Vienna in tre giorni (sperando di indovinare i vostri tempi)

Wien: Schonbrunn [questo è un po' più per Stered che ormai mi sta diventando cliente fissa, o meglio beta tester di itinerari]

Diciamo che si possono fare tre distinti itinerari, in genere: tematici, per stili/edifici, per zone. Questo non vale solo per Vienna, ma qui viene particolarmente bene visto che si può tripartire benissimo il tutto. Essendo invece io di indole casinara cronica (sono moltissime le volte in cui guardo la piantina la sera in hotel ed esclamo "uh, cazzo, ma ci si era passati avanti oggi") la cosa che ne uscirà sarà composita e un'accozzaglia di tips come me ne escono.

Parto da: se volete andare a Schonbrunn iniziate da Schonbrunn. E' la "cosa grossa" relativamente più lontana, e quindi ve la "togliete". Nella visita interna forse ci sono ancora sale in restauro (l'ultima volta in cui sono andata era gennaio 2010, quindi boh) quindi potreste compensarla con l'Hofburg: pressoché simili, sebbene la seconda abbia qualche vasellame e argenteria in più. E per i patiti di Sissi all'Hofburg c'è ancora il di lei gabinetto con la spalliera (era ossessionata da igiene e forma fisica. Ah, e odiava Schonbrunn). I giardini sono una ficata e vicino c'è lo zoo.

Seconda cosa: il Prater. Sì, la ruota panoramica fa figo ma non è niente di che. Se volete potete farci un giretto la sera, prendendo la metro U1 e scendendo a Praterstern. Che è un po' come continuare di due stazioni per vedere il Danubio e il palazzo delle nazioniunite: lo potete fare, ma è evitabile in una tre giorni. L'unico motivo che vedo ancora per bazzicare il Prater, oltre alla attigua pompa di benza più economica di Vienna, è la zona low cost nonché un ristorante buono in qualità prezzo come Lusthaus, ma è un po' scomodo.

Città: se andate tre giorni ed è estate i parchi sono belli. Per me lo sono anche d'inverno, ma vabbè. Il mio preferito è lo Stadtpark, che è quello dove ci passa il fiume Vienna. Non so se funzia ancora la webcam avanti la statua di Johann Strauss? Sennò sarebbe un momento molto nerd.

A volte dico che la cosa più figa da vedere e videre a Vienna sono i caffè. Dovrò farci un post. E' davvero una cosa che vale la pena. Io sinceramente preferisco quei grezzi di Sperl, davvero "viennesi" nel carattere e ancora nella mobilia. Ma c'è la wifi gratis. Poi c'è Landtmann (che frequento più per le colazioni) e il Mozart, per la posizione vicino al teatro dell'Opera. Sinceramente ce ne sono altri molto belli, ma questi sono quelli che amo. Una sosta secondo me è obbligatoria, come prendere un caffè diverso da quello nero soltanto.

I Musei: sinceramente con la storia delle residenze e dei soli tre giorni non c'è qualcosa proprio di terribilmente imperdibile. Certo, le collezioni del Belvedere valgono moltissimo, ma hai tre giorni. Come anche il museo del mobile, la roba nell'Albertina. Quindi che fare? Io direi di ovviare dicendo la cosa imperdibile: nell'edificio della Secessione c'è il fregio di Beethoven di Klimt, ed è qualcosa veramente di bello.
Le chiese: secondo me molte sono interessanti. Io suggerisco solo quelle più comode e quelle che hanno un interesse architettonico maggiore. Si parte dal Duomo (mai salita su in cima, mi sembra una cosa inutile: allora vai a farla alla donauturm), poi la Minoritenkirche, specie per il porticato fuori, la Augustinerkirche, Votivkirche, Am Hof, Karlskirche e Maria am Gestade. Non preoccupatevi dell'orario di ingresso perché le chiese sono sempre aperte. Al massimo non riuscite a vederle tutte perché chiuse da cancellata, ma una certa vista l'avete.

