Massagrande incontra Van Gogh. In Basilica Palladiana a Vicenza

Read More

Venticinque studi, sette quadri. Altrettante stazioni di un percorso “dentro”. Dentro l’intimità e le visioni di un artista straziato e sensibile come pochi altri, Vincent van Gogh.
Emotivamente fatte proprie da un curatore-poeta, Marco Goldin. E trasmutate per mano di un artista di rara sensibilità e finezza come Matteo Massagrande.
“Canto dolente d’amore (l’ultimo giorno di Van Gogh)”, l’esposizione di dipinti creati da Massagrande sulla base del monologo teatrale scritto da Goldin, perfettamente suggella il percorso espositivo della grande mostra su Van Gogh in Basilica Palladiana a Vicenza.
Racconta l’uomo che, impastando nel colore i propri sentimenti, ha creato i 129 capolavori che qui sono riuniti.
Anche per questo quella di Matteo Massagrande è più che una mostra tradizionalmente intesa. E’ un progetto a quattro mani che unisce la parola all’immagine, dove i confini tra passato e presente, tra arte, emozione e catarsi si fanno tanto deboli da fondersi.
Per condurre i visitatori “dentro” una storia che è, o diventa, di ciascuno.

“Io ho amato. In ogni giorno della mia vita / e l’ho scritto così tante volte / e l’ho dipinto con i miei colori, / come un’acqua che scorre impetuosa / e niente la può fermare”.
A pronunciare questi versi, per voce di Marco Goldin, è Vincent van Gogh, accasciato ai piedi di un albero, il petto arrossato dal sangue che fuoriesce dalla ferita che gli ha squarciato il petto. Inferta per sua mano.
Per porre fine a una vita dove l’amore è rimasto un miraggio, peggio: qualcosa di intensamente offerto ma “che io non ho avuto indietro”.
E’ un “Canto dolente d’amore” quello che esce dalle labbra riarse di quell’uomo sorretto dal tronco. Nella sera di Auvers.
“Quell’albero è per qualche momento il centro del mondo, il luogo dove tutto converge dell’universo”, scrive Marco Goldin nell’introduzione al grande libro/catalogo che uscirà per la fine di ottobre. “Se ne sta andando da questa terra un uomo che ha lasciato una scia perenne, ha lasciato un segno che non potrà mai essere dimenticato. Per questo così tante persone provano così tanto amore nei suoi confronti. Ho scritto quel monologo nella scorsa primavera, di getto, un sabato pomeriggio… E’ stato nel momento in cui l’ho ripreso in mano, che ho provato un desiderio, questa volta sì davvero un desiderio, forte. Che un pittore potesse non illustrarne alcune scene, che pure mi sembravano non mancare, ma che ne facesse canto egli stesso, e canto colorato.
Allora ho pensato a chi potesse vivere questo stesso sentimento, questo medesimo spirito. Quello che avevo messo dentro, vita bruciante, nel “Canto dolente d’amore”.
Ho deciso che questo pittore non potesse che essere Matteo Massagrande, che stimo e amo per le immagini che crea, ma anche per l’urgenza vera e autentica di fare pittura dentro il mare largo, e a volte doloroso, dei sentimenti… Matteo ha accettato di fare pittura sul “Canto dolente d’amore (l’ultimo giorno di Van Gogh)” e ha scelto liberamente ? senza farmene parte come gli avevo chiesto ? le scene che più l’hanno coinvolto… Le ha fatte diventare qualcosa di suo, le ha calate nel mondo suo proprio, ed era esattamente quello che avevo sperato, che avevo desiderato accadesse. Che lui potesse creare immagini che nascevano sì dalla mia parola, ma ugualmente avessero una loro precisione e una loro assolutezza indipendente dalle mie frasi. Fossero, insomma, i suoi quadri e non altro. Così c’è una parola che sale con forza, eppure con dolcezza, alla mia bocca guardando i sette quadri, e prima gli oltre venti studi, che Matteo Massagrande ha dedicato al “Canto dolente d’amore”: intimità. Sono, queste, immagini insieme prive di tempo e però calate nel tempo. Ne fanno parte perché fanno parte della vita, ma sono ugualmente il destino del “per sempre”. La pittura di Matteo Massagrande, con le sue profonde sottigliezze ne accompagna l’esistenza, la manifestazione, il dissolversi in certe nebbie che abbiamo.
Si guardano insieme questi quadri, perché sono stazioni alle quali ci siamo tutti avvicinati e dalle quali siamo tutti partiti. Non uno è più importante di un altro, perché stanno davanti agli occhi come un profumo che sale, un silenzio che viene, una musica che si ode da lontano, che non si percepisce del tutto ma si sente che c’è e si spande nell’aria. E questo reca conforto, perché il mondo è ancora bellezza ed è meraviglioso sapere che ci sono pittori che questa bellezza segreta la sanno dire, la sanno raccontare. Per farne un canto. D’amore e di nostalgia”.

