A julienne.

E’ stata una settimana di merda per me, ho inaugurato nuovi posti dove ho avuto attacchi di panico e ansia: tra gli Afghan Whigs e The Refused (così magari se li intervisterò ci ho un argomento), in coda a prendere i biglietti del Boss. Seduta sul prato di San Siro. Mentre ero in via Cavour a Parma. Davanti al sacchetto delle capsule nespresso usate. La mia è una vita un po’ così, da passare con le benzodiazepine in mano anziché le mentine: tipo adesso ne avrei prese due, ma non riesco a dormire a causa del vago senso di terrore (di cosa? di tutto, direi, ormai, non riesco a trovare l’eziologia) che mi accompagna.

Però molti con cui collaboro o lavoro sono messi peggio: sono angosciati e lo trasmettono. Due palle. Sai quando tu aspetti una loro mail o viceversa quando ti balzellano per una risposta sfrangiandotele abbondantemente e tu non gli sei così amico da potergli dire BASTA CHECCAZZO HAI ROTTO ANCHE QUELLO CHE NON HO?

E’ un dramma. Ma tanto io sono tranquilla, prendendo le mie speciali mentine (schiaccia l’occhio come se fosse una pubblicità)

In firma alle mail credo che dovrò anche aggiungere, oltre ai vari numeri del chi/cosaèradionation/ahmanonèunarivistacartacea? : “ciao, è vero sono che un rottame perché ho avuto due tumori e susseguente cura, sono stata in coma 4 giorni, sto curando una sindrome depressiva. Ma puoi trattarmi come fossi normale: lo faccio anche io con te”

Ma tanto non capirebbero uguale.

Agente/Reagente

Prendete due individui di sesso opposto e uniteli in una relazione sentimentale di una durata indefinita ma almeno superiore a un anno.

Dopo di che divideteli per sopraggiunte incomprensioni e lasciateli macerare a una distanza socialmente equa (né troppo vicini da continuare a finire sistematicamente a letto insieme, né troppo lontani da dimenticare l’uno il nome dell’altra). Se le suddette operazioni saranno portate a compimento nel modo corretto, e considerando la naturale diversità degli esseri viventi, il risultato dovrebbe essere l’avere uno dei due individui che si arrovella il cervello sull’eventualità di intraprendere nuovamente la relazione e l’altro che antepone alla suddetta ipotesi una serie di attività più o meno edificanti, dall’affogarsi nell’alcool ogni sera in giro con gli amici al riallacciare rapporti con persone consegnate all’oblio da tempo immemore ma che magicamente si trasformano in compagnie preziose per affogarsi nell’alcool in giro ogni sera oltre che in alternative più che valide alla frequentazione con il primo individuo.

Per un perverso gioco di forze, che sulla medesima linea ideale che unisce i due soggetti chiameremo “attrazione fisica” in una direzione e “pietà” nella direzione contraria, le entità interagenti si troveranno prima o poi costrette ad affrontare un’annosa questione: i terzi. Intendendo con questa parola tutte quelle persone, cose o animali che, dalla fine del rapporto in questione, sono finite nel letto di uno o dell’altro soggetto. Il problema dei terzi in una relazione affettivo-sessuale che ambisce – almeno da una parte – a ricominciare è simile per portata distruttiva a quello della fame del mondo o di uno tsunami. O le due cose insieme: uno tsunami di appetito in grado di sommergere un continente intero, affamandolo in modo drammatico. La visione dei terzi è tuttavia soggetta a punti di vista molto differenti. Continue reading “Agente/Reagente”

Paperetto.

Per grazia e leggerezza il cigno non può che contrapporsi alla scimmia, per bellezza ed eleganza non può che trovarsi su un piano diverso e più elevato.
Il cigno è un essere strano e misterioso, ha uno sguardo che può rapirti e può distrarti, uno sguardo che può pericolosamente farti andare fuori rotta. Il cigno è consapevole di essere al centro dell’attenzione e di destare interesse, è perfettamente a conoscenza di esercitare un magnetismo quasi soprannaturale. Non sembra curarsi della sua vanità, lascia anzi che quest’ultima venga perdonata come un peccato veniale e sorride compiacendosi dell’attrazione che esercita su coloro che si soffermano ad ammirare le sue movenze leggiadre.
Il cigno ha un lago tutto per sé, un lago che rappresenta indubbiamente il suo territorio, questo lago però non è inviolabile, non è affatto un luogo esclusivo e riservato. Il cigno infatti ti fa accedere e ti fa avvicinare, volge i suoi occhi verdi verso di te e ti attira. Tu ti muovi lentamente dentro il suo habitat cercando di dissolvere la nebbia sottile che lambisce il pelo dell’acqua. Devi fare molta attenzione però, il lago non è molto profondo, tuttavia al centro c’è come un fossa, uno strapiombo vertiginoso e sconosciuto.