Tutto ciò, aggiungendo la passeggiata che consigliavo e una giratina nel quartiere ebraico e nella zona del Freyung (una opposta all'altra, nel centro storico) direi che abbiamo finito i tre giorni. Devo fare qualcosa forse più sui cinque giorni.
Cibo: oltre le altre cose dette nell'altro post ci sono dei locali a cui sono molto affezionata. Purtroppo sono un tipo da birreria, e Salm Brau mi da quello che voglio: lo stinco (affumicato) e la birra. Il posto è molto bello, dietro al Belvedere e nella zona delle ambasciate. Per la viennese le guide consigliano Figlmuller (che solitamente ad agosto chiude). Altri due posti dove secondo me e il mio gusto vale mangiare sono la casa del suino (!) e Figls. Se proprio butta male, c'è la birreria fronte cavallo del Savoia, che è anche sotto la sede dell'Universal music ed è il posto dove purtroppo oh, tutte le conferenze stampa musicali austriache si finiscono per far lì.

Vienna in tre ore (o perlomeno di tempo effettivo, tipo nel basket)

Questo è un post (cui poi seguirà quello su come vederla con più calma) principalmente per le amichette che arriveranno a Vienna prima di arrivare al Frequency.

In realtà se si ha pochissimo tempo per vedere Vienna la cosa migliore è prendere la metro e scendere a Stephansplatz. Lì è il centro (Vienna è costruita secondo un simpatico sistema, importato poi in alcune località italiane che non sto a dire: il ring. Ossia c'è un centro, con un grosso vialone che gira tutto intorno, e poi piano piano da lì ci si allarga. Per visitarla velocemente quindi è un sistema molto più comodo rispetto a città come Parigi che sono su una direttrice sola)

Da lì potete tranquillamente muovervi e vedere alcune cosette. Anzitutto, essendo una cosa rapida ci sarà da saltare a pié pari musei e residenze, ma secondo stagione c'è un percorso all'aperto (con pausa pappa) non male. In caso, per i pigri, il miglior modo di vedere molto del centro di Vienna è il bus 2A (mi pare) che potete prendere a rotenturmstrasse, che è quella via grande alla sinistra del duomo (e l'unica dove girano auto). Potete comunque trovare prezzi e percorsi sul sito dei trasporti viennesi.

Wien: Partiamo da un assunto: l'Austria è cattolica, ergo le cose più fighe da vedere e colme d'arte e testimonianze sono le chiese. Mi spiace se vi danno noia, ma è così. Oltre a quello Vienna ha bellissimi parchi, utili per lo svacco. Insomma: si può mangiare parecchio ma si può camminare anche parecchio.

Il percorso è molto semplice: dal Duomo (vale la visita almeno fino al cancello dentro per vedere le navate, gotico molto bello), spalle alla chiesa, vedete una piazza allungata che sembra una via grossa. E' il Graben, con al centro la Pestsaule (e sotto il Graben, un po' come a Parigi sotto la Madaleine, potete pisciare in un'opera d'arte: ci sono i gabinetti costruiti da Loos) (Marina, sì, è per te).
In fondo, girare a sinistra e si vede incombente l'ingresso dell'Hofburg con la Michaelertrakt: qui le opzioni sono due. O passare il portale, entrare, superare tutto e trovarsi di fronte al quartiere dei musei (e da qui o andare verso destra alla Rathaus e il Parlamento, o verso sinistra e hai la zona di Mariahilferstrasse e lo shopping) o girare a sinistra. Se girate a sinistra dopo un po', superata la scuola addestramento cavalli e il particolare odore che ve la segnalerà troverete un cortile. Lì a sinistra c'è una porta anonima che conduce all'Augustinerkirche, che vale quasi a forza una visita per il mausoleo del Canova di Maria Cristina d'Austria (entrando, a destra)
Proseguendo arriverete a una piazza con un edificio ingombrante alla vostra destra: è l'Albertina. Dritto il cafè Mozart. In quella viuzza che dritta ai vostri occhi costeggia il didietro della Staatsoper c'è Sacher. Da lì girate nuovamente a sinistra, attraversate il ring e il passaggio pedonale e un tratto di strada: vi troverete in una piazza piuttosto grande: Karlsplatz. A destra vedrete la cupola dorata della Secessione. A sinistra la chiesa di San Carlo. Probabilmente tempo non ne avete e però avete il biglietto della metro: se avete voglia di camminare continuate il vialone che vi porterà fino allo Stadtpark (panoramico, vedete anche Schwarzbergplatz), oppure da Karlsplatz con la metro potete ritornare nuovamente a Stephandom e decidere ove mangiare.

