Brightkite a mano (cit.)

Labbro inferiore spaccato dai succhi gastrici.
Collasso in auto tra valdichiana e barberino (non guidavo io).
Esclamare "dove c’è Barilla c’è casa" vedendo lo stabilimento di Corcagnano dall’autostrada (e l’ikea lì vicino)
Prendere di nuovo possesso del proprio letto e del proprio cesso: l’intestino l’ha immediatamente riconosciuto.

Bah.

Sto male, da schifo.
Dopo aver gustato un’ottima cena ho rivomitato tutto, leggasi tutto, sul tavolo con compreso sudore freddo, semiperdita di conoscenza, io che ero completamente bianca, più del solito, io che sentivo solo e non vedevo più un cazzo (meglio, ho rigettato tutta roba marrone, dicheno) gente che continuava a far avanti e indietro e chiedere se avesse dovuto chiamare un medico, mia mamma che voleva portarmi in ospedale e io che rispondevo di base "un momentino".
E vomitavo, seduta al tavolo. Mi sa che ho fatto una busta intera di vomito. Se mi vergogno? Ho paura che mi succeda a Riva, con gli amici. Cazzo, non voglio ancora rendermi conto che sono una persona malata e che devo rassegnarmi. Mi sento solo tanto in colpa.
I dettagli li risparmio perché non son così pulp e perché mi sembra ancora di sentire acido intorno.
Mi manderei affanculo.

We can find new ways of living make playing only logical harm.

Mi girano.
Mia mamma due ore fa, vedendo che avevo quel nervosismo da iperattività (cfr per le persone che vivono nella vita comune: sembrava mi fossi fatta di coca) mi ha detto "scrivi un post".
Lo faccio ora, dopo aver visto dodicesimo Baldini e il volley or ora in campo. Son così caricata a molla che finisce che mi addormento alle nove. [no, i sonniferi non m’han fatto, in compenso prima che succedesse quel che vado a narrare ero in una nube rilassante di olii essenziali e acqua calda…]

Dunque, ieri è capitato, dopo smarrimenti di usb e bocciature al portabagagli dell’auto che avevo preso con una tranquillità olimpica (HAHA… ehm) la classica goccia che mi ha portato vicinissimissimo a farmi riconoscere alle terme che sono figlia del mio papà.
Mio padre, l’uomo meno diplomatico e più sbroccoso del mondo.
Fattostà che ecco, ehm, mi han rubato la biancheria intima.
Non che fosse stacispa, ma era un reggiseno Triumph comodissimo che sembrava una seconda pelle e un paio di mutande made in Ungheria. Ma è il gesto che mi ha fatto sbroccare.
Mi son dovuta trattenere, mi son rinchiusa nel mutismo e credo di aver fatto il mio record di ritorno dalle terme. Netto.
Però debbo ringraziare un uomo che vedendo il messaggio di stato mi ha risposto così:

10:34 PM Paco: è stata nomediexamica
  non volevo dirtelo per non allarmarti
 me: LOLLONE
 Paco: ;)

E ora scusate, ma esco a far du’passi.

La serietà delle multinazionali.

Allora, io vi ci volevo dire una cosa, ora in questi giorni non ho gran voglia di scrivere, ma sto post si sta trascinando da lungo tempo: dunque, finalmente ho posto un rimedio ai miei sfoghi giovenili di acne. Il tonico Clean and Clear ha quasi funzione di Raid. Mi ammazza stecchiti i ponfi che è un piacere. Prodotto in Italia dalla J&J ma introvabile nel nostro paese. Dove l’ho preso infatti? In Ungheria, a circa 3 euro a boccetta. E siccome finalmente ho trovato un prodotto che fa il suo uso e anche a un prezzo commercialmente irrisorio mi feci forza e un paio di mesi fa cercai il contatto della multinazionale per chiedergli come reperire il prodotto. Non trovando un contatto sul sito italiano mi rivolsi via email a quello americano, che dopo 4 giorni mi rispose così.

Dear Francesca:

Thank you for contacting Johnson & Johnson.  It is always important to hear from our customers and we appreciate the time you have taken to contact us.

Your message below has been forwarded to our affiliate in your country.  They will be very happy to assist you. 

In the future, if you wish to contact them directly, please feel free to contact them at:

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Voi l’avete ricevuta la risposta?
Io neppure.
Alla faccia dell’importanza del cliente. ‘Sta cosa mi rode assai. Ma proprio tanto tanto, ecco. Sicuramente un comportamento a cazzo della Johnson & Johnson che mi costringerà a ricercare i prodotti quando riandrò all’estero. Però duepalle.

