Acc, dimenticai il carampanismo principe.

Ero indecisa sulla categoria: sglapsanalista o carampanismo? Alla fine ho capito che il carampanismo non si basava solo sulla mera ammirazione del coefficiente di bonosità di un essere vivente. Ennò.
Secondo voi: se una persona acuisce la sua gastite preoccupandosi del registrare al live8 (del quale ho approntato un resocontino sullo sglaps di riserva) i venti minuti dei Muse poi si rilassa del tutto scordandosi che le interessavano altri artisti nonchè se sempre la suddetta persona mette come sottotitolo dello sglaps la strofa conclusiva della canzone più lunga sempre del sovracitato gruppo britannico nonchè piazza codesti musicisti qua e là in ogni post con riferimenti… come la vogliamo chiamare sta cosa? Un carampanismo a tratti morboso. Ecco.
Diamogli il giusto spazio.
 
Muse @live8, tnx to microcuts.net, hosted by imageshack.
Il Matt mi era pettinato quasi allo stesso modo in cui io mi sveglio, solo che io passo dopo una ventina di minuti a tentare la scolpitura della chioma a colpi di gel. Dopo ieri ho capito di lasciar perdere. Dei tre solo la camicia di Dom era bianca. Il resto era la fiera delle righe.
Tralascio la solita rosicata sulla chitarra. I Muse a Versailles han suonato 4 canzoni: Hysteria, Bliss, Time is Running out e Plug in baby. Secondo me è stata ingiustamente tralasciata Butterflies and Hurricanes, il cui testo poteva sposarsi benissimo al tema dell’occasione.
 
Poi intendiamoci, per me il sig. Bellamy resta di una bellezza straordinaria specialmente quando canta [anche perchè a corde vocali ferme mi rendo conto che fisicamente io e lui sembriamo parte della stessa matrioska].
Vado a doparmi coi filmati di ieri…
[Muse@Versailles: Parte I – Parte II. Poi non dite che non penso a voi…]

Il pigiama muccoso.

Il mio migliore amico d’infanzia si chiama Filippo.
Ora, saranno tre mesi che cerco di scrivere questo post. L’ho sempre ricancellato temendo che venisse fuori un qualcosa di pesante… Non riesco a fare un ritratto di una persona che conosco da vent’anni. Non senza cadere nello scontato, tenderei poi a tralasciare particolari che sembrano stupidi per me ma importanti per il lettore che scruta queste righe. Vediamo che si piò fare.
 
Filo tre anni fa decise di spostarsi dai luoghi natii come me. Solo che io con la maturità scientifica in tasca rimasi sempre in Italia. Lui, laureato in fisica, decise dopo che i concorsi come ricercatore e balle varie in diverse università italiane andarono a lucciole di spostarsi un po’ dippiù.
Se ne andò in Canada, Montreal.
 
Se mia nonna me ne sta facendo ancora una colpa di aver lasciato baracca e burattini e mio padre mi disse che ero una stupida a fare l’emigrante con le pezze al culo non oso immaginare cosa gli abbiano detto i suoi.
Decise di partire e di scegliere lo stato della foglia d’acero anche perchè aveva conosciuto una ragazza, Claire. Molto carina, simpatica.
L’anno scorso ci siamo rivisti al mare. Se ne tornò in Italia perchè due mesi prima la sua ragazza l’aveva lasciato.
 
«…son  rincasato, era con un’amiiica… mi ha detto che mi doveva lasciare perchè si era innamorata di qualcun altro…»
«È brutto ma capita…»
«E questo QUALCUN ALTRO la stava aiutando a fare le valigie…»
«Ehm…»
«Mi son fatto ripetere la cosa quattro volte. Alla quarta son svenuto. Ossia… era QUALCUNALTRA. Cioè, io sono un uomo sensibile… mi capisci…?»
 
L’uomo sensibile si è ridotto peggio di una larva per un anno. Un mesetto fa è tornato a trovarmi qui. Dimagrito di dieci chili, occhiaie da onanista (oddio, potrebbe essere malassorbimento intestinale però capitemi… dallo shock del non sapere più se una donna avanti sia di una parrocchia o dell’altra il tizio ci è andato un po’…), pigiamino muccoso quando si metteva a dormire in branda. Uno spettacolo di uomo.
 
