Mentana.

Oltre ad essere un luogo di battaglia garibaldina dove orgoglionamente un mio antenato disertò perchè la sera prima si era scolato due botti di vino è anche il cognome di quello che ormai è l’ex direttore del tiggì cinque.

Non mi sarebbe mai venuto in mente di accostarlo, non per meriti giornalistici [sebbene dal punto di vista professionale sia stimabile, l’Enrico], ma per quello che ha subito dall’editore.

Oh, occhio alle date… 12 anni di tg5…. 15 anni, quasi sedici che manca lo scudetto all’inter… Enrì, niente festeggiamenti al tg5, sorry.

Auguri per l’inizio di una buona avventura [certo oh, che inizi la tua carriera… costruisci qualcosa dal nulla… e poi…]

Di certo questo affare è un autogol nel quarti di finale di CL da parte del Silvio nazionale, mi consenta.

[on air: Nancy Sinatra – Bang Bang]

Geni del referrer.

[che con tutte quelle erre non riuscirò mai a dirlo. È peggio di trentatrè trentini…]

Si palesi quel genio che su google ha cercato “uccidi prof” . Ciccio, sappi che mi hai letto nel pensiero. Oggi ho sprecato un’intera giornata in facoltà credendo che da un momento all’altro ci facesse firmare [sì, lo dico, quello stronzo…. ma vai in mona fai firmare magari quando manco… sadico!]. E invece no. Io, il mio mal di gola e la mia febbre [37,8°C] eravamo presenti, il foglio delle firme no. Maremma cane impestata infreddolita….

Ok, stramazzo sul divano, e per la febbre mi metto anche a guardare Cucuzza… eh…

[on air: Anggun – Snow on the Sahara]

La moda gggiovane.

Codesto post doveva nascere tempo fa, visto che è tratto da una discussione pomeridiana pre-laboratori con un’altra ragazza che frequenta medicina con me. Poi ieri sera ho visto la vignetta del sor Marcuzzo e ho deciso di cogliere la palla al balzo.

Capisco che la moda imponga pantaloni a vita bassa [ma che bassa! Bassissima, praticamente girofica (cit.)] e magliette che lasciano scoperto un po’ tutto. Ma non capisco come le gggiovani generazioni non comprendano che quel tipo di moda non fa per tutti.

Se non hai un fisico alto e snello non ti puoi permettere quei pantaloni lì. Ti “accorciano” la figura [non dite l’inverso, non è vero. E se lo dite non capite un cacchio.], scoprono troppo e se hai la pancia non tirata non è uno spettacolo gradevole a vedersi, anzi! Sta ciccia che brendola ostentata come se fossimo in un paese musulmano fa quasi piangere, se non ridere. Insomma.. il buon gusto! Non puoi permettertelo? Copriti. Devi sentirti a tuo agio con quel che ti metti, ecchecavoli, ma anche andare in giro decente perchè non è buona educazione, ma anche perchè io ho uno stomaco e un senso estetico che magari vendendoti si modifica in un senso estetico di tendenze naziste. Andrei lì col bisturi a operare chirurgicamente….

La mia compagna di uni, dopo che ci si lamentava per i chili che si prendono con lo studio è arrivata a queste conclusioni. Incazzandosi per di più. Lei non si mette neanche «il rossetto rosso, sennò con le labbra che ho risulto volgare….». Ma la frase bellissima è stata: «Non capisco perchè c’è gente che si veste scostumata al lavoro… dovrebbero avere del ritegno… c’è gente degli uffici che riesci a vedergli le corde vocali quando si siedono e ti accavallano le gambe ti fronte da quanto tengono la gonna corta…».

Una frase geniale… le corde vocali viste dal sotto. Saranno contenti anche gli otorini oltre ai ginecologi.

[on air: Placebo – Every me and every you]

Segnali morse (morsi, mordesti…).

Monaco di Baviera: stadio olimpico.
Causa vallo di vicini attorno ed essendo in zona mediamente uips [addirittura una fila sotto più a destra c’erano jeremies e un tot di personaggi di cui non so un cavolo, ma per come si atteggiavano dovevano essere importanti, almeno nel loro condominio…] con tuo zio che ti guarda dicendoti col sol sguardo “non farmi fare figure di merda perchè sennò non ti ci porto più…” ho optato, democraticamente, per il silenzio tifistico.

Io tanto di solito le partite le seguo in modo molto tranquillo, pseudosnob. Non ho problemi, però ogni tanto qualche istrionismo lessicale me lo concedo… E però non si poteva. Ennò. Si riconoscevano però taluni segnali convenzionali, corredati da uno sguardo vivo, tranquillo, affidabile e intelligente alla Schillaci

Due calcagnate per terra —> puttanazza di quella mignotta

Unghiata nelle porzioni di muscolo della gamba superiore del cugino —> maremma cane di quella impestata

Pizzicotto nelle vicinanze del polso del suddetto cugino —-> AAAAAAAAAAAAAAARGGGH!!!! GIGIIIIII!!!!! MENO MALEEEEEEEEEEE!!!

Limatura di unghie sulla propria porzione di coscia ricoperta di jeans —> quel cretino che cazzo fa?

Arpionarsi al seggiolino —> fiuuu, marò. Qui se scoprono che non son bavarotta…

Martoriarsi le ginocchia sbattendo i pugni sulle suddette —> goooooooooooooooooooooooooooooooooollllll, siiiiiiiiiiiiiiiiiiii!

Capitolo Ibrahimovic: se il suddetto giocatore dovesse aver problemi sarà colpa dei moccoli tirati alla sua persona da mio zio. E meno male che doveva essere una pippa, eh. Vabbè che a un certo punto ci siamo esaltati tutti in capo passando la palla in modo fighetto con dei rilassamenti verso l’ottantesimo che mi han fatto venire una lieve gastralgia, però… si, ok. Mi sarei esaltata anche io in una squadra di “anziani dai piedi squadrati” (n.d.Fran, perdonatemi, non mi riesce a tradurla meglio).
Direi che in ottica Juve va tutto molto bene. E sottolineo il molto.

[essendo uscita dallo stadio: GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLLLLLLLLL!!!!!!! Ma vieeeeeeeeeeeeeeeniiii ma chi siamoooooooo… siiiiiiiiiiiiiiiiiiii aleeeeeeeeeeeeeeeeeee…]

Mancano sempre gli uomini….

Non è un commento da infoiata.

Oltre che mancare alle feste, quando alla fine devi ballare con un’altra donna. Mancano quando devi buttare uno scudo umano avanti a te. Mancano anche per partecipare a misterblog. Insomma, che vergogna (o no?).

P.s. poi se l’uomo che casualmente clicca qui è simigliante a Muniz o Magnini lasci gentilmente in mail le sue coordinate.

[on air: Gianna Nannini- I maschi]

P.s.II: Relato al post sotto. Il sig.Tubulo non è né il mio alter ego [tsk, avrei scelto Angelina Jolie piuttosto] né il Confuso. È una persona che però stimo abbestia e non è “il primo pereccottaro”. Punto. ‘Sto particolarmente odiosa auspico non si reiteri… :)

X-box: spero di rientrare da Monaco con dei punti (ma non di sutura addosso).

Interviste a persone importanti [volume doppiozero]

Gentili utonti, oggi (inseriