Meryt e Baby escono dalla loro teca di cristallo

Meryt e Baby emergono dalla loro teca di cristallo
Emozione nei presenti per una
scena che esprimeva la massima tenerezza.


Rovigo
. Negli ambienti preclusi al pubblico dell’Accademia dei Concordi, Meryt e Baby oggi sono emerse dalla teca di legno e cristallo che per oltre un secolo è stata il loro moderno sarcofago.
Le due mummie, l’una di una giovane donna, la seconda di un bambino o bambina, sono state estratte dalla loro teca dalla prof.ssa Paola Zanovello, Università degli Studi di Padova, e dal prof. Emanuele M. Ciampini, Università Ca’ Foscari di Venezia, che con la collaborazione del gruppo di ricerca EgittoVeneto – dott.ssa Claudia Gambino, dott.ssa Giulia Deotto e dott. Martino Gottardo – sovrintendono alla “Operazione Mummie di Rovigo”, integralmente finanziata, in stretto accordo con l’Accademia dei Concordi, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
L’emozione dei presenti, e tra loro il Presidente dell’Accademia professor Giovanni Boniolo, è stata enorme.
La scena che si è presentata ai loro occhi esprimeva, al massimo livello, tenerezza e protezione.
Si racconta che il piccolo Baby fosse in origine supino sul corpo della giovane donna. Quasi a far intuire un rapporto di protezione mamma – figlio, uniti nel loro sonno eterno.
All’arrivo a Rovigo, i due sono stati “separati” e Baby adesso riposa ai piedi di Meryt. Entrambi pronti ad essere separatamente esaminasti e studiati
E’ “probabile” che, dopo il loro arrivo a Rovigo, la mummia di Meryt sia stata manomessa. Tutto fa pensare che sia stata interamente sbendata, forse per cercare gli amuleti che venivano frapposti tra i resti corporei e le bende. Queste ultime sono srotolate sul fondo della teca, in ordine che appare casule. I resti della ragazza sono ridotti a poco più che uno scheletro contornato da resti di pelle mummificata. Dalle poche tracce visibili sulle dita delle mani e dei piedi è chiaro che Meryt venne fasciata con cura e le sue braccia incrociate sul petto.
A conservarsi meglio è il volto di Meryt, volto intorno al quale molto lavoreranno gli esperti.
Baby conserva ancora la forma di piccola mummia. Verosimilmente non lo si è ritenuto così importante da nascondere dei tesori e non lo si è violato. Il piccolo è ancora completamente bendato e coperto da un leggero sudario che non nasconde però la posizione delle braccia e i fragili polsi; due fiocchi, forse in origine rossi, gli cingono le spalle e le gambe.
E’ certo lui, oggi, colui che potrebbe riservare le sorprese maggiori. Sia per capirne l’età, sia il sesso e il rango sociale. Gli esperti lasciano aperte tutte le ipotesi, compresa quella che la mummia possa essere di un non umano. Solo tac e controlli potranno stabilirlo.
Meryt e Baby sono giunti a Rovigo tra il 1878 e il 1879, all’interno di uno dei 5 capienti cassoni zeppi di reperti egizi, in arrivo da Alessandria d’Egitto.
A inviarli era un personaggio all’epoca famoso: Giuseppe Valsè Pantellini (Rovigo 1826 – Fiesole 1890). Questo rodigino, in esilio a causa della partecipazione ai moti d’insurrezione del Polesine nel 1848, trovò rifugio al Cairo. Qui prese in gestione, e poi in possesso, il Grand Hotel. La struttura, rinominata New Hotel, diventa, per la posizione strategica e per le doti organizzative di Valsè Pantellini , un punto di riferimento per i viaggiatori del tempo, nobili, agenti dei consolati e ricchi provenienti da tutto il mondo. Al Grand Hotel del Cairo si aggiunge presto l’elegante Hotel d’Europe, altra meta fondamentale per i viaggiatori in arrivo o transito e, soprattutto, per alcuni egittologi di grande fama, quali Auguste-Édouard Mariette e Gaston Camille Charles Maspero.
In occasione dei festeggiamenti per l’apertura del Canale di Suez, Valsè Pantellini viene scelto dal Vicerè d’Egitto per alloggiare e assistere gli illustri ospiti internazionali.
Era tale la fama dell’imprenditore, che, nel 1877, l’allora Presidente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, Lorenzoni, si rivolse, al talentuoso concittadino nel tentativo di realizzare un museo egizio nella città natale.
Appello accolto dal Pantellini che, tra il 1878 e il 1879, riunì e inviò a Rovigo i preziosi reperti tanto ambiti. E tra essi, Meryt e Baby, le due mummie, che vennero protette da una teca di cristallo.
Intorno a Meryt e Baby sono fiorite molte leggende popolari, evidentemente dettate dal fascino che le mummie e l’Egitto, adesso come allora, continuano a solleticare.
Da oggi una parte dei misteri comincia ad essere chiarita. Meryt e Baby saranno molto attentamente esaminati, prima all’interno dell’Accademia e poi anche all’Ospedale di Santa Maria della Misericordia dove i due saranno sottoposti ad una serie di esami medici, tac compresa.
Alla conclusione di questi esami, di loro si prenderà cura Cinzia Oliva, tra i massimi esperti in Italia del settore, attiva presso il Museo Egizio di Torino. L’intervento della restauratrice sarà effettuato in un ambiente tecnologico, appositamente creato in Palazzo Roncale e, aspetto eccezionale, sarà eseguito in modo pubblico, ovvero sotto lo sguardo dei visitatori.
Nel frattempo l’equipe del professor Raffaele De Caro, della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ Università di Padova, sui dati emersi dalla tac e su altri dati, ricostruirà le vere sembianze dei due.



Informazioni e prenotazioni: www.palazzoroverella.com

 

L’Irlanda protagonista del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2018