Tips merenda: salata c'è parecchia roba dai baracchini in zona Neuer Markt (avete le spalle al Duomo e a destra il Graben? beh, allora quella dritta è quella strada) dove la qualità è mediamente buona. Parliamo sempre della cosa che il kebab a quelle altitudini è migliore dell'italico. Oppure un currywurst non si nega mai. Se invece volete un attimo posare il culo per un boccone + vino/birra (spero abbia riaperto, non vado da 5 mesi) c'è Immervoll (seconda traversa da dove vi dicevo prima, indicazioni verso la Franziskanerkirche): occhio che non ha insegne, se non la scritta sul legno verde, ed è sulla sinistra della strada. Piatti molto buoni, cucinati al momento. Servizio leggermente lentino, ma a Vienna sono tutti lenti fino all'esasperazione. E non vi aspettate molta cortesia: sono cittadini.
Dolce beh, entrare da Demel e prendere qualcosa a portar via per poi sbafarsela altrove ha i suoi perché, se non siete sostenitori di vari caffè a la Viennese (corretti, con la panna etc etc). Potete fare una cosa molto da poveracci ma che faccio spesso anche io: andare da Demel, prendersi un dolce come iddio comanda poi passare al vicinissimo Starbucks (fronte Hofburg lato Michaelertrakt) per della brodaglia media e un posto a sedere. Altrimenti, pausa gelato. Zanoni è in una traversa di Rotenturmstrasse, e dalle indicazioni sopra quindi facile da trovare. Sì, è italiano. In fondo il gelato lo hanno inventato gli italiani (in Francia, ma gli italiani)

[comunque, se passate da Demel e mi prendete due dolcetti poi io non è che mi commuovo abbestia eh, nooo.]

Cose da vedere: i cimiteri.

La mia idea di fare una ricognizione delle opere d'arte alla Villetta (cimitero di Parma) mi bazzica un po' nel capo. Assieme all'idea di vedere il cimitero suburbano di Reggio Emilia, che ha una parte ebraica, sono un po' le cose che mi prefiggo di fare in autunno.

Il fatto è che c'è stata, almeno da parte mia, la riscoperta di voler vedere i cimiteri per una questione diciamo di natura socio-archeologica: per motivi artistici in quanto molto spesso si trovano al loro interno vere e proprie opere d’arte utilizzate per rendere omaggio ai defunti, dalle sculture alle tombe di famiglia; sia per motivi storici in quanto è possibile ricostruire intere storie di famiglia o di paesi; è inoltre interessante vedere come alcune tombe abbiano giocato un ruolo quasi da meta di pellegrinaggio, basti pensare alla tomba di Oscar Wilde o Jim Morrison a Parigi, o quella di Stravinky a Venezia, solo per citarne alcune.

Pere Lachaise:
Il fatto di vedere molti cimiteri più lugubri di quello che debbano risultare è secondo me un retaggio culturale cattolico. Un po' è una cosa che mi da noia, ma è superabile. Non è che sia la persona che va nei cimiteri per trovare pace o simili. Una lapide vecchia è una cosa figa. Punto. Purtroppo a volte ci sono anche i miasmi, ma dopo aver mangiato 3 anni davanti alla camera mortuaria (la mensa della mia università è situata così) molte cose le ho superate.
Di seguito, un pezzo che avevo scritto –— su La sera di Parma:

Parma sempre la piccola Parigi. Come nella capitale transalpina uno dei monumenti di spicco, oltre la Tour Eiffel e l’Arco di Trionfo è il cimitero di Pere Lachaise, che ospita sepolture famose e visitatissime come quella di Jim Morrison o Frederic Chopin, anche nella nostra città il cimitero della Villetta è un monumento storico di spicco, forse poco considerato però da chi ci abita.
Costruito nell’Ottocento dalla duchessa Maria Luigia, prende il nome dal fatto che il camposanto venne costruito nei pressi della caserme delle guardie cittadine, dette appunto villette. Il cimitero ospita tombe monumentali dove riposano personaggi illustri, tra cui su tutti: Carlo Alberto dalla Chiesa, Paola Borboni, Ildebrando Pizzetti e Niccolò Paganini.
Recentemente il camposanto è stato inserito, assieme ad altri sei cimiteri italiani, nella European Cemeteries Route, una proposta alternativa di promozione turistica del territorio che offre un mosaico di costumi diversi e arte funeraria che sono stati più rappresentativi in Europa negli ultimi due secoli fornendo un mosaico storico dei cambiamenti degli ultimi tempi. ll percorso è stato riconosciuto come "Itinerario Culturale Europeo" dal Consiglio d'Europa nel 2010. Questo itinerario non rigido comprende 60 cimiteri in 18 paesi europei ed è stimato che attiri dai 5 ai 7 milioni di visitatori ogni anno.
Non solo però memoria storica e riscoperta del cimitero in un’ottica più nordica di Parco monumentale: promosso dall’ADE spa, l’azienda cittadina che si occupa dei servizi cimiteriali, prende corpo anche quest’anno l’iniziativa di “Città della memoria” Arte, Storia e Società al Cimitero Monumentale della Villetta di Parma.
Ad esempio per questa domenica sono previste dalle ore 11 visite guidate con le Guide Turistiche di Parma attraverso i sepolcreti dei numerosi artisti che risposano presso il camposanto cittadino. Visita che verrà poi ripetuta anche in occasione del Festival Verdi di Ottobre, impreziosita dall’accompagnamento tra i mausolei dalla colonna sonora dal vivo dell’ensemble Silentiae Lunae. Le iniziative si protarranno fino al sei di Novembre, con la commemorazione dei dispersi in Russia nel campo dei caduti all’interno del cimitero.
Particolarmente suggestivi anche due incontri inseriti all’interno del Parma Poesia Festival:  il 17 Giugno, dalle 21, sarà possibile assistere al concerto “Come angeli all’imbrunire”, curato da Anna Maria Gelati e Giancarlo Gonizzi, con letture in collaborazione con Europa Teatri. In questo caso è consigliato arrivare almeno 10 minuti prima dell’evento per motivi organizzativi. Sabato 18 Giugno , speculare alla sera prima, alle ore 11 il reading letterario “Come Angeli al Sole”. Entrambi gli eventi sono a ingresso libero.

Cose da vedere: Cerveteri

Cerveteri: necropoli della Banditaccia.Uno dei posti più belli se si ama l'archeologia (sì, c'è qualcunaltro che la ama?) è sicuramente Cerveteri.
Non solo perché è sul mare, vicino Roma, facilmente raggiungibile via autostrada e nei dintorni si mangia discretamente bene.
No, c'è anche il fattore etrusco tra i più completi che potete trovare estrinsecato su territorio. Niente ancora e solo nei musei, come il sarcofago degli sposi che trovate policromo al Louvre e in terracotta a Villa Giulia. C'è ancora qualcosa e di tangibile. Oltre al piccolo e gratuito (dovrei parlarvi di come son contraria alla gratuità dei musei, è una storia lunga, ne riparleremo) museo nella piazza cittadina al castello (due piani, buona panoramica di reperti sebbene nessuno di grandissimo pregio ma soprattutto una buona panoramica di corredi funerari di un posto quasi sul mare )c'è quella meraviglia della necropoli della Banditaccia: un terreno di 400 ettari di estensione dove si trovano molte migliaia di sepolture (la parte recintata e visitabile rappresenta soli 10 ettari di estensione e conta circa 400 tumuli, non tutti accessibili. Alcune tombe fuori recinto, come quella degli Scudi e delle sedie, è visitabile, ma per motivi di tempo non sono mai riuscita a vederla)

