Ormai non bastava solo l’intestino a essere scemo e coabitante rispetto a me: ormai rutto bevendo anche l’acqua sant’anna.
Urge la partecipazione a Ruttosound quest’anno. Ormai non servono più additivi.
Ormai non bastava solo l’intestino a essere scemo e coabitante rispetto a me: ormai rutto bevendo anche l’acqua sant’anna.
Urge la partecipazione a Ruttosound quest’anno. Ormai non servono più additivi.
[mi si è cancellato tutto, maledetta connessione, vediamo di reinventarci il post. Ciao, ragazzi]
Io vengo da un posto termale dove vedevo i vecchi, che magari eran rimasti vedovi e magari con i figli grandi che non li cagavano più di tanto e li mettevano lì da una parte, che tentavano di fare i ventenni. Io ho sempre trovato ‘ste cose di una tristezza assurda. Un po’ come quelli che ci hanno i figli e poi tentano di fare gli sposini fuggendo un weekend e smollando i figli ai parenti. Non so, sono sempre stata eccessivamente severa dapprima sempre con me stessa e ho sempre trovato queste cose patetiche: ossia che ogni cosa ha il suo tempo. O perlomeno la devi fare quando non risulta ancora una cosa forzata e te non sembri una pantomima di te stessa.
Quindi ecco, prima che mi laurei, prima che diventi per bene adulta, prima dei trentaqualcosa, sto operando una serie di livellamento delle cose ove ci sono dei dislivelli di cose che posso fare da sola e che mi son mancate sinora.
Una delle cose, siccome la mia adolescenza è stata una merda (non una merda nel senso adolescente dell’adolescenza: ossia che schifo il mondo cioè. Ma proprio cose gravucce.) e insomma anche un po’ il dopo adolescenza ora cerco di rabberciare le cose alla meno peggio.
Tipo adesso che si sta in piedi e che si abita in un posto infrastrutturalmente stradale valido è figo andare a investire sui concerti delle band che tu nel ’97 ascoltavi comprando il cd a Barcellona pagandolo la metà che in Italia e entusiasmarti.
Poi comunque lo so da me che il tempo scorre inesorabile e via e quando tu hai delle difficoltà non dovresti angustiarti tanto perché in fondo stai buttando via degli attimi della tua vita che non torneranno mai più: ma vai a dire a una persona che è nel guano "ehi, anche se questo è un periodo di merda tu non devi stare qui a grattuggiarti il belino, ma pensa che ogni momento può avere il suo lato positivo…". Oserei che si risponde solo con un sintagma, in questi casi, e quel sintagma è "col cazzo".
Suvvia.
Ora comunque vado a fare i grattini con la freccetta del mouse sulla foto di Rodesindro. Con permesso.
La settimana scorsa ho pensato di chiudere o abbandonare il blog. Seriamente. Non mi pare di aver più nulla da dire.
Poi ci sto continuando a scrivere, noto.
Oggi parleremo di Ignác Fülöp Semmelweis.
Chi era? Uno ungherese, che nacque a Buda, studiò a Pest e poi andò a esercitare a Vienna.
Ah, sì, incidentalmente era un medico. Anche se parliamo di medicina della prima parte del 1800, quando ancora il barbiere era chirurgo e quelle cose lì, ancora dei secoli prima che ci si portavano avanti. Cosa che le sanguisughe a momenti erano cose molto trendy e anche moderne.
Semmelweis andò a Vienna. Lui operava lì nel settore maternità-ginecologia. Settore che ha sempre tirato tanto perché non è che i bambini nascono da sotto il cavolo o con la cicogna. Ma in un modo che potrebbe anche traumatizzarvi, se non ve l’hanno ancora spiegato. Quindi non starò a parlarvi della sinfisiectomia nel caso che il bimbo non riesca a passare da lì.
Insomma lui si accorse che in questo istituto diviso in due padiglioni, che per comodità chiameremo Padiglione I e Padiglione II succedevano cose: nel Padiglione I, dove operavano medici e studenti di medicina, c’erano più morti che in guerra. Nel Padiglione II, dove c’erano le ostetriche, non moriva nessuno più del normale, diciamo. E allora si moriva eh, anche per una scorreggia d’acaro, per dire.
Ma quale era, quindi, il differenziale tra i due padiglioni, che erano separati solo da un muro?
Ecco: il personale.
Scoprì cose tipo che ecco, i medici prima di andare ad assistere malati si facevano un giro in sala settoria, spippolavano un po’ coi cadaveri, sezionavano e poi tac: andavano là e mettevano le mani nei posti dove non batteva il sole. E poi stranamente giù le donne morivano di febbre puerperale che non si spiegava eh.
All’Ungherese venne l’idea che tutti coloro che entravano nel Padiglione I sarebbero stati obbligati a lavarsi le mani con una soluzione di cloruro di calcio. A questo aggiunse la disposizione che tutte le partorienti cambiassero le lenzuola sporche con altre pulite. I fatti gli diedero immediatamente ragione. Solo che mica gli stava bene ai medici (specie lì a Virchow) di essere considerati untori e di far spendere soldi inutilmente nel cambio delle lenzuola. Sia mai. Poi era ungherese e nazionalista. Quindi gli fecero Raus e ‘sto poraccio si depresse.
E non se lo cagò quasi nessuno. Solo dopo Pasteur disse che insomma, c’era sto trasferimento di batteri della putrefazione che non è che fosse una botta di salute. Che bello, il riconoscimento dopo morti. Uh, sì. Consolante.
