Bouquet des nerfs.

Raschiare il piatto, lì dove si agglomera il reggiano grattuggiato in piccole piastre, cercare di ricordarsi che sapore può avere il formaggio. Ché il sapore non lo senti più, tenti di ricordartelo annusando, tenti di non pensare che devi mandare giù le cose apposta, che è bene così. Sennò il tuo stomaco sta peggio, non vorrai mica avere le solite contrazioni dell’altro giorno che ti hanno tenuto piegata in due, tra il caldo e le fitte. Non fare la stronza, cazzo.

Ti alzi e senti i tuoi pantaloni calare fin sotto la linea del bacino e un po’ ti incazzi, ti ricordi i martedì mattina a discutere al lavoro con la tua collega di quanto la tensione nervosa e lo stress ti facessero ingrassare, e sentire i gonfiori di cui parlano nelle pubblicità la Marcuzzi e le amiche. Inizi a toccarti il percorso dell’esofago e ti chiedi se il dolore che senti lì al centro è un punto focale cardiaco a caso che grida yuuuuhuuuu come una particella di sodio a caso oppure è perché vede più cibo il tuo retrobocca che la parte in basso dell’intestino.

Ti rannicchi sul divano facendo attenzione che il calcagno che punti contro lo stomaco non vada a tappare tubicini o cazzate varie.

Dici "sto bene" come prima risposta, soprattutto a te stessa più che ad altri.

Però quegli altri, di cui di solito non te ne frega in modo relativamente altalenante perché te le idee ce l’hai in testa e vuoi sbagliare e prenderti le dentate da sola, sono diventati uno dei motivi che i spingono a non far cazzate e non mollare. Quegli altri che forse ci tengono a te, o forse perché hanno pena di te. Non sai.

Quando ti dicono qualcosa che non pensavi di dover passare ti sale la rabbia in gola, sì sempre da lei, poveretta. Stringi mascella e mandibola per far in modo che magari l’unica cosa che può dare l’idea contraria a che non te ne freghi nulla può essere un occhio che resta un po’ più lucido del solito.

Non riesci quasi più a ingoiare nulla.

Pensi sempre però che tutto quello che scorre sia tutto completamente sbagliato.

Preferisci parlare, parlare, cazzeggiare, scrivere, leggere, ci fai un pensierino a studiare pur di non pensare. Non pensare a come erano i corridoi di Terni nel novanta dal padiglione di chirurgia, che aveva quella sala d’attesa così ampia che si apriva su un prato, fino alle sale operatorie. Non pensare a tuo nonno che dopo l’operazione forse si lamentava come avrai fatto anche tu. Non pensare che quello che stai passando è più grosso di te, e proprio per quello forse lo affronti di buzzo buono. Proprio perché non puoi fare nulla.

Il brutto di stare male è di avere la completa coscienza di quello che ti sta capitando. Totale. Avere dei momenti in cui sei così lucida che non ti da neppure fastidio cercare a tentoni quale vena bucare in vece di un’altra. Avere altri momenti in cui ti chiedi perché la testa non vada di pari passo con il corpo e raggiunga anche lei una debolezza prossima all’oblio totale.

Però ti imponi di stare lì a pensare. A razionalizzare. In fin dei conti sono cause che riesci a scomporre nell’impazzimento di una cellula, la stessa che poi ha portato tua nonna a morire. Ma a te non può e non vuoi che succeda, perché non sarebbe giusto non vedersi laureati e non fare ciò che si è sempre sognato. Ma se non razionalizzi non ci dormi. E quindi stai lì, a pensare e a fare le consuete smorfie di quando parli con te stessa, perché alla fine ti fai domande e risposte.

Inspiri e ti fa male la spalla destra, visto che non ti muovi da giorni. Espiri e senti la stessa piccola fitta.

Pensi alle statistiche, ai dati e sai che ti è andata bene, malettedamente bene, se il tuo obiettivo è sopravvivere.

Il problema, se proprio vai a guardare, è che l’obiettivo mica era proprio quello. Ma ormai il binario dove si bivacca è quello dove si è. Non hai scelta, come tante altre cose. Si gioca in difesa, di rimessa. E non parliamo di rimessa, ché si rimette fin troppo dal fondo.

Ma va tutto bene, anche perché se andasse male non staresti qui a dirlo.


0 thoughts on “Bouquet des nerfs.”

  1. Accidenti Fran…

    mi unisco al coro unanime…

    E lo scandisco pure bene:

    TI-PENSO-TANTO-TI-AMMIRO-E-SOPRATTUTTO-TI-VOGLIO-BENE!!!

    Stef:)

  2. Sono due ore che ho questa finestra aperta davanti ma non riesco a trovare un commento particolarmente delicato o almeno ironico…

    Mi limito a dirti che ti voglio bene.

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