Cerveteri, che assieme a Tarquinia è stata messa nel patrimonio mondiale dell'Unesco, presenta l'unica completa idea dell'architettura etrusca che possiamo ancora avere: mi sembra superfluo spiegare, sebbene forse è necessario, che le città dei vivi erano costruite in materiali deperibili, come il legno e l'argilla. Le città dei morti invece, a misura e foggia di quelle dei vivi, erano fatte con materiali estremamente duraturi. Ecco perché sono giunte fino a noi dopo tutti questi secoli. E non c'era la cultura del cimitero come cosa a parte da portare a lato della città: se guardate infatti ci sono più di due tratti di strada scavati dal percorrimento dei carri dentro la necropoli recintata. Così come potete trovarne di simili in tutta l'estensione del terreno: segni delle ruote rimasti nella strada che presenta un vero e proprio binario, ormai.
Per quanto riguarda il fattore architettonico e della diversità di sepolture Cerveteri mostra un po' la gamma completa. Se infatti potete trovare le tombe affrescate di Tarquinia di maggiore impatto scenico o le necropoli rupestri di un certo fascino, il percorso all'interno dell'area recintata vi porta dalle tombe a pozzetto villanoviane (il defunto veniva cremato e messo in un recipiente -ne parleremo- all'interno di una sorta di pozzetto a fungo), per poi passare prima alle tombe a camera proprio su modello delle case all'interno dei tumuli (e sempre più a modello di case vere mono-bi-trifamiliari), o nella variante "popolare" a dado (tipo case a schiera, diciamolo) per finire a quelle tarde quasi ad inumazione diretta con dei cippi fuori ad indicare se il defunto fosse maschio (cippo fallico) o femmina (un cippo a forma di casetta)

Se volete, una pianta su googlemaps della necropoli visitabile l'ho fatta io, qua.

L'ottima gita fuori porta per i romani.

Il grupismo italico.

Questo l'ho scritto altrove. Poi chi ha più mano di me l'ha limato. Io quest'anno devo ringraziare tantissimo 'sta persona che sta credendo in me e che mi da consigli su come scrivere. Quindi ecco: grazie Enver, eh.
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Io per rispetto metto la mia versione scritta alla meno peggio dopo che 'sta vernice è andata alla lunga: a Parma c'è sempre questa organizzazione così, all'amatriciana possiamo dire. Anche se è da dire alla parmigiana: diciamo alla cazzo su. Quindi tante persone e tu che prendi due appunti schiacciata in un angolino. Senza cartelle stampa disponibili, senza niente di niente, senza pre-contatti con l'ufficio stampa per parlare con gli artisti.

Ma giusto per dire che se non scrivo qui sono ovunque.

[poi ci sarebbe quello artistico ma è troppo bello, non ve lo metto, venite a Parma e comprate il giornale]

