The Waiting: scopri la 2° puntata su Waiting4Clio

Finalmente, un’altra puntata (la seconda) di questo serial che abbiamo subito notato, visto che il protagonista è Luca Argentero! Ne abbiamo già parlato, ricordate? E voi: non vi siete ancora iscritti su www.waiting4clio.it?

Ma andiamo con ordine.

Stiamo parlando della webserie The Waiting, che precede l’uscita dell’automobile Clio di casa Renault. Già il primo episodio è stato caratterizzato da un’atmosfera misteriosa, sottolineata da musiche “da thriller” che facevano presagire sviluppi interessanti.

In questa seconda puntata il protagonista appare sempre più perplesso e preoccupato per questi strani fenomeni che si stanno presentando quotidianamente. La suspance è altissima e non si riesce ancora a capire quale sia il motivo e la causa di tutto. Potremmo fare diverse ipotesi: potrebbe c’entrare l’uomo misterioso in tutto questo? E’ lui che manovra il tempo e lo spazio che sembrano dilatati nel tempo? E la Clio potrebbe essere collegata a questi eventi paranormali? Luca rifiuta sempre il passaggio che gli viene offerto dalla fidanzata e alla fine di questa puntata appare anche una donna che potrebbe rappresentare un indizio per la soluzione dell’enigma.

Voi invece a cosa avete pensato? Cosa potrebbe accadere nella prossima puntata? Dite la vostra!

Speriamo che, con il prossimo episodio, l’atmosfera inquietante venga mitigata e si possa arrivare a fare maggiore chiarezza intorno a questi eventi.Magari Luca finirà di essere così chiuso e ombroso e riuscirà nella prossima puntata a parlare con persone che stanno vivendo le sue stesse esperienze, come l’uomo misterioso che appare all’improvviso, e insieme troveranno una soluzione…

Tra l’altro, solo iscrivendosi all’interno della community, può anche capitare di rientrare tra i fortunati che quotidianamente possono vincere i biglietti per il cinema che sono in palio. Ma non è finita qui: se pre-ordini la nuova Clio su waiting4clio e confermi l’ordine in concessionaria entro il 25 settembre, parteciperai all’estrazione di un viaggio da sogno a Hollywood per due persone.

Infine, non vogliamo dimenticare la pagina facebook di Renault Italia (https://www.facebook.com/renaultitalia) ed in particolare il  concorso Enigmi4Clio: divertitevi a scovare gli indizi in ogni puntata e provate a risolvere l’enigma finale!

Ora dobbiamo solo attendere la terza puntata e lunedì scopriremo cosa accadrà nuovamente a Luca…

 

 

 

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Posso fare la tesi su Pete Doherty?

Ieri sera ero al Corallo di Scandiano. Credo che sia stata testimone di una cosa un po’ alla  “alzati e cammina”. Perché ecco, ero lì che ho detto verso le 23 che mi sa che adesso inizierà pure a cantare. ‘sta cosa dei concerti che iniziano tardi. Ma ecco, oh beh, oh ma sale uno. E chiccazzo è? E’ davvero Pete? Pare un impiegato del catasto. Pare. Mh, diverso? Ma come l’hanno ripulito. Neppure la voce inizialmente sembra la sua.

Io ammiro profondamente Doherty come musicista. Riuscissi io a suonare come lui dopo un bicchierazzo di lambrusco ingollato giù come se fosse sprite e due Margarita. Almeno tra le cose bevute sul palco. Rimanere in piedi, riuscire a “palleggiare il cappello”, dare solo una testata al microfono per aver sbagliato le misure e stop. Alla faccia di quelli che annullano concerti per caghetta e vomitino: lui quando arriva a fartelo il concerto -ossia se non lo arrestano prima o se non è in rehab- te lo fa. Infatti da quando ha ingranato male all’inizio dopo è riuscito a fare ottanta minuti filati senza cazzate e stecche. Con una sola pausa per firmare autografi. Io boh, quell’uomo deve averci degli enzimi che invidio abbestia. Dite che se gli chiedo se posso fare la tesi su di lui e che la tesi è di medicina interna mi tira qualcosa?

