sotto i portici di rue de Vaugirard, dietro al Senato e i giardini del Lussemburgo, trovate il Metre Etalon. La convenzione nazionale, al fine di generalizzare tra la gente il passaggio al sistema metrico, fece piazzare alcuni metri marmorei nei luoghi più frequentati di Parigi. Questi metri furono installati tra febbraio 1796 e dicembre 1797. Codesto è uno dei due reduci a Parigi e l’unico ancora nel suo sito originario.
Er barcarolo va, controcorente.
Avevo due o tre idee da condividere con voi.
Quest’oggi assistetti a Paolo dal Debbio che affermava che negli altri paesi la tassa di soggiorno non sussiste. Col cavolo. A Dijon io ho pagato 70 centesimi al giorno oltre al pernottamento con la causale "tassa di soggiorno". E quella cosa era?
Diciamo che se la si vuole mettere in Italia non sarebbe errato. Certo, ma non cifrone. Ad esempio quei settanta centesimi digionesi che mi permettevano di scatarrare in pace con me stessa sull’asfalto borgognone non mi disturbavano. E credo che al comune non faccian schifo.
Trovo mediamente indegno che ci siano liste d’attesa ai cimiteri. Suvvia, pensate come si spegne male una vita. Hai la lista d’attesa per andare dal medico, che magari ti diagnosticherà cose che se individuavi prima tutto poteva essere diverso. Poi avrai la fila per operarti, poi hai anche la fila per sotterrarti. Cioè, già un funerale costa quasi come un matrimonio, anche aspettare è irritante e paradossale.
Ma fare come gli antichi, ovvero cremare massivamente? No eh? **
Il volantino comunizioliberazionista di stamane diceva "noi stiamo col Papa". Ebbravo Ratzi, che mi rimetti il messale ordinario anche in latino. Ché mi veniva male seguire tutto in Baviera.
Per dire, TF1 ha un telegiornale meraviglioso. Anzitutto è adorabile la conduttrice, che ha una dizione fantastica. Secondo, ma non meno importante è che nella fascia dove i nostri tg mettono tette e culi lì si sia piazzato un servizio sull’algia vascolare della faccia, come individuarla e i centri specializzati per la risoluzione del problema. Sono tra l’esterrefatto e il commosso, e dire che dovrebbe essere una cosa normale.
Matthew Bellamy [che si vocifera sia convolato a nozze con la sua Gaia, se davvero fosse così congratulazionissime] parla anche di 9/11 sull’ultimo kerrang. Se vi va di rifrescare l’inglese è da leggere.
** Noi parmigiani (ossigur, che impressione) la pensiamo così.
Uìfì
Volevo dirvi che la mia scheda wireless era impastata su acquisizione indirizzo di rete, se avete una spiegazione magari capisco perché ho bestemmiato circa 12 giorni fa nella mia pausa pranzo delle 15 circa.
Per il resto sono tornata.
Vi parlerò, domani o prossimamente di:
– cibo e francesi
– ile de France e resto della Transalpinia
– Del mio incontro con Renato Zero a Parigi
– delle mie pause pranzo alle quindici, ai magazzini Lafayette fissando la foto di Zidane che faceva la pubblicità alle assicurazioni Generali.
Mi siete mancati, cazzarola.
Come l'Inter, meglio dell'Inter.
Terza*, grazie davvero a tutti.
*domani vi spiego anche cosa, dove e come. Che non lo so, ricordo di aver chiamato in radio ma non ricordo altro… ah, sì. Parlava la Soncini con me e la numero 4 era in finale.
Chemoreceptor trigger zone.
Questo post sarà strano e bizzarro. Preparate l’antiemetico.
Da ieri, dal dopocena, in pratica a intervalli a casaccio vomito. Sì, così. In pratica la mia scatoletta modem uessebi ieri venne allagata da chicchi di riso e fagiolini sconditi. La cosa bella è che pensi che la tua chemoreceptor trigger zone stia sventolando un bandierone bianco e ti dica "ohilà, abbiamo finito la soglia di tolleranza, sicché mentre te guardi missitalia si fa quel che noi si vuole eh".
Ah, sì. Missitalia. Forse sono decenti solo la 4 e la 42.
Dicevo comunque è un po’ scomodo, anche perché mi accorgo sempre troppo tardi dell’espulsione e sebbene ho delle manine abbastanza grandi non riesco a contenere tutto. E poi insomma, diciamolo, fa schifo ecco. E mi sento anche un cencino.
Poi ci sono cose che te lo provocano quel vomito metaforico.
La mamma di Tommy, Paola Pellinghelli, viene a scoprire anche lei come tanti altri qui a Parma guardando la televisione che la sua avvocatessa ora difende Aldo Cagna, colui che ha assassinato quella giovane ragazza che faceva tecniche di laboratorio qua a Parma. Insomma, io plaudo il coraggio che ha avuto la signora Paola nel revocare il mandato al suo difensore. Cazzarola, noi abituati a vedere Taormina e cose del genere.