«Cioè, co’ sto pigiama… mi verrebbe voglia di togliertelo… ma per rubarti il pigiama, è troppo bello…»
«… stronza…»
 
E se ne è tornato in Canada, non offeso per la storia del pigiama ma per lavorare. Perchè lì il lavoro se studi qualcosa di serio lo trovi ancora (cit.)
Adesso pare che anche sentimentalmente qualcosa rinizi a girare.
[P.s. Filì, si ruzza.]

Esami.

Ossevatore esterno:
«Uuuuuuuh, come ti sei fatta grande. Ti ricordo ancora quando avevi i boccoletti… e come va con l’università eh?»
«Ehm, siii.. tutto ok…»
«E quanti esami ti mancano?»
«No, ho la sessione in corso e sono molto scaramantica. Preferirei non parlarne, perchè contarne di meno sarebbe scoraggiante e considerarli già come se fossero passati sarebbe un atto di arroganza…»
«Eeeeeh, lo sapevo io che sei sempre stata brava.»
«Coff…»
 
Osservatore interno:
«A che anno sei?»
«Secondo attraccato al terzo con la zavorra… Biochimica…»
«Ah, ma non sei messa male dai.»
«Te?»
«Nel limbo tra terzo e quarto.»
«Oddio, nella palude Stigia degli esami…»
«Già.»
 
Osservatore trasversale:
«EEEEEEEH. Io ho dato sette esami in una sessione. Tu quanti ne hai dati?»
«Uno.»
«Uno??? Ah, perdi l’anno.»
«No.»
«No?»
«Già.»
«Com’è?»
«Ne ho 3 quest’anno. Che sono tipo i diciotto tuoi…»
«…»

Ai miei tempi…

Che poi i miei tempi furono tre anni fa. Mi sembra già un casino di tempo.
Sono stata tra le prime a beccarsi la riforma della maturità. Un oceano di simulazioni tutto l’ultimo anno più numerose delle prove di evacuazione per il terremoto. Una rottura di palle incredibile per poi ritrovarsi di fronte ai quesiti posti dal ministero totalmente impreparati.
 
Un passo indietro.
Non credo ci siano maturandi che mi leggano. Non credo soprattutto che stiano leggendo in questi giorni. Un consiglio da chi già ci è passata: non fatevi problemi e/o pippe mentali. Non è il giorno più importante della vostra vita [neppure il matrimonio lo è, quindi è inutile che quando state in comune o avanti all’altare vi mettiate a sciogliere con 2 decilitri di lacrime il sapiente trucco del make-up artist che vi ha reso delle strafighe da paura…. pensate a quanto vi è costato e pensate ancora che il fotografo si è già fatto pagare in anticipo e vi deve ancora scattare le foto… da brave], non si decide un cazzo e soprattutto la maturità non serve a testare la vostra bravura.
Due mesi dopo vi ritroverete a fare un test di ammissione all’università, magari, che ribalterà completamente il voto di maturità.
 
Ricordo le tracce dei temi all’epoca. No, anzi non le ricordo. Ricordo che il saggio breve era una completa cazzata, lo scrissi in quaranta minuti, lo copiai e dovetti aspettare per uscire.
Ricordo la prova di matematica. Non la sapeva fare neppure la mia prof di matematica, ma siccome mi aveva ghettizzato nell’atrio con l’altra classe mi feci passare il compito dall’altro prof. Mito umano.
La terza prova fu uno schifo. Mamma mia. Azzeccai solo Inglese e Filosofia. Storia dell’arte ci chiese delle terramare… le terramare diobono… già che ci sei chiedimi anche come era fatto il cesso di Adamo, no?
 