Oggi mi hanno chiesto come stessi ed ho risposto "bene". Mi sto convincendo eh!

Dentro di noi ci sono venticinquemila geni, centomila proteine, cento miliardi di neuroni, cento trilioni di connessioni: noi siamo la combinazione di tali dati, la cui organizzazione dipende, però, anche dal contesto in cui viviamo, cresciamo, e questo vale dal punto di vista culturale, sociale e tecnologico. Il substrato biologico esprime una potenza che l’interazione con l’ambiente mette in atto. Niente in biologia ha senso se non alla luce della Storia.

Quindi, visto tutto questo:

9:27 PM Giulia: ti posso rompere i coglioni?
9:28 PM me: sempre
 Giulia: come stai
9:29 PM prima di tutto
  facciamo delle domande di vita normale, come se ne avessimo una
 me: la mia vita normale è dominata da un intestino che non funziona, quindi parliamo della nostra vita da muli da soma
9:30 PM Giulia: che è sommersa di ciò che l’intestino normalmente produce
 me: esatto
9:31 PM (quasi bloggo tutto ciò, è eccitante)
9:32 PM Giulia: in effetti è una disquisizione che dovrebbe rimanere negli annali, a perenne memoria di quanto amene siano le nostre serate
 me: eh, non ti dico
9:33 PM mia mamma pensa che al pc perda tempo o faccia cose di cui possa trovare divertimento (ma che italiano uso?)
  e invece UN CAZZO

Direi che forse capite perché bloggo poco e male. Ma sono tra voi. Con voi. Tipo un cartonato.

[noi del 1983 abbiamo una sfiga addosso che boh]

Voi dite solo crepes: la palacsinta.

La palacsinta è uno dei dolci ungheresi più famosi, creato da Karoly Gundel, storico proprietario dell’omonimo ristorante di Budapest, attivo dal 1910. Si presenta come una crepe, ripiena di rum, uvetta, scorza di arancia e noci, servita con cioccolata e cotta al forno o flambé.

Ingredienti per il ripieno:
1,5 dl. di rum,
40 g. di uva passa,
20 g. di scorze d’arancia candite,
180 g. di noci,
1 dl. di panna fresca,
120 g. di zucchero,
cannella in polvere,
12 crepes,
50 g. di burro.

Ingredienti per la salsa di cioccolato:
2,5 dl. di latte,
vaniglia,
30 g. di zucchero,
100 g. di cioccolata,
1,5 dl. di panna fresca,
5 cl di latte,
3 tuorli d’uova,
80-100 g. di zucchero,
50 g. di cacao in polvere,
15 g. di farina.

Preparazione: il giorno prima mettete a mollo nel rum l’uva passa e le scorze d’arancia candita, tagliate in fette sottilissime. Il giomo successivo, marinate le noci per il ripieno, facendo attenzione che non siano troppo fini né troppo grosse. Fate bollire la panna fresca, aggiungetevi le noci, lo zucchero, un pizzico di cannella, l’uva passa scolata e le scorze d’arancia e cuocete tutto quanto per 1-2 minuti, per ottenere un impasto spalmabile. Una volta tiepido, aggiungete metà del rum.
Sistemate il ripieno in una striscia al centro delle crepes, arrotolate e tenetele in caldo.
Per la salsa, fate bollire il latte con lo zucchero e la vaniglia; nel frattempo fate sciogliere a bagnomaria la cioccolata e montate la panna. Mescolate i tuorli con lo zucchero, poi con il cacao, poca farina, latte freddo. Aggiungete la cioccolata al composto e versate a poco a poco il latte, mescolando rapidamente. Cuocete a fuoco moderato, attenti a non far bollire la salsa. Dopo averla tolta dal fuoco, continuate a mescolare, poi aggiungete lentamente la panna montata e completate versando l’altra metà del rum.
Fate friggere nel burro ambedue i lati delle crepes farcite, e, dopo averle sistemate su una pirofila riscaldata, versate la crema calda.

Oh, in fondo ce ne fossero eh.