“Sono stato intelligente a circondarmi di persone intelligenti, non come Berlusconi che ha questo grande limite: si circonda di cretini e non ne trae mai vantaggio” è il solito Sgarbi show, non appena prende il microfono, e che perdura per venti minuti buoni prima che si esaurisce da solo e capisce che è giunto il momento di dare spazio a quella che in fondo è la sua creatura.
La ressa femminile e dei wannabe artisti è tutta addosso a lui. Chi gli chiede di essere preso in considerazione per future esposizioni, chi vuol farsi una foto con lui. Per quanto riguarda l’arte il critico
d’arte ferrarese dice che non è vero che lui odi l’arte contemporanea, ma: “non ho mai apprezzato chi vuol prendere per il culo, l’arte è qualcosa che resta e che deve dare del piacere, sennò uno che cazzo va a fare a vederla. Ad esempio io ho apprezzato la barca di Parmeggiani, nel suo essere estremamente teatrale, ma non avevo tutto quell’entusiasmo che invece ha avuto Sommi”
Sgarbi aveva iniziato il discorso dicendo di non soffrire di invidia e che preferisce essere invidiato che invidiare, ma poi si sofferma sulla sua avventura televisiva, con conseguente boato delle fan che
gli urlano che il programma era bellissimo, fallimentare dicendo che invidia fortemente Paolo Bonolis e i suoi soldi guadagnati (“io li avrei spesi tutti in arte, i suoi 20 milioni di euro di stipendio.
L’idea che uno stronzo come lui non lo faccia mi da fastidio”) e Giuliano Ferrara e la sua striscia quotidiana in tv, dicendo che sì, è giusto averlo in tv in una rai dominata da persone di sinistra
sicuramente capaci ma onnipresenti, ma in fondo era una cosa che ha suggerito lui ai vertici rai, e che quindi è merito suo se lui è lì. Al suo posto.
Quindi l’unico privilegiato dalla non invidia di Vittorio Sgarbi è stato proprio Camillo Langone de Il Foglio, che, secondo lui, ha fatto in modo di aiutarlo a non fermarsi nel criterio delle scelte degli
artisti col solo metro dei critici, che solitamente porta a un meccanismo quasi clientelare e non spinto da una sana curiosità. Ma poi i riflettori tornano su se stesso: “la Biennale con i Beatrice era
stata chiusa a 18 persone esponenti. Io ne ho portati duemila. Sono stato il loro Masaniello, un Robin Hood per gli artisti italici. Sono stato davvero bravo a circondarmi di persone intelligenti”.

Evitiamo, sisamai.

"Pensa, il santo patrono della città di Castro* era un certo San Savino"
"Direi proprio il primo da invocare in caso di pericolo"
"Pensa che lo festeggiavano il 3 maggio** con un Palio…"
"L'ho detto che quello è un giorno da rimanere a casa"

* Città distrutta nel 1649, restano solo alcuni resti (cielo, una figura retorica!) vicino ad Arlena di Castro. Solo che mia mamma odia i resti, io dove ci sono resti e rovine mi esalto. Quindi dovrei andarci prima o poi. Farci delle foto, spiegarvi cose, anziché parlarvi di vicini e gruppi indieminchia(cit.).
** è il mio compleanno. Noi del tre maggio, eccetto Paul Banks, non penso che godiamo di così felice sorte.

Giacobbo? Angela? Daverio?

Wien: StephansdomQualora voi andaste a Vienna e spostaste il vostro onorevole culo sino alla chiesa di Santo Stefano altresì detta Stephansdom (per meglio trovarla sulla mappa della metro, vi conosco, a voi) potete trovarer un troiaio di curiosità. Così scoprite che scorrazzare nelle chiese è figo e non è una noia.
Nell’interno spazioso della chiesa si trovano tesori come il pulpito di Pilgram – il pergamo ornato di intagli di Anton Pilgram, il capomastro del duomo, è decorato con il ritratto dei quattro Padri della Chiesa. Sul pulpito, che secondo il suo nome popolare "curiosa alla finestra", si vede anche il maestro alla "finestra" sotto le scale. Nonché ciccia fuori anche da un’altra parte, insomma, ci teneva a essere visto.
Sul corrimano delle scale scivolano delle rane che rappresentano il Male.

Ora, perché le rane?

Stolpersteine.