Ah, io gli ultimi tre mesi prima della maturità avevo smesso di studiare, preparai la tesina la sera prima dell’orale (avevo presentato solo la scaletta) e comunque presi molto meno di gente che ora è ancora al primo anno di università.
Se rivedessi i miei prof mi ricorderei della sonora risata sarcastica che fecero alla mia risposta "e ora che facoltà vuoi fare?".
Fu medicina.
Se me li ritrovassi agonizzanti avanti fingerei un malore e aspetterei che se ne occupi qualcun’altro, eccheccazzi. Neanche la soddisfazione di ammazzarli gli darei.
In cinque anni di liceo salvo solo due prof: la mia prof di inglese del primo e quarto anno e il prof di filosofia del terzo. Il resto è tutta gente impreparata che detta il trend di mediocrità delle scuole superiori.
Insomma cicci: se volete fare medicina mollate il posto di secchioncino dell’aula e mettetevi sotto a fare fisica, chimica e biologia. Le materie più mal fatte allo scientifico. È un consiglio disinteressato. Io sto mandando cancheri a tutte le future genereazioni dei miei docenti causa pessima spiegazione di quelle materie.
 
Insomma: i giorni della maturità fate quel cazzo che vi pare. Fregatevene dei consigli medici, dei docenti, della zia peppina, di tutto il resto. E non state a rosicare quando vedete le valutazioni. Tempo tre mesi e con il lavoro di cinque anni potete andarci comodamente a zappare :)
 
[ah, leggevo sul corriere i consigli sul tema. Io non li seguii e alla maturità presi 15/15. Gli altri in classe fecero l’analisi del testo e beccarono 14/15. L’importante non è saper scrivere, ma individuare cosa vuole leggere il prof.]

Alias (trilias, silias-cit.)

Salve ciccibelli.
Ieri sera è riniziato l’evento estivo secondo il quale il giovedì, cascasse il mondo, ha la priorità il mio 14 pollici roadstar su tutti gli altri elettrodomestici di casa.
È riniziato Alias. Telefilm del quale io sono fortissimamente carampana. 
Ora, vi rinfresco un carampanismo verso il sig.Vartan [non so perchè ma esso ha qualcosa che mi  induce di più a guardare il telefilm…] e per par condicio ai maschietti indico anche una foto della signora Garner [fidanzata con il sig.Affleck nonchè incinta]
 
 
 
[ora non iniziate a rosicare su di lui e a sbavare su di lei…]
Appendice: credevo che la storia paranoica su Rambaldi, inventore-alchimista al servizio di Alessandro VI sul quale si basarono le prime tre serie, fosse tutta una bufalazza. Lo è. Ma qualcuno mi spiega perchè per gli ammericani Rambaldi l’era pure parmesan? Pizza, mandolino e parmigiano reggiano? Che robe eh…

Alla facciazza del Billionaire.

Gggiovane.
Tu che segui la moda come il branco detta, con quella mutanda ostentata e il pantalone bracalone o girofica, distinguiti almeno sul non seguire l’idea referendaria del capobranco.
Capisciammè: non è che perchè sei di destra devi votare quattro no. Guarda il sor Gianfranco Fini come sta più avanti di te. E neanche se sei di sinistra devi seguire il branco, guarda per esempio il sor Rutelli come sembra di non starci tanto dentro.
 
Distinguiti dalla folla.
Quest’anno l’avvenimento d’inizio estate (sebbene maremma zucchina fa un freddo della pupazza. Ma io resisto con le maniche corte…) mica è l’inaugurazione del Billionaire. Ennò. Quest’anno l’evento figo sarà dire: "eh, ma io son andato a votare…"
Ganzo veh.
Pensa a quando te ne potrai bullare sulla spiaggia mentre guardi i didietro delle tipe o mentre controlli se il costume ti ha fatto il rigo bianco dove non volevi.
 
Cerca di farti una tua idea, non ti serve solo adesso ma sempre. È normale che i paroloni di stampo medico ti mettano dubbi, ma diobono… sai usare internet. Vai su google e cerca tutti i pareri, e non stare a sentire Ballarò o Porta a Porta. Cercati il significato delle parole e delle operazioni. Ragiona secondo coscienza e non secondo un’etica precostituita dalla società che ti ha cullato finora come la bambagia.
Se io ci ho messo tre ore di telefono a spiegare a mia nonna cosa fosse e in cosa consistesse una fecondazione artificiale nonchè cosa fosse una fecondazione eterologa mi chiedo cosa possano aver capito cinquanta milioni di Italiani.
 