Io l'ho detto: la fiction deve essere precaria.

Lo sapevo che saremmo arrivati a questo momento. No, non parlo di gente a cui stramazza il blog e risorge su splinder.
Io, per esempio, avevo fatto critiche costruttive sulla non veridicità di telefilm ormai diventati nazionalpopolari. Ma invece qui niente: su internet (cit.) Radiologi, medici di famiglia e infermieri. Ma il succo non è "cicci, vi fate una idea sbagliata su cosa è la medicina" (e su chi fa medicina, dico io. Infatti non si trova un medico figo se non ogni 85 medici lavoranti) ma è un pestare i piedi a terra dicendo che li escludono. Del resto ricordiamo che le case farmaceutiche ci viziano con deliziose chiavette usb a forma di cuore che pubblicizzano il farmaco per l’ipertensione di turno, quindi è normale il coretto dell’asilo.
Mah.

E comunque gli sceneggiatori non hanno ancora compreso una benamata fava: la fiction deve rispettare criteri di verosimiglianza alla vita reale, quindi è da farsi, a breve, una bella fiction sugli interinali. Vuoi mettere quanti nuovi intrecci e nuove trame sospese ogni giorno, in un mondo ove non v’è certezza alcuna? Dilettanti.

Scatole cinesi.

Non è un omaggio al programma del capo (inchino) ma a una serie di considerazioni sparse sull’Olimpiadi pechinesi, sebbene il buon Kino ha già appuntato molto con la consueta maestria che lo contraddistingue:
  1. Non capisco l’ostinazione a mantenere uno sport "forte" come il calcio tra gli sport olimpici. A sto punto io vorrei seriamente le bocce. Civoli e Dossena, inoltre, sono i peggiori commentatori di calcio degli ultimi anni. Pessimi, enfatici quando non serve.
  2. La storia delle finali di nuoto al mattino ha premiato la mia insonnia. Ma oltre a vedere qualche pregiata finale ho potuto nuovamente ammirare tutti i 36 anni e trequarti di Popov, che premiava Phelps. Che uomo. Posso sinceramente dire il mio ideale d’uomo (basta coi tipi riflessivi che indugiano sulle pipp… vabbè, intendevo anche ideale fisicamente).
  3. Sempre per la storia della simpatia: tralascio la truzzaggine di Montano, ma mi preoccupa davvero il fanatismo egocentrico-religioso di alcuni medagliati olimpici. Da rabbrividire. Dall’altro canto invece ci dovrebbero essere più Alessia Filippi: brava, bella, sorridente, simpatica, con un bel modo. Complimenti.
  4. Bolt è stupefacente. Phelps anche. Io non credo alla sua dieta da 12000 calorie, per alcuni dettagli. Mangiando l’uovo a colazione non so quanto ci mette a digerirlo (in padella è un po’ pesante, tralasciando il resto) e quindi mangiare tutta quella roba sinceramente gli darebbe ben poco spazio per gli allenamenti, soprattutto visto il carico proteico e non carboidratico. Congestioni a go go, a meno che lui ci abbia Mastro Lindo al posto degli enzimi. Ma insomma, poi col CMM.. vabbè, che vi dico. Inoltre sto ragazzo dovrebbe avere fegato, reni e HDL/LDL/trigliceridi lievemente sputtanati, e insomma, non ci credo che un capitale sportivo così venga fatto sputtanare dai medici sportivi. Mah.
  5. Non sopporto molti telecronisti rai: la sufficienza di Bragagna, è un po’ il paradigma di tutto. Troppa spocchia. Troppa gente che sembra messa lì per caso a parlare di cose che non sa (beh, vedi il jolly Galeazzi trattato come opinionista) Fioravanti almeno si è migliorato. Copertura Rai inoltre scandalosa, sebbene in notturna non ci sarebbe nulla da rovinare. Fa tristezza, molta.
  6. Medaglie: il prossimo che rivomita la manfrina sessista su "uh, quanto son brave le nostre ragazze dello sport" lo prendo a martellate.
  7. Ultimo ma non olimpico: Chiellini rotto al Berlusconi è una Sciagura. Mi chiedo ancora perché si debba partecipare a quel torneo portasfiga.

You just repeat yourself, stuck in another rut.