Il Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso l’assegnazione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2018 a uno dei luoghi più suggestivi e storicamente preziosi dell’intera Irlanda se non del continente europeo, la piana dei Céide Fields (letteralmente i “campi della collina dalla cima piatta”), nei pressi di Ballycastle, piccolo villaggio sulla costa settentrionale della contea di Mayo.
Altissime scogliere – Céide Cliffs – preservano questo antichissimo mondo dall’oceano Atlantico. Qui, ai primordi della storia, prima che in Egitto venissero innalzate le piramidi, giunse e si insediò una comunità che in qualche modo sostituì a un’immensa foresta un complesso sistema di campi coltivati, delimitati e protetti da muretti in pietra, affiancati da villaggi.
Qui, 5.500 anni fa, già prosperava una pacifica comunità ben organizzata, specialmente di agricoltori, che si impegnava collettivamente a disboscare la zona e a dividersi poi i terreni, strutturandoli in un sistema di campi regolari. Ciascuno delimitato da un muretto di pietre. La principale forma di sostentamento era l’allevamento, ma i residenti erano anche abili costruttori di barche, sapendo lavorare alla perfezione sia il legno che la pietra.
Una società che possedeva già precise credenze mistiche e spirituali e che consegnava i propri defunti alla terra, inumandoli in tombe ben protette.
Prosperità e declino di questo amplissimo territorio sono legati a cambiamenti climatici, all’apparenza trascurabili: due gradi di abbassamento della temperatura, appena. Sufficiente a cambiare il mondo dei Céide Fields.
Il regredire della foresta, che permette di conquistare sempre più terra fertile all’agricoltura, se garantì benessere per molto tempo, alla lunga significò morte. Le piogge cominciarono a dilavare una terra non più protetta dalle foreste, a renderla acida.
Così quello che era un magnifico ambiente di vita, divenne una terra inospitale e insidiosa, progressivamente coperta dal lento formarsi della torba.
Così, di una delle più antiche civiltà del continente europeo non rimase apparentemente traccia. Prati, erbe palustri, eriche e muschi e licheni cancellarono ogni evidenza di un’area che era stata importante e prospera. Su di essa maturò l’immensa distesa delle torbiere.
Ed è stato proprio scavando la torba per il riscaldamento di casa, che un maestro elementare del posto, Patrick Caulfield, negli anni trenta del secolo scorso, ebbe a cozzare contro le pietre del sottosuolo. Dal loro perfetto allineamento intuì non potersi trattare di presenze casuali. Conficcando una sonda nella torba cominciò a rilevare muretti e altri resti. Ma solo quarant’anni più tardi, negli anni settanta, quella sua intuizione si trasformò in una delle più sorprendenti scoperte archeologiche del secolo. Grazie agli scavi del figlio, archeologo, di quel maestro, e delle generazioni successive. Ciò che quelle ricerche, che continuano tutt’ora, rivelarono fu un enorme sistema di campi, abitazioni e tombe coperto e preservato per millenni dagli strati di torba. Qui, inoltre, le ricerche svolte hanno indagato e messo in luce le tracce del solco dell’aratro e la memoria della semina di orzo e frumento, stabilendo un nesso che, dall’Asia centrale all’Europa del nord, racconta un passaggio dell’evolversi millenario dell’agricoltura nella storia dell’uomo.
Si tratta di un paesaggio agrario del Neolitico, che si manifesta con una straordinaria geometria dei manufatti, leggibile e godibile grazie alla presenza di un centro visitatori gestito dall’archeologa Gretta Byrne, nell’ambito dell’OPW (The Office of Public Works) irlandese. Quest’ultima, assieme al proprio maestro, l’archeologo Seamas Caulfield, figlio dello scopritore, rappresenta un segno tangibile di una dedizione e di una cura responsabile del luogo, che va oltre il lavoro specifico dell’archeologo e ci parla del rapporto tra le testimonianze rinvenute, la pastorizia e le buone pratiche nel campo del turismo, e soprattutto, ancora una volta lungo le ricerche del Premio Carlo Scarpa, della relazione tra persone e luoghi “estremi”, sul bordo di un’isola al margine di un continente ma al centro della storia di lunga durata del nostro pianeta.
Iniziativa culturale con il patrocinio di:
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione del Veneto, Città di Treviso

Info: www.fsbsr.it

Alla Fondazione Magnani-Rocca, Pasini e l’Oriente.

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Oriente di fascino e mistero, di paesaggi sconfinati e odalische, di suggestive rovine, di terre lontane, di meraviglie ed esotiche bizzarrie. Quando la prima traduzione delle Mille e una Notte si diffonde in Europa all’inizio del Settecento nasce una nuova corrente di gusto che diventerà presto una vera moda per tutto ciò che viene da Turchia, Persia ed Egitto e che vedrà in Alberto Pasini (Busseto 1826 – Cavoretto 1899), pittore e viaggiatore, uno dei suoi interpreti più raffinati. Quella di Pasini è una storia che contiene altre storie, dipinti come diari di viaggio, orizzonti immaginifici in cui lo spettatore può abbandonarsi, un vero e proprio reportage dall’Ottocento. La Fondazione Magnani-Rocca dedica proprio a Pasini la sua mostra di primavera PASINI E L’ORIENTE. Luci e colori di terre lontane con oltre 100 opere fra dipinti e lavori grafici. A cura di Paolo Serafini e Stefano Roffi, a Mamiano di Traversetolo, presso Parma, dal 17 marzo al 1° luglio 2018.

È una pittura, quella di Pasini, che prende le distanze dal lavoro di tutti gli altri interpreti della stagione orientalista dell‘Ottocento, perché non si propone di presentare l’immagine dell’Oriente che il pubblico occidentale richiedeva e alla quale era abituato, ma di creare immagini nuove, aprendo un dialogo artistico con una cultura altra, attraverso la presentazione “dall’interno” dei suoi contenuti, usi, costumi, atmosfere. Un modello pittorico e di dialogo artistico che divenne un unicum, e che oggi, per l’importanza del tema, acquista un valore e un significato di grande attualità.

La sua attività di pittore di atmosfere orientaliste, mai presentata al pubblico in una Mostra con questa angolazione e questo taglio interpretativo, ha inizio con un avvenimento, che segnerà tutta la sua carriera artistica: siamo nel 1855 quando Pasini, da poco arrivato a Parigi, viene chiamato a far parte di una delicatissima missione diplomatica francese, incaricata di venire a patti con lo Shah di Persia, per sottrarlo all’influenza russa. Questa straordinaria storia di una delle più avventurose missioni diplomatiche del XIX secolo, che, durante il conflitto russo-turco, fu costretta, per raggiungere Teheran, a circumnavigare la penisola arabica, con l’obiettivo di tenere aperto, con gli strumenti della cultura e della diplomazia, un dialogo tra l’Europa e il Medio Oriente, apre la Mostra dove vengono presentati, per la prima volta tutti insieme, i disegni, le litografie e i dipinti realizzati da Pasini in occasione della missione.
Di questo storico viaggio non avremmo alcun documento se non fossero rimaste le memorie del Conte Joseph Gobineau, primo segretario, che accompagnava il Ministro Prosper Bourée assieme ad altri funzionari e dragomanni, e soprattutto i dipinti, disegni e litografie del pittore incaricato dal Ministro di accompagnare e documentare la missione: Alberto Pasini.

In Mostra, fra l’altro, viene presentata la serie completa dei quaranta disegni realizzati in Persia; la serie delle dodici incisioni pubblicate su “l’Illustration, Journal Universel” e accompagnate dagli articoli di Barbier de Meynard e Paulin; e i grandi dipinti, tra i rarissimi esempi di opere di grandi dimensioni realizzate dall’artista.

Tornato a Parigi nel giugno del 1856, a seguito della fine della guerra, Alberto Pasini inizia a rielaborare i disegni e gli schizzi eseguiti durante il viaggio e presenta negli anni successivi al Salon parigino una serie di dipinti di grande formato, che costituiranno uno dei modelli di riferimento per tutta la pittura orientalista degli anni a seguire. A metà dell’Ottocento, infatti un nuovo contesto di relazioni politiche, economiche, culturali, sociali, porterà alla nascita e allo sviluppo a Parigi di un centro europeo di cultura e produzione artistica a soggetto orientalista, che alimenterà un nuovo gusto collezionistico attento all’estraneo e all’esotico, grazie anche e soprattutto all’opera del più grande mercante parigino di quegli anni, Adolphe Goupil, con cui Pasini stabilirà un contratto di esclusiva, che venderà oltre 300 opere dell’artista.

La Mostra prosegue con una seconda sezione dedicata alle opere realizzate a Istanbul, che diverrà il luogo principale raffigurato dall’artista negli anni a seguire, e che egli declinerà in decine di varianti e soluzioni, a partire dalla grande veduta della Moschea di Yeni Djami, che Goupil venderà al Museo di Nantes nel 1872, fino alle numerose e rumorosamente affollate Scene di Mercato, delle quali realizzerà nel corso degli anni più di trenta versioni, tutte differenti e tutte con una atmosfera unica e irripetibile.
Una successiva sezione viene dedicata alle scene raffiguranti usi e costumi dell’Oriente, con i quali Pasini aveva iniziato ad avere familiarità proprio grazie all’apprezzamento dello Shah di Persia, che lo aveva portato con lui più volte alla caccia col falcone.
In questa sezione alcune opere ad olio vengono accompagnate in Mostra dalle incisioni che Goupil ne trasse (oggi tutte al Museé Goupil di Bordeaux), che valsero a diffondere in Europa e in America il modello di composizione e atmosfera proposto da Pasini. Un’ultima sezione è riservata ai dipinti di atmosfera e di paesaggio, che, grazie a una nuova interpretazione della pittura di veduta e di paesaggio, porteranno nei decenni successivi tanti altri artisti a realizzare opere di simile tenore.

La Mostra inoltre presenta per la prima volta al pubblico opere di grandi dimensioni di musei internazionali mai esposte prima in una Mostra scientifica, quali Pascoli sulla strada da Teheran a Tabriz, olio su tela, cm 120 x 205, firmato e datato A. Pasini 1864, Musée des Beaux-Arts di Rouen; Ricordo dei dintorni di Tripoli, olio su tela, cm 69 x 105, firmato e datato A. Pasini 1865, Marsiglia, Musée des Beaux Arts; e da collezioni private, Corvè per il trasporto dell’artiglieria nelle montagne di Shiraz, olio su tela, cm 117 x 201, firmato e datato A. Pasini 1864, capolavoro esposto al Salon di Parigi nel 1864 e apparso solo in una vendita all’asta del 1987; e Un Marché a Constantinople, olio su tela, cm 130 x 105, esposto al Salon del 1874 e riapparso solo recentemente.

La Mostra è accompagnata da un ricco Catalogo con tavole delle opere a colori e con saggi di Paolo Serafini, Stefano Roffi, Léa Saint-Raymond, Cyrille Sciama, Guendalina Patrizi.

PASINI E L’ORIENTE. Luci e colori di terre lontane
Fondazione Magnani-Rocca, via Fondazione Magnani-Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 17 marzo al 1 luglio 2018. Aperto anche tutti i festivi (25 aprile, 1° maggio, 2 giugno). Lunedì chiuso, aperto il lunedì di Pasqua. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18).
Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Il sabato ore 16.30 e la domenica e festivi ore 11.30, 16.00, 17.00, visita alla mostra ‘Pasini e l’Oriente’ e ai capolavori del Paesaggismo impressionista della Fondazione Magnani-Rocca (Monet, Renoir, Cézanne) con guida specializzata; è possibile prenotare via mail a segreteria@magnanirocca.it, oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 15,00 (ingresso e guida).
Informazioni e prenotazioni gruppi: Tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Ristorante e Caffetteria nella corte del museo Tel. 0521 848135.
Mostra e Catalogo a cura di Paolo Serafini e Stefano Roffi. Il catalogo (Silvana editoriale) presenta interventi di Paolo Serafini, Stefano Roffi, Léa Saint-Raymond, Cyrille Sciama, Guendalina Patrizi.


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Bellini e Mantegna si rincontrano a Venezia | Invito alla Querini Stampalia

Due dipinti, identici nella struttura compositiva, realizzati da due grandi artisti del Rinascimento, Andrea Mantegna e Giovanni Bellini.
Due opere geniali, uguali eppure diverse.

Affascinante, per un profano, cercare le differenze tra le due Presentazioni di Gesù al Tempio, eccezionalmente affiancate nella raffinata mostra proposta dalla Fondazione Querini Stampalia, a Venezia.

Progetto promosso dalla Fondazione Querini Stampalia e dalla Gemäldegalerie di Berlino con la collaborazione scientifica della National Gallery di Londra.

È la prima volta che s’incontrano, in tempi moderni, la tempera su tela del Mantegna, della Gemäldegalerie di Berlino, e l’olio su tavola del Bellini della Querini Stampalia.

“È l’effetto – sottolinea Marigusta Lazzari, Direttore della Querini Stampalia – di una di quelle alchimie che di tanto in tanto si verificano nella storia. Nel nostro caso, l’impossibile è diventato possibile nel dipanarsi della complessa trattativa che ci ha portato a concedere il prestito del nostro Bellini alla grande mostra su Andrea Mantegna e Giovanni Bellini, che il 1 ottobre 2018 aprirà alla National Gallery di Londra per poi trasferirsi alla Gemäldegalerie di Berlino il 1 marzo 2019. Il raffronto tra le due “Presentazioni al Tempio” sarà il fulcro di queste esposizioni. Alla nostra disponibilità ha corrisposto quella dell’istituzione berlinese e così, in anticipo sulla rassegna londinese, abbiamo l‘emozione di presentare al pubblico italiano e internazionale, in Querini, i due capolavori finalmente affiancati”.

Ma cosa induce un pittore a far proprio uno schema compositivo utilizzato da un altro artista?

“Sarebbe sbagliato – chiarisce Giovanni Carlo Federico Villa, co-curatore dell’esposizione – immaginarli l’uno accanto all’altro, intenti a dipingere questo medesimo soggetto. Certo la composizione stregò entrambi, ma un lasso di tempo non piccolo separa i due capolavori”.

Andrea Mantegna trascorre i suoi anni giovanili di formazione e di attività a Padova, mentre Giovanni Bellini lavora per tutta la vita a Venezia, sua città natale.
I due maestri sono uniti anche da legami familiari: Andrea Mantegna sposa Nicolosia, la sorella di Giovanni Bellini.

La composizione dev’essere stata concepita nella bottega padovana del Mantegna. La sua Presentazione precederebbe l’altra di una ventina d’anni. Andrea e Nicolosia si sono sposati da poco, nel 1453. Sembrano loro due, Mantegna e la moglie, i personaggi che chiudono la scena sui lati. Forse è un figlio atteso o appena nato ad averla ispirata: una sorta di affidamento augurale in uno stato d’animo comune ai genitori, di fiducia e trepidazione.
Maria, umanissima Madre, quasi non si vuole separare dal Bambino, come facesse resistenza al compimento del destino di tragedia e di gloria del Cristo, che il vecchio Simeone le prospetta con il Vangelo di Luca: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti… E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. 
Le fasce che avvolgono Gesù sono quelle del neonato, ma evocano croce e sepoltura. Giuseppe tiene lo sguardo sul profeta, turbato e grave. Assiste in secondo piano, però centrale: è la parte che gli è toccata nella Storia della Salvezza, di custode silenzioso.

La versione veneziana di Giovanni Bellini si allarga a far spazio ad altre due figure laterali, sulla cui identificazione la critica non ha ancora detto la parola definitiva.
La Presentazione del Mantegna è un poderoso 4/3, quella del Bellini un cinematografico 16/9. Pare un tributo d’affetto questa “foto” di famiglia – un po’ più affollata – intorno alla Sacra Famiglia.