ORGANIZZAZIONE
Linea d’ombra
Strada di Sant’Artemio 6/8
31100 Treviso

Tel. +39 0422 3095
Fax +39 0422 309777
info@lineadombra.it
www.lineadombra.it

A Milano l’Arte è Ribelle.

Read More
Ph: Fabrizio Stipari / CreVal


A quasi cinquant’anni dalla data-simbolo del “Sessantotto”,
 una grande mostra si propone di indagare tutte quelle espressioni artistiche che in Italia si sono chiaramente ispirate alla protesta politica, alla speranza rivoluzionaria, alle spinte libertarie, e che si sono sviluppate a partire dal 1965, con le prime proteste per la guerra del Vietnam, per proseguire poi almeno sino alla metà degli anni settanta.

Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, direttori artistici delle Gallerie del Credito Valtellinese, hanno accolto il progetto ideato da Marco Meneguzzo che, dietro al titolo emblematico di “Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto”, ha inteso analizzare il tentativo di costruire un linguaggio artistico “politico” e “popolare” insieme. La mostra proposta presenta così un gruppo abbastanza ristretto di artisti, essenzialmente operanti tra Milano e Roma, mettendo a confronto linguaggi cosiddetti “alti” (pittura da un lato e arte “concettuale” e comportamentale dall’altro) e “bassi” (l’illustrazione di riviste e di fanzine, come “Re Nudo” e altre), che in quegli anni hanno cercato di costruire un vero e proprio linguaggio espressivo al contempo innovativo e accettato dalle grandi masse , dove il confronto tra arte e illustrazione, tra arte e ciò che un tempo si definiva “propaganda”, pur essendo entrambi schierati ideologicamente dalla stessa parte, costituisce uno dei motivi più interessanti.

“Se la Francia – affermano i due direttori – ha celebrato la sua “Figuration Narrative” con una mostra al Centre Pompidou (maggio 2008), ci pare opportuno che Milano – cuore della protesta studentesca e operaia italiana – faccia altrettanto con gli artisti, gli illustratori e gli intellettuali che furono testimoni attivi di quella stagione, e che costituirono un esempio importante, duraturo e linguisticamente non secondo a nessuno nell’Europa di quell’epoca”.

Di qui, appunto, il Progetto “Arte ribelle” che dall’11 ottobre, proprio a Milano, presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Corso Magenta, approderà in una grande e selezionatissima retrospettiva sui protagonisti, sul fronte dell’arte di quel momento storico e sociale. Il curatore ha selezionato per questa rassegna un’ottantina di opere – alcune di grande dimensione – e una nutrita serie di documenti illustrati, oltre alle testimonianze fotografiche, centrate non tanto sugli avvenimenti, ma sul costume dell’epoca.

Il catalogo che accompagna l’esposizione si pone come strumento fondamentale per la comprensione dell’arte e dell’immaginario figurativo del periodo: un approfondito saggio del curatore, una serie di interviste inedite ai protagonisti, saggi dedicati a singoli aspetti del periodo, – stilati da Alberto Saibene, Enrico Morteo, Francesca Caputo, Matteo Guarnaccia, un forte apparato iconografico farà di questo volume un punto di vista aggiornato sull’argomento.

Tra i protagonisti della mostra troviamo Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Fernando De Filippi, Nanni Balestrini, Age, Paolo Baratella, Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Umberto Mariani, Franco Vaccari, Gianni Pettena, Gianni Emilio Simonetti, Giangiacomo Spadari, Franco Mazzucchelli. A questi artisti si affiancano coloro – Matteo Guarnaccia e Pablo Echaurren tra i molti – che in quel periodo, magari anonimamente, hanno operato nel campo dell’illustrazione, del muralismo e nelle diverse altre forme di comunicazione visiva, a comporre un affresco ragionato di uno dei momenti più magmaticamente creativi della cultura italiana del Novecento.

La grande mostra milanese avrà una corrispondenza a Fano (non in perfetta sincronia temporale, ma certamente in coincidenza tematica) alla Galleria Carifano in Palazzo Corbelli, dove quell’importante progetto nazionale vivrà una declinazione monografica non meno significativa. Ad essere proposta alla Galleria Carifano è una originale indagine su Cesare Marraccini, “il profeta sorridente”, protagonista, nella sua veste di collezionista e amico di molti artisti, di quell’Italia dell’arte tra gli anni Sessanta e Ottanta che è oggetto della grande esposizione milanese.
Per la prima volta, 50 opere, il meglio della sua fondamentale collezione, viene proposto in una mostra. Ad essere “svelate” in Palazzo Corbelli sono opere di artisti come Paolo Baratella, Giuseppe Guerreschi, Sergio Sarri, Ercole Pignatelli, Luca Alinari, Titina Maselli, James McGarrell, Gerard Tisserand, Rod Dudley, Carlos Mensa, Sergio Fergola, Augusto Perez, Renzo Vespignani, Valeriano Trubbiani, Antonio Recalcati, Giacomo Spadari, Umberto Mariani, Guido Biasi, Sergio Vacchi.

