L'augelletto è un early adopter.

Ora in pratica (oltre al buon vecchio centimetro, ma volesseiddio qui non sporge nulla) ce lo si misura con twitter.

Tipo un mese fa si parlava del più e del meno con un discografico che mi fa “oh, ma te come fai? Ti segue tantissima gente, seimila persone”.

Lo guardai, estrassi l’android dalla tasca, aprii seesmic (tutto questo mentre cercavo di bofonchiare cose del tipo “beh, ma ho un blog da quasi dieci anni” sebbene fossi conscia che ormai avere un blog non è più di moda) e constatai che era vero.

Ora, vorrei sapere come monetizzare i seimilaquattroce… no, no, scherzavo.

[scherzavo un cazzo, ogni volta che faccio il pieno di benzina vorrei proporre il pay-with-a-tweet, ma non credo sia d’accordo. Come facciamo? Ah, dannato danaro eh]

Parlami di te ché non ho paura.

L’identità dei blogger è davvero affascinante. Non mi riferisco certo alla personalità o ad una qualche altra qualità dei tanti titolari di blog. Piuttosto a quella sofferta auto-rappresentazione che il blogger si trova a dover inizialmente affrontare. Il famigerato “chi sono” o “about me” o più narcisisticamente “IO”. Sottinteso: chi sono, che faccio, perché razzolo qui.
A giudicare dalle tracce lasciate dai più, riempire ab inizio questa casella costituisce un vero scoglio, la prima vera prova di forza dell’aspirante blogger. L’indole e l’esperienza del soggetto, la ricchezza del suo immaginario, le splendide suggestioni e forti motivazioni, nonché le specifiche caratteristiche del blog, non semplificano questo originario e primo rovello.

>Nel vagabondare in rete mi sono fatta una certa idea delle tipologie prevalenti, fermo restando che l’elenco non è esaustivo e che, a volte, la descrizione può rientrare in più categorie.

Però una identità riconducibile a molte delle tipologie descritte, costituisce categoria a sé. La definirei identità multitasking, ma anche identità schizofrenica ha un suo discreto perché. Quando l’autore cerca di essere diretto ma vago, simpatico senza trascurare punte di arroganza, usa un tono brillante non senza sottendere una vena malinconico-depressa. Quando vuole stupirci ma al contempo rassicurarci. Quando nella descrizione di sé fa leva su ogni possibile sentimento del lettore, insieme e confusamente.

Ed ora brevissima rassegna delle varie identità. Se non state già dormendo. Continue reading “Parlami di te ché non ho paura.”

Non solo ti dice se sei incinta ma anche da quando.

La scena è sempre la stessa: c’è lui che fa delle cose, mediamente inutili e che comunque attraggono tutta la sua attenzione, e lei che, a un certo punto, arriva figa, sorridente ed emozionata. Lo chiama, lui distoglie l’attenzione dal suo universo fatto del nulla, lei prende fiato e pronuncia amorevole la fatidica frase: “Saremo in tre”. Al che lui rimane senza parole, farfuglia qualcosa di lontanamente assimilabile a un lemma e poi si lascia andare a pensieri annessi alla sua imminente paternità. E comunque sono tutti felici e normalmente sereni come avessero azzeccato al Superenalotto un 4 da duemila euro scarsi.

La stortura della realtà è evidente. Chiunque abbia praticato sesso nella sua vita con una certa costanza, primo o poi si è trovato in prossimità di situazioni simili. Il reale arrivo del figlio è poi un dettaglio secondario ai fini della nostra analisi. Perché quello di cui in questa sede si vuole parlare è l’enorme differenza che intercorre tra la realtà filmica o pubblicitaria dell’annunciazione e la realtà reale dell’annunciazione stessa.

Nella vita reale il rischio di una gravidanza è accompagnato da un’ansia lancinante che si manifesta già una settimana/dieci giorni prima della data prevista per l’arrivo del ciclo. Lei è tesa perché non sente in movimento la situazione al suo interno e poco conta che tu sia abbastanza sicuro considerando che lei prende la pillola da sempre, che negli ultimi due mesi l’avete fatto altrettante volte e che, in entrambe le occasioni, tu avevi tre preservativi incastonati l’uno sull’altro e, cosa non meno trascurabile, non avevi raggiunto l’orgasmo. Però lei teme comunque le perdite, queste piaghe mitologiche la cui esistenza non è accertata e dovrebbe comunque essere concepita come una mini eiaculazione di acido solforico per perforare i tre preservativi e arrivare a destinazione.  Comunque: l’ansia sale e allora non rimane che ricorrere al drammatico test. Continue reading “Non solo ti dice se sei incinta ma anche da quando.”