C’è questa cosa strana: che i Franz Ferdinand non fanno un disco che piace a me da dopo quello del debutto e però live riescono sempre a fare qualcosa di inappuntabile: Kapranos non ha una voce eccezionale ma non stona e non cala, le scalette sono funzionalissime e perfette e loro comunicano da dio per il pubblico.

Ma tipo: le nuove sentite a Villafranca. Ecco. Le nuove, ecco. Insomma. Bah.

Però darei molto per avere più concerti come quelli fatti da loro.

Scopri la 1° puntata di "The Waiting"

Ve ne ricordate? Se ne parlò brevemente un po' di tempo fa: magari eravate tutti in ferie e quindi vi si riparla dell'iniziativa waiting4clio. Oggettivamente la cosa che ci interessò di più, da donne, mentre si guardava il trailer del teaser di The Waiting, fu il bel Luca Argentero (come si fa a non guardarlo, dico, insomma) per pubblicizzare l’uscita della Nuova Clio. ,

Adesso Renault continua a coinvolgerci ed incuriosirci attraverso questa webserie improntata sul mistero e sugli enigmi, che sono i punti chiave un po' di tutto il progetto.

Era figo il teaser? Non che questo sia da meno…potete infatti scoprirlo proprio alla fine del post!


Clio è stata un po' sempre l'auto che il marchio Renault ha avuto tra le più rappresentative: venduta in milioni di esemplari  la nuova versione sarà disponibile a metà ottobre in Italia. La cosa che vi consiglio in primis (sì, vabbè, ok, oltre ovviamente a provare la macchina se vi interessa) è iscrivervi alla community. Perché? Perché c'è tra le iniziative più interessanti “Enigmi4Clio”, il nuovo concorso a premi legato alla Web Serie “The Waiting”, firmata Renault Clio.

Dovrai seguire con attenzione le puntate di “The Waiting” e provere a svelare il mistero che c’è dietro a questi strani fenomeni.  Sarai abbastanza abile da trovare tutti gli indizi? Ma il divertimento non finisce qui! E’ anche bello stare lì ad ingegnarsi cercando di risolvere gli enigmi, soprattutto ora che siete tornati in ufficio (ed è un diritto inalienabile divagarsi un po’), ma se andate sulla pagina facebook, troverete tutte le indicazioni per partecipare al concorso e scoprire soprattutto gli indizi della settimana!

Oltre a “Enigmi4Clio” potrete anche partecipare all’estrazione di un fantastico viaggio ad Hollywood. Inscrivetevi alla community waiting4clio e scoprirete come fare a partecipare!

 Poi ovviamente in attesa di scoprire cosa accadrà nelle prossime puntate ai protagonisti, sarà possibile accedere ai contenuti speciali, seguire le interviste e i video del backstage registrandosi al sito www.waiting4clio.it. Iscriversi è semplice: basta accedere al sito ed inserire i propri dati. Poi naturalmente iniziare a “pistolare” in ufficio per prendersi le proprie dovute pause.

Che dire… che ne pensate? Cosa succederà nel secondo episodio?

 

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Breathe in, breathe out.

Bush live at Alcatraz MilanoConfermo la cosa che dissi a un ragazzo prima della data milanese: i Bush suonano ancora come se gli anni non fossero passati. La cosa bella è questa. Gavin Rossdale resta un gran tamarro con la stessa voce (a Milano all’inizio un pochina meno: ma cosa fate a Roma? Ci son sempre gli spifferi?) e la stessa energia di anni fa.

Cambia la formazione, visto che il chitarrista non vuole viaggiare più, fanno pezzi leggermente più pop nell’album che li riporta sui palchi (anche se The Sound of winter suona benone in radio. Un po’ quel pearlgiammiano che tutti hanno nelle orecchie, grandi riff… volendo può piacere a tutti), lui che ha il fisico da palestra e il colore da centro abbronzatura. Ma quanto bene si può volere a quest’uomo, che del resto ha una figliola di meno di un anno di me? Tanto: anche perché è uno dei pochi esseri umani che grondano più di sudore della sottoscritta.