Quindi lavatevi le mani dopo che vi grattate la roba in mezzo alle natiche. La morale è questa.
Ma ho fatto una foto con il cellulare al mio soggetto spupazzevole preferito. Vah. 
[sì, finalmente ho una sorta di smartphone, ma devo ancora ammortizzare l’idea de "io ho uno smartphone" di quelli che io potrei dirvi che sono a far pipì in un cesso di Ortisei e pisciando vedo le montagne e scriverlo su twitter. Ma lo uso invece ancora per telefonare. Non so, è un male, cosa posso farci. Me ne dolgo. Sono un tipo da netbook. Devo migliorarmi.]
…non depone molto a vostro favore. Oh beh, neppure a mio favore: si vede che se scrivo o non scrivo è uguale. Sì, me ne ero accorta anche io che la qualità qui è più infima della solita linea editoriale.
Però capitemi, mi sta garbando così tanto fare la musicofila che si perdono un po’ tutte le barelle possibili e immaginabili: si apre l’editor dei post arrivando qui e non si sa che cazzo scrivere di orginale.
Il fatto che riesca a tenere stand-alone un blog di Musica che ha anche un discreto seguito (600 pagine viste a quest’ora, oggi) mi sta facendo credere che qualcosa di buono anche nelle cose in cui non sono così perita di nascita riesca a produrlo.
Certo, poi come chiedevo ieri a lei devo capire perché ogni cosa che creo la devo portare avanti da me perché altrimenti mai nessuno mi da una opportunità senza che io la chieda espressamente. Non so come mai, oltre a sentimenti di "diciamole un segreto perché almeno lo porta nella tomba" che fa di me il confessore della blogosfera (sapeste, voi) che altro suscito. Ehi, io non me la prendo se mi segnalate in giro, porco qui e porco là.
(dopo torno a scrivere degli Stereophonics anche qui)
Botte di culo, anche.
Non è che non ho tempo di scrivere. Se solo sapeste quanto scrivo sul blog di Radionation… beh, qui ci scapperebbero sei post al giorno, chilometrici, con lo stesso impegno.
E’ che ho scazzo. Ad esempio ieri giochicchiavo con l’accrocchino del digitale terrestre. L’ho messo su, bellino, che volendo registra pure il digitale su hard disk esterno. ‘Na figata, pensi. Uh, sì. Preso apposta. Certo.
Non si vede una sega al dì la de la7, ma molto male.
Panico.
Mi han dato la sòla?
Scazzo e ansia. E Madonne così, random. Madonne che girano con Lady GaGa direi. Attorno a me.
Poi Frine mi dice: "mio padre ha fatto innumerevoli tentativi, mescolando una quantità di tv e di decoder tendente a più infinito. e niente. spiegazioni possibili: o è l’antenna o è la zona. se la tua antenna è a posto, possiamo dire con ragionevole sicurezza che è la zona"
Sì, perché io a Parma abito in una sorta di triangolo dei bloggherz, e io ne sono un vertice. E gli altri due sono Adamo e Frine. Quindi non so, dovremo disturbare Adamo per fare una prova da lui e vedere se è proprio la zona.
[questo si aggiunge ai grammy trattati da cani e al pagare Facchinetti jr coi miei soldi del canone. Dovete soffrire, tanto]
E’ che sto decidendo se prendere una bridge o una reflex (con gattonero attaccato che dice reflex) però con 400 euri di budget son piena di dubbi.
L’ansia del blogger a cui non danno ammennicoli da provare.
Porco qui, lì, là.
Dovevo fare una cosa di lavoro (la mia vita si divide tra cose di lavoro, cose da fare per forza e vegetare) e in questi giorni che già ho problemi di mio e le persone esterne non aiutano è bello averci un po’ così, dei momenti in cui ridi come un cretino sino alle lacrime invece non te lo saresti mai aspettato.
Capita quindi che era mezzanotte e mezza e cercavamo di essere seri (con cose del tipo "io non debbo neppure più scendere a gettare la spazzatura perché abitando al settimo piano basta che appoggio il sacchetto delicatamente fuori la finestra e sono apposto".
Poi parlando di Brunetta (del resto anche nel podcast di Radiosglaps ne ho parlato. Se non mi vedete più scrivere suppongo sia perché sia finita incarcerata. E’ stato bello, ma anche io ho combattuto il sistema e quindi in dittatura er gabbio m’aspetta) siamo finiti, cercando sempre di essere molto seri ed aulici, a parlare di riduttori per le tavolette del gabinetto.
Io che mi son ricordata della mia (era arancione) e di quella odiosa protuberanza che aveva avanti e che mi bloccava un po’ tutto, sentendomi una cosa che mi pigiava lì sulle mie parti intime.
Alché il mio amico ha detto:
"eh, anche io ho avuto problemi, ma penso dipendesse dal perché tenessi il coperchio abbassato…" "problemi di umidità, suppongo"
"sì, e anche di perdite d’acqua inspiegabili"
[all’una di notte, quasi, dopo due perse a dir cazzate in radio]
[e via voce non ci si sentiva da eoni]
[su, è meglio chattare. Chi preferisce il telefono alla chat non lo capisco, ma ognuno ci ha le sue perversioni]
[no, anche questo titolo non c’entra nulla, è che ho questa canzone in testa e non ne esco fuori. Maledetto Paul Banks]