Il cigno ama muoversi proprio al centro del suo lago, ama manifestare continuamente il suo etereo splendore, ama mostrarsi incurante di tutto ciò che accade al di fuori di questo posto senza tempo. Tu ti accorgi di quella fossa facendo un passo un po’ più lungo, commetti un errore non voluto, un errore concepito esclusivamente dal tuo istinto. Allora torni indietro e cerchi di comprendere la morfologia del lago, cerchi di capirne i segreti esplorandolo in più punti. Soprattutto cerchi di valutare la profondità di quella fossa ed allo stesso tempo tenti di isolarti dal magnetismo del cigno. Ti isoli ma non lo perdi di vista. Capisci che in certe situazioni dovresti recuperare un po’ della tua razionalità, quella razionalità che non andava bene alla scimmia.

Almeno una volta morivano di overdose e finiva lì.

Chris Urbanovicz live at Italiawave livornoVoiquarantaqualcosa che leggete costì e pensate di essere ancora giovani (fatevelo dire: è quella fase che per la medicina ci farà entrare ad essere tutti giovanili, ma non giovani. Il vostro patrimonio riproduttivo in questa fase è buono per il breakfast, cucinato con dell’ottima sugna da nocarb ritrovata nelle vostre arterie, ma è il ciclo della vita) non capite il dramma di noi-non-ancora-trenta che abbiamo già ‘sti cazzi attorno.

Sapete lì: una volta si impiccavano in cucina, si sparavano in testa perché le pasticchette da bipolare non tenevan botta o facevano una nuotata e sparivano così nel fango. No, adesso anche se hanno una morte maledetta è perché l’alcool, dopo essersi prosciugata il tavernello, il ronco, la grappa del lidl, il rosso antico che era nella vetrinetta della nonna dal 1977, l’alcool quello lì ultimo le aveva fatto male essendosi re-habbata.

Capisci?

Il nostro trauma è un altro:  il nostro trauma sono i gruppi che si sciolgono o i componenti che escono dal gruppo (e poi gli scrittori ci fanno libri)

Ma se io scrivo “Chris Urbanowicz è uscito dal gruppo” avrei molto meno successo, sia per le mie doti, sia perché ultimamente scrivo così tanto che non ho più un cazzo da scrivere, sia perché il cognome polacco butta un po’ peggio.

Il fatto è uno, se seguite questo blog da O MIO DIO LUNEDI SONO BEN OTTO ANNI: gli Editors è una delle band che seguo dall’inizio. Ci sono dei post con “ehi, dategli un orecchio a questi”. Il fatto è che la prima volta che sentii Munich (mh, mi prende male vedere quanti anni fa) mi piacque quel riff di chitarra dell’Urbanowicz e quella voce baritonale della madonna di Smith. Poi il secondo cd mi ha fatto compagnia mentre stavo male. Mi ci sono proprio aggrappata sopra, a An End has a Start. Ma di brutto. E millemila ricordi personali che tu associ alla musica dandogli delle finalità escapologiche che non ha.

La notizia in soldoni

In a decision entirely based upon future musical direction, and with huge sadness, Editors and Chris Urbanowicz have parted ways.
In ten years we’ve gone from playing tiny clubs in Birmingham to having number one records in several countries, selling out massive shows across the globe and headlining festivals as four friends together so this was a massively painful decision for all of us to make.
We wish Chris the best of luck in his future endeavours, and expect you all to do the same. The parting is amicable and however sad things are right now we all hope we’ll continue to be friends for many years to come.
From Editors side Tom , Russ and Ed are continuing to work on album four with Flood and play festival shows at Rock Werchter and Arras in June. They are super excited about working with the core of the band as a three piece and trying to introduce new elements to Editors sound.
Chris is going to take a little time to think about his future direction.