Scusate, ma a me l’etica degli avvocati, pur possedendo una mia personale etica molto molto flessibile, a volte non mi è proprio chiara.
Gagliardi e tosti.
Ho deciso.
Un giorno tra il 2 o il 3 dicembre si fa una cena blogger a Milano. Organizzo io. Se volete aiutare, diamine, ben venga.
Chi si accoda oltre ai miei soliti amicici?
San pietrino.*
*ssst, voi non potete capire la beltade del titolo. Cosa che se continuo così e mi notano mi fanno titolista di Tuttosport, o dell’Informazione di Parma, che siamo lì. Cioè, basta un posto di lavoro comodo, climatizzato, col culo infisso sulla sedia da spostare solo quando devi andare a prendere il caffè. Comunque poi nel post ve lo spiego, eh.

Dicevo.
Le strade di Parma, a livello selciato o bitume, fanno cagare.
Il post potrebbe anche chiudersi qui, visto che praticamente vi ho fatto il riassunto.
L’uomo qui accanto, a volte scambiato per una specie di Vittorio Sgarbi, si chiama invece Pietro Vignali ed è assessore alla mobilità del comune di Parma.
[cominciate a capire il titolo eh, vecchie canaglie]
Ordunque questo figuro mi è anche simpatico. Non so perché, ma mi è simpatico. Sapete la simpatia quando vedi una persona e dite: "Toh, però mi fa simpatia?". Quella.
Invece c’è un altro assessore, che quello mica… ma vabbè.
Il sor Vignali ha un po’ cambiato la viabilità a Parma. Là ove c’era un incrocio a raso è stata sistemata una rotatoria. Ora però le rotatorie sono ovunque, ma anche di belle eh.
Solo che nessuno sa affrontare le rotatorie, ne parlavo anche un annetto fa su codesto sglaps.
Ma il nocciolo della questione è che puoi fare 300 rotatorie, chilometri di pista ciclabile [ah, signori vigili urbani, l’ultima volta che ne affrontai una un Garelli mi sorpassò a due centimetri due dal manubrio…. eccheccazzo. La prossima volta scendo e lo multo da sola.] ma se il fondo stradale fa cagare non noti mezza miglioria al traffico.
Ad esempio, una volta mi ritrovai a tornare dal lavoro a casa oberata di pesi sulla bici.
[inizio episodio di vita vissuta, forse anche tragicomico]
Dunque, credo fossero le cinque. Mi dissero al lavoro che dovevo caricarmi centocinquanta locandine e pensai: "Beh, cazzarola. Che spendo a fare per il bus o per far uscire dalla macchina quando è tanto bello rischiare di farsi radere al suolo in via Silvio Pellico, ma tanto l’ospedale è lì vicino e si hanno tanti amisci."
Al solito omisero che c’erano anche i volantini, da prendere.
Quindi caricai nove chili di locandine sul cestino innanzi al manubrio e presi la mia borsa della spesa, di quelle riutilizzabili da sciura, e ci misi dentro i volantini. A casa pesai quella busta ed erano quindici chili di roba. Rimasi lì a pensare di fronte alla mia bicicletta rossa come potevo caricare questi ultimi. Con le palle estremamente girate pensai: "ok, metto la busta alla destra del manubrio e che Dio ce la mandi alla meno peggio."
Mettendomi sulla strada sentii già la bici pesantemente oscillare al primo tombino.
Bilanciai il corpo e sfoderai un equilibrio che mi rassicura sui miei futuri anni in bici. Ma sentivo che quei quindici chili smaronavano un po’ tutta la forza di gravità. Ergo, spostai il baricentro (il culo, sì) verso sinistra.
E alla rotonda di via Pellico pensai: "Cazzo, se passo per via D’Azeglio mi sfrantumo al suolo, rovinando anni di lavoro del mio dentista."
Le strade per il centro di Parma o sono sampietrinizzate (qui li chiamano porfidi), e si scalzano da pietra a pietra dopo due mesi di lavoro, o addirittura, come la via citata sopra, coi vecchi selci rettangolari, anche essi distanti l’un dall’altro di alcuni centimetri.
Optai per le strade bitumate e non selciate. Anche se, anche lì, tenere l’equilibrio era arduo.
Arrivai a ponte di mezzo, feci la salita con nonchalance commuovendomi della mia forma fisica (oh, quello strappetto a inizio stagione mi inchioda sempre un bronco) e al semaforo, al verde, decisi di non pedalare più come del resto avevo fatto fino a prima: causa carico la bici andava così veloce che pareva una bici elettrica, quindi pedalare era pericoloso. E non vi dico, ad ogni tombino come mi raccomandavo a parenti defunti, angeli e santi tutti.
[fine episodio di vita vissuta, scusate ma rivivendolo e ricordandolo vividamente col cazzo che ci trovo il lato comico]
Dicevo.
A Pietro, cazzo, passa il bitume.
E dire che mi hanno sempre detto che quando mi girano le palle faccio ridere.
Faccio dei titoli troppo wertmulleriani.