Stolpersteine
pietre d’inciampo a Budapest
per la Giornata della Memoria

www.stolpersteine.com/en.wikipedia.org/wiki/Stolpersteine

Dalla metà degli anni ’90 lo scultore Gunter Demnig ha iniziato a disseminare le città tedesche con i suoi Stolpersteine (letteralmente “ostacoli”, “impaccî”; ma anche, nella fattispecie, “pietre sulle quali inciampare”).
Budapest: StolpersteineLe pietre di Demnig ricordano lo sterminio di ebrei, rom, omosessuali, oppositori politici, testimoni di Geova e portatori di handicap negli anni del nazionalsocialismo. Le prime furono collocate a Colonia e nel quartiere berlinese Kreuzberg. A tutt’ oggi ne sono state collocate ben 11.000, nei selciati di fronte all’ ultimo domicilio civile delle vittime. Si tratta di blocchi d’ ottone sul quale sono incisi il nome, l’ anno di nascita ed una concisa nota biografica della vittima. Fuori dalla Germania, alcuni pezzi sono stati collocati anche a Budapest, a Vienna e in alcune località austriache. L’ iniziativa incontra consensi (si vedono spettatori che ornano di fiori le pietre) ma anche perplessità e talvolta persino ostilità.

Il culto del cipresso.

Sapete, no, che tra me e l’inumazione esistono diversi problemi.
[ovvero, molti di voi, i nuovi, non lo sanno, ma questo è un argomento trito e ritrito]
[sono come i vecchi: ho le lagne di repertorio]

Ecco, ora questa cosa che "che brutta la cremazione, dopo nel cimitero non ci vanno le ceneri perché le disperdete o ci fate la sabbietta pel gatto" come va a interfacciarsi con le ossa buttate nelle fosse comuni?

[no, perché d’esempio, dico, di Mozart mica c’è una tomba. Mozart morì che non aveva manco i soldi di una bara, difatti all’epoca esistevano una sorta di bare riutilizzabili con il tasto eject nel fondo che faceva sì che si potesse riutilizzare il contenitore dopo che si svuotava il contenente nella fossacomune. Ma a Mozart han dedicato un casino di monumenti, sic anche nei cimiteri, e poi Mozart ce lo ricordiamo tutti quando ascoltiamo le sue opere. Però chissà ora il suo femore ndocazzoè, per dire. Quindi, magari, non so, non c’era il primato dell’anima sul corpo? Allora perché trattare anche padrepio come un prosciutto ostendendolo in giro? Perché ‘sta fissa del corpo da una parte? E chi muore in incidente aereo e non si trovano più le spoglie, che è, morto di Serie C? Ma checazzo, oserei. Tutta ‘sta fissa per fare dei recinti macabri per far guadagnare i fiorai]

Anni di studij, e poi incontri dei perecottari e ti si ammosciano.

Stamane ero al terzo piano del museo tarquiniese, quello che finalmente non ha l’esposizione non ottocentesca ma moderna, e c’era un gruppo lì di bambini di spoleto. Già io ho dei problemi razziali verso gli umbri, poi c’era sta guida (ché voi non lo sapete, ma in provincia di Viterbo han fatto un concorso e han promosso su, come si dice in ambienti aulici, merda e puzza.

Insomma, ecco, quindi c’era sta guida che diceva che secondo lei nel recinto sacro avevano seppellito un bambino che per loro era come un extraterrestre perché aveva (cito le sue parole) "quella malattia al cervello che è l’epilessia" (già qui stavo per smadonnare per la spiegazione) e poi era secondo lei albino "al punto che aveva i capelli bianchi e gli occhi azzurri azzurri che non poteva guardare il sole sennò si bruciava".
Ora io prima di sbattere la testa addosso al muro o chiederle da che punto di vista scientifico aveva trovato su Top Girl sta cazzata son rimasta lì a pensare alla tirosina, che si trasforma in melanina e alle evidenze paleoantropologiche che può lasciare su un corpo che ormai ha conservato solo le ossa e non i capelli. Ma intanto se ne stava andando.
Ma poi non le ho domandato nulla perché ci aveva la voce così fastidiosa che mi faceva girare le palle.

[mamma, che colleghe di merda che hai]
[la realtà è questa: nel recinto sacro, quindi nella zona dell’acropoli, è stata riportata una sepoltura, ma era di un uomo di circa 40 anni, con le articolazioni che mostravano un lento lavoro continuo di equilibrio e le coclee rovinate dall’acqua, ergo un pescastore o un marinaio. Magari greco, dalla differenza delle ossa. Ecco. Questa è l’evidenza scientifica: è stato ucciso con un fendente in zona occipitale.]