
[Dave: adottami]
Vedete, la mia vita è molto semplice: si basa sulle cose di cui sopra interfacciate tra di loro. Ed ecco: voi pensate che sia una vita costellata dallo studiare, dai viaggi, dal vedere concerti e vi chiedete come fai.
Ebbene, non è il vedere concerti o viaggiare il grosso problema. Il mio grosso problema è che sono dipendente da quello che vuol fare il mio intestino: ad esempio oggi ho mangiato ed ho una sensazione di nausea da barcone di immigrati sul canale d’Otranto. Dice cosa hai mangiato, veh? Mezza porzione di pasta. Basta. Se non mangio sto abbastanza bene. Abbastanza significa che mi fa solo male la gola e la testa, che ormai sono dolori di base.
Invece il mio intestino è sempre nel background di ogni cosa figa che faccio:
a) vai con MTV a vedere gli Editors a Budapest? Ok: appena arriverai dopo aver firmato tutti i documenti sull’apparire in video chiederai dove è un bagno. E ci passerai venti minuti. E quasi verranno a cercarti.
b) intervisti finalmente Anna Calvi e tiri giù l’intervistona dell’anno? Quando arriverai però mezz’ora prima all’Hana-bi andrai al loro bagno e benedirai che ci sia sapone e carta igienica a volontà. Perché qualcuno ha deciso che per te ci debba essere questa spinta propulsiva inarrestabile.
c) stai sul treno per tornare in aeroporto a Bruxelles coi minuti contatissimi? BENE. Non dico altro, ma ecco, girare con le salviettine è molto bello, ma temo che a 30 anni dovrò considerare un incrocio tra i pampers e i linidor.
Potrei dirne altre. Io a volte mi deprimo, a volte mi vergogno, qui ne parlo perché non è che voglio rendermi ridicola, ma davvero a volte è una cosa che ti porta a sentirti male, diversa, robe così. Come gli R.E.M. dicevano che nessuno vuole un professore triste credo che nessuno voglia un amico con dei problemi. E questo, ops-cosa-ciclica-tipo-cane-che-si-morde-la-coda, ti crea dei problemi. Che schifo a volte la vita eh. Magari ecco, poi uno linka questo post a presentazione.
Ciao, sono Fran e sono un blogger che può far volentieri marchette obiettive ad aziende di salviettine e carta igienica.
#terremoto Ml:4.5 2012-10-03 14:41:28 UTC Lat=44.75 Lon=9.63 Prof=32.2Km Prov=PIACENZA
— INGVterremoti (@INGVterremoti) October 3, 2012
Pensate che mi ero sdraiata un attimo sul letto e pensavo si muovesse dai miei spasmi muscolari. E invece.
[BASTA CAZZO BASTA, DA GENNAIO, BASTA]
Pensa che esista ‘sto negozio con la vetrina, su cui campeggia la scritta. Una roba vecchia, è in cristallo fumè, la scritta argentea che spicca come un epitaffio su di una tomba e, in fondo, forse è il risultato che il proprietario vuole ottenere.
“Voglio morire”
Perché? È la domanda più scontata. Ti viene passandoci. Ed entri perché. Un po’ ti interessa.
Non importa il perché,devo decidere come farlo, niente altro.
Morire.
Sembra facile,ma se non si abita a Falluja e dintorni o altri posti ameni nel mondo,non è così, come dire, di semplice realizzazione.
Ad esempio: Morire avvelenati.
Provate voi a comprare il comune veleno per topi e poi?
Che ci fai,un panino? Un tramezzino, un cucchiaino di thè o un cucchiaio da minestra o sciolto nel caffè o nel latte? Va bene, ok ok, ho capito, con il veleno per topi le soluzioni sono molteplici.
Però, anche molto dolorose.
Troppo dolorose
Mmf, scartato!.
-Il Gas.
-Dicono che il gas non porti dolore.
Va bene, ma,adesso, i forni son tutti elettrici, i piani cottura valvolati..come cavolo si fa a morire col gas?
Scartato
-Non mi pare tu abbia particolarmente voglia di morire-
Sbagli, se sapessi quanto voglio morire,faresti testamento.
