Ikea parte uno.

Ticketone-Fran 2-0
Al Mediaworld non funzionano i terminali. Ciò mi ha costretta quindi ad andarci due volte, inframezzate da ritorno a casa-cesso-mail di lavoro urgentissimo, ma niente, i biglietti dei REM son ancora lontani. Non sono abituata a prenderli così a breve e la cosa mi mettere leggerissimamente premura.

Son stata all’Ikea.
Prima di tutto, per gli abitanti fuori Parma, raggiungere l’Ikea non è proprio semplicissimo. Mi immagino uno che esce dall’autostrada o che viene da Reggio o Mantova e che va a ramengo per le strade -ricche di buche- parmigiane.
L’indicazione è una: puntate dritti verso il carcere. Che detta così fa più un "andare a una svendita Guru". Però ecco, dalla parte opposta del carcere e del cancello della Barilla, in mezzo ancora a un cantiere e calcinacci c’è l’entrata dell’Ikea.

L’ikea Beirut quindi non si presenta male all’interno, ma la più grave cosa non considerata è la logistica.
L’Ikea di Parma rivaluta il concetto di "in culo ai lupi". Non ci sono per ora navette, presenti mi pare negli altri stores, di collegamento con la prima fermata del bus utile (che sarebbe, ahem, proprio il carcere di via Burla. Ora non ricordo, ché han spostato un po’ tutte le linee dei bus, ma non sono sicurissima che ci arrivi ad ogni orario lì come capolinea. Come? Guardare il sito del trasporto pubblico? Oh, io son stanca morta eh) ma neppure con il principale centro commerciale parmigiano. In pratica poi lo studente non ci può neppure andare in bici, perché la strada ehm, insomma, io non mi fiderei.
Lo so che voi in Ikea puntate a quello stracazzo di concetto che è la FAMIGLIA (uhm, come il governo), ma pensate che se il giovane non viene in ikea poi la odierà anche da maritato.
(continua, uff)

Ma la categoria umorismo sarebbe quella miglior blog mobile?

Visto che la mia autostima è un mucchietto di caccole e cenere e voi tanto (a meno che non siate persone con delle fisse) mi leggete perché avete un po’ pen… compass… ehm, coff, della tenerezza, diciamo, nei miei confronti io ecco oggi vi guido verso le nomination dei macchiablogawards. Al solito non darei alcune brevi indicazioni, ma a me farebbe molto piacere che qui, assieme ad altre categorie (dove potete tranquillamente votarmi riempiendo almeno dieci voci, ce la facciamo anche con radiosglaps e il suo podcast), mi votaste il post sull’ichea, che sia mai che almeno anche io venga assunta eh.

Grazie eh.

Perché insomma, posso dire che finora mi sono risparmiata una belinata mostruosa: stamani, due dolci fanciulle in forza all’ikea erano vestite come una sorta di Gabibbi svedesi al di fuori del teatro Regio e facevano, come se fossero non so, dei Radicali 2.0., firmare a tutti per avere la tesserina Ikea Family. Tra un tavolino Lack e un innaffiatoio. Un po’ m’ha fatto tristezza (dirai: dici tu che insomma, vomiti al ristorante, elloso… però mah, bah, allora, uff, vabbè)

Inoltre grazie a Francesco per avermi detto che mi han destinato uno spazietto su Polis quotidiano. Solo che sentirsi dire "I Beppe Grillo di Parma" ecco, insomma, friullillì…

[mazza sto post come brilla d’entusiasmo, sìsì]

Yawny at the Apocalypse.

Panorama dal belvedere di Pienza.Io l’ultima volta che andai a Pienza mi sa che era un periodo post nonerostatatanto bene. E l’altroieri ivece era una bella serata, non come quell’altra volta, ed essendo sera non c’erano neppure tanti turisti, ma solo cani. Tre, per la precisione, con un bassotto nero focato che somigliava tanto alla mia.
Eppoi l’aria lì, sulla terrazza verso Corsignano e l’Amiata. Bellissimo. Un tramonto che si andava a formare pian piano, tra le sfumature delle nuvole e la terra con quel marroneocra solo toscano. I cipressi in mezzo a stemperare il tutto. E l’arietta, il freschino, le luci che si accendevano, solo turisti.
Poi riprendere la SS146. Scoprirsi molto emiliani riconoscendo che no, tutte quelle curve non è possibile averle in una strada statale, non si può. Non potevano mica farla dritta la strada eh. E già che si è sulla strada salire a Montepulciano, e chiedersi perché esistono le salite. E le curve in salita. E la curva a gomito in salita per andare al parcheggio in salita. Insomma, scoprirsi parmigiani senza se e senza ma, ormai.
Mettere il culo per la prima volta sul terrazzino del Caffé Poliziano perché non c’erano turisti. A vedere il buio della vallata della Valdichiana, con le luci. A cercare un cocktail sulla lista. A sceglierne uno che si chiama Bomba. Chiedendosi perché si chiama così e rispondendosi al primo sorso, mentre la faringite ringraziava. E poi fare tutte le stradine mica tanto dritti, per Montepulciano. Ah, ormai le medicine mica me lo fan reggere più l’alcool. Signora mia.