Sì, ma tipo Jim Morrison l'ho visto sepolto a Parigi (anche se secondo Giacobbo…)

grandissimo concerto in un estragon meno fumoso del solito (l’età media un pò altina ha favorevolmente influito). Non sono d’accordo sulla leziosa e pallosa scarlett o’hara, ennesimo clone di tori amos (jim m orrison diceva che il rock ‘n roll è affare da uomini, fatte le dovute e poche eccezioni, tipo patti o pj, quanto aveva ragione..),i wilco hanno dato vita a una prestazione forse lievemente in tono minore rispetto alla sera precedente, ma strepitosa sia tecnicamente sia emotivamente. i più grandi di tutti (a proposito, se non sono wilco tra le 100 band che ascolti,si conferma quanto disse il re lucertola). era la 3.volta che li vedevo, tornerò tutte le volte che arrivano a tiro, perechè sono semplicemente(insieme a radiohead) i MIGLIORI

A Questo post. Cioè:

  • Questi sono i padri le cui figlie poi vengono a romperti il cazzo se scrivi male dei Tokio Hotel o One Direction.
  • Il maschilismo è così intessuto nella nostra società che sicuramente uno come Berlusconi rivincerà le elezioni.
  • Voi ci arrivate a cento band da ascoltare? Io ieri riordinando il disco esterno mi è presa male per quanta roba ho. Come sto male all’idea di quanti soldi spendo quest’estate (Pulp, Stone Roses, Placebo, Franz Ferdinand, Green Day, Kasabian, Mumford and Sons, Radiohead, Soundgarden…)
  • Se mio padre (auguri babbo!) fosse stato così becero verso le donne proabilmente glielo avrei tagliato. Invece non ha anche questo problema: odia tutti indistintamente.

Disperata ragazza mia.

Il perché lo fai ormai è domanda di base. Non solo, anche l’autore del blog Bastonate una volta mi chiese, mentre eravamo a vedere il Sonisphere, “ma tu allora perché ti interessi della musica, noi lo si faceva per la figa”.

Io sinceramente ho passato quegli anni in cui voi consumavate le diottrie sul porno tutte a ricercare interviste, foto e bootleg degli artisti che seguivo. Io che neppure mettevo i post in cameretta ma con il 56k scaricavo mettendoci delle ore degli mp3 codificati a cazzo dacché io, che abitavo logisticamente in culo ai passeri, mica potevo andarmi a vedere tutti i concerti.

Quindi ora un po’ per riconoscenza a quelli che avevano immesso tutti quei gigabyte (ancora in mio possesso su HD a caso) per ripristinare una sorta di Karma dei fan nella rete, un po’ perché io a sedicianni non ero come il regazzino che poga ora ai magazzinigenerali ma al massimo buttava benissimo già se veniva al palazzetto come evento dell’anno biagioantonacci (e io ascoltavo cose diverse, diciamo così) ora intervisto chiunque -meriti- e vado a vedere più concerti possibili. Perché la musica ha funzionato come ancora dalla depressione più brutta quando ero lì che non parlavo nel letto ed è forse la cosa che un po’ mi ha aiutato ad essere ancora qui. Può suonare patetico o può suonare bellissimo. Ma diciamo che è così. E io ogni volta che sento la musica dal vivo è sempre un po’ star meglio.

Take comfort in your friends.

La macchina scivola veloce, ti basta solo aumentare la forza del piede destro e l’asfalto scorre rapido sotto di te. E dentro la radio c’è Michael Stipe che canta Everybody hurts. Già… tutti stanno male e questa non è nient’altro che la realtà. Tu in fondo non sei poi così diverso da tanti altri. Porti addosso anche tu il tuo piccolo carico di rabbiosa sofferenza. A volte ti senti solo una stupida vigliacca perché pensi che non hai proprio nessun diritto di sentirti così. Ovunque e da sempre la gente sta male e muore, eppure tutto nel mondo va sempre avanti. Basta accendere quella scatola idiota all’orario dei tg per ricordartelo, oppure sfogliare semplicemente un quotidiano. Tu alla fine dovresti essere contento di quello che hai, contento delle tue piccole soddisfazioni di plastica.