A dimostrare come l’Arte Ribelle non sia stato un movimento circoscritto alle grandi città ma abbia affascinato anche la provincia, naturalmente la più vivace e curiosa.

Inaugurazione: mercoledì 11 ottobre ore 18.30

Coordinate mostra

Titolo
ARTE RIBELLE
1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto

Sedi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta n. 59 – Milano

Durata
12 ottobre – 9 dicembre 2017

Vernice per la stampa
mercoledì 11 ottobre dalle ore 12.00 alle ore 13.00
Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Inaugurazione
mercoledì 11 ottobre ore 18.30
Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Orari e ingressi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
da martedì a venerdì 13.30-19.30
sabato 15.00-19.00
chiuso domenica e lunedì, 1 novembre e 8 dicembre
INGRESSO LIBERO

Informazioni al pubblico
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
galleriearte@creval.it – www.creval.it

Lawrence Ferlinghetti, poeta della Beat Generation, torna nella sua Brescia

Read More
5.0.3

Il poeta della Beat Generation
si svela nella “sua” Brescia.

“A Life: Lawrence Ferlinghetti. Beat Generation, ribellione, poesia” (Brescia. Museo di Santa Giulia, dal 7 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018) mette in luce l’importanza della figura di Lawrence Ferlinghetti, poeta, pittore, editore e agitatore culturale americano di origini bresciane, nel panorama letterario degli anni Cinquanta e Sessanta, ed in particolare all’interno del movimento della Beat Generation.

“Ferlinghetti – afferma il Direttore di Brescia Musei Luigi Di Corato – oltre ad essere autore di una delle raccolte di poesia più vendute al mondo “A Coney Island of the Mind” (1958), ha avuto un ruolo determinante nella diffusione dell’opera degli scrittori della Beat Generation, tramite la libreria e casa editrice City Lights Bookstore, da lui fondata nel 1953 assieme a Peter D. Martin. Ripercorrere la carriera di Ferlinghetti, come fa questa mostra bresciana, dà modo di rendere omaggio all’intero movimento letterario, aprendo lo sguardo non solo sull’opera dei singoli autori ma più in generale sul fenomeno Beat, che da New York a San Francisco, dalla costa est alla costa ovest, ha animato il panorama culturale underground americano degli anni Cinquanta e Sessanta”.
Il percorso espositivo vuole inoltre raccontare come questa corrente letteraria abbia avuto un particolare seguito in Italia grazie alla traduttrice e critica letteraria Fernanda Pivano, che per prima ha tradotto e fatto pubblicare l’opera di autori come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso, Charles Bukowski e lo stesso Ferlinghetti di cui è stata sostenitrice e amica”.

La visita in Italia di alcuni di questi autori – ad esempio Kerouac partecipa a diverse conferenze e rilascia un’intervista alla RAI nel 1966 e Ginsberg prende parte al Festival dei due Mondi di Spoleto nel 1967 – contribuisce inoltre al fatto che il movimento Beat diventi nel paese un fenomeno culturale, musicale e di costume. La mostra diventa quindi l’occasione per ripercorrere la storia di quegli anni e ricrearne l’atmosfera attraverso materiali a stampa, fotografie e registrazioni video. Molti dei libri e documenti in mostra, oltre a una serie di fotografie scattate ai Beat da Ettore Sottsass, provengono proprio dallo sterminato archivio di Fernanda Pivano, oggi curato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e dalla Fondazione Corriere della Sera.
Oltre ai bellissimi scatti di Sottsass, alcuni dei quali inediti, sono presentate in mostra fotografie di Robert Capa, Aldo Durazzi, Larry Keenan, Allen Ginsberg, Christopher Felver e Fred Lyon.

In mostra viene documentata anche la carriera artistica di Ferlinghetti che inizia a disegnare e dipingere nell’immediato dopo guerra mentre si trova a Parigi, per conseguire un dottorato alla Sorbona. Qui frequenta nel tempo libero gli atelieres livres per esercitasi nel disegno dal vero, così scoprendo la propria vocazione per le arti figurative.
In Santa Giulia viene esposto il prezioso olio su tela Deux del 1950, prima opera dipinta da Ferlinghetti, oltre a un’ampia selezione di disegni realizzati tra gli anni Cinquanta e Duemila, mai esposti in Italia prima d’ora. Tele di grandi dimensioni, provenienti direttamente dalla collezione dell’artista, vanno ad arricchire le sezioni della mostra, testimoniando come Ferlinghetti sia stato sempre ispirato dalle proprie esperienze di vita, dagli avventurosi viaggi in giro per il globo alla costante ricerca delle proprie origini.