Giovanni dallo stile di Andrea si distanzia nettamente. Mantegna chiude il racconto in un poderoso riquadro marmoreo. Aureole, barbe, stoffe preziose hanno una ricercatezza calligrafica ancora gotica. I colori sono contrastati, il cuscino esce dal dipinto. Ulisse Aleotti, sul finire del Quattrocento, scriveva di lui che “scolpì in pictura”.
La rivisitazione che ne fa il Bellini è levigata dalla luce su un’ampia gamma di rossi. La cornice è scomparsa. Resta solo un parapetto in pietra. Così lo sfondo nero si dilata e il gruppo vi si staglia, guadagnando in enigmatica astrattezza, in modernità.
La tavola, attestata nell’inventario Querini Stampalia dal 1809, è attribuita ormai concordemente a Giovanni Bellini.
Quando, due secoli fa, entra a far parte delle collezioni, è inventariata come opera di Andrea Mantegna anch’essa.
Deve a lui la solidità dell’impianto. Bellini la reinventa, unendo a una classica compostezza quella tensione sperimentale che l’avrebbe accompagnato fino alla fine.

Sala dopo sala si ha l’emozione di entrare nell’universo di una delle più potenti e illustri famiglie veneziane, di ammirarne i tesori artistici, i preziosi arredi. Nel museo d’ambiente mobili settecenteschi e neoclassici, porcellane, biscuit, sculture, globi e dipinti dal XIV al XX secolo, per lo più di scuola veneta, tramandano l’atmosfera della dimora patrizia tra specchi e lampadari di Murano e stoffe tessute su antichi disegni.
Tra le opere esposte, pitture di Lorenzo di Credi, Jacopo Palma il Vecchio, Bernardo Strozzi, Luca Giordano, Marco e Sebastiano Ricci, Giambattista Tiepolo, Pietro Longhi, Gabriel Bella.

La mostra è insieme un dialogo avvincente fra due maestri del Rinascimento e una scoperta o riscoperta del patrimonio della Fondazione, istituita nel 1869 per lascito dell’ultimo Querini, Giovanni, perché potesse “promuovere il culto dei buoni studj e delle utili discipline”. Si prepara a celebrare il centocinquantesimo con le sue raccolte, la biblioteca, gli innesti architettonici, progettati nell’arco degli ultimi cinquant’anni da Carlo Scarpa, Valeriano Pastor, Mario Botta. E’ a lui che la Querini Stampalia ha affidato l’allestimento di questo ‘magico confronto’. L’architetto ticinese si misura per la prima volta con una mostra incentrata su due sole opere. L’esposizione trova spazio nelle ultime tre sale della casa museo e diventa la summadell’intero percorso espositivo.

I due quadri sono disposti su due piani convergenti al centro, in modo da guardarsi l’un l’altro, stabilendo quindi un dialogo silente cui gli spettatori possono assistere.
Utilizzando luce proiettata e non più riflessa ERCO, azienda specializzata in illuminazione per l’Arte, adatta la distribuzione luminosa alle caratteristiche e dimensioni delle opere con fasci precisi, dai contorni morbidi e sfumati. La luce digitale, a sorgente LED selezionata singolarmente e ad alta restituzione cromatica, permette la regolazione dell’intensità luminosa e di calibrare con precisione i valori di illuminamento prescritti al fine di preservare le opere nel tempo.

Ne scaturisce una fruizione che induce a far scoprire al visitatore, con un elemento così intangibile ma delicato e importante come la luce, i dettagli più minuti delle due tele.

A questa sorta di ‘epifania’ si arriva preparati. Le due sale introduttive presentano un singolare allestimento che articola il percorso intorno alla suggestione del Bambino in fasce, già prefigurazione del corpo adulto, straziato del Cristo, stretto nelle bende funebri.
La stoffa, posta su pannelli didascalici a tutta altezza, si dipana in tre “nastri”: scorrono paralleli raccontando l’ambito storico, le biografie, ma anche i temi trattati nei due dipinti. Quello superiore e quello inferiore narrano distintamente di Bellini e di Mantagna, quello centrale restituisce le vicende in comune e offre elementi di lettura e di confronto delle due opere.
Un triplice racconto che si stende sotto gli occhi del visitatore e richiama idealmente nel suo ‘svolgersi’, come i rotoli della Scrittura, il compimento della storia della Salvezza.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo edito da Silvana Editoriale, in italiano e inglese, con saggi di Brigit Blass-Simmen, Caroline Campbell, Babet Hartwieg, Neville Rowley, Babet Trevisan, Giovanni Carlo Federico Villa.

Titolo
CAPOLAVORI A CONFRONTO
BELLINI / MANTEGNA
Presentazione di Gesù al Tempio

Progetto
a cura di Brigit Blass-Simmen, Neville Rowley, Giovanni Carlo Federico Villa

Promotori
Fondazione Querini Stampalia di Venezia e Gemäldegalerie di Berlino
con la collaborazione scientifica della National Gallery di Londra

Allestimento
Mario Botta

Realizzazione allestimento e progettazione apparati informativi
We Exhibit

Luogo
Fondazione Querini Stampalia, Venezia,
Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252

Mostra
21 marzo – 1 luglio 2018

Inaugurazione
20 marzo 2018, ore 18

Orario
Da martedì a domenica, dalle 10 alle 18
Chiuso lunedì

Biglietti
La visita alla mostra è inclusa nel biglietto d’ingresso alla Fondazione Querini Stampalia:
Intero € 14; ridotto € 10
Gratuito fino ai 18 anni compiuti
Tutte le domeniche ingresso gratuito ai residenti nel Comune di Venezia

Catalogo
Silvana Editoriale

Fondazione Querini Stampalia
Santa Maria Formosa
Castello 5252, Venezia
Tel. 041 27 11 411
www.querinistampalia.org

In esclusiva nazionale “Poison – il potere del veleno”. Arriva a Napoli la mostra internazionale dedicata ad uno degli aspetti più affascinanti e temuti della natura.

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PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA

ARRIVA A NAPOLI LA MOSTRA INTERNAZIONALE

POISON – IL POTERE DEL VELENO

DAL 14 MARZO AL 1 LUGLIO 2018

PALAZZO FONDI Via Medina, 24

www.poison-napoli.it

Nel cuore della città di Napoli riprende vita lo storico Palazzo Fondi con una programmazione culturale e grandi esposizioni a partire dall’affascinante mostra internazionale: POISON – IL POTERE DEL VELENO.

Nei circa 1000 mq di esposizione,  da mercoledì 14 marzo a domenica 1 luglio 2018, viene presentata per la prima volta in Italia la celebre mostra naturalistica dedicata ad uno degli aspetti più affascinanti e temuti della natura: il veleno.

A cura del Prof Enzo Moretto – entomologo, direttore del Museo Esapolis di Padova e consulente scientifico di GEO & GEO (Rai) – questa mostra internazionale declina in maniera viva, semplice, accessibile e interattiva la materia scientifica aprendo all’uso fatto dall’uomo delle sostanze velenose.