E io son favorevole anche al riciclaggio dei regali di Natale, eh.

Tabella rifiuti di Chianciano.Questo amabile foglietto fatto in giovannimucciacciastyle è la nuova idea del comune di Chianciano su come rompere i cabbasisi ai resienti o a gente che ci ha la casa.
Insomma, potete vedere la comoda tabella che, corredata dai sacchetti che devi andarti a prendere, ti segnala con il bel sistema dei colori quando devi buttare la roba.
Voi saprete già (non ho voglia di ricercare i post, purtroppo non ho più vicentini allo scopo che si ricordano di tutto ciò che scrivo e quando l’ho scritto) che a me non è che da fastidio riciclare, anzi, la trovo una cosa bella e civilissima, ma già mi lamentai a Parma della mancanza di decoro bisettimanale dei secchi gialli della raccolta multimateriale: a volte gli addetti non passano e si vedono questi monti di cassonettini gialli tutti fuori i portoni e non è un bello spettacolo, specie se ciò avviene in centro. Ma i difetti, nel caso della tabella qua vicino, di questa raccolta son due:
  • L’organico è peggio dell’ospite, dopo due giorni, in casa o sul terrazzino, col caldo, tanfa.
  • La raccolta si tiene dalle sei e trenta della mattina alle otto. I sacchetti vanno lasciati fuori il portone in quell’orario. Io sono in ferie, col cazzo che mi sveglio presto, non essendo anziana, poi.
In pratica dovrò far delle gite per cercare i cassonetti fuori. Bah.

Poi si diceva "mestiere di merda"

Io l’impiego delle forze di polizia in Italia non l’ho mai capito.
Non capisco perché io debba fornire forze per concerti e per altre manifestazioni. Per non parlare di quando si va allo stadio. Io, cittadino, devo pagare gente che va a controllare gente che paga per uno spettacolo a privati. Fatico a coglierne la logica, e mi giran le balle.
Io ho bruttissimi ricordi del celerino che ti doveva controllare all’ingresso dello stadio: dall’essere la recettrice di tutti gli accendini dei miei amici maschi (cosa che avevo le scarpe piene di accendini) perché "tu sei donna, non ti perquisiscono" (infatti, l’unico posto dove mi han mai perquisita fu curva ospiti qui a Parma) al dover consegnare la bottiglia di acqua intera (una volta me la finii prima di entrare in tribuna Tevere all’Olimpico, un litro trangugiato in meno di un minuto) al dover lasciare i tappi (infatti ormai giro sempre coi tappi di scorta a ogni concerto, con gente che mi guarda strano) delle bevande.
[del poi, come a Sansiro entrassero i motorini… mah, si vede che avevano calzini molto capienti o che l’avevan fatto entrare smontato, poi degli affezionati ikea assieme a degli assidui compratori dei fascicoli con allegati hachette e si son messi ad assemblarlo sugli spalti, boh]
Da allora ho quasi la sindrome dello spacciatore e organizzo sempre la mia borsina da concerto (che non si capisce come faccia a contenere tutta quella roba lì: due macchine fotografiche, fazzoletti, spray, maglia di ricambio, pastiglie, portafogli, burrocacao…) mettendo in cima il portafoglio color senape e sotto tutto il resto. Secondo me è il color senape che mi stanca la forza dell’ordine.

Ma soprattutto, perché a me non sequestrino lo spray off-népuntinéunti e adun’altra ragazza sì (e ad un altro volevan togliere le pizzette. Cribbio, toglietemi la roba da mangiare e ti stacco un dito. E ad un altro han fatto storie per una lattina..) mi fa sorgere un dubbio lacerante.
Mi sarà mica venuta la faccia da ciellina?

Per scrivere questo post nessun iPhone è stato adoprato*

Volevo dire che casa di Matteo Cambi a Parma si trovava (trova?) in zona tra il tribunale e l’unione industriali, dietro la fondazione Cariparma.
E io ogni volta che passavo lì in bici rosicavo, perché vedevo sto palazzone rustico fuori ma colle macchine tipo suv e sportiva parcheggiate lì sotto, e gnocche che salivano, e sta casa che l’avevo vista tipo a nonsolomoda e in pratica c’era l’opulenza ovunque. Cosa che lui e Matteo (mmm, sarà il nome?) Marzotto se entrano da Ikea svengono e han le convulsioni per il troppo minimal.
Lo ammetto, ero invidiosa per ‘sta botta di cu… per quell’invidiabile fiuto per gli affari e del sapersi, conseguentemente, godere la vita del Cambi.

Tutta ‘sta fortuna con quelle magliette di merda con quella margheritina lì che era più trishte di una foto di Rutelli a Portaaporta…

….

Come butto io la jella a quelli che mi stanno sul cazzo non lo fa nessuno.

/me saluta alcune persone del veneto agitando la manina, mentre si mette il costume del pupazzo Gnappo.

*in compenso dopo mesi di duro lavoro mi son regalata una canon a720 e la proverò ai concerti di domani/martedì. Peccato abbia le unghie un po’ lunghe per scattare al meglio.