-Continuiamo
-Gas.
Già detto.
-No, gas si scarico, seduto in macchina, accesa,la macchina, un bel tubo di gomma,nell’abitacolo con i finestrini chiusi, e gas di scarico..puoi anche sentire un cd mentre muori
Che Cd?
-Quello che vuoi.
Mmph, ci devo pensare, mi sembra macchinoso, qualcosa di più semplice, più romantico, più, come dire..”glamour”
-Perché hai detto che vuoi morire?-
Non l’ho detto
-Beh, non per malattia di sicuro-
continuiamo
-Pistola?Un bel colpo e via?- Continue reading ““Voglio Morire” “Consulenze aiuti e scambi””
Non riesco a scrivere una review di The 2nd law. Fortunatamente non lo devo fare da nessuna parte, aha! Su Radionation abbiamo amabilmente tamponato con la fantastica recensione di Alberto Cipolla (che se mi fa anche quella dei Mumford mi toglie il secondo problema etico dell’anno, grazie), qui sopra -noto ritrovo di loschi figuri che ormai mi difendono con gli altri che non capiscono che la roba delle prime impressioni era più una cosa da moleskine che da blog- vorrei farlo. Ma non ci riesco. Quando riascolto l’album c’è qualcosa di fondo che ancora non capisco. Sono questi i momenti in cui vorresti entrare nella testa di Bellamy. Poi ci pensi e rileggi: nella testa di Bellamy. Ecco il problema. E’ una cosa ciclica.
La cosa che però mette d’accordo tutti è che i Muse spaccano dal vivo. E che io rosico tantissimo perché non sono più riuscita a prendere il biglietto per l’inizio del tour. Maledetti mangiarane. Quindi? Quindi stasera visione dell’itunes festival, pregando che quel maledetto software demmerda e la mia connessione di guano collaborassero. E’ successo. E cosa si è visto? Un Bellamy spumeggiante che faceva il brillante: parlava a velocità quadrupla rispetto a quello che ci ricordavamo (KATE AIUTACI: non cantare lento ma parlare!), nel suo idioma bellamese, zompettoso, ridendo come uno scemo. Ossia me quando sono nervosa ma sto per fare qualcosa che mi piace tantissimo: sembriamo tossici ubriachi ma vi assicuro che siamo solo scemi.
La cosa figa è che finalmente hanno dato un microfono funzionante (a volte anche troppo, nei controcori) al sig. bassista. Chris, già totem (!) della fertilità maschile musicale (l’altro giorno ho letto che ha detto alla moglie su twitter “no basta, abbiamo chiuso bottega”) quando suona la nuova kitara per Madness mi manda in picco gli ormoni. Come minimo ovulo, e come massimo se lo vedo a ripetizione sposto la mia menopausa a 78 anni.
Su twitter reazioni molto simili. E sul socialino siamo riusciti a mandare in trending topic i Muse. Come dei bimbominkia qualsiasi. Anche se siamo più noiosi dei bimbominkia quando ci concentriamo eh: e questo, e quello, e l’altro.
Le mie lagnanze:
[via alle telefonate!]
La #Juventus è imbattuta in campionato da 45 gare
— JuventusFC (@juventusfc) September 29, 2012
Si diceva ‘na volta su it.sport.calcio.juventus che noi juventini che pascevamo nel Lazio eravamo più lazialotti, di tendenza se si doveva favorire qualcuno al derby. Ergo aggiungeteci le dichiarazioni di Zeman e figurate la mia soddisfazione.

Oggi son stata su a Milano. Che è una città che ancora non capisco e per cui farei molta molta molta (ho detto molta?) fatica a trasferirmici. Prima considererei altro, ecco.
Chi ti vuole, direte voi.
