avere ventanni
Mo-mo-motus.

Trovalavoro.
Bene, cari i miei amici laureati in materie letterarie. Lo so che per lavorare vi schifano un po’ come quando gli studenti di medicina ricercano lavoro. Lo so perché ad ogni colloquio siamo io e voi a essere cacciati o col sorriso sulle labbra o con un calcio nel culo con le migliori risposte di respinta. Io vi do una ideuzza, che possiamo sviluppare assieme.
I libri di medicina, oltre ad essere brutti ed esosi, sono barbaramente tradotti con babelfish dall’inglese.
Così me ne accorsi leggendo il Robbins -non l’ermafrodita- di Patologia in versione inglese, sapendo a memoria il corrispondente italiano. Tanto che molte parole sono state tradotte in angloitaliano, fastidiosissimo, oppure lasciate proprio in inglese col solito deterrente che essendo lingua scientifica è giusto così.
Ma il problema è quando mi traduci paro paro affermazioni che in inglese suonano bene, ma in italiano sono frasi in accezione negativa che correlate alla materia medica o scientifica diventano qualcosa di fortemente impicciato che ogni casalinga la sera potrebbe usare per farsi venire il mal di testa e respingere così gli obblighi matrimoniali.
Ma facciamo un esempio, non medico, per farvi capire di cosa stiamo parlando. Prendiamo una semplice frase di sicura comprensione:
"Il gatto sta sulla stufa, perché fa freddo."
In medichese libresco ne uscirebbe più o meno come:
"Reco con me una simpatica bestiola della famiglia dei felidi. Il mio gatto, Felix, di norma in casa si accuccia in zone tranquille e morbidose. Ora lo stavo cercando e non è né sul divano, né sul letto. Oh, grazioso bricconcello… vuoi vedere che siccome non gli ho rivolto le solite amorevoli cure il poverino soffrendo le basse temperature che in codesti giorni hanno colpito la penisola si sia mollemente adagiato sulla ceramica che circonda la stufa di casa?"
Insomma, cioè, vabbé che mi fai pagare 200 euro un libro… ma non lo so, piuttosto mettimici un gadget accanto… non arrampicarti in frasi che neppure te alla correzione comprendi.
Quindi, simpatici amici, vediamo di mettere su un business e cerchiamo di rendere ‘sti libri perlomeno capibili. Non si chiede molto… Almeno ad arrivare a capire che il gatto potrebbe cuocersi, povero.
Trittico ettrAè.
Trittico edue.
Trittico euno.
Tornare è un po' soffocare [se partire è un po' morire…]
Chianciano comunque ha il suo fascino. Appena la vedo triste e decadente più del solito ripeto il mantra "Salsomaggiore è peggio". Non so quanto ancora possa funzionare. Ma c’è la chiesa dove ho fatto battesimo e cresima e sull’altra chiesa c’è la Madonna donata dai nonni. Porgo le spalle al giornalaio e vedo l’insegna dell’albergo. Attraverso un po’ alla cazzo, cosa che se lo facessi a Parma o mi sodomizzerebbe una bici o un vigile mi bandirebbe dal toccare suolo pubblico con le suole per un semestre. Guardo le persone e le divido tra quelle che vedranno la mia laurea e chi no. Diosanto, che tonnara nel secondo gruppo, e c’è concorso di colpa.
I vicini mi fermano e mi chiedono a che anno di università sono. Checcazzo rispondo? Boh, il primo che mi viene in mente dopo il terzo. Un po’ come al matrimonio dopoferragosto quando l’ex compagna di squadra ti chiede come mai non sei venuta col moroso e te rispondi che no, non potevi venire col moroso perché ormai fai fatica a gestire le tue due storie parallele clandestine e no, non ne puoi parlare che sennò inizi a fare casino che poi dopo magari sbagli e fai casino. Che comunque sia i vicini che la tizia ti trovano tutti molto bene e addirittura abbronzata. Terra MaxFactor orapronobis.