Le ultime sale della mostra in Santa Giulia vengono riservate al rapporto di Ferlinghetti con l’Italia. Il poeta scopre di avere origini italiane solo a vent’anni quando richiede il proprio certificato di nascita per arruolarsi volontario nella Marina degli Stati Uniti, scelta che determinerà poi la sua partecipazione allo Sbarco in Normandia. In quell’occasione Ferlinghetti realizza che il padre Carlo Leopoldo, morto prima della sua nascita, aveva anglicizzato il proprio cognome in Ferling. Solo nel 1955 il poeta deciderà di prendere ufficialmente il proprio cognome italiano e di firmare con quello tutta la sua opera letteraria e artistica.
Da questo momento in poi Ferlinghetti intraprenderà una lunga e tortuosa ricerca per risalire alla città di nascita del padre, Brescia, riuscendo ad individuare nel 2005 la casa da dove era partito per emigrare giovanissimo negli Stati Uniti.

www.bresciamusei.com

VIII Festival della Diplomazia, Diplomacy. A Roma si incontra la politica internazionale dal 19 al 27 ottobre

Read More

VIII Festival della Diplomazia

Dal 19 al 27 ottobre 2017 a Roma

PRÌNCIPI E PRINCÍPI

Il sistema geopolitico fra interessi nazionali e valori universali

70 Ambasciate, 7 Università, 58 Eventi con:
Daniel Drezner, Lorenzo Bini Smaghi

Simon Anholt, Giampiero Massolo, Michael Klare e molti altri

 

 

Prìncipi e Princípi: come cambiano le relazioni internazionali quando le leadership populiste si scontrano con i valori di solidarietà e responsabilità multilaterale.

È questo il concept dell’ottava edizione del Festival della Diplomazia (Roma, 19-27 ottobre 2017), manifestazione diffusa, che con 58 eventi e il convolgimento di 70 Ambasciate, 7 università, luoghi di incontro della politica internazionale e prestigiosi partner scientifici, vedrà alternarsi in tavole rotonde e incontri specifici alcuni tra i massimi esponenti del pensiero politico e sociale contemporaneo: da Daniel Drezner a Simon Anholt, da Giampiero Massolo a Franco Frattini, passando per Gerald Knaus, Enrico Giovannini, Paolo Magri, Luciano Pellicani e Michael Klare, con l’apertura lavori affidata a un artista del calibro di Michelangelo Pistoletto, che dialogherà con gli Ambasciatori di Cuba e Colombia.

In un’epoca in cui la personalità dei leader mondiali sembra prevalere sull’arte della diplomazia, superando e in alcuni casi calpestando il modello classico della concertazione e della trattativa – con prove di forza e tweet minacciosi – le relazioni internazionali cambiano segnando la crisi della politica e i valori che da sempre caratterizzano le relazioni internazionali.

Per riportare al centro il dialogo e il confronto tra i popoli, Diplomacy mette in campoun’agorà di diplomatici, rappresentanti istituzionali, personalità del mondo accademico, insieme a un parterre de roi di esperti nel settore finanziario e imprenditoriale che si confronteranno alla ricerca di strumenti collettivi, nuove idee e valori condivisi che possano superare l’opposizione e l’ostilità nei riguardi della politica e riaffermare le ragioni della convivenza e dell’integrazione al posto degli interessi nazionali.

Fra i temi che si dibatteranno: Leadership e Politica; Migrazione, Sviluppo e Integrazione; La Cultura come strumento per abbattere i muri; La geopolitica delle risorse; Difesa, Sicurezza e Antiterrorismo; Cybersecurity; Libero Scambio, Nazionalismi e Protezionismi; Deglobalization: ritorno allo Stato Nazione.

Fulcro della manifestazione e punto nevralgico d’incontro quest’anno saranno gli atenei romani, che parteciperanno attivamente con gli studenti per parlare dei principi base della politica. Un vero investimento per il futuro della diplomazia e delle relazioni internazionali.

Il festival, che per questa ottava edizione ha ottenuto la Medaglia del Presidente della Repubblica, si svolge con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e con il contributo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

 

 

Il programma completo: www.festivaldelladiplomazia.it

Cabin Crew Fashion in the Air: una mostra dedicata alle divise delle compagnie aeree

Read More

A breve il museo Kunsthal di Rotterdam presenta “Cabin Crew. Fashion in the Air”, dal 23 settembre al 4 febbraio 2018, un’affascinante retrospettiva sulle divise del personale di volo femminile delle compagnie aeree di tutto il mondo.