Gggiovane, documentati e dopo la 3 giorni all’Heineken Jammin Festival ritorna la mattina col treno e ancora intriso di alcol e cannabioidi e vai a votare al seggio. Magari segnati prima cosa devi votare eh (si sa mai che il rincoglionimento..), e se devi svomitazzare fallo sul treno che al seggio pare brutto.

Suuuul caaaaaappellooo….

"Fran, ma ‘sti Alpini che vengono cosa fanno?"

"Eh, la sfilata, i fuochi d’artificio… quelli non loro… cioè nel senso ehm… ah, la parata. Il casino in giro…"

"Ma che età hanno?"

"Credo dai 18 a fino a quando il Signore li tiene in vita…"

"Uh, allora ci sono quelli di 24 anni pure…"

"…."

L'informagiovani.

Quello parmigiano ha un sito molto accattivante, qui lo potete vedere. Ma quello che mi chiedo io è perchè il peperoncino?

Cioè: siamo a Parma. Io ci avrei messo del prosciutto crudo, una mezza forma di parmigiano… non so, un monumento, una foto di una gnocca… ma perchè il peperoncino??? L’informagiovani di Soverato allora cosa deve mettere, il panettone?

Quello di Parma è utile, come utilizzabile è la sua sede. Quello di Viterbo è bello da vedersi, come inaccessibile è la sua sede.

La cosa più bella dell’informagiovani parmigiano sono però le bacheche.

Nella bacheca offro lavoro il giovane medio [ossia io, ma è bello parlare in modo impersonale] ha trovato lì i suoi due lavori principali, trovando anche 4-5 notevoli bufale (tra cui: un colloquio di lavoro d’azienda in trattoria, uno che ti faceva fare volantinaggio sulle auto e qui a Parma non è consentito, etc etc…)

La bacheca dell’offro casa sembra la più conveniente assieme a quella delle lezioni, ma la meraviglia è la offro-vendo-scambio.

Vendo bicicletta a 10 euro, quasi nuova ma da risistemare.

Cedo in massa mobilio di casa causa trasloco. A 1200 euro: mobile del soggiorno, due tavoli, una camera da letto senza reti e materassi. Telefonare ore pasti.

Cedo nuovissima PS I, occasione!!

Cerco una macchina qualsiasi purchè con motore funzionante sotto i 500 euro escluso passaggio di proprietà, chiamare qualsiasi ora e urgentemente.

Vendo causa inutilizzo tre lampadar… ehm… no, questo è il mio.

Bellissimo. Anche la gente che ci viene. Se domani non mi mollano il computer li azzanno. Ma tanto da lì non riesco a vedere i vostri commenti, che bello…

[N.B. Oggi "vi" vedo. Che bello, che emozione… e vi scrivo da qui, il comune, o meglio il centro direzionale per i servizi al cittadino altresì contratto in DUC.

 Io son quella sul quadratino bianco che vi agita la manina, mi vedeeeete? stanno servendo il numero 490 alla carta di identità elettronica se vi interessa eh…]

 

Fenomenologia delle feste da collegio.

Stammatina, mentre chiedevo, cospargendomi il capo di cenere, scusa alle ragazze alle quali ho tirato il pacco ieri [che poi hanno, credo falsamente, detto: "ah, ma siccome non venivi tu abbiamo deciso di fregarcene e passare la sera a studiare…"] sentivo i discorsi e il pettegolezzo universitario a me tanto caro. Sarà l’indole del portiere d’albergo?
 
Ieri molte di loro avevano un po’ il capodanno dei Collegi. Ieri era la festa totale globale dei collegi feminini e masculini parmigio-parmensi e allora si apriva un po’ tutto, iniziando dai cancelli e dai portoni.
Son cose.
Dicasi che ieri è stata un po’ anche la festa dei cornuti, sebbene non fosse novembre e il giorno di San Martino. Ma non si festeggiava a Parma. Io naturalmente stavo lì a sentire ed ascoltare. È bello sentirne di varie, anche se con il beneficio del dubbio, perchè di cazzate se ne sparano tante.
 
