Ticketone-Fran 2-0
Al Mediaworld non funzionano i terminali. Ciò mi ha costretta quindi ad andarci due volte, inframezzate da ritorno a casa-cesso-mail di lavoro urgentissimo, ma niente, i biglietti dei REM son ancora lontani. Non sono abituata a prenderli così a breve e la cosa mi mettere leggerissimamente premura.
Son stata all’Ikea.
Prima di tutto, per gli abitanti fuori Parma, raggiungere l’Ikea non è proprio semplicissimo. Mi immagino uno che esce dall’autostrada o che viene da Reggio o Mantova e che va a ramengo per le strade -ricche di buche- parmigiane.
L’indicazione è una: puntate dritti verso il carcere. Che detta così fa più un "andare a una svendita Guru". Però ecco, dalla parte opposta del carcere e del cancello della Barilla, in mezzo ancora a un cantiere e calcinacci c’è l’entrata dell’Ikea.
L’ikea Beirut quindi non si presenta male all’interno, ma la più grave cosa non considerata è la logistica.
L’Ikea di Parma rivaluta il concetto di "in culo ai lupi". Non ci sono per ora navette, presenti mi pare negli altri stores, di collegamento con la prima fermata del bus utile (che sarebbe, ahem, proprio il carcere di via Burla. Ora non ricordo, ché han spostato un po’ tutte le linee dei bus, ma non sono sicurissima che ci arrivi ad ogni orario lì come capolinea. Come? Guardare il sito del trasporto pubblico? Oh, io son stanca morta eh) ma neppure con il principale centro commerciale parmigiano. In pratica poi lo studente non ci può neppure andare in bici, perché la strada ehm, insomma, io non mi fiderei.
Lo so che voi in Ikea puntate a quello stracazzo di concetto che è la FAMIGLIA (uhm, come il governo), ma pensate che se il giovane non viene in ikea poi la odierà anche da maritato.
(continua, uff)