Soggette alla moda e allo spirito del tempo, anche le divise delle hostess sono sempre state influenzate dalla grande varietà di stili che si sono avvicendati per svariati decenni: da capi più funzionali e modesti a quelli più eleganti e di grande stile. Il taglio e il colore delle uniformi, i cappelli, la forma e i motivi dei foulard, le giacche e le spille non sono mai lasciati al caso, ogni singolo dettaglio viene accuratamente studiato.

Diverse compagnie aeree si sono avvalse della collaborazione di famosi stilisti per la creazione delle proprie divise: è il caso, ad esempio, dell’attuale uniforme di KLM, ideata dal famoso couturier olandese Mart Visser. Altri illustri nomi che hanno portato il proprio contributo in questo campo sono stati, tra gli altri, Yves Saint Laurent e Cristóbal Balenciaga.

La straordinaria selezione protagonista di “Cabin Crew. Fashion in the Air” è parte della collezione dell’olandese Cliff Muskiet, il commissario di bordo che possiede la più grande raccolta di uniformi per personale di volo. Dal 1993, Muskiet è riuscito ad acquisire oltre 1405 divise appartenenti a 523 compagnie aeree. La mostra “Cabin Crew” è uno dei principali obbiettivi del museo Kunsthal di Rotterdam, quello di far scoprire al pubblico le più grandi e curiose collezioni private.

 

https://www.kunsthal.nl/en/plan-your-visit/exhibitions/cabin-crew/

Torna la Dutch Design Week dal 21 al 29 ottobre

Read More

Eindhoven festeggia i suoi 25 anni come capitale del design olandese

 

Quest’anno più che mai, Eindhoven si conferma una delle capitali mondiali del design. La città dei Paesi Bassi celebra infatti i 25 anni dalla nascita del termine “Dutch Design”. Per festeggiare Eindhoven propone quest’autunno due eventi imperdibili: la Dutch Design Week (la Settimana del Design Olandese) e la prima edizione del World Design Event (l’Evento Mondiale del Design).

Anche per quest’anno, dal 21 al 29 ottobre, le strade di Eindhoven si riempiranno di esposizioni e attività speciali tutte dedicate alla Dutch Design Week. I visitatori scopriranno Sectie-C, una comunità di nuovi creativi indipendenti che spiega attraverso progetti, laboratori e mostre come si generano nuove idee, prodotti e soluzioni. Inoltre, con la mostra interattiva ‘Displacement’ (Dislocamento) otto giovani artisti con diverse tecniche attrarranno l’attenzione dei visitatori sulle loro opere. Da non perdere la mostra ‘Beyond generations’ (Oltre le generazioni) presso il Van Abbemuseum, organizzata in collaborazione con la rinomata Design Accademy di Eindhoven, mentre numerose iniziative condurranno i visitatori attraverso vari percorsi in città legati al mondo del design.

Il World Design Event

In contemporanea con le attività in programma durante la Dutch Design Week, quest’anno si terrà per la prima volta anche il World Design Event (l’Evento Mondiale del Design). Durante questo evento designer e creativi da tutto il mondo discuteranno della città del futuro, di come vivremo, come ci muoveremo, come mangeremo e molti altri temi. Evento di apertura dal 20 al 22 di ottobre con una conferenza che coinvolgerà tutti gli appassionati di design e innovazione nell’ascolto di storie ispiratrici su come il design potrà contribuire in futuro a risolvere molte problematiche. La conferenza mira a dimostrare come il design possa trasformare le sfide in opportunità, facendosi motore di innovazioni. In occasione dell’evento si organizzeranno anche otto “ambasciate” per facilitare lo scambio di idee, di nuove visioni e di modelli per le città del futuro in vari contesti, dall’assistenza sanitaria al cambiamento climatico, dallo scambio di dati all’automatizzazione, dall’energia allo sviluppo urbanistico.

In occasione dell’Evento Mondiale del Design aprirà anche il People’s Pavilion (il Padiglione delle Genti), un edificio temporaneo creato con materiali riciclabili, che vuole essere simbolo della partecipazione della comunità alla risoluzione delle decisioni per le città. Questo padiglione diventerà il luogo di incontro principale durante l’evento, accogliendo riunioni, sessioni creative condivise, conferenze e spettacoli.