Mah, e io che stamani vagando in giro nel tragitto casa-ospedale mentre leggevo l’opuscolo che diceva "vi chiudiamo il ponte, però visto che siete capre vi si fornisce anche di apposito percorso alternativo. Ecco, al ritorno passi in via delle Fonderie di fronte ai Caramba, contento? Dicci di sì, che ho speso a fare stocazzo di volantino, senti la carta come pesa e guarda che belli, i colori gialloblù."
Poi pensavo, ché qui ci si pensa a che post fare…
– Suvvia, facciamo un post ironico su come noi piccoli gobbi viviamo la serie B e su come e quanto i farmacisti guadagneranno di Maalox e antidepressivi quest’anno.
– Che ne so, parliamo di quanto è bello aprire un libro di patologie e far ridere la colleganza producendosi in "celo celo, mi manca"
– Parlo del mio oncologo, che è un burlone. Anche lui ride molto quando parlo, ma lo fa secondo una usanza parmigiana. Del tipo, gli dico: "Dottore, se prendo il farmaco xyzw mi vengono i pallini rossi tipo la Pimpa…". Lui sbianca, sbarra gli occhi, cerca di reperire dalle ghiandole sublinguali della saliva a caso e poi picchiettando le dita tra naso e radice dello stesso ove infissi giacciono gli occhiali fa un grosso sospiro. Ma l’ho capito che è il suo modo di ridere.
– Parliamo della mia famiglia, un episodio a caso.
– Se parlassi che ho scoperto che il mio collega di Parigi è blogger e pure piuttosto famoso? Cioè, tutti blogger qui, a momenti anche il dalmata dei vicini ha un blog.
– Potrei fare un post sui peli incarniti, visto che nelle riviste di riferimento l’argomento è taciuto…
Poi una donnina apre il messenger e:
Anna: ahem
:D
ciao :D
sai che sei nominata per miglior blog umoristico?
Fran: rotfl
Anna: non è male per una che fa la chemio
sei divertentissima!
Fran: cioè, è la nomination che fa ridere, è questo il punto
Eh, fichissimo eh. Sono il Patch Adams di me stessa. Pensate quando lo dirò al mio medico, o a mia nonna che mi dice sempre che possiedo la stessa allegria di Fassino [mmm, Fassino… grissino…. ahia]
Ordunque, sebbene nella stessa categoria ci siano due miei idoli [il Proeta e Chinaski…], ehm… coff coff…
Io non dico nulla, non dico, cioè… visto che scrivo non dico, ecco.
[Ma io blog umoristico? Che da otto mesi vi parlo di vomito, pastiglie, scagazzi e depressione? Mah]
Qui il post delle nomination con le istruzioni per il voto.
Ponte ponente ponte pi.
Studioaperto risulta essere da sempre una inarrivabile e immarcescibile serie di spunti.
Non sai cosa scrivere? Guardi studioaperto e anche se non trovi ispirazione ti consoli vedendo il servizio riciclato di mesi addietro [beh, ma allora anche loro non ce l’hanno, l’ispirazione]. Se proprio hai nostalgie di tette, culi, della Arcuri, della Palmas o della Bellucci aspetti le 18:50 e c’è un servizio ad hoc. Cioè, studioaperto resta una delle poche certezze nella vita, scandite dalla colonna sonora degli Evanescence quando c’è da fare un servizio strappalacrime ovvio.
Ecco, comunque alcuni servizi sono al limite del meraviglioso. Del tipo, giorni fa una inviata che parlava con una cadenza oltraggiosamente romana che era più coatta dei personaggi verdoniani era andata a guadagnarsi la pagnotta sul ponte Milvio. Aspettate, detta così è sconveniente.
Diciamo, una delle inviate a Roma, cavalcando [non ne esco dai doppisensi eh] l’entusiasmo giovanile del libro e del film "Tre metri sopra il cielo" di Federico Moccia, famoso figliolo di quel Pipolo recentemente scomparso sceneggiatore, va a documentare un episodio bellissimo e romanticissimo [da leggersi con quella esse con la lisca un po’ mucciniana, ché fa atmosfera]
Orbene, la donna va lì ed oltre a far zoommare al povero operatore i lucchetti attaccati ai lampioni ci fa anche vedere le bellissime scritte con lo spray nero sul travertino… spè, ma scrivere con lo spray sul monumento, sarà mica un reato? Perché allora glorificarlo? E perché se nel servizio della mattina nel servizio fanno parlare un giovane che fa notare ciò e nella trash edizione delle 18:20 no?
Son davvero cose.
Ah, ora le alternative sono due. Un bel servizio sul taccheggio alla Rinascente oppure, beh, l’idea me l’ha data un mio compagno di università:
"Allora io vado a piazza di Spagna e faccio la Barcaccia fucsia, perché a me mi garba così…"
"Ma lasciaci anche un giovanile messaggio sopra."
"Certo, ci scrivo laura ti amo sul fianco…"
"Col nero, in contrasto."
"No, con il dorato, che è più in tono."