[Editors official]

Chris non sbaglia a uscire: con la produzione di Flood e l’ultimo disco (io non ho pensato fosse brutto, forse perché Papillon l’ascoltai pre-disco a Ferrara) il suono da guitar-band-interpolliana era andato scemando verso una china più depechemodiana. Ma quindi? Quindi boh. Non riesco a pensare. Da fan mi sento giù, ma né delusa né disperata circa il futuro. E quindi? Non saprei. C’è questo circolo di domande che mi faccio dal 24 ore e a cui non do una risposta. Diciamo che è una sensazione frustrante ed è quello, il nocciolo.

Io però adesso vado a piangere come farà quest’uomo qui che già viveva intensamente la tuailaitiana Nosoundbutthewind.

Puttana eva.

In realtà non ho tempo di scrivere anche perché mi presentano alle cantanti e dopo vogliono essere intervistate.

Non è colpa mia. Ma domani vi dico cose. Ma appena mi hanno presentata a Lisa Hannigan e lei mi ha chiesto: “tu dove scrivi?” e non sapevo molto rispondere bene ma ho detto che ci ho anche una webradio lei mi ha detto “oh, allora la prossima volta che torno qui a Maggio sei la prima che deve intervistarmi”.

Lisa Hannigan and me

E io ecco, mi vergogno tantissimissimo ancora ora (quando mi presentano come una che fa del lavoro bene)

[Phew, finalmente una foto dove io ho il cellulare in mano tipo nerd e non il bicchiere]

Parlami di te ché non ho paura.

L’identità dei blogger è davvero affascinante. Non mi riferisco certo alla personalità o ad una qualche altra qualità dei tanti titolari di blog. Piuttosto a quella sofferta auto-rappresentazione che il blogger si trova a dover inizialmente affrontare. Il famigerato “chi sono” o “about me” o più narcisisticamente “IO”. Sottinteso: chi sono, che faccio, perché razzolo qui.
A giudicare dalle tracce lasciate dai più, riempire ab inizio questa casella costituisce un vero scoglio, la prima vera prova di forza dell’aspirante blogger. L’indole e l’esperienza del soggetto, la ricchezza del suo immaginario, le splendide suggestioni e forti motivazioni, nonché le specifiche caratteristiche del blog, non semplificano questo originario e primo rovello.

>Nel vagabondare in rete mi sono fatta una certa idea delle tipologie prevalenti, fermo restando che l’elenco non è esaustivo e che, a volte, la descrizione può rientrare in più categorie.

Però una identità riconducibile a molte delle tipologie descritte, costituisce categoria a sé. La definirei identità multitasking, ma anche identità schizofrenica ha un suo discreto perché. Quando l’autore cerca di essere diretto ma vago, simpatico senza trascurare punte di arroganza, usa un tono brillante non senza sottendere una vena malinconico-depressa. Quando vuole stupirci ma al contempo rassicurarci. Quando nella descrizione di sé fa leva su ogni possibile sentimento del lettore, insieme e confusamente.

Ed ora brevissima rassegna delle varie identità. Se non state già dormendo. Continue reading “Parlami di te ché non ho paura.”

Disperata ragazza mia.

Il perché lo fai ormai è domanda di base. Non solo, anche l’autore del blog Bastonate una volta mi chiese, mentre eravamo a vedere il Sonisphere, “ma tu allora perché ti interessi della musica, noi lo si faceva per la figa”.

Io sinceramente ho passato quegli anni in cui voi consumavate le diottrie sul porno tutte a ricercare interviste, foto e bootleg degli artisti che seguivo. Io che neppure mettevo i post in cameretta ma con il 56k scaricavo mettendoci delle ore degli mp3 codificati a cazzo dacché io, che abitavo logisticamente in culo ai passeri, mica potevo andarmi a vedere tutti i concerti.

Quindi ora un po’ per riconoscenza a quelli che avevano immesso tutti quei gigabyte (ancora in mio possesso su HD a caso) per ripristinare una sorta di Karma dei fan nella rete, un po’ perché io a sedicianni non ero come il regazzino che poga ora ai magazzinigenerali ma al massimo buttava benissimo già se veniva al palazzetto come evento dell’anno biagioantonacci (e io ascoltavo cose diverse, diciamo così) ora intervisto chiunque -meriti- e vado a vedere più concerti possibili. Perché la musica ha funzionato come ancora dalla depressione più brutta quando ero lì che non parlavo nel letto ed è forse la cosa che un po’ mi ha aiutato ad essere ancora qui. Può suonare patetico o può suonare bellissimo. Ma diciamo che è così. E io ogni volta che sento la musica dal vivo è sempre un po’ star meglio.