Prodotta da Exhibition Hub e promossa dall’associazione culturale Medea Art con il patrocinio del Comune di Napoli, “POISON – IL POTERE DEL VELENO” si può visitare tutti i giorni nelle sale di Palazzo Fondi (via Medina, 24 – Napoli) dalle ore 10 alle 19 (la biglietteria chiude alle 18). Per informazioni: www.poison-napoli.it.

Il veleno, la più potente arma che la natura ha distribuito nelle forme più affascinanti, è il grande protagonista di una silenziosa lotta di sopravvivenza per molte specie di esseri viventi. I visitatori avranno la possibilità di vedere con i propri occhi cos’è e dove si nasconde nelle sue mille forme, vivendo una esperienza scienti ca che regala emozioni irripetibili. Entrando eccezionalmente a contatto (e senza rischi) con uno dei più formidabili e fantasiosi segreti della natura.

Grazie all’assistenza di un biologo che interagisce con i visitatori lungo il percorso espositivo, verranno svelati gli aspetti scienti ci legati alle sostanze comunemente chiamate veleno e l’uso, importantissimo, che l’uomo ha imparato a farne, tra antidoti, vaccini e persino importanti medicinali.

Il visitatore potrà ammirare da vicino magni ci e particolarissimi esemplari di vegetali e di animali come il temutissimo Ragno Violino del Cile, la Vedova Nera, la Migale rosa sudamericana; la famosa Rana giallo-oro della foresta del Chocó (la Phyllobates Terribilis), apprendere i segreti della Eyelash Viper, una vipera con le ciglia, del centro e sud Amerca; il Gila Monster, lucertola che può arrivare no a 60 cm, nativa del Messico e di alcune zone degli Stati Uniti e molte altre curiosità e declinazioni del veleno sul pianeta.

La mostra, inoltre, ricostruisce episodi e avvenimenti storici legati all’uso delle sostanze velenose per mano dell’uomo, che a ondano le radici sin dall’antichità. Da Socrate all’imperatore Claudio, alle vicende di Cleopatra, per arrivare più tardi ai complotti rinascimentali di cui Lucrezia Borgia è stata una famosa protagonista. Fino alla storia più recente, tra intrighi internazionali e lotte di potere a vari livelli, la contrapposizione dei blocchi est-ovest, lo spionaggio e la cospirazione politica.

POISON – IL POTERE DEL VELENO è una occasione unica da vivere in famiglia o con la scuola. Una mostra dal forte contenuto educativo che si arricchisce di strumenti interattivi che danno la possibilità ai visitatori di interagire e di mettersi direttamente alla prova, tra stupore, paura, curiosità e meraviglia, comprendendo quanto sa essere grande il potere della natura.

POISON – IL POTERE DEL VELENO

14 marzo – 1 luglio 2018
NAPOLI – PALAZZO FONDI
La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.00). Tutte le altre info su www.poison-napoli.it

Il costo dei biglietti:
Adulti € 12,00
Riduzioni (studenti, over65, bambini 3-12) € 10,00 Gruppi € 8,00
Scuole € 6,00

Per i gruppi e le scuole prenotazione obbligatoria + € 1,00

Per avere informazioni su gruppi organizzati e scuole:

Tosc
email: gruppiescuole@tosc.it
telefono: 081 18658167
orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.00, sabato dalle ore 9.00 alle ore 13.00

Medea Art
email : info@medeart.eu
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THE ART OF THE BRICK® | dal 22 marzo alla Promotrice delle Belle Arti a Torino

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The Art of the Brick® a Torino!

22 marzo – 24 giugno 2018

Viale Diego Balsamo Crivelli n. 11 – Torino
Società Promotrice delle Belle Arti

 

I mattoncini LEGO®, i giocattoli più famosi al mondo, diventano un mezzo artistico ricco di potenzialità e arrivano a Torino per una mostra d’arte contemporanea unica nel suo genere. Dal 22 marzo al 24 giugno 2018, The Art of the Brick® approda negli ampi spazi dellaPromotrice delle Belle Arti e mette in mostra oltre 80 imponenti e affascinanti opere dell’artista Nathan Sawaya, creatore stesso dell’esposizione.

Nato negli Stati Uniti, Sawaya è il primo in assoluto ad aver portato i LEGO® nel mondo dell’arte trasformando questo semplice gioco di costruzioni in opere capaci di ispirare e trasmettere emozioni. Che siano reali o immaginari, i personaggi e gli oggetti da lui creati sono sorprendenti e lasciano i visitatori senza parole. Le sue opere sono vere e proprie sculture che trasmettono sentimenti, emozioni e stati d’animo. La capacità di Sawaya di trasformare questo giocattolo comune in qualcosa significativo, commovente e spesso provocatorio, insieme alla sua devozione per la perfezione spaziale e al modo in cui egli concettualizza l’azione, gli permettono di essere uno degli artisti più innovativi di tutti i tempi.

The Art of the Brick® è un viaggio nella straordinaria creatività di Nathan Sawaya e della sua visione dell’uomo, del mondo e dell’arte. La mostra è divisa in cinque sezioni: Lo studio dell’artista, Condizione umana, Espressione umana, la Sala dei ritratti e I maestri del passato.

Nella prima sezione si trovano le opere che replicano i materiali e gli oggetti, come la matita e il computer, che si possono trovare nello studio dell’artista. Un luogo suggestivo e affascinante, dove Sawaya conserva migliaia di mattoncino LEGO® pronti per dare libero sfogo alla sua immaginazione.

Le due sezioni riservate all’uomo, alla sua condizione e alla sua espressione, contengono le opere più complesse della mostra, quelle che partono dallo studio della figura umana per esprimere sentimenti ed emozioni universali, come l’amore, la tristezza e la sconfitta. Sawaya dedica ampio spazio anche a una riflessione personale sulla sua condizione di uomo e di artista nel mondo dell’arte contemporanea.

Nella Sala dei ritratti sono esposte opere che omaggiano amici e artisti che hanno avuto una grande influenza su Nathan, in particolare la moglie, che lui definisce sua musa.

I maestri del passato è tutta dedicata alle ricostruzioni, a volte reinterpretate, di capolavori universalmente riconosciuti: dalla Venere di Milo al Pensatore di Rodin, dalla Monna Lisa di Leonardo alla Notte Stellata di Van Gogh, passando per il Bacio di Klimt. Si tratta di un omaggio dell’artista statunitense ai suoi colleghi e maestri, e anche un modo per avvicinare il pubblico, soprattutto i bambini, alla grande arte.

Non mancano alcune tra le più celebri opere di Sawaya, come Yellow, scultura iconica a grandezza naturale di un uomo che si apre il petto dalla cui cavità escono migliaia di mattoncini LEGO® gialli come il sole, o il grande Tirannosaurus Rex di quasi sei metri di lunghezza!

La mostra comprende, inoltre, una zona interattiva che invita i giovani, ma non solo, a esprimere la propria creatività attraverso i famosi mattoncini, dando svago alla propria immaginazione e alla propria creatività.