Dicevo, Chianciano ha il suo fascino. Però cazzo, il negozio del cinese, i duecento parrucchieri aperti in vece degli altri negozi. Ziomannaro, come si canta Proclaim, this is an emercency, c’mon and change the course of history… This is the end of the world. Sì, potrei girare collo stereo tipo paninaro e i Muse su, ma dopo non farei proselitismo al solito.
Da Nilla Pizzi, pacellanimasua, siam passati al protagonista di Orgoglio. Però c’era Salutamassoreta Arigliano a Chiusi. Ci pensi, mentre ciondili il bicchiere da cura con l’acqua della macerina dentro. Pensi che magari ci farai la foto alla fonte. Pensi che dietro quando eri piccina lasciavano aperta più spesso la cascata con l’acqua del Sillene. Pensi che lì accanto c’era la giocattolaia che era venuta al tuo battesimo col marito e ora non ricordi bene se almeno lei vive ancora. Che c’era la signora dei corredi che ha smesso. Che quello del bazar aveva la figliola che ha fatto la cresima con te. Che l’unica rimasta è la moglie del vicino, che se ne dicono di ogni la sera a cena ed è anche simpatico ascoltarli, suvvia…
Che ti chiedi in fondo quanti sappiano che tuo padre ha una figlia. Alla fine magari è meglio anche che non lo sappiano. Però ti da noia presentarti come sua figlia per entrare la mattina alle terme, perché hai il vizio di girare senza documenti al solito e perché fanno entrare solo i residenti, e te la residenza l’hai spostata a Parma. Beh, quando sei medico ce le avrai gratis le cure ma magari non avrai tempo di farle, stupido Murphy.
Sbadigli e vedi i clienti che ricordi. Tra cui uno che vende articoli per il caroestinto per il modenese e qui si trasforma in un animale da balere, ma sempre cortese. Vedi l’edera nelle fioriere dell’hotel e pensi che la tua al balcone presa all’ikea forse avrà bisogno d’acqua e speri nella pioggia in Emilia. Che insomma, le piante le hai lasciate lì.
Passi difronte alle Terme e al salone e al pomeriggio le vedi chiuse. Guardi il parcheggio intorno e vedi meno della metà delle macchine. Insomma, ti ci girano i coglioni. Ti monta la stessa tristezza che ti viene pensando a Biochimica e Fisiologia a Parma. Mah, quasi quasi anche peggio. Noti i minori investimenti per le piante. Oh, toh, sta diventando triste come Salso. Vi ho mai detto che però Tabiano è più triste di Sant’Albino? Sì, le sto cercando tutte…
Il tuo genitore che ti lascia sullo zerbino, quello di sotto dello studio, la marmellata delle prugne della campagna che siccome non se le mangiava nessuno era giusto riciclarle. Le coscie di monaca così piccine da essere meno grandi delle ciliegie. E tu avendo lo squaraus guardi la marmellata, e la marmellata guarda te un po’ come la gatta dei vicini che si è rotta a restare lì da sola sul balcone, con un vaso per cuccia e un vaso per lettiera. Gigia, ti capisco, mi rompo anche io. Momenti mi viene anche voglia di catabolizzare la Glutammina e complementarla in una sportiva mestruata [che poi, ha ragione la mia dottora di riferimento… esistono?], anche se poi trovi come passatempo più rinfrancante lo spirito l’ammazzare ragni e scorpioni penetrati in casa e di cui te ne accorgi alle due di notte, porcaeva.
Il nulla, un po’ montato a neve. Eccome se ho ragione ad essermene andata. Sì, Parma è provinciale ma a pensare che d’inverno qui, a Chianciano, è peggio che il 20 agosto e già al ventiagosto è una tristezza della miseria… oh, cazzo, mi vado ad ascoltare anche l’intera stagione verdiana questanno.
Volevo essere Arvin Sloane.

Ottocento.
Non è che faccio apposta ma il genere umano, chessò… andiamo con ordine. Fortunatamente sono amica di donne intelligenti. Appena saputo che il signor Cipollotto si è salvato solo fratturandosi le zampe posteriori ha dichiarato alla stampa dal suo letto di dolore e morte: "Amisci va tutto benissimo, tornerò presto con voi. Anzi, colgo l’occasione per salutare gli amici che si sono interessati a me, ho ricevuto più di ottocento sms da ottocento miei amici…", la mia amica omonima mi ha risposto via sms "ottocento persone? come fa a conoscere ottocento persone, che è… una mignotta?".