Al Frequency è stata una delle interviste che ho fatto: quando ho chiesto se potessi fare la foto, che lo so che era una cosa molto da fan che ecco pare brutto lui mi fa “oh, without you I’m nothing”. Naturalmente per cercare di sdrammatizzare il fatto che io ero lì tutta in versione FAN-OMMIODDIO-SONO-FAN gli ho detto “I know, you’re right”.

Simpatica eh?

Ecco, se proprio volete ora c’è anche la mia intervista qui, in audio. Se invece volete farvi un’idea di Gavino che durante The Afterlife si fa un giro e vi saluta di persona cantando ecco vah il video. Continue reading “Breathe in, breathe out.”

Il mottespiego mettitelo dove dico io.

Non lo volete. Non lo avete mai chiesto.

Ma sicuramente anche voi ne avete uno che vi perseguita.

Il mottespiego infatti è ovunque. Alberga innocuo e silenzioso in casa per scatenarsi fuori. Imperversa in locali, ristoranti, supermercati, riunioni di condominio; costruisce pazientemente il suo habitat ovunque ci sia un potenziale uditorio, la sua presenza è endemica dove c’è la possibilità di un pubblico. Diventa devastante tra le scrivanie del posto di lavoro dove approfitta in maniera perfida della tua impossibilità di fuggire o reagire con un sonoro vaffanculo.

Moltiplicatosi velocemente negli Anni ’80 quando qualunque cialtrone si sentiva autorizzato a costruirsi un’immagine semplicemente vestendo Versace o Armani e a conquistarsi i posti nei salotti bene eccellendo soprattutto nell’arte di spararle grosse, il mottespiego ha incontrato una fase di down con la fine dell’edonismo reaganiano e il suicidio per noia delle canzoni degli Spandau Ballett. Ma come ogni virus che si rispetti ha sviluppato le sue mutazioni ed è riuscito a sopravvivere. Oggi viaggia sulla cinquantina, alterna griffe di pessima qualità, ma costosissime, a jeans strappati, ugualmente costosissimi; ostenta una ricchezza che non possiede; conduce un livello di vita che non può sostenere; millanta amicizie altolocate, lauree mai ottenute, viaggi mai fatti, esperienze vissute soltanto nella propria fantasia. La principale attività del mottespiego è appunto spiegare. Che cosa? Tutto. La vita in generale e come affrontarla. Soprattutto quando tutto ciò non è richiesto. La sua tattica è fastidiosa, sopraffina e collaudatissima. A un commento sul tempo si improvvisa verboso meteorologo, di fronte a un titolo di giornale diventa esperto di politica estera, davanti a uno show televisivo ti fa capire che sì, quella lì, lui se l’è portata a letto, e se vuoi ti dà pure il cellulare, ma guarda che è una delusione. Alla partita si professa amico intimo di Moggi e ti confida i retroscena più incredibili dello sport italiano a patto naturalmente che restino tra te e lui.

Il mottespiego non è cattivo. E al di là del proprio nome non è neanche necessariamente romano. Se ne segnalano esemplari forse meno caciaroni ma molto più fastidiosi in Lombardia, Veneto, Sicilia e persino nella mite Val d’Aosta. E’ ormai scientificamente comprovato che la sua grande forza è la coerenza: pur essendo totalmente dissociato, è in grado di fissare i propri ricordi man mano che li improvvisa. Li lascia sedimentare e li fa suoi, come li avesse vissuti veramente. Per questo sarà impossibile coglierlo in fallo: il secondo racconto di quella volta che ha salvato la vita di sette persone improvvisandosi pugnace elicotterista o di quell’altra in cui ha ricevuto un mazzo di trecento rose da un’ingrifata Laetitia Casta, sarà esattamente identico al primo.

La scelta del momento e del luogo delle sue performance è ovviamente sempre del tutto inadeguata. Fingersi disinteressati, mostruosamente indaffarati, totalmente sordi, simularsi assenti o addirittura defunti da tempo non è di alcuna utilità. Il mottespiego, dopo essersi infiltrato in un dialogo altrui come l’acqua nella crepa di un pavimento e avere invaso lo spazio personale del prossimo con la disinvoltura di George Bush, deve assolutamente portare a termine la sua missione.