Lo so. Infatti è una pippa mentale inutile. Sono stata per la prima volta in Sony. E io dico ‘ste robe da provinciali per spiegarvi che qui per iniziare a scrivere di musica senza nessuno che ti spiani le spalle all’italiana si fanno tutti ‘sti gradini qui. Ecco, erano mi sa 15 mesi che rincorrevo i Vaccines, e finalmente li ho intervistati. Poi di quello ne parleremo. Solo che pensavo “cazzo, Sony, che ha un palazzo suo. In centro. Sai che figoso”. Nah, niente. Squallidino come una sede di un broker assicurativo. Per dirvi: la sede di RedBull è 400 volte più cool. Qui invece ricorda davvero le sedi assicurative nazionali che giravo da piccola con i nonni. Niente di che, solo qualche disco di note cantante italiane che si vedono ovunque suonato, un boccione d’acqua, una sala riunioni, un divanetto in corridoio. E ti schedano dandoti un badge come alla Rai, però.
Infatti dopo per aver bisogno di calore umano son stata dai miei amici di Spin Go. E dopo aver varcato la soglia non è che ho trovato gente alla macchinetta del caffè: ma erano lì a lavorare al computer, un po’ a incazzarsi, un po’ a controllare e programmare cose. Mica pugnette. Solo che ecco, io sono stata lì mentre facevano a rotazione la pausa sigaretta, e quindi abbiamo parlato lì. E poi abbiamo parlato anche di cose nostre che esulavano dal lavoro. E poi anche degli appuntamenti semilavorativi. Ma ecco: al di là che ogni volta che passo da loro sembra Natale (cazzo mi commuovo quasi) io son contenta del fattore umano. Loro sono le persone che sin dall’inizio hanno capito la mia passione e quindi mi hanno dato conto. Questo è un bene, visto che il sistema locale non è così. Spin Go (e CooperativeMusic Italia) è una piccola isola felice a cui auguro ogni bene ogni volta che mi vengono in mente.
(Micro, Aimo, Valerie, Teo, Camilla e Giulia: grazie)
Sempre così, ti rendi conto che questa giornata è stata diversa da ben 19 anni ed eccoci. Già che le giornate brutte che hanno una ricordanza sul calendario ormai sono sempre dippiù. Poi ti accorgi che sono passati anni, anche se non sembra un cazzo. Ieri è tutto un accozzaglia di cose che ti sono capitate, che non è che metti in ordine cronologico. Infatti però quando ti ritrovi a razionalizzare quanti anni è che non gira.
Solo che prima magari non piangevi. Tenevi tutto dentro. Ti incazzavi con chi lo faceva. Ora crolli, non so se è meglio. Però non sai spiegarti cosa è meglio e cosa è peggio. Con le emozioni però non c’è mai un cazzo di equilibrio. E quindi sei qui a pensare che non è giusto che non ci sia più l’unico uomo che ti abbia mai capito, anche perché avrebbe avuto solo 83 anni. Quanti cazzo di ottantenni inutili circolano qui ancora? E invece lui sarebbe anche potuto star qui a farmi compagnia, gli avrei preparato la pasta a pranzo e lui il brodino a cena come facevamo quando ero piccola. Poi avrebbe preso la bici e se ne sarebbe andato per i cazzi suoi a fraternizzare con gli altri anziani. Con la radio in mano la domenica a sentire le partite. E invece no, un cazzo. Io… io non capisco e continuo a non capire perché tutte le cose a cui tengo non posso averle. E’ una cazzo di condanna. Non me ne frega se succede anche ad altri: succede a me e fa schifo.
E quanto è difficile far finta di nulla e iniziare un altro giorno perché non hai altre possibilità.
Sinceramente dopo quasi 24 ore non ho ancora un’idea del concerto dei Radiohead. Per mia somma fortuna non ne devo elaborare forzatamente una, siccome non ero lì per lavoro e nessuno oggi si aspetta un mio pezzo (e non se lo aspetta nessuno altrove in settimana)
Posso solo dirvi che i concerti quando non sei apposto emozionalmente è meglio che non li vedi.
L’unica cosa che posso questionare è che avessi dovuto capirci qualcosa dalle vostre recensioni, colleghi, non si caverebbe fuori un ragno dal buco. Passando dall’assioma “Radiohead… rock band”. Se la cosa che diciamo più spesso coi gruppi, quando li intervisto, che categorizzare in un genere è una merda qui il genere è proprio sbagliato. I Radiohead non sono Rock. I Radiohead sono i primi ad aver creato un genere proprio che si identifica nella sonorità di un gruppo. Eccheccazzo.