Alché lì ho stimato la mia amica quanto sua madre quando disse il giorno della terza prova "a quel morimmazzato di quel professore, je cascasse l’ucello…."
Massì, in fin dei conti chi non le conosce ottocento persone. Qui dopo che si hanno tre lavori e si capeggiano rivolte studentesche si conosceranno si e no trecento di persone. Includendo anche quelli con cui ho scambiato la frase noncisonolemezzestagioni o illunedìèunamerdalavorare, i vicini, gli operai passati per casa, i lettori dello sglaps etc arriviamo si e no a quattrocento. Cribbio, Cipollotto… dallo via per danaro che altro che ingegnere, ti ci ripaghi la fordfocus che avete spiattellato addosso al muretto [che ne so, magari dopo la grande Punto fanno anche la Fiat ottocento, guepiere inclusa]
Petri ma non Pietro.
In una famiglia dove principalmente lo sport medio eseguito è lo zapping in poltrona con birrozzo ghiacchiato e rutto libero i pazzoidi siamo quattro. Il nipote che abita a Roma di mia nonna, che dopo una gioventù in atletica ora visto che lavora si è fermato solo al calcetto con gli amici. Il consueto cugino tedesco, ex canoista a buon livello fintantoché si mise anche egli a lavorare. Il fratello di mia nonna, che a 75 anni corre ancora la stramilano e che fino a quattro anni fa al mare mi gettava giù dal letto alle quattro e mezza o cinque di mattina, facendo il verso del gatto "fritto in padella" al cancello [sì, siamo una simpatica famiglia di buontemponi] e svegliando un po’ tutti. La famiglia [le due donne, che di norma non pulivano neppure in casa per spezzarsi le unghie] al massimo lo appoggiava in bici, un paio di volte la settimana. Appena il simpatico parente, il cui nome di battesimo è posseduto credo da cinque persone sul suolo italico [sì, vi ho detto che siamo una simpatica famiglia di buontemponi?], seppe che io ho un po’ lo stesso passo da mezzofondista alla Zalayeta così decise di offrire il suo appoggio. Solo che io ho un problema maggiore nella corsa, inizio i primi duecento metri a correre come se avessi lasciato un polmone e tre quarti a casa e ho una faccia alla gobbodinotredame mentre invoca Esmeralda. E non è bello. Poi dopo circa un’oretta acquisisco un volto normale, ma alla fine ci si ferma. Ma dicevo, il parente ha una caratteristica che mi ha fatto optare -ahimé- di evitare le corse con lui. Quella che io chiamo "La spesa proletaria". Ovvero, siccome s’andava per campi e lui faceva la lepre… beh, ecco, si portava per colazione dei meloni, cocomeri e primizie varie [che dovevo recare meco, che non ho capito poi… lui lavorando nell’edilizia non aveva più forza di me? che non ho capito anche perché i lavori pesanti li devo fare sempre io…] curandoci a volte delle ire dei coltivatori defraudati del prodotto. Vi dirò che una volta l’ho visto schivare una zappa per miracolo, e fortunatamente io non mi cago sotto subitaneamente ma ci penso in ritardo ore dopo.
Che bella l’Italia della maratona che nell’atletica europea vince. Chissà se anche loro si allenavano col contadino che li rincorre dietro… ehm… Dicevo, comunque tanto di cappello a Stefano Baldini. Un uomo che mi fece piangere come una fontana di fronte al televisore in occasione della medaglia olimpica. Peccato che a Pechino avrà 37 anni, anche se lui ci crede e ci spera, nelle parole, di arrivare bene all’appuntamento olimpico. Peccato perché la maratona, quando sai anche tutti i cambiamenti metabolici che presuppone e predispone, è un qualcosa di meraviglioso. Sia dal punto di vista romantico che biochimico. (sospiro)