The Art of the Brick® è un’esposizione straordinaria e innovativa che ha appassionato e ispirato più di un milione e mezzo di visitatori in tutto il mondo, e che adesso arriva a Torino grazie a Next Exhibition, realtà specializzata nell’organizzazione di esposizioni artistiche, in collaborazione con Terminal2, azienda produttrice della mostra su scala internazionale, e Knight Management, che rappresenta l’artista nel mondo. Dopo la produzione di Titanic – The Artifact Exhibition, J’Arrive – Napoleone Bonaparte, I cinque volti del trionfo e di Human Bodies che si è chiusa con successo lo scorso febbraio, Next Exhibition propone un nuovo interessante progetto per mostrare ai visitatori una forma d’arte inedita e particolare.

Tre fantastiche gite di un giorno lungo il Brunel Heritage Trail

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L’emozionante inaugurazione del museo Being Brunel(link is external) all’ inizio del 2018 riunirà una collezione di oggetti, esposti per la prima volta, appartenuti al più celebre ingegnere britannico del XIX secolo, Isambard Kingdom Brunel. Brunel fu una delle più importanti figure della Rivoluzione Industriale, discendente di una delle più prestigiose dinastie di ingegneri al  mondo e creatore di alcuni dei più importanti capolavori della nazione.

Di seguito, tre splendide gite per scoprire le migliori opere di Brunel ed esplorare le città che egli rese più accessibili, tutte a circa due ore dal centro di Londra.

Primo giorno: Londra

Parti dal Brunel Museum(link is external), nel sud-est di Londra, quartiere di Rotherhithe, per scoprire gli affascinanti retroscena del progetto di Brunel per il Tunnel del Tamigi. La galleria subacquea, la cui costruzione richiese 18 anni, fu progettata per il trasporto di merci, ma quando fu inaugurata, nel 1843, fu anche utilizzata per ospitare fiere e banchetti.

Dopo il tour, prendi la metro fino a  Paddington per cenare all’aperto nel giardino urbano di Pergola Paddington Central(link is external), che riaprirà questa primavera con un’offerta di piatti invitanti provenienti da cinque ristoranti londinesi indipendenti. Dopo pranzo, dirigiti verso Paddington Station, progettata da Brunel nell’ambito del progetto di sviluppo della Great Western Railway, che gli fu commissionata nel 1833, quando aveva solo 27 anni.

La struttura in vetro e metallo della stazione presenta sostanziali somiglianze con il Crystal Palace,  a sud di Londra, da cui si pensa egli abbia tratto ispirazione. Una volta lì, non cercare soltanto la statua dell’orso Paddington, personaggio immaginario per bambini, ma vai ai  binari otto e nove per vedere la statua (parlante) a grandezza naturale dello stesso Brunel. Dopo aver scattato qualche foto, sali a bordo del treno diretto a Bristol, a meno di due ore dalla capitale.

Secondo giorno: Bristol

Parti dal porto, dove è ormeggiata la SS Great Britain(link is external) progettata da Brunel e varata nel 1843. I suoi progetti navali segnarono l’inizio dei viaggi internazionali quando questo capolavoro della marina, all’epoca la nave passeggeri più lunga del mondo, realizzò, nel 1845, il suo viaggio inaugurale fino a New York durato 14 giorni.

Sempre a Bristol, cerca le occasioni al Bristol Shopping Quarter(link is external),  noto per lo shopping di fama mondiale oppure vai alla ricerca di souvenir eclettici nelle boutique indipendenti di Clifton Village(link is external). Concludi la tua giornata visitando un altro famoso capolavoro di Brunel, il Clifton Suspension Bridge(link is external),  ponte simbolo di Bristol classificato Grade I, con vista sulla Avon Gorge. La terrazza del White Lion Bar, all’Avon Gorge Hotel(link is external) è un ottimo punto panoramico. Prossima tappa:  Bath Spa, a soli venti minuti di treno.

Terzo giorno: Bath

Nell’ambito del progetto della Great Western Railway per collegare Londra al sud-ovest dell’inghilterra con il treno a vapore, Brunel mise subito gli occhi sui Sydney Gardens(link is external) a Bath, Somerset.

La ferrovia passa direttamente attraverso il parco, il più antico parco di Bath, nonché uno degli ultimi rimasti e dei più raffinati Pleasure Gardens di epoca Georgiana del XVIII secolo. Brunel progettò due ponti sospesi sopra la linea ferroviaria, che sono tutt’ora nel parco. Segui le sue tracce all’interno di questi  giardini sontuosi, un tempo i preferiti dei reali e persino di Jane Austen.

Questa città, sito Patrimonio dell’umanità UNESCO, è ricca di edifici romani e di architettura neoclassica palladiana da esplorare. A pranzo, visita la storica sala da tè Sally Lunn’s(link is external), una volta casa dell’omonima giovane fornaia ugonotta, e gusta il Sally Lunn Bun, un soffice panino originale di Bath, una prelibatezza dolce e saporita, popolare in epoca georgiana. Infine, concediti un po’ di relax alle Thermae Bath Spa(link is external), dove, sin dall’epoca romana, i visitatori hanno goduto delle acque naturali e ricche di minerali. Immergiti nella spa e nella piscina sul tetto prima di riprendere il treno per tornare a Londra.

Le migliori piste ciclabili in Gran Bretagna

La Gran Bretagna eccelle nel ciclismo, e ogni anno ospita gare molto rinomate, come l’Eroica Britannia(link is external), che si corre nel Peak District (Derbyshire), la TweedLove Bike Festival(link is external) in Scozia e la UK National Track Championships(link is external) a Manchester. Ma una delle cose migliori legate al ciclismo da provare nel Regno Unito è semplicemente mettersi in sella e pedalare lungo un percorso. Di seguito, alcune idee per esplorare il Regno Unito su due ruote.

Lunghe distanze

Hebridean Way

Questo nuovo percorso a lunga distanza(link is external) si snoda lungo l’arcipelago delle Ebridi Esterne in Scozia. In quasi 300 chilometri, il percorso attraversa dieci isole dell’arcipelago ed è ricco di spiagge paradisiache che i visitatori non si aspetterebbero di trovare nel Regno Unito.

Qualche sorpresa lungo il percorso: Calanais Standing Stones(link is external) addirittura più antico di Stonehenge e lo storico faro rinominato Butt of Lewis Lighthouse(link is external).

Bay Cycle Way  

Partendo dalle riserve naturali di Walney Island, questo percorso pianeggiante(link is external) segue una costa splendida, sebbene spesso sottovalutata. Pedalando per oltre 130 chilometri dalla campagna della Cumbria e del Lancashire, i ciclisti possono fare birdwatchingall’interno delle riserve poste sotto tutela dalla RSPB e fermarsi in uno dei numerosi ristoranti raffinati nel villaggio di Cartmel.

Qualche sorpresa lungo il percorso: il Coniston Priory Buddhist Centre(link is external) e il Midland Hotel(link is external) in stile art déco.

Celtic Trail West

Il Celtic Trail attraversa il Galles nel suo punto più ampio, all’altezza della sezione occidentale(link is external) che collega Swansea a Fishguard, attraverso la magnifica costa di Swansea e del Pembrokeshire. Non farti sfuggire una visita alle cittadine costiere di Tenby e Saundersfoot.

Qualche sorpresa lungo il percorso: le foreste sulle dune sabbiose del Millennium Coastal Park(link is external) e il Brunel Trail(link is external).

Visita anche:

South Coast Way

Questo percorso costiero di oltre 550 chilometri serpeggia da Dover, nel Kent, fino a Dawlish nel Devon, e trmina nelle cittadine costiere di Brighton e Hastings.