Take comfort in your friends.

La macchina scivola veloce, ti basta solo aumentare la forza del piede destro e l’asfalto scorre rapido sotto di te. E dentro la radio c’è Michael Stipe che canta Everybody hurts. Già… tutti stanno male e questa non è nient’altro che la realtà. Tu in fondo non sei poi così diverso da tanti altri. Porti addosso anche tu il tuo piccolo carico di rabbiosa sofferenza. A volte ti senti solo una stupida vigliacca perché pensi che non hai proprio nessun diritto di sentirti così. Ovunque e da sempre la gente sta male e muore, eppure tutto nel mondo va sempre avanti. Basta accendere quella scatola idiota all’orario dei tg per ricordartelo, oppure sfogliare semplicemente un quotidiano. Tu alla fine dovresti essere contento di quello che hai, contento delle tue piccole soddisfazioni di plastica.

In fondo te lo hanno ripetuto tutti. Forse è meglio così, forse tutto doveva accadere affinché tu capissi determinate cose. Quel pezzo di strada  ti provoca dentro un’amarezza difficile da decifrare. È solo che in questi giorni non fanno che capitarti tra le mani oggetti e foto di quella strada. Quando li guardi vorresti buttare via tutto ma non lo fai. Non puoi cancellare il passato in questo modo perché sai che alla fine dovrai sempre farci i conti. Forse basta mettere tutto in cassetto che non aprirai mai più, saprai che è tutto lì ma tu non lo aprirai. Ti basterà solo tenerti lontano. Continue reading “Take comfort in your friends.”

No, che poi sembra che io esageri le cose.

[mamma, poi sennò ritorni e mi chiedi cosa sia successo]

Stasera sotto casa mia come al solito han tentato di tirar giù il cancello di casa mia al solito. Poi dopo aver sbrigato le mie incombenze lavorative, sentendo il mio ventre gonfissimo causa sono intollerante-al-pomodoro-ma-lo-mangio sono dovuta correre nella stanza di ceramica. E di lì a un certo punto tra un fastidio personale e l’altro ho sentito tra gli strepiti generali i lemmi grammi e cocaina. Da lì ho pensato “oddio, io non apro la finestra manco pel cavolo”. Solo che accade che la natura ecco, fa impedenza e usare il deodorante è peggio. Quindi ecco cosa a finestra aperta si sentiva nella stanza di ceramica.

2012-03-13 22.45.17

Ad ora stanno continuando nonché ci sono tipo 3 macchine dei Caramba. La mia privacy intestinale si sente violata.

Cose che ciclicamente si ripropongono come il peperone o l'aglio, non so.

E’ che ho visto un live e ho visto tanta gente stazionare davanti al live. Una cosa strana perché questi ragazzini a suonare, i Polarsets, sono stati davvero bravi, ma il pubblico parmigiano era lì, reattivo come me alle sei di mattina. Quasi per nulla. E mi ha messo un po’ tristezza, perché ho purtroppo ‘sta cosa dell’empatia e funge anche con le grandi folle.

Poi ho pensato a “momenti veramente tristi della mia vita” collegati alla musica e ho googlato i maestri di musica delle termedichianciano.

[e poi ne avevo scritto, quindi mi sono autogooglata. Si diventa ciechi?]

E vi rendo partecipi: del tipo che del pluricampione mondiale di fisarmonica Ermes Losi c’è una pagina tributo a lui, allievo di Gorni Kramer (che ne sapete voi giovani indies della musica anzyana) con inquietanti foto dei primi anni 90 tra cui questa.

Faccio presente che il maestro è venuto a mancare.

Poi dell’altro maestro, quello che inventò le hit “Un bicchiere d’acquasanta/che ho bevuto insieme a te” e “Vieni, vieni, vieni a Chianciano/ i nostri cuori sono tutti in libertà”, ho trovato solo un profilo facebook (fake? boh) in cui sono presenti bellissime però -se sue- intenzioni di vita, tra cui:

sono un pianista di grande professionalità ed molta esperienza internazionale ,ora sono in semi attività, suono come piano bar e dove mi piace, mi faccio un po pregare….?!mi piace la donna matura ed interessante così tanto per non perdere il vizio………………ma non
sono un fanatico del sesso.

Tanto per non perdere il vizio.

[Cristo, ora capite perché son così?]