Pensavo anche ad un’altra pseudocategoria. La fenomenopatologia della brava ragazza.
 
Di norma, la giovin ventenne del centrosud Italia, che quindi si sposta circa seicento-mille km da casa natale, viene consigliata in modo fermo e cortese dai genitori affinchè desista dai propositi di abitare da sola o coabitare con altre ragazze della stessa età. Per carità eh. Che cose sconvenienti.
C’è il collegio, ci son le suore…
Come se andare ad abitare in un casermone stile ex URSS, in compagnia di altre teste di minchia del tuo stesso sesso, con delle donne intonacate che ti controllano sul cibo/lavaggi/abitudini alimentari/salcazzi, senza tv, senza…. urgh [si è capito che io non ci sarei andata neppure sotto tortura?]… dicevo, come se andare ad abitare lì fosse garanzia della santità personale e della purezza di spirito.
Però la brava ragazza abita lì, perchè almeno ha compagnia, perchè almeno ha un tetto, riscaldamento, e qualcuno che "se tu ti ammali chi ti guarda?" ti guarda. E può anche studiare con comodo eh! Tanto entro le 21 deve tornare lì a pascere in convitto, altrimenti può anche dormire sotto un ponte. E vabbè, se qualche sera vuole uscire lo può fare portandosi appresso altre due ragazze del collegio (che riferiranno poi alla Superiora…) perchè: "se si esce in tre non può accadere nulla, in due da sole magari sì…"
Son cose.
 
Che poi, una delle tizie che conosco quando le dico:
"Oh, te dove stai lì con il convento?"
"CONVENTO?!! Collegio… e casomai convitto. Cazzo, sembra che io mi sia fatta suora…"
"No, dai… poi in caso basta sempre chiedere al ginecologo…"
"…."

Appello.

Nel corso che frequento è richiesto l’obbligo di frequenza. Ciò comporta, oltre a svegliarsi controvoglia e vegetare sul banco a mo’ di pelle di orso in fronte al caminetto, a un computo ragionieristico delle firme/appelli/testimonianze della propria presenza.
Lo studente ventenne, ma anche trentenne eh, è costretto a diversi stratagemmi per migliorare la propria situazione e produttività universitaria, ben diversa da quella liceale ove, quando necessario, bastava zerbinizzarsi coi proffs.
 
Esaminiamo diverse modalità:
 
a) la firma. Di norma quando capisci che il prof se ne sbatte delle firme tu adotti la tua FAAR [n.d.Fran, firma ad alta riproducibilità] e fai a turno con i tuoi compagni affinchè qualche mattina puoi lavorare in pace o puoi vegetare a letto. Questa modalità porta diversi problemi:
    1) il controappello: esiste anche nella sottoopzione controappello mascherato da "vi chiamo alla lavagna a fare gli esercizi… chi chiamo, chi chiam…. mmmmmm Fiorini!". Oltre ad inventare "non c’è/ è al bagno/ sta qui fuori a vomitare/ è a spostare l’auto" non hai vie di scampo.
    2) l’amico addetto alla firma del giorno in realtà non è a firmare. Lì scatta la lapidazione e il giro di raccomandazioni a gente che conosci solo perchè l’hai vista alla macchinetta del caffè: "ehm, se non ci sono…. non è che una volta puoi dare un occhio all’elenco e firmarmi?"
 
b) l’appello. Un dramma. Lì non ti puoi esimere dall’esserci a meno che hai la modalità amico che tanto non ha un cazzo da fare e va lì al posto tuo.
 Quello che per me è tragico dell’appello è che a causa della mia vocina impostata da contralto si sente presenteee fin nei corridoi. Ma ai prof talvolta sfugge… C’è da dire che il prof stordito non alza mai il volto durante l’appello e quindi te (te, insomma… io) puoi giostrare la tua voce per fare quattro presenze. Ma gli altri non riescono e non ti restituiranno mai il favore.
 
[continua? Boh, ora vado a firmare a lezione, addopo…]