Contro il mottespiego non è ancora stato trovato alcun tipo di antidoto. Ma i suoi effetti possono essere aggirati per qualche minuto. Il mottespiego non ce l’ha specificamente con voi, ma la sua funzione random lo porta continuamente a scansionare l’ambiente circostante alla ricerca di un ascoltatore. Quindi l’unico modo per limitare i danni è trascinarlo in qualche discussione a lui gradita in presenza di un folto uditorio in un luogo dal quale sia possibile darsela vigliaccamente a gambe con una scusa indegna. Lasciando in eredità a un altro povero disgraziato il ruolo di vittima per qualche minuto. Tanto prima o poi torna.

Ma ecco.

Dovrebbe apparire logico che lì dentro tu non c’entri un cazzo, ma ormai ci sei e proverai a divertirti, ti scrollerai nuovamente di dosso quell’aria malinconica che anche tu quasi cominci ad odiare. E’ semplice andare alla serata inaugurale della stagione invernale del Cabiria, ficcarsi dentro il lounge ambient di questo posto che si chiama come il personaggio di un film di Federico Fellini, alzare la testa e lasciarsi inondare dalla tempesta di progressive house pompata dalle casse appese al soffitto, perdersi nel flusso inconsistente ed assordante di voci e braccia e visi e parole e contatti e sguardi, ondeggiare leggero dentro questa marea densa. Alla consolle ci sono i deejay di All Hands Group che mixano frenetici musica su musica, al centro c’è la vox microfonata che grida ed incita e cerca il gruppo più scatenato, intorno c’è qualcuno che fa delle foto da pubblicare il giorno dopo su internet. E’ semplice utilizzare il foglietto di carta che ti hanno dato in cambio di sette euro per prendere un campari-gin, notare che ci mettono dentro molto poco gin, accorgerti che non ti fa proprio nessun effetto. Bevi e pensi a come poco prima V. ti ha detto quasi ingenuamente che tu assomigli al suo “amore segreto”, vedi che ogni tanto lui si avvicina leggero, vedi a come sul divano fatto con grosse canne di bambù lui si appoggia lentamente a te. Provi a guardarvi dall’esterno e non ti pare male come coppia, senti la sua consistenza ed il suo odore, decisamente non ti pare male. Bevi e pensi per un attimo che sia M., ti accorgi che ogni volta che M. ti affiora nella testa ti viene su una specie di rabbia condensata che si diffonde lungo tutto il corpo e che devi contenere a fatica. Bevi e ti guardi intorno, certe volte l’esperimento che fai è tentare di capire la vita e la storia di chi ti trovi di fronte, puoi vedere tranquillamente mescolati tra loro i giovani universitari, i giovani lavoratori, quelli in camicia e maglioncino a V, quelli vestiti di pelle, le ragazze molto truccate e molto poco vestite, i quarantenni in giacca e cravatta, quelli vestiti “con capi trendy che poi son dei capi orrendi” (come Elio insegna), quelli palestrati con magliettina aderente, quelli che ti mettono in lista e camminano sorridendo e stringendo mani. Bevi e ti rendi conto che sei un anonimo tra gli anonimi, un “number” e non una “face” come direbbe il caro vecchio Errique B., pensi che non te ne frega niente, pensi a come al tg hai sentito che Robbie Williams si lamenta perchè ha un patrimonio equivalente a 170 miliardi delle vecchie lire e questo non gli permette di fare una vita normale come tutti i ragazzi. Pensi che lo prenderesti volentieri a pugni. Non ricordi ogni quanti secondi un bambino nel mondo muore di fame, devono averlo ripetuto nello stesso tg però pensi che non è difficile smettere di cantare, dare tutto in beneficenza e fare la vita di un ragazzo normale. Quando torni a casa non è semplice smettere di pensare, puoi solo mettere su tutto il rock migliore che possiedi, isolarti dalle vibrazioni meccaniche della macchina, alzare il volume della JVC e passare lento attraverso la notte.