Trittico ettrAè.

Che bello, sta diventando una telenovela.
Meno male che si finisce, perché qui non si è abili ai colpi di scena. Piuttosto se si omette qualcosa è perché la memoria è simile a quella di Nicola Arigliano, o di Raoul Casadei -mi dicono dalla regia-.

Poi magari scrivo ‘sti post, vi cala la pennica e non mi votate più agli sglapsawards.
Dicevamo, il pomeriggio del giorno del mio diciottesimo compleanno l’ho passato lavorando. Ah, sì, anche la mattina. Ma quella ve l’ho bell’e raccontata e insomma, vabbè che ripetere giova… ma dopo l’orchite giova meno, ed ecco… magari non mi avete ancora votato e dopo non lo fate più per saturazione. Ecco.

Però eravamo rimasti lì, tra i corridoi di palazzo Vitelleschi dove era ubicato il museo. Con io che non ci vedevo più dalla fame e scazzavo le parentele degli dei dell’Olimpo [doh, ora capisco la sfiga. C’ho contro gli dei dell’Olimpo, che si sono offesi quel giorno per la cosa delle parentele… oh, ma se uno s’accoppia in famiglia peggio di beautiful io che ci posso fare?]. In realtà ci fu un buffo contrattempo. Buffo staciospa. Entrammo nella saletta dei reperti villanoviani, ovvero i vasetti e le urne cinerarie dell’epoca più remota della storia etrusca, e siccome il gruppo si era dilatato per pressione osmotica [ossia: "Ue’, annamo di là che si ride…"] stavamo assiepati come nipponici in metropolitana. La cosa peggiore era che i fanciulli erano sì accanto a me, ma mi ostruivano la vista un paio di figlioli alti pressappoco quanto me. Alché, siccome avevano rivoluzionato tutto l’allestimento feci spostare i marcantoni dicendo loro:
"Figliolo mio, sei così bel marcantonio che temo che se ti metti accanto a me facciamo da muro per tutta la scolaresca qui…"

In realtà sennò io non vedevo una ciospa su dove avevano spostato il carrellino incensiere a forma di torello. Oh, son problemi veh. Ma poi si proseguì, con un gruppo di ragazze che ormai mi presentava anche i reperti che mi faceva tanto sentire Iva Zanicchi quando faceva Ok il prezzo è giusto. Cose da panico. Poi arrivammo nella sala, quella bella grande, delle figure nere su fondo rosso. Parlo di vasellame. Quella prima aveva il bucchero, quella dopo le figure rosse su fondo nero. Ma dicevo, siccome lì c’erano quelle nere su fondo rosso e non c’era granché da raccontare, oltre la tecnica, si passava a narrare dei simpatici giuochi durante i banchetti etruschi con tanto di mimica tipo saltatore in alto mentre provano il gesto atletico.

"Allora, non è che gli etruschi erano un popolo con le pare mentali. La vita era breve e pensavano a godersela e non gli si può dare degli scemi. Mentre quindi si sbafavano selvaggina e stavano sdraiati nel triclinio in posizione semirecumbente, ovvero su uno dei fianchi… beh, s’annoiavano. Quindi escogitarono un simpatico gioco da fare a tavola: il cottabo. Vedete ‘sti cosi, le kylix? ecco, le adopravano per bere. Ma verso la fine del pasto o tra una portata e l’altra si dedicavano, si pensa eh, a codesto gioco. Ovvero con un simpatico scatto del polso dovevano centrare un recipiente posto in alto… chi metteva più vino dentro vinceva. Poi non so se esistevano tiri liberi, da due, la tripla e cose varie… però diciamo come gioco a metà pasto era simpatico, tanto per usare un aggettivo non detto."

Ordunque, poi la sala dopo abbiamo detto che erano le figure rosse su fondo nero. Qui c’era una modulazione del gesto guidaturistico. Ovvero dipendeva dal gruppo che avevi innanzi e, come ogni vero e proprio artista, se c’era confidenza e ti stavi divertendo col gruppo stesso.

"Ecco, qui non solo le figure sono rosse, ma anche il tema ecco è a luce rossa… ora sono fortemente inibita dalla presenza dei vostri professori e quindi non userò i soliti commenti pecorecci con i quali introduco questi reperti. Ma diciamo che erano una sorta di riassuntino per chi aveva poca conoscenza o pochi ricordi dell’arte amatoria. Ad esempio, c’è quell’anfora là ove nel lato A l’uomo guarda se alla donna… cioè controlla che non ci siano batacchi e poi nel lato B sceglie una delle due fessure a disposizione. A voi il controllo di dove ha inserito la moneta…"

Ma il tema hot hot non si fermava lì. Continuava alla tomba delle fustigazioni, che suppergiù si spiegava sempre così:

"Bene, il nome potrà farvi pensare cose errate e ingiuste. Ma capitelo, la tomba venne scoperta da un ignaro pastore che nell’epoca dell’Inquisizione, e qui s’era nello statodellachiesa, ebbe paura della scoperta mentre egli si riparava qui col suo gregge. Non c’è nulla di cruento, orbene. Nella tomba ci sono tre porte dipinte, che rappresentano le vie di fuga verso l’aldilà. Ma prima di crogiolarmi su la uno, la due o la tre vi dirò cosa c’è nella parete di destra, che non è così immediato. Visto che il pastore impaurito aveva affumicato il dipinto giunto ai suoi occhi sembra che due uomini stiano giocando a morra, appoggiati a un tavolo. Ma ecco… non è un tavolo quello che hanno a ponte tra loro due. Vi ricordo per motivi di cronaca che le donne sono raffigurate con un colorito più chiaro, quindi ecco, vi è una donna che da una parte ha qualcuno e il suo qualcosa nella parte posteriore e sta facendo una sorta di prova microfono dalla parte opposta…"

Detto ciò dissi: "Vabbè, se siete stanchi mi vado a prendere un caffè, ché è il mio compleanno."
Lì auguri, congratulazioni, figlimaschi vari e il prof del gruppo che mi offrì cose al bar. Eh, ragazzi miei, che altro raccontare? Non so. Tornai a casa stanca. E non mangiai neppure. Strano, le giornate di compleanno son sempre così interlocutorie.

0 thoughts on “Trittico ettrAè.”

  1. Fran, che dire..un compleanno alternativo sicuramente!! Nessuno potrà di aver festeggiato i suoi 18anni così.. E poi il tuo modo di raccontarlo lo rende al meglio.. tutti a votare Fran!! =)

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