Per informazioni: – www.ddw.nl/en/  e www.worlddesignevent.org

Grande mostra dei Maestri Olandesi presso l’Hermitage di Amsterdam

Read More

Per la prima volta nella sua storia, l’Hermitage di Amsterdam porta in Olanda i più spettacolari tesori olandesi della collezione dell’Hermitage di San Pietroburgo. Per la mostra “Dutch Masters from the Hermitage. Treasures of the Tzars”, che si tiene dal 7 ottobre 2017 al 27 maggio 2018, sono state selezionate ben 63 opere realizzate da cinquanta artisti, tra cui sei dipinti di Rembrandt. I capolavori saranno esposti nell’ala “Keizersvleugel” dell’Hermitage di Amsterdam che, per l’occasione, raccoglierà la più importante collezione di dipinti olandesi fuori dall’Olanda. La collezione dell’Hermitage di San Pietroburgo conta infatti circa 1500 dipinti, ed è la più importante raccolta d’arte pittorica olandese custodita fuori dai confini nazionali.

 

Una selezione di inediti

La mostra sarà una vera e propria festa di celebrazione e scoperta, con opere di Rembrandt, Ferdinand Bol, Gerard Dou, Govert Flinck, Frans Hals, Gabriël Metsu, Paulus Potter, Jacob van Ruisdael, Jan Steen e altri grandi maestri. Il periodo di fioritura artistica tra il 1650 e il 1760 è ben documentato con 37 opere significative. Accanto ai dipinti più famosi, quali Flora di Rembrandt, Giovane donna con orecchini di Frans Hals e Il Nieuwmarkt di Amsterdam di Bartholomeus van der Helst, la mostra presenta anche opere di artisti contemporanei meno conosciuti ma di grande impatto, come Willem Drost, Jacob Duck, Pieter Janssens Elinga, Arent de Gelder e Emanuel de Witte. 57 delle opere esposte fanno parte della collezione permanente dell’Hermitage San Pietroburgo, e la maggior parte non è più rientrata in Olanda dopo l’acquisto.

La passione per i Maestri Olandesi

La mostra racconta anche la passione degli zar per i Maestri Olandesi e il commercio delle opere d’arte. Pietro il Grande acquisì il suo primo Rembrandt già all’età di 25 anni, ed è annoverato tra i primi collezionisti dei Maestri Olandesi. Si dedicò infatti alla sua passione ancora prima che l’interesse per queste opere d’arte si diffondesse in tutta Europa. Nel XVIII secolo Caterina II di Russia fu l’iniziatrice di una grande collezione che i suoi successori continuarono ad ampliare nel XIX secolo, mantenendo un ruolo di rilievo nell’apprezzamento dell’opera di Rembrandt e dei suoi contemporanei.

I biglietti online per la mostra Dutch Masters from the Hermitage saranno disponibili da giugno sul sito dell’Hermitage

 

 

 

 

Travel ticket: soluzioni per muoversi facilmente in Olanda

Nuove opportunità per viaggiare senza limiti

Per chi desidera andare alla scoperta del territorio olandese, può scegliere uno dei 3 Travel Ticket olandesi per viaggiare in libertà e senza limiti utilizzando treni, autobus, tram e metropolitana, grazie all’eccellente rete di trasporti pubblici del paese.

L’Holland Travel Ticket consente viaggi illimitati su tutti i trasporti pubblici nei Paesi Bassi: treni, bus, tram e metro. Il biglietto è valido per 1 giorno e costa 59€. Per chi sceglie di viaggiare dopo l’orario di punta, quindi dalle 9 in poi, spende per lo stesso biglietto 39 €.

L’Amsterdam Travel Ticket è l’ideale per i turisti che scelgono di visitare Amsterdam. Il biglietto consente l’utilizzo illimitato di treni, tram, autobus e metropolitana nella capitale, oltre al viaggio da e per l’aeroporto di Amsterdam Schiphol. Costa € 16 per 1 giorno, € 21 per 2 giorni e € 26 per 3 giorni.

Chi desidera visitare Amsterdam e i suoi dintorni, può scegliere l’Amsterdam & Region Travel Ticket. Il biglietto consente l’utilizzo dei trasporti pubblici in città e nella regione metropolitana di Amsterdam (incluse alcune località quali Zaanse Schans, Volendam e Haarlem). Costa € 18,50 per 1 giorno, € 26 per 2 giorni e € 33,50 per 3 giorni.

Come si utilizzano i Travel Ticket?

Per viaggiare in treno, tram, autobus e metropolitana valgono le stesse modalità in tutti i Paesi Bassi. Si effettua il check in con uno dei tre Travel Ticket quando si sale e il check out con lo stesso biglietto prima di scendere dal mezzo. Lo stesso procedimento si segue anche quando si cambia treno o mezzo di trasporto.

Dove si acquistano i Travel Ticket?

È possibile acquistare in anticipo i 3 tipi di Travel Ticket sul sito www.discoverholland.com, altrimenti direttamente in Olanda.