Divertimento per tutta la famiglia

Two Palaces Ride, Londra

Questo percorso ad anello di oltre tre chilometri(link is external) comprende ben più dei due palazzi evocati dal titolo. Partendo comodamente da Buckingham Palace, questo rilassante percorso attraversa il Duke of Wellington Arch e passa per Hyde Park e i Kensington Gardens, per terminare a Kensington Palace. La domenica è il giorno migliore per percorrerlo.

Qualche sorpresa lungo il percorso: la Serpentine Gallery(link is external) di Hyde Park e l’Apsley House(link is external).

Monsal Trail, Peak District

All’interno del Peak District National Park (Derbyshire), si snoda il percorso, chiuso al traffico motorizzato, di Monsal Trail(link is external), che offre piste ciclabili in piano e facilmente percorribili lungo la vecchia linea ferroviaria delle Midlands, attraverso il meraviglioso paesaggio delle valli di pietra calcarea. Questo percorso di circa tredici chilometri parte da Blackwell Mill, nell’area di Chee Dale, e raggiunge Coombs Road, a Bakewell, attraversando rapidamente sei gallerie poco illuminate, lunghe fino a 400 metri.

Qualche sorpresa lungo il percorso: il Secret Tea Garden(link is external) a Miller’s Dale.

Laghan & Lough Cycle Way, Irlanda del Nord

Il Lagan and Lough Cycle Way(link is external) è una strada di 33 chilometri prevalentemente chiusa al traffico motorizzato che collega Lisburn a Jordanstown, passando per Belfast. I ciclisti apprezzeranno senz’altro il percorso lungo il Lagan Towpath e Belfast Lough, che offrono panorami spettacolari dell’entroterra delle colline di Belfast.

Qualche sorpresa lungo il percorso: prova ad avvistare qualche martin pescatore nel Lagan Valley Regional Park(link is external), oppure visita il Crown Bar(link is external), il pub più famoso di Belfast.

Cuckoo Trail, Sussex

Il Cuckoo Trail(link is external) prende il suo nome dall’antica tradizione del Sussex di liberare un cuculo durante l’Heathfield Agricultural Show(link is external). Questo percorso di asfalto e ghiaia chiuso al traffico motorizzato è ideale per le famiglie e si snoda per 18 chilometri lungo la linea ferroviaria, partendo da Polegate, vicino Eastbourne, per terminare proprio a Heathfield.

Qualche sorpresa lungo il percorso: prova a scovare le panchine in legno dell’artista Steve Geliot(link is external), ricavate da querce danneggiate dalle tempeste; il villaggio Hailsham e il vicino Michelham Priory(link is external), un monastero medievale riconvertito in tenuta di campagna e museo.

Visita anche:

Fallowfield Loopline, Manchester

A sud dell’HSBC UK National Cycling Centre troverai una strada di oltre 25 chilometri, chiusa al traffico motorizzato, che conduce a South Manchester.

Derby Canal Path e Cloud Trail

Questo percorso pianeggiante e ben curato lungo il fiume(link is external) parte da Derby e arriva al simpaticamente   soprannominato Cloud Quarry, dove panorami mozzafiato accoglieranno i ciclisti.

Camel Trail

Celebre percorso di quasi 29 chilometri prevalentemente a traffico limitato, lungo la linea ferroviaria(link is external), attraversa Padstow, Bodmin, Wadebridge e Wenford Bridge; un incantevole connubio di aree boschive, uccelli di varie specie e un paesaggio selvatico sull’estuario di un fiume della Cornovaglia.

Le migliori caffetterie in Gran Bretagna: le nuove miscele britanniche

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Benché secondo lo stereotipo i britannici siano avidi consumatori di tè, la fiorente cultura nazionale della produzione del caffè non si è mai interrotta.

La presenza di alcune premiate torrefazioni e del riconoscimento di World Barista Champion, l’enfasi posta sulle varietà di caffè di provenienza sostenibile, tostate indipendentemente e sapientemente miscelate, oltre alla cosiddetta “terza ondata” di gusti di caffè preparati con metodo Aeropress o di  estrazione a freddo evidenziano come ci sia più caffeina in Gran Bretagna che nelle più note catene di caffetterie.

Brighton: Small Batch Coffee Roasters(link is external)

Questa caffetteria/torrefazione a gestione famigliare produce la propria varietà di caffè Arabica utilizzando prodotti sostenibili selezionati tra agricoltori locali di oltre venti paesi. Oggi Small Batch è il fulcro della cultura del caffè locale e dispone di otto sedi in cui vengono servite le varietà classiche e le miscele esclusive di produzione propria, oltre a varianti di caffè freddi.

Bath: Colonna & Small’s(link is external)

Di proprietà di Maxwell Colonna-Dashwood e insignito per ben tre volte del titolo di UK Barista Champion, questo centro specializzato in caffè punta tutto sui sapori. Per questo motivo il menù cambia ogni settimana, e alterna le varietà di caffè stagionali, provenienti da tutto il mondo, selezionate da esperti della torrefazione in tutto il Regno Unito.

Bristol: Full Court Press(link is external)

Gli arredamenti interni minimal si abbinano perfettamente all’eccellente menù in cui figurano due miscele per caffè filtro e due per espresso che cambiano ogni settimana. Il caffè viene prodotto in aziende agricole individuali e cooperative di tutto il mondo, ma anche in trenta torrefazioni in tutta Europa, allettando così i clienti perchè tornino qui il più spesso possibile.

Londra: Prufrock(link is external)

Locale di proprietà del World Barista Champion Gwilym Davies e del presidente della giuria dello UK Barista Championship, Jeremy Challender, questo café si è meritato il titolo di Best Coffee In London di Time Out. Vera e propria star di questo paese delle meraviglie su due piani è il caffè filtro preparato a mano. Ogni settimana nel bar vengono presentate tre miscele della torrefazione e potrai chiedere ai baristi di svelarti i loro segreti.

Birmingham: Quarter Horse Coffee(link is external)

Ciò che rende questo torrefattore indipendente così speciale è la possibilità di vedere di persona il processo di tostatura direttamente nella torrefazione. Chicchi di prima qualità, selezionati in tutto il mondo, tra quelli prodotti da donne e imprenditrici in paesi come Colombia e Guatemala, vengono tostati ogni settimana per garantire la massima freschezza possibile.

Leeds: Laynes Espresso(link is external)

Questo espresso bar non è soltanto un elegante punto di ritrovo in cui assaporare alcune miscele realizzate appositamente per il locale (insieme ad alcuni dei migliori dolci della città, prodotti da Porterhouse Cake Co), ma è anche uno spazio didattico, in cui vengono organizzate lezioni per chi vuole fare il barista per hobby, o vuole ottenere qualifiche professionali.

Manchester: Pot Kettle Black(link is external)

Questo delizioso angolo situato nella Barton Arcade, risalente all’epoca vittoriana e classificata Grade II, è stato fondato da due giocatori professionisti della Rugby League che desideravano servire caffè artigianale in un ambiente ricco di atmosfera, accompagnato da un menù che propone piatti salutari, tra cui opzioni senza glutine e vegane.