Credo di non scrivere qualcosa di seriamente decente da giorni, sul blog. Ma sto male. Non di testa eh, di fisico proprio. Stanotte è stato qualcosa di bestiale. Alle cinque e mezza stavo in bagno con dei crampi allucinanti che duravano da tre ore: unica posizione a dar sollievo era quella seduta con le spalle curve. Dal male non potevo rilassare l’addome per respirare, e la tachipnea peggiorava il tutto. Ma non avevo le forze per farmi girare i coglioni. La mamma mi aveva fatto tutto il possibile, e papà era a corto di antidolorifici (e alle 5 mi disse di passare in farmacia, ma per me era fisicamente improbabile arrivarci)

Alle cinque e mezza stavo rannicchiata, per quanto la posizione espulsiva sulla tazza lo permetta, con la fronte appoggiata alla soglia della finestra, a cogliere quell’arietta umidina che mi ristorava un po’. E ho sentito un gallo cantare. Cioè, non bastava ormai non dormire se non facendo staffetta con gli uccellini.
E io stavo lì, a sentire il vento tra pini e cipressi, a sentire i crampi che ormai si erano irradiati allo stomaco e con quel cazzo di gallo che cantava.

Lo dissi al mio gastroenterologo: in caso di parto finirò a pensare uno giaffatto? come se fosse uno spottone picindolor.
Alla fine mi son imbottita di sonniferi e son stramazzata a dormire.

Non che manchino idee e stimoli per scrivere. Ma sto davvero da cani. Mi capitavano altre volte di star così e lo dicevo a qualcuno via sms. Già. Ora restano solo i dolori, che ormai si son evoluti, son diventati più forti forse perché -anche- mitigati da meno affetto. Così forti da non poter star sdraiati. Un misto di male da cagotto da impepata di cozze al colera e milleedugento addominali fatti quando appena prima di iniziarli non avevi altro che lardominali.

Ora appena mangio ho dolori. Sto valutando quasi di non mangiare più, e non scherzo.
Questa poteva essere una email alla persona a cui voglio ancora bene e che ogni giorno mi auguro che muoia. Perché almeno per me sarebbe un capitolo chiuso che mi farebbe smettere di soffrire. Non avrei finalmente il modo di esporre le mie ragioni a contrastare le sue seghe.

Ho casualmente rivalutato You are Fading degli Editors, che un po’ m’annoiava. Sono in operazione ascolto compulsivo degli Editors, bside comprese. E degli Interpol. Con mia mamma che vedendo Paul Banks mi fa:
"Emma qui ‘sto qui ha un po’ la faccia del depresso"
"eh, noi nati il tre maggio…"
"eh. Mappoi si risente anche nella musica…"
"eh. Pensa a chi li ascolta"

Wannabe Paul Newman.

[Fran è vestita di scuro in uno studio ombroso. Picchietta le mani facendo rimbalzare i polpastrelli tra loro. Scorrono sullo schermo immagini di stragi e delitti. Fran rimane in penombra. Guarda la telecamera con gli occhi fissi sbarrati gesticolando alla Mr Burns.]

La storia che stiamo per raccontarvi è una tipica storia italiana. Una di quelle storie, che, ti lasciano un po’ l’amaro in bocca. Ma anche. Ma anche ti turbano, perché tu, tipico uomo della strada, ci potresti finire dentro anche tu. La storia di oggi si svolge in un posto del Lazio, ma siccome non sono ancora passati abbastanza giorni per poterla divulgare la edulcoreremo per mantenere la Privacy. Quindi, il nome del protagonista per noi sarà il signor Pietro Tornaindietro.

Il signor Pietro si ricovera nel nosocomio, visto che medici e analisi formulano una prognosi infausta. Tumore maligno al polmone gli dicono, in fase terminale. Quando noi ci siamo occupati di raccogliere queste informazioni con massimo scrupolo giornalistico già trovavamo notizie discordanti. Del resto, mentre si svolgevano i fatti ci siamo informati sulla natura della neoplasia e sulla stadiazione della stessa e ci venne risposto "sette". Ora, voi siete ignoranti e anche beceri, ma per un operatore sanitario che ha studiato bene sette è una risposta come quarantadue. Ossia: accazzo.
Ma mentre noi ci ponevamo domande e non trovavamo risposte i parenti, al coglimento della ferale notizia, reagivano in modi diversi:
  1. La sorella e i fratelli tutti erano tra il preoccupato/sticazzi/unodinoideveprimaopoimorire e lo scocciato del dover badare ad animali/campagna del malato.
  2. I figli già indicevano una famigliare lotteria per spartirsi i beni del congiunto, indagando su eventuali contanti e libretti presenti nella sua magione prima della sua dipartita, come extra sull’eredità.
La preoccupazione comune era quindi, assodato che morisse, quando. Anche perché essendo d’Agosto vestirsi di nero scoccia, si attirano le zanzare e fa caldo. Voi capite.