L’Holland Travel Ticket può essere anche acquistato in Olanda presso le biglietterie automatiche NS presenti nelle stazioni, oppure presso le biglietterie e gli sportelli di assistenza clienti NS.

L’Amsterdam Travel Ticket e l’Amsterdam & Region Travel Ticket sono acquistabili presso l’aeroporto Amsterdam Schiphol, presso la Centraal Station di Amsterdam e in vari altri luoghi in città e dintorni.

Oltre all’acquisto dei 3 Travel Ticket, sul sito www.discoverholland.com sono anche disponibili biglietti singoli dall’aeroporto Schiphol per la stazione centrale di Amsterdam e viceversa, e vari biglietti per gite giornaliere in diverse città e attrazioni su territorio olandese.

Una mostra dedicata a Mata Hari. Un viaggio alla scoperta della misteriosa spia olandese

Read More

Dal 14 ottobre 2017 al 2 aprile 2018, il Fries Museum di Leeuwarden presenta la mostra Mata Hari: the myth and the maiden. A cento anni dalla sua scomparsa, il museo racconta la vita di questa intrigante icona per la prima volta: la storia di Margaretha Geertruida Zelle, nata proprio in questa città a Leeuwarden e trasformata nella famosa danzatrice Mata Hari all’inizio del XX secolo. Durante la Prima Guerra Mondiale fu arrestata dai servizi segreti francesi perché sospettata di spionaggio, e successivamente giustiziata. Più di 100 oggetti collezionati in Olanda e all’estero saranno esposti a Leeuwaarden in occasione della mostra. Tra questi, una selezione di documenti militari francesi recentemente desecretati sarà resa pubblica per la prima volta. Mata Hari: The myth and the maiden è la più grande mostra mai dedicata alla vita di Margaretha Geertruida Zelle.

Il 13 marzo 1905, Mata Hari fece il suo debutto come danzatrice nella biblioteca del Musée Guimet. Partendo da Parigi, conquistò i teatri di tutta Europa: da Roma a Berlino, da Vienna a Madrid, e divenne presto famosa per le sue liaisons con amanti e ammiratori benestanti e influenti. Il 13 febbraio 1917, i servizi segreti francesi la arrestarono dopo un periodo di pedinamenti. Al termine di un processo durante il quale rilasciò dichiarazioni contraddittorie, il tribunale per i crimini di guerra la dichiarò colpevole, e la sentenza di condanna a morte fu inevitabile.

La mostra

I documenti legali relativi al caso Mata Hari sono stati tenuti sotto chiave presso gli archivi militari di Vincennes negli ultimi 100 anni. Rapporti sulla sua attività, trascrizioni delle udienze e prove chiave, come i telegrammi intercettati di un diplomatico tedesco a Madrid, forniscono una panoramica completa del processo a Mata Hari. Questi reperti saranno resi pubblici per la prima volta nel Fries Museum in occasione della mostra.

Donna e madre

La mostra illustrerà ai visitatori i momenti cruciali della vita di Margaretha attraverso oggetti personali: una raccolta di poesie, pagelle scolastiche e scritti della stessa Mata Hari che raccontano un’infanzia felice a Leeuwaarden. Oggetti acquisiti di recente, lettere e fotografie gettano nuova luce anche sul ruolo che Margaretha ebbe come donna e madre nelle Indie orientali olandesi. Un album mostra come tenesse traccia della crescita del figlio Norman e della figlia Non. Dopo la perdita del figlio, Margaretha e il marito divorziarono. Il Frisian History and Literature Centre Tresoar ha recentemente acquisito delle lettere che fanno chiarezza su questo periodo, e si vanno ad aggiungere ai numerosi prestiti esposti nella mostra, raccontando come McLeod rifiutò di pagare gli alimenti alla moglie, impedendole inoltre di avere contatti con la figlia. Margaretha scrisse molto di questo suo dilemma: restare accanto alla figlia o proseguire la propria carriera a Parigi?

Parigi

In occasione della mostra, il Musée Guimet di Parigi dona in prestito al Fries Museum una statua di Shiva e quattordici marionette wayang, oggetti che facevano parte della scenografia delle prime esibizioni di Mata Hari presso la biblioteca del facoltoso industriale Émile Guimet. Anche il diario di Margaretha appartiene a quel periodo, e contiene una collezione di fotografie, poster, recensioni e articoli a lei dedicati, costituendo uno degli elementi più significativi dell’esposizione. Nel 1916, appena prima del suo arresto, Mata Hari fu immortalata dal pittore olandese Isaac Israëls: il ritratto, di dimensioni naturali, è stato da poco completamente restaurato, e sarà esposto per la prima volta dopo l’intervento di rinnovo.

La collezione

Dopo la morte, Mata Hari e le sue imprese entrarono nella leggenda, rendendola icona di stile, sex symbol e femme fatale. La sua vita è stata oggetto di innumerevoli libri, ha da sempre stuzzicato l’immaginazione di molti appassionati in tutto il mondo, e molte star si sono cimentate nell’interpretazione del suo ruolo sul grande schermo: da Greta Garbo a Sylvia Kristel e Marlene Dietrich. Il Fries Museum possiede una notevole collezione dedicata a questo intrigante personaggio, e in occasione della mostra si è avvalso di prestiti concessi, tra gli altri, dai National Archives di Londra, dal Musée Guimet di Parigi, dall’archivio militare di Vincennes, dalla Bibliothèque Nationale de France, dall’Archivio Nazionale dei Paesi Bassi e da diverse collezioni private.

Il Fries Museum condurrà i visitatori in un viaggio alla scoperta della tumultuosa vita di Margaretha Geertruida Zelle attraverso un percorso di sei sale allestite in collaborazione con Studio Louter. Opera Amsterdam si è invece occupata della scenografia teatrale.

 

https://www.friesmuseum.nl/

Dordrecht: la città più antica d’Olanda

Read More

Numerosi monumenti ricordano il fiorente passato

In una splendida zona ricca d’acqua, in cui scorrono i fiumi Merwede, Noord e la vecchia Mosa, sorge la più antica città d’Olanda che vanta ben 1000 monumenti, musei e magazzini risalenti a secoli addietro, con vie commerciali ricche di attività che ricordano il fiorente passato di questa città costruita sull’acqua.

Visitando i porti interni, i monumenti e i musei di Dordrecht, è facile notare le tracce del ricco passato della città. Alcune attrazioni da non perdere sono la Grote Kerk (Chiesa Grande), la collezione di dipinti del Dordrechts Museum, gli arredi della vecchia dimora del sindaco ‘Huis van Gijn’ e il chiostro agostiniano ‘Het Hof’ del tredicesimo secolo. Assolutamente consigliata è anche la vista spettacolare sul punto di confluenza dei fiumi che si gode dal Groothoofd.

Una passeggiata a piedi è il modo migliore per scoprire Dordrecht, scegliendo per  esempio il ‘Rondje Dordt’, un itinerario ben segnalato che tocca porti interni, monumenti, importanti siti storici e attraenti vie dello shopping.

In barca attraverso il centro storico.

Un altro modo per scoprire la città è percorrere in barca il Dordtevaar per vedere i porti antichi e ammirare il passato acquatico della città, con gli antichi magazzini, gli scorci suggestivi e i suoi particolari ponti.

Dordrecht, oltre a trovarsi nei pressi del parco nazionale De Biesbosch e dei famosi mulini della Kinderdijk, è anche situata in una zona ripariale che spesso ha segnato il confine tra terra e acqua. Non sorprende quindi che Dordrecht si trovi al centro di molti racconti di navigazione, inondazioni e bonifica, mulini e idrovore: racconti che narrano di come gli olandesi hanno da sempre dominato l’acqua.

La città dai 1.000 monumenti.

Dordrecht ottenne i diritti di città già nel 1220 e questo ne fa la città più antica dei Paesi Bassi. Ubicata in un territorio ricco d’acqua, solcato dai fiumi Merwede, Noord e Oude Maas, Dordrecht è stata fin dagli inizi un’importante città mercantile con fiorenti attività commerciali nei settori del legno, del grano e del vino. La storia, la ricchezza e la cultura che ne hanno segnato il passato sono ancora ben visibili. Infatti il centro storico di Dordrecht conta circa 1.000 monumenti, alcuni dei quali sono stati sapientemente convertiti in ristoranti, musei o teatri.

Un’altra caratteristica delle antiche e ricche città olandesi è il periodo di fioritura culturale di cui furono testimoni. Ad esempio, molti degli allievi di Rembrandt si recarono a Dordrecht per dipingere, spinti dalla bellezza della sua luce. Ma anche altri pittori crearono in questo luogo alcuni dei loro più apprezzati capolavori, molti dei quali possono essere ammirati oggi nel museo civico Dordrechts Museum.

Per secoli Dordrecht è stata una delle città olandesi più importanti, se non addirittura la più importante. Nonostante l’inondazione di Santa Elisabetta del 1421, che trasformò l’intera città in un’isola, e nonostante l’incendio del 1457, Dordrecht rimase un ricco centro commerciale e culturale.

 

Mangiare e dormire in ex monumenti storici.

Alla fine di un’escursione a piedi o in battello, è possibile fermarsi a mangiare in uno dei monumentali edifici, tra cui la Energiehuis, la Huis Rodenburch o Villa Augustus, dove si può pernottare nell’antico serbatoio d’acqua sopraelevato.

www.vvvdordrecht.nl