Sheffield: Steam Yard(link is external)

I titolari di Steam Yard volevano mantenere vivo in questo café lo spirito alternativo e indipendente di Division Street a Sheffield, con l’arredamento interno composto da elementi in cemento, legno e cuoio che conservano tocchi del proprio retaggio industriale. Situato in un edificio classificato Grade II, il locale serve caffè proveniente dalla premiata torrefazione londinese Square Mile Coffee Roasters, ed è anche rinomato per la sua specialità ribattezzata Steve McQueen, un’accoppiata di caffè e ciambella.

Newcastle: Flat Caps Coffee(link is external)

Se vuoi assaporare caffè preparati con tre metodi diversi (caffè filtro, Aeropress e filtro tradizionale Syphon), fai tappa in questo café bohémien che ha sede in un seminterrato. Di proprietà di Joe Meagher, ex banchiere e finalista dello UK Barista Championship, questo locale seleziona i chicchi da utilizzare in diverse società di torrefazione nel Regno Unito e in Europa.

Edimburgo: Brew Lab(link is external)

Al Brewlab potrai assaporare caffè preparati con meticolosa cura dei dettagli e seguendo tecniche precise come il caffè filtro single-origin e il caffè estratto a freddo, oltre alle classiche varietà di espresso. I caffè proposti variano ogni settimana e il menù è arricchito da pietanze prodotte localmente.

Cardiff: Quantum Coffee Roasters(link is external)

Simile a un eclettico laboratorio scientifico, Quantum adora sperimentare vari metodi di preparazione, utilizzando  i dispositivi “pour-over”- dal V-60 al Chemex- ibrick e la cold-brew tower per  un’estrazione perfetta  dalle miscele di produzione propria.

Belfast: Established(link is external)

Raffinate miscele di caffè e deliziosi brunch sono i punti forti di questo café alla moda dallo stile minimalista, tra i pionieri della fiorente scena del caffè di Belfast, sito a Cathedral Quarter. Qui troverai anche una sala per corsi dedicata ai visitatori che vogliono imparare a fare un buon caffè a casa.

A sessanta minuti dai Reali inglesi

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Il centro di Londra è ricco di attrazioni che celebrano qualsiasi cosa che sia reali.  Ma a meno di un’ora di treno di distanza, potrai concederti una giornata fantastica da vero re. Di seguito, alcuni suggerimenti per trascorrere una giornata immerso nella storia e negli eventi reali, dal passato ai giorni nostri.

Richmond Park, Richmond upon Thames

Richmond Park(link is external), un tempo riserva di caccia di Enrico VIII, è una tenuta di oltre mille ettari di colline, aree boschive e distese erbose, in cui ancora oggi puoi trovare cervi e daini. Vero e proprio paradiso per gli amanti delle passeggiate, Royal Park è un’area protetta ideale per sfuggire alla frenesia del centro di Londra, da cui dista soli 45 minuti

Hampton Court Palace, Richmond upon Thames

I visitatori scopriranno che a Hampton Court Palace (link is external)sono ormai finiti i tempi dei musei antiquati e delle esposizioni noiose. L’app digitale Time Explorers (link is external)di Hampton Court Palace ti permette di fare un salto indietro nel tempo, attraverso un’avventura interattiva che coinvolge davvero tutti, dai giovani ai giovani di spirito. Scopri le storie affascinanati sulla vita alla corte dei Tudor e tieni gli occhi aperti per scorgere il fantasma di due delle mogli di Enrico VIII, Jane Seymour e Catherine Howard.

Hatfield House, Hertfordshire

Hatfield House(link is external), a soli venti minuti di treno da Central London, è un luogo importante dal punto di vista storico, oltre ad essere un’imperdibile attrazione legata al mondo dei reali. Proprio qui, nell’Old Palace, Elisabetta I scoprì nel 1558 che sarebbe divenuta regina. Dal 31 marzo 2018 potrai visitare le sale, la galleria, la biblioteca, la cappella e ammirare la Grand StaircasR, particolarmente imponente.

Chalybeate Springs, Royal Tunbridge Wells

A Tunbridge Wells fu conferito il prefisso Royal nel 1909, quando re Edoardo VII si rese conto di quanto questo luogo fosse in voga tra i reali desiderosi di un po’ di vacanza, inclusa sua madre, la Regina Vittoria. I membri dell’aristocrazia avrebbero percorso il breve tragitto da Londra per provare le acque termali a Chalybeate Spring(link is external). Ripercorri i loro passi per un po’ di idromassaggio “hydrohealing” rigenerante, prima di una passeggiata tra le colonne del viale di Pantiles per esplorare i negozi, le gallerie e i ristoranti.

Opera House, Royal Tunbridge Wells

Per un paio di drink prima di cena, visita l’Opera House Pub(link is external). Costruito originariamente nel 1902 come teatro dell’opera per celebrare il Giubileo di diamante della Regina Vittoria, nel 1931 divenne un cinema, prima di essere trasformato in una sala da bingo e, infine, in un pub. Puoi ancora ammirare il palco, l’imponente balconata e la platea original. Due volte all’anno, inoltre, il locale celebra le proprie origini teatrali con la rappresentazione di opere.

Windsor Castle, Berkshire

Ancora oggi, la Regina Elisabetta trascorre spesso i fine settimana a Windsor Castle(link is external); mentre  nella contea di Berkshire la Duchessa di Cambridge trascorse l’adolescenza. Fai un giro nei saloni e nella tenuta del castello. Potrai scoprire molto altro di quest’area in maggio, quando nel castello sarà celebrato il matrimonio del Principe Harry e Meghan Markle.

Eton College, Berkshire

I principi William e Harry hanno studiato a Eton College(link is external), ma non è ancora stato deciso se anche il principe George lo frequenterà. La domenica pomeriggio, il college apre al pubblico i propri spazi espositivi – il Natural History Museum(link is external), l’Eton Museum of Antiquities (link is external)e il Museum of Eton Life(link is external)– nei quali sono custodite collezioni di libri, opere d’arte, manoscritti ed esemplari davvero rari. Inizia la tua visita dal Museum of Eton Life(link is external), incentrato sui seicento anni di storia e tradizioni del college.

Royal Ascot, Berkshire

Se sei un appassionato di emozioni intense, prenota i biglietti per una delle corse che si svolgono al Royal Ascot(link is external), uno dei più importanti ippodromi della Gran Bretagna a meno di dieci chilometri da Windsor Castle. Il circuito vanta un forte legame con la famiglia reale: ogni anno infatti, nei mesi di giugno e luglio, la Regina presenzia alle giornate di gara.

Visita anche:

Prenota un biglietto per una VIP Gondola a bordo della Royal Windsor Wheel (link is external)per una veduta aerea del Windsor Castle.

Visita il Windsor Great Park(link is external), un parco reale che ospita giardini pluripremiati, foreste antiche e passeggiate boschive.

Esplora i Penshurst Place & Gardens (link is external)(Kent) risalenti al XIV secolo, che furono un tempo la tenuta di caccia di Re Enrico VIII.

Scopri Leeds Castle(link is external), situato in un’area magnifica del Kent, che un tempo fu usato da Re Enrico VIII e dalla sua prima moglie, Caterina d’Aragona, e fu dimora privata di sei regine inglesi in epoca medievale.