Preoccupati di tutto questo, in un climax di preoccupazione la nostra storia, una storia come mille che ne ha viste la provincia italiana, vede una persona che va una mattina in ospedale, a far visita al malato e passa dai medici. Chiedendo numi sul malaccio e su quanto non ci sia più da sperare.
Ma uno dei medici, intrinsecamente fischiettando, risponde che insomma, si erano un po’ sbagliati e che il signore, il nostro Pietro, non ha nulla di feralmente grave.
Insomma, non muore.
Per ora, dai. Sì, ci ha un età, è una vecchia carcassa ma non ha una sveglia che gli ticchetta a tempo, ecco.

Così, il nostro Pietro Tornaindietro, che già bestemmiava così a tal guisa come un bravo scrittore mette la punteggiatura già perché voleva, così come un Polniuman laziale, tornare a casa a morire in campagna tra le sue bestie, alla notizia del miracoloso risanamento repentino coglieva nuove energie nel maledire e smoccolare l’intero calendario.
E per farlo, ciabattando, si avviava verso la veranda del reparto nosocomiale. A tal punto che, una infermiera non molto presente di intelletto si apprestò ad urlare:

"ODDIO QUESTO SA CHE CIA’ IL TUMORE E MO’ SEBBUTTA!"

Inutile dire cosa il nostro Tornaindietro abbia esclamato. E noi, ci sentiamo di quotarlo. Soprattutto all’indirizzo della donna.
Noi naturalmente consigliamo al sig.Pietro ora di scapparsene in Brasile coi suoi risparmi e non far pervenire più nulla alla figliolanza. Morire tra perizomi e mojiti, ecco.
Era una storia brutta. E la verità sui fatti forse la sapremo dopo Ustica. O no. Ma soprattutto, dove avevan preso la laurea quelli che ce la vado a prendere anche io?

Where is the ripcord, the trap door, the key?

La cosa più lieve che mi è stata rivolta in questi giorni nei miei confronti è "leggendo mi sembrava che tu non te la passassi tanto bene". Volevo solo confermarlo.

Da quattro giorni faccio un sogno che per me è molto rilassante: mi affetto con una lametta il braccio sinistro. Dalla spalla al polso, strisce larghe sui 4 mm, stando attenta a non affettare i polpastrelli della destra. Vedo il sangue scorrere e mi calma. Invece da sveglia, prima di dormire, penso e mi vien da piangere, di brutto. Mi sento male dentro e fuori e so che non passerà. Ho l’inferno dentro me e ogni cosa in più che è successa l’ha autoalimentato. Spesso quando sento di gente suicidata arrivo a invidiarli, perché ora come ora non avrei il coraggio di quella soluzione.

Mi pesa più il quotidiano del futuro.

Stanotte invece ho chiuso occhio credo alle cinque e mezza. Avevo dei crampi enormi e nessuna voglia di alzarmi a prender nulla. Sono stanca. Peccato che alle sei e qualcosa i vicini abbiano iniziato a far bordello. Credo di essermi addormentata quindi dalle 10 alle 15.

Neanche mia mamma capiva della mia stanchezza. Oggi mi ha scazzato un po’. Poi dopo ti incazzi se dico che nessuno mi capisce e considera, e credo anche te.

Mio padre si è accorto della mia venuta e mi ha portato quindi le prugne sullo zerbino.
Peccato che oggi abbia finito un rotolo di carta già senza quelle. Dite che se gli chiedessi lo scottex…?

Mi sento poco considerata. Qua i medici per ogni cosa vogliono che mio padre mi accompagni per farsi belli ai suoi occhi. Per questo ero scappata, per questo -cari ex amici di merda- non avevo detto nulla alla mia famiglia e avevo deciso di gestire da sola. Meglio un peso solo sulle spalle che lo strascico. Ho sclerato di brutto, perché ho 25 anni e ormai le cose le so gestire, e la mia salute voglio ormai che rimanga sconosciuta a tutti gli occhi che non siano i miei e quelli dell’operatore avanti. Non mi fido più. Odio i medici, la loro ipocrisia di merda. Tutti ciellini con le budella altrui.

Mi stanno iniziando a mancare le forze ma tento ancora disperatamente di convincermi che non sia così.