In fondo te lo hanno ripetuto tutti. Forse è meglio così, forse tutto doveva accadere affinché tu capissi determinate cose. Quel pezzo di strada  ti provoca dentro un’amarezza difficile da decifrare. È solo che in questi giorni non fanno che capitarti tra le mani oggetti e foto di quella strada. Quando li guardi vorresti buttare via tutto ma non lo fai. Non puoi cancellare il passato in questo modo perché sai che alla fine dovrai sempre farci i conti. Forse basta mettere tutto in cassetto che non aprirai mai più, saprai che è tutto lì ma tu non lo aprirai. Ti basterà solo tenerti lontano. Continue reading “Take comfort in your friends.”

E' partita la campagna Acqua di AMREF che ha come obiettivo di sostenere i progetti idrici di AMREF in Kenya

Nell’Africa Subsahariana l’accesso all’acqua pulita è un diritto umano fondamentale tuttora negato a più del 40% della popolazione: AMREF, principale organizzazione sanitaria non profit africana, vuole ricordarlo nel momento in cui nel mondo si preparano le celebrazioni della Giornata mondiale dell’acqua (22 marzo) e mentre in Italia il dibattito sul diritto all’acqua come bene comune è più vivo che mai.

AMREF con i suoi progetti porta acqua pulita e sicura a migliaia di bambini, donne,
uomini dell’Africa Subsahariana, attraverso la costruzione di pozzi, cisterne e
acquedotti, con la partecipazione attiva delle comunità locali. Per chiedere a tutti
di contribuire con una piccola donazione, AMREF sarà presente dall’11 al 30 marzo
su Rai, Mediaset, La7, Sky e su un ampio circuito di radio e tv locali, sul web e sulla
carta stampata.

Attraverso il numero solidale 45508 chiunque può partecipare con un gesto che
si trasformerà subito in acqua, vita, salute, futuro. La donazione sarà di 2 euro per
ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce,
Tiscali e Noverca. Sarà di 2 euro per ciascuna chiamata fatta da rete fissa Telecom
Italia, Infostrada, Fastweb, TeleTu e Tiscali.

No, che poi sembra che io esageri le cose.

[mamma, poi sennò ritorni e mi chiedi cosa sia successo]

Stasera sotto casa mia come al solito han tentato di tirar giù il cancello di casa mia al solito. Poi dopo aver sbrigato le mie incombenze lavorative, sentendo il mio ventre gonfissimo causa sono intollerante-al-pomodoro-ma-lo-mangio sono dovuta correre nella stanza di ceramica. E di lì a un certo punto tra un fastidio personale e l’altro ho sentito tra gli strepiti generali i lemmi grammi e cocaina. Da lì ho pensato “oddio, io non apro la finestra manco pel cavolo”. Solo che accade che la natura ecco, fa impedenza e usare il deodorante è peggio. Quindi ecco cosa a finestra aperta si sentiva nella stanza di ceramica.

2012-03-13 22.45.17

Ad ora stanno continuando nonché ci sono tipo 3 macchine dei Caramba. La mia privacy intestinale si sente violata.

Oh, Padreh.

C’è un filo conduttore.

Venerdì sono andata a Bologna a intervistare Nels Cline dei Wilco. Hanno dato solo un’intervista a data vis-à-vis. Valeva la pena andare lì alle 15, impanicarsi in tangenziale temendo di far ritardo, stare poi sei ore in giro per intervistare oltre che un artista formidabile anche una persona meravigliosa. Che quando mi ha detto “Io ho 56 anni, sono il più vecchio qui nei Wilco” “Ma non si nota, io ne ho 28…” “oh, potresti essere mia figlia minore…” “mh, ok, mi adotti?” e prima ride e poi alla fine dell’intervista dice che sarebbe un bell’acquisto, avermi come figlia.

[ora dovrei spiegare la cosa a mio papà, perché mi converrebbe tantissimo. Solo che il grosso scoglio sarebbe spiegare a mio padre a) come mai intervisto gente b) cazzo sono i Wilco]

Domenica ho finalmente passato l’intervista a Tom Meighan dei Kasabian su Radiosglaps. Come potete vedere già l’accanita fandom la sta ascoltando moltissimo. Ci sono dei momenti memorabili all’interno: “Come usi l’internet, Tom?” “Beh, la uso per il porno… poi la uso per fare acquisti, tipo su ebay” o alla domanda suggerita dai Kasabianitalia su cosa salverebbe in caso di incendio dalla sua casa dice “My girlfriend… and my baby”. Cioè.

[all’inizio era nervoso e si grattava e riuscite a sentirlo anche dall’audio, ma alla fine diciamo che si è smollato anche troppo. E le rivistone non mi vogliono come intervistatrice: ma se faccio anche scoop mettendo tranquilli tutti!]