Leggere i feed ti fa pensare [oddio, che paroloni, riflettere?]

Aver fatto il liceo a Viterbo è stato formante.
Nel senso anche sformante. Su, avete capito. Vi ho parlato già di variopinta umanità, nevvero? Beh, ecco, i miei professori avevano quel colore marronicino emocateresi lì.*
La scena media del liceo era questa:

[prof di biologia, di sinistra del tipo andiamoafaregliscioperichétuttiguadagnanopiùdime, sposato con moglie francese che ogni tanto, quindi, cercava di avventurarsi in terminologie transalpine e racconti d’oltralpe]
prof: "Fiorentì…"
Fran: "…"
[la Fran fissa il professore e il professore fissa da dietro i suoi occhialini tondi la Fran]
prof: "Fiorentini, allora ti interrogo, vieqquà"
[la Fran fa la vaga, guarda a destra e manca, scarabocchia…]
prof: "Ahò, ma che me stai a pijà per culo?"
Fran: "Professore, ce l’ha con me?"
prof: "Direi, Fiorentì. Nun so’ ancora strabbico."
Fran: "Io non mi chiamo Fiorentini…"
prof: "Beh, Fiorini, Fiorentini… è uguale."
Fran: "D’accordo, bidello."
prof: "…"

[prof.ssa di Lettere, cognome di gerarca fascista, indole semichiesina, quindi… coff, ehm]
prof: "Fioroni, come hai tradotto questo pezzo di versione?"
Fran: "Non so, se vuole glielo chiamo in Parlamento."

In pratica quindi stamane mentre pistolavo as usual coi feed, leggendo il titolo di codesto post di Massimo Cavazzini con il suo refuso son caduta nell’ilarità generale.
Voi non avete idea.
Io ci ho dei ricordi di Fioroni, a Viterbo. Ambienti famigliari, per la sua non-forma fisica, lo soprannominarono [noi della bassa toscana ci abbiamo ‘sta indole di soprannominare un po’ tutti. Tutti tutti eh, anche perché, ad esempio, nella mia famiglia i maschi si chiamano tutti Angelo e Giovanni, quindi senza soprannomi non ne usciremmo] il boscifone.
Ecco, io me lo vedevo sovente a tutte le riunioni della DC [mia nonna ha il balcone rivolto al balcone della sede del partito, e ci mettevamo lì a commentare le passerelle dei politici locali], nonché i miei ricordi vanno ai trasporti della macchina di Santa Rosa. Dunque, quando i tempi erano migliori prima del trasporto, se eri invitato al municipio, avevi a disposizione un piccolo rinfresco.
Solo che non essendo i viterbesi, o perlomeno quelli invitati lì, personcine a modino [qui a Parma agli happy hour dell’EFSA la gente mangia quasi schizzinosa e solo io sembra che non pasteggio da millenni, ma ora capirete perché] la ressa era un qualcosa che neanche ne La grande abbuffata s’era narrato qualcosa del genere.
Quindi ad esempio, prima che si aprivano i blocchi di partenza, il sindaco (chi? mah) andava lì, fregava 4-5 vassoi di pizzette e tramezzini, due bottiglie di spumante e se le trascinava con grazia impagabile nel suo ufficio, a uso scofanatorio di lui e famiglia.
Che ricordi, amisci.

* merda. Ma vi faccio notare che io studio.<

Regardez-moi [toh, un post a pagamento, forse]

Pensate, oggi mi hanno detto in tono così cortese, che quasi quasi mi veniva da chiedergli scusa, che probabilmente da Gennaio uno dei due lavoretti, che utilizzo per evitare di mendicare random e di riconsegnare la casa ad altri, potrebbe lasciarmi appiedata.
La scusa ufficiale è che garantisco poca copertura [sapete la storia "voi studenti di medicina, anzitutto che cazzo lavorate a fare, e poi siete inaffidabili che avete troppo da fare"], ma a naso vogliono cercare gente più giovane di me [oddio, ed ho 23 anni] da sfruttare [ma poi, a volte lavorativamente son troppo giovane e a volte troppo vecchia. Aiuto.]

Che vi devo dire.
Cioè, qualcosa vi dico. Siccome vi dissi, parlando degli alberghi, che non era una marchetta adesso invece una ve la piazzo.
Questo in pratica è un post prezzolato e prenderò circa 50 dollari, dicono almeno.
Esiste un sito, l’avrete visto nella blogosfera, che paga per le opinioni dei bloggers. Review me in pratica paga i bloggers per quello che già fanno. Quante volte ci capita di dire che quel ristorante è buono, quell’albergo è bello, quel sugo si pianta sullo stomaco, quel servizio fa un po’ cagare e anzi secondo noi ci garberebbe migliorarlo così e cosà.
Magari soprattutto per blog tematici è una idea più che vincente. Ma anche qui dove si cazzeggia e si scrive la prima cosa che viene in mente magari è anche bella, come iniziativa.
Sì, ma voi storcerete il naso pensando che ci son soldi dietro.
Io non ci trovo nulla di male. In fin dei conti il grosso problema sarà trovare delle aziende italiche pronte a farsi recensire. Voi per esempio ce la vedete un’azienda italiana che paga quelli di Review me per dire "Uè Fiorini, che ne pensi del nostro prodotto?"
Non so, mi sa che la sòla è dietro l’angolo. Ma è un sentore eh. Non per il lettore, perché per la prima volta se parlassi io di un prodotto ne parlerei come se fosse al bar con gli amici, proprio come si fa ogni cosa su codesto sglaps, che dovrebbe essere sempre umoristico, ma alla fine non me ne rendo conto. Vabbè, pensate che io stia scrivendo la recensione con un naso rosso, così ridiamo tutti. Nel senso, mi sa tanto che questo sarà l’unico post che scriverò per codesto sito, e non per colpa mia. Però son curiosa, e come ho aperto lo sglaps dicendo perché no ho seguito lo stesso principio anche per questa sciocchezzuola. Ma son cose.

E pensate, 50 dollari sono circa otto ore e mezza del mio lavoro. 

L'indulto a Scofield [o perlomeno i lavori socialmente utili a casamia]

In pratica ho scoperto una cosa. Mentre mia nonna guarda solo telegiornali io guardo solo telefilm.

E in diversi telefilm mi ci incricco pure abbestia. Tipo, io per Alias facevo i giovedì estivi a casa. Perché al solito i telefilm che seguo li schiaffano o a orari da cocainomani o in serate dove la gente normale ha una vita sociale.

Io vi parlai già qui di Alias, però in Alias si declinava una antipatica dicotomia personaggio preferito/figone per cui rifarsi gli occhi tra una scena splatter e l’altra. Quindi mentre si godeva della visione del personaggio Sloane si guardava con l’occhio alla Spank il signor Vartan nelle vesti di Michael Vaughn.

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Ma passiamo a un altro, di Michael [mmm, ora che ci penso, è un caso]. Probabilmente alcuni di voi vedranno Prison Break, e se ne è già parlato per altro [giuro, non metto più un link, che qui è la sagra dell’autoreferenzialismo]. Ma dovete capire, mentre sto aspettando le ultime due puntate della season due ne parlo qua con voi.

Con Michael Scofield finalmente abbiamo sopito il problema che sussisteva in Alias.

Ovvero, non solo stimo il personaggio, ma penso anche a cose che insomma, stavolta un son cose ci sta a corollario veramente come il cacio sui maccheroni. Ecco, immaginatevi un rosario di son cose [sia mai che sto sglaps lo leggano i biNbi e che io scriva cose da censurare… e se il Moige mi fa chiudere bottega? ormai sono una testatagiornalistica…]. Ma facciamo un passo indietro, anzi, vi allego un efficacie log di gtalk con la contessa Ari:

ari.rocks: eccomi

 me: guardavo prison break

ari.rocks: io pure lui ènotevolissimo

me: lui ti dirò inizialmente non mi piaceva, ora ehm (censura)

10:16 PM ari.rocks: io lo smonterei

me: esatto :D

ari.rocks: che pezzo di ficooooooooooooo wentworth ma che nome

me: genitori di merda

ari.rocks: ma infatti forse hanno bilanciato il cognome, miller se se chiamava jack…

10:17 PM non faceva lo stesso effetto

me: vabbè è come se m’avessero chiamata rogismunda fiorini

ari.rocks: o a me teodolinda galati

me: esattamente

Diciamo così, che ero così impestata a seguire la storia che in realtà io, finché ero così fissata sulla storia non m’ero accorta bene di quanto fosse manzo Wentworth Miller.

Anzi, secondo pezzo di log, mentre si parlava di rimedi per l’insonnia:

me: anche se penso a tamarindo miller mi abbiocco tipo catalessi fulminea

11:34 PM ari.rocks: mamma mia

tamarindoooooooo

me: eh, pur di non usare il nome lo ribattezzo random

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Ora, capitemi. Già il personaggio Michael Scofield in Prison Break è meraviglioso. Riassumendo [condensando al minimo gli spoiler]: lui viene a sapere che il fratello l’ha molto aiutato, ma ora si trova in prigione condannato a morte. Ma ingiustamente. Quindi prima tenta di progettare un piano per farlo evadere. Ma ricordarsi del dedalo della prigione è una missione praticamente impossibile. Da lì parte l’idea di farsi tatuare la cartina della prigione addosso e però manca il modo di entrarvici: semplice, una rapina in banca. Proseguire, ora che in pratica in Italia deve finire ancora una prima stagione, è impossibile. Ma sappiate che ad esempio, nella seconda stagione, per alcuni momenti ho davvero pensato che dovremmo portarci qui in Italia lo Scofield e lo dovremmo mettere al posto di Mastella. O perlomeno qui in Italia, secondo me, l’indulto a Scofield sarebbe stato dato per direttissima, pergiove. Io comunque mi offro sempre volontaria per fargli scontare i lavori socialmente utili in casa mia. Sarebbero di una utilità sociale assurda, ve lo dico io, ve lo assicuro anzi eh.

Wentworth Miller

Son cose.

[per la serie: addottrinatevi. Vi si forniscono alcuni utili link per emanciparvi sulla serie.] 

Voi siete qui, forse.

Non so, anni [in verità traé, di anni. Numero che ricorre prepotentemente nella mia vita. Però fa letterario dire anni…] di professione di guida turistica forse hanno segnato la mia fisionomia.
Il problema è principalmente uno. Ovunque mi trovi mi chiedono informazioni spaziali.
Dalla farmacia, al monumento X, al reparto Y, alla via Salcazzide Chilloconosce.

Il problema derivante, che non mi preoccupa principalmente ma un po’ mi crea scrupoli, è che a volte io non sono del posto.

Analizziamo oggi ad esempio.
Una spagnola in Erasmus [io ero di spalle al passaggio dacché tendo sennò a dover salutare majali e canidi e non si finirebbe per fare una mazza]ed altre sue amiche, attirata forse dal fascino latino simile a quello della sua terra natia emanato dal mio collega di studii ci ha domandato ove fosse situata la biblioteca.
Panico.
Non per lo spagnolo [anche se essendo nel bel mezzo della spiegazione di cosa fosse un farnesil pirofosfato innanzi a uno digiuno di codeste molecole], ma perché è un casino spiegarla anche in italiano.
Per di più la suddita di Juan Carlos di italico idioma ne sapeva meno di un tronista.
Spiego a voi. Per andare dal plesso biotecnologico integrato alla biblioteca di facoltà bisogna superare un cancellino, proseguire sempre dritti, superare la zona di atterraggio dell’elicottero passando sulla sua sinistra e non prendere la prima a sinistra verso la Torre medicine, fare la semicurva a sinistra poi la prima a destra, in una zona che prevede un viale alberato.
Ora, te mi spieghi come a uno straniero glielo spieghi?
"Bueno, todo derecho y a la segunda a la izquierda vuelta y…. hay muchos al… ehm plantas a la continuacion de la biblioteca…"
"Ma es grossa como edificio?"
[sguardo di panico tra me e l’astante italico]
"mmm, ehm mmmm mnsì…"

Mi sento in colpa. Spero abbia chiesto più avanti.

P.s. Questo sglaps, commosso e festante, plaude la scelta di Vittorio Adorni come nuovo assessore allo sport di codesta cittadina. Dopo due dimissioni di Balestrieri era anche ora.

Our trial and tribulations.

Matthew Bellamy: Starlight liveMancano 29 giorni al vedere questo omino bassino con i denti distribuiti in bocca come il grano gettato sui campi di Saraceno dal coltivatore Barilla con la manicure appena fatta.
Insomma, -29 al concerto dei Muse ad Assago.

Carampani, ci stiamo organizzando.
Nel senso che quando si verrà a Milano oltre a vedere taluni di voi al concerto magari ci si magna anche una pizza assieme.
La Thus sta impegnandosi a organizzare una wiki per il tutto. Leggete da lei e seguite gli sviluppi [magari li posterò anche qui, però non so, organizziamoci che è bello vederci e cose]

Il titolo, per la prima volta nella vita dei titoli di codesto sglaps, ha anche un perché.
Insomma, ci sono sempre quegli inutili premi fuffosi di MTV. Pensate, la categoria italica l’han vinta i Finley. Che giusto per far rosicare Tzn Ferro ci sta, però perdonatemi, ma rotfl.

Il Best Alternative l’han vinto i Muse.
Il video della performance di Starlight è anche su Youtube, ma siccome lo rimuovono sovente [si violano i copyright, dicheno] io vi do il link al search. Ecco, dalla fotina qui sopra dovete immaginare che comunque è stata una ganzata.
[se volete lo pescate anche tra i vari video di microcuts.net, ma io ci ho perso un’ora riguardandomeli, quindi se siete come me è pericoloso]
Ma dicevo, il titolo è coerente. Matt, come suole usare da diversi concerti [mi pare sin dai primi in Spagna] suole cambiare le parole solite del ritornello di Starlight "our hopes and expectations" con "our trial and tribulations". Lo faceva anche con Sunburn. Son vezzi.
Magari siccome anche Justin Timberlake li ha considerati come "miglior band qui stasera" e Brandon Flowers dei The Killers quando ha ricevuto il Best Rock ha detto che quel premio che prendeva apparteneva in realtà ai Muse… Ecco, il 2006 è stato un buon anno musiano, penso.

Io avrei sicuramente avuto una sindrome vaso vagale.

Hugh Laurie

Premessa: io amo il Dr House come personaggio.
Corollario: questa donna non ha fermato* Hugh Laurie a Milano. Un suo autografo mi avrebbe fatto risalire, come un salmone norvegese nella corrente, la scala sociale delle simpatie in nefrologia visto che House è il telefilm preferito di tutti lì dentro, tranne che del prof Idolo.
E a me di norma degli autografi non me ne frega nulla. Pensate, mi sarei potuta bullare dopo le vittorie di Magnini del suo scarabocchio qui sopra, ma primo non avevo la connessione, secondo non avevo uno scanner, terzo è l’unica cosa che ho da mostrare quando un amico viene in casa [tipo la collezione di farfalle]. Quindi non posso bullarmene [poi ho perso anche quello di Bersani, il cantante, perché era fatto su un ex certificato della scuola… chissà dove sarà, mah, sticazzi], pare inutile.
Però ve l’ho detto, un autografo di House visto che noi medicucoli siamo come i bimbi… sarebbe stato bello.
Perché insomma, di Gregorio Casa io bimbetta urlante lo sono. Anzi, vorrei esserne la versione italica con due gambe funzionanti e che piscia da seduta, utilizzando una camionata di eufemismi a caso.
Debbo fotografarvi però la scena strappalagrime:

Anna: ehm , mi sa che era proprio il dr house che ho visto
è in italia in questi giorni
Fran: …
Anna: :(((((((
Fran: NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
ehm
…
:°°°°°°° (cit.)
Anna: ma non sapevo cosa dirgli! cosa gli dico!
lol
non sono disinvolta
sono imbranata
Fran: SVIENIGLI ADDOSSO
Anna: "hello, are you hugh laurie?"
"nice to meet you, you are my idol"
"could you please sign this for my friend?"
Fran: "hi, my friend is quas come te when u do dr house"
Anna: lol
I have a friend who does clever jokes like you when you do dr house
Fran: ecco
Anna: ok, now, marry her, please
:P
Fran: LOL

A parte gli scherzi, tranne fargli pensare che noi italiani si sia ancora così sudici da avere nei pascoli di montagna la brucellosi o far uscire nel New Jersey la yersinia pestis come fosse nulla, il Dr House è parecchio ganzo. Certo, in due minuti spende tra pet, tac, esami invasivi e vicodin per se stesso quello che un povero medico italiano può spendere in due mesi [altrimenti la ASL viene a fartelo notare munita di un endoscopio, così, per gradire…], però ganzo è ganzo.
Pensando al mio orientamento di specializzazione e alle mie battute un po’ estemporanee… beh, cazzo, come faceva a non diventarmi idolo?
Non è stronzo, è adorabilmente bastardo. Di gente che ha catalogazioni filologiche di prof stronzi lasciatevelo dire: io se trovo un docente così mi installo tipo climatizzatore a parete in reparto. Piace perché è antieroe. Quando da noi s’è visto un medico così? Noi abbiamo avuto Dapporto che in Amico mio faceva sì il pediatra tanto buono, ma era così buono che dopo che ti guariva dalla diarrea ti faceva venire il diabete di tipo II dalla zuccherosità e il buonismo degli episodi. Diobono, era come qui è ritratta la Cameron [non dite che ce l’ho con le donne, ma lei e i suoi buoni sentimenti mi fanno collassare le ovaie. Piuttosto meglio la Cuddy, Foreman….], uno come House ce lo scordiamo. Noi che siamo abituati all’idea del dottore bello, buono, serio ed educato. Fuori quell’involucro un po’ così incastonato nella misantropia dentro c’è un uomo che maschera tratti migliori di quelli che magari altri riescono solo a recitare. Sarà per quello che ci piace. Perché è uno Sherlock  [non per nulla Conan Doyle era medico] scazzato così disilluso dalle persone che osserva partendo dall’idea che chiunque menta e che è diventato medico per curare le malattie primariamente rispetto che i pazienti.
Un uomo con il complesso di Rubik, non un medico con il complesso messianico.

Però, io ad House e al suo modo disinvolto di parlare gli voglio bene:
Paziente: "Suppongo che lei sia stato innamorato…"
Dr.House: "… è quella cosa che gonfia i pantaloni?"

*io non ho visto per 4 ore di scarto a Cannes Wentworth Miller e già rosicavo per quello, ma sarà un altro post. Scusate, vado ad affogare i dispiaceri nel Maalox

Bimbettismi urlanti

Pensate voi, torno a casa dopo essermi goduta la nebbia, trovo in palinsesto su teleducato una trasmissione appellata "serata salute" e mi trovo quelli che per non apparire in alcuna chiave di ricerca, visto che qui per l’affaire Hunziker ci ha citati anche Panorama [grazie a Uio per la segnalazione], chiameremo il prof Mito e il prof Idolo.

Mi sono accorta che nell’ipotetica scaletta di divinità ologrammatiche la trimurti si baserebbe su:
– Matthew Bellamy
– Prof Mito [E.F.]
– Prof Idolo [A.C.]
Ho deciso che mi farò un altarino faidate.

Ma insomma, il punto è un altro. Cosa ho fatto oltre a seguire l’argomento nefrologico della serata? Ho fatto le fotine per far conoscere gli idoli all’amica che ormai li conosceva per sentito dire.
[Invero mi vergognavo, ma qualcuno mi ha detto che la sua ex avrebbe fatto la stessa cosa e quindi mi sono alzata e l’ho fatto. Son cose.]

P.s. Mi scuso se la radio non andò in onda. Ci rifaremo domenica. Coraggio.

Insomma, veh.

Insomma, è un periodo un po’ così.
Ieri io e Alessio eravamo seduti su una panchina in quello spazio verde tra il Rasori e il plesso biologico. Guardavamo la gente passare e lui a un certo punto mi dice che se potesse chiedere tre cose sarebbero i soldi, "che non fanno la felicità ma ti fanno passar bene la tristezza, t’immagini dire eh sono triste allora vado a prendermi il caffè col mio elicottero alle Canarie?", la salute per lui e per quella che considera sua moglie ormai e una terza cosa, che non mi ricordo ma mi ha fatto ridere.
Il periodo è anche un po’ così perché al lavoro non mi pagano da due mesi. Il capo è in giro, scappato così. I soldi si accumulano, in negativo per me e fortuna la sgroppata crucca copre un po’ tutte le spese.
Perché poi quando non si sta bene non si sa come mai ma le spese si moltiplicano.
Dicevo, però ieri parlavamo proprio di questo. Parlavamo degli errori che dicono che fanno i medici e facevamo due conti. Rispetto alle vittime degli incidenti stradali c’è una sovrastima, però non si sa neppure se un caso è uguale a una denuncia, o contano le denuncie a singolo medico. E poi perché son primi gli ortopedici… beh, un osso storto si vede. Poi lui mi ha raccontato che una ragazza africana di lingua francese ha denunciato un’ostetrica e un ginecologo perché dopo aver firmato il consenso informato lei ha detto che non aveva mica capito che le chiudevano le tube. S’è poi parlato del pronto soccorso e dei casini che ci sono, del trial con l’infermiere e il dubbio se poi sbaglia di chi è la responsabilità. Della mia mezza idea che sarebbe bello dopo medicina interna far domanda al pronto soccorso, con lui che mi dice che le liste dei concorsi lì son sempre vuote. Quindi inizio a pensarci anche seriamente, per entrare nell’ordine delle idee. A lui, se ho ben capito, piace anestesia e anche lì le liste sono sgombre, per ora.
Lui sta facendo domanda per entrare nei Vigili del Fuoco. Già lo era, Vigile, durante la naja. Io pensavo che se continua così dovrei trovare lavoro, ma non so come e non so cosa. Al solo pensare agli orari del quarto dell’anno prossimo già non riesco a capire come potrò fare. Già ora la paga è poca, non regolare, e con il pericolo di trovarsi col culo per terra da un momento all’altro. Sul curriculum pesa come un macigno la facoltà che faccio. Per i professori non esiste lo stato di lavoratore. Ora non so, quasi sono tentata di fare il corso per operatore sanitario, dopo lì prendi anche più di un infermiere per imboccare e fare abluzioni. Ma che ci posso fare, almeno potrebbe essere sempre nello stesso posto spaziale. Un po’ mi rode che mio padre non mi mantenga. Diciamo anche tanto. Continuavamo a parlare, in pausa caffè, dell’evasione fiscale e dei gioiellieri che guadagnano quanto i poliziotti. Mi ha detto che suo suocero ha sì uno stipendio non efficacissimo, ma molto buono dopo secoli di servizio. Che l’altra sera sono andati al Mac Donald’s e lì c’è lo sconto del 25% per chi è nell’Arma, come ad esempio… e giù un elenco di privilegi. Io gli dico che per colpa della Finanza che controlla alla cazzo non ci ho il mantenimento da mio padre che mi consentirebbe di fare il topo da reparto. Lui è medico, albergatore, ci ha la campagna ma denuncia 50000 euro l’anno. Poi gli dico dei miei padrini di battesimo, dentisti che prima di fare la fattura piuttosto si fan tagliare una mano. E poi quando ho bisogno di loro mi fan pagare, quindi preferisco andare dal testimone di nozze di papà che si offende se lo voglio pagare… 
Poi mi dice che comunque io ho la tirchieria patologica di chi ha passato la guerra. E io gli dico che alcune cose non molto normali in capo ce le ho. Ad esempio in hotel mica si poteva mangiare roba destinata ai clienti, che era contata e quindi dopo se non bastava erano bestemmie in polifonia. Quindi si mangiavano, noi proprietari, gli scarti del pasto prima. Al massimo il lusso era mangiare il formaggio, che infatti mia madre non mangia più dal trauma [o perlomeno non gli da dignità di piatto], quando era finito tutto perché se anche le scaloppine erano di maiale la gente non se ne era accorta e gli sembravano tanto buone. E quindi non vedevo l’ora di tornare a Viterbo a riprendermi dalla nonna, come se andassi in beauty farm. Poi lui mi ferma sparando cagate e facendomi notare che quelli dei primi anni sembrano davvero sortiti dalle medie, come se fossero in gita.

Alessio oggi compie ventotto anni. Ha detto che gli auguri non li vuole, perché insomma gli anni son ventotto. Io fingerò di scordarmi, tanto ci è abituato.

Forse adesso bevo anche [acqua, of course]

Vi dirò, oggi è stata una di quelle giornate in cui entri in casa e il secondo pensiero dopo pisciare è quello di cercare di scrivere sul tuo tenero sglaps tutto quello che hai visto e vissuto.

Stanotte verso le due mi son svegliata. Mi sono accorta di aver lasciato gli scuri della finestra del salotto aperti. Sono andata a chiuderli e fuori era caldissimo ma c’era la nebbia.
Anche stamani, mentre ero in bici, c’era la nebbia. Con quell’aria pesante che filtri male a mandar giù.
Ti capita che per sfiga ti si rompa la fibbia della scarpa. Pensando che poi magari ti scatafasci dalle scale, perché può capitare… ora non è perché magari sei in zona Ospedale magari sei servita subito. Insomma, vediamo di evitarli questi medici, ché sono gentaglia.
Torni a casa, cambi scarpe, arranchi sulla bici piantata come un velocista sul Pordoi. Arrivi all’università e colui con il quale devi studiare, sfavatissimo, ti percula e ti chiede allora di fare colazione.
Tu lo guardi e gli dici che ci si andrà quando riuscirai a chiudere il lucchetto della bici.
Ma non riesci a chiuderlo.
Poi ci prova anche lui e ci mette un po’ a chiuderlo.
Sarà un bene, sarà così che almeno è più difficile che mi ciulino la bici [ma secondo me è il cestino rosa che funge da dissuasore], però inizia ad essere una rottura di coglioni, anche perché ho la forza di un moscerino.
Vai a fare colazione, o almeno lui la fa. Esci, incontri gente che non ha dato lo stesso tuo esame, di cui una in piena sindrome di Stoccolma. Avrà ribadito circa 300 volte che i prof, poverini, stanno sempre lì tutti gli anni a spiegare le stesse cose e deve essere una noia mortale. E anzi, deve essere uno stress farci anche gli esami. Alla fine è anche giusto che ci boccino, perché almeno contribuiamo all’università. E se qualcuno dimagrisce 15kg sotto stress per un esame, insomma, è un poveraccio che non sarà mai capace di far nulla nella vita.
Il guaio è che non scherzava.
Il secondo guaio è che il mio compagno di università stava ringhiando come un rottweiler incazzato.
Ci si mette a studiare, si vede un casino di gente.
Poi a un certo punto, visto che tutti erano a prendere il caffè nella macchinetta si pensa che magari alla macchinetta del dipartimento di Patologia non c’è fila. Ma la segretaria di lì esce fuori e dice che è una macchinetta privata di un ufficio privato [giustamente certo, era in un corridoio], e per non sbroccare anche lì mugugnando s’esce.
Poi mi apposto difronte all’ufficio del prof. Così, io non ci voglio avere la sindrome di Stoccolma e occuparmi e scusarlo come un tenero cucciolo ma voglio odiarlo a morte. Lo guardo, lui, il suo cranio a pera e la sua borsa da 300 euri.
Mi incazzo, torno a studiare.
Intanto so che nel reparto con i prof idoli si parla di cose che, insomma, so. Passando una mia amica mi chiede ripetizioni sul Dr.House.
"Perché?"
"… è il miglior argomento di conversazione con gli specializzandi."
E invece, insomma, alla fine a uno dei due prof idoli piace Grey’s Anatomy. Il solito mio collega, felice di conoscermi perché con me può parlar male di tutti dalle gonne delle tizie che sembrano tende ottocentesche a quanto peserà ad alcune portare la ottava di reggipetto, pensa che ci sia preferenza per il secondo telefilm da parte del prof "perchésitromba, e insomma lui ci spera."
Io passo a parlare degli episodi di House, continuando anche a parlare passando alla specie di parodia che fece Chinaski.
Poi si torna a studiare. Dopo sole 30 pagine di regolazioni di enzimi, sigle, allosterismi, cazzi e mazzi, son cose, puffi qua e puffi là il mio collega si stufa. Quindi dobbiamo smettere. Cerco un androide con cui poter studiare Fisiologia, telefonare ore pasti, grazie.
Esco fuori e la nebbia di stamane non c’è. Fa anche caldo. Ma io con la febbre, il mal di gola, di orecchio destro e la fitta alla tempia sinistra mi ero messa il maglioncino e il golfino. Quindi sono indecisa se sudare o spogliarmi lì in mezzo alle scale. Decido per sudare, mi da noia anche slacciare il giaccone. 
Torni a casa e trovi nella strada tutti i semafori verdi. Un avvenimento strano.
Sulla ciclabile mi guardo il giaccone e noto che ho circa 20 piccoli volatili spiaccicati addosso. Ce ne sono anche un paio sulla coscia.
Arrivi alla porta e ti rendi conto di cosa fosse l’intenso odore di stallatico che solleticava le tue narici stamane.

Beirut della Padania

[Nella foto: io abito a Beirut, credo]

La relatività non era poi una stronzata.

Che poi non lo capisco ma è così.
Dopo che magari fai rallentare tutto e ti godi 36 ore di cazzeggio distillato con una tua conterranea, emigrata anche lei in pianurapadana che ha lo stesso tuo quasi accento e che insomma, cavolo, sarebbe anche la morosa di uno che conosci perché ci hai mangiato assieme gomito a gomito, ti sembra tutto strano. E la febbriciattola da faringite persistente ti da quel rincoglionimento simile a quello dei fumi di sostanze proibite.

Ari è una persona solare. Ha quei due occhi che sorridono e ti mettono a tuo agio.
Una che ti capisce quando parli di quanto siano grezzi i viterbesi.
Una che non si sforza a fare complimenti e a mentire, ma fa della sua schiettezza un’arma disarmante. Viva, vivace di spirito e intelletto. Un piccolo delizioso ciclone.
Io e la mia bici col cestino rosa l’aspettiamo alla stazione. Il treno porta ritardo, strano, e ci scambiamo sms. Dice di avere uno zaino giallo, la mantella grigia e parla di essere bassa. Io l’aspetto da una parte del non-atrio della stazione e lei sbuca dall’altro. Avrà quindi visto il mio sguardo intelligente verso il vuoto cercare uno zaino giallo.
Andiamo a casa e io non so cosa farle. Sinceramente. Dopo una settimana di merda in cui lo stare a perigrinare era regola mi sentivo quasi in colpa. Si ravana quindi nel frigo e si fa velocemente del sugo.
Sfamate coi tortellini poi s’esce.
Parma non offriva una di quelle giornate in cui il sole è a farti da cornice al resto. Ma si guardano le chiese, le architetture, quell’aria un po’ plumbea che ti fa respirare come se tu stessi lì alle terme a fare l’areosol. Il voltone delle vergini del Parmigianino visto durante la messa, San Giovanni con la cupola del Correggio celata dalla mancanza di luce. La Parma e la sua flora. Un troiaio, per i non nativi.
Il tornare a casa e cazzeggiare stile pigiama party di moda, delle foto, di Ballando con le stelle e della bocca di una soubrettina e il culo di Rosolino. Stilare la lista dei carampanandi.
Parlare e ancora parlare. Con la mia testa poggiata poi sulla cornice della porta, quando la luce era spenta e la Ari invece sul mio divano, col mio piumone caldocaldo col suo pigiamino rosso e le ciabatte pinguinose sotto a terra.
Si è fashion anche in casa.
[Triffo, le ciabatte sono dedicate a te, ti si pensava così come mentre ci scofanavamo cose in pasticceria]
La colazione coi frollini francesi, i ritmi rallentati, i cartoni della pizza piegati a malapena dentro il sacchetto, il regaluccio sulla mensola.
La Ari, che ti fissa bevendo il caffelatte e che non si lamenta che te il caffè lo fai forte.
L’accompagnarla a prendere il regionale per Ancona. La macchinetta che da il buono per il resto. Il bacetto e la promessa di andare a Bologna presto, magari per un evento speciale.
Poi riandare verso via Verdi, solo per annusare i wurstel che vengono direttamente dall’Austria ed erano grigliati per l’occasione del mercato europeo. Annusarli però, ecco.
Infine il primo ricordo live fissato da una donna che ti ha visto per la prima volta e forse ha azzeccato in poche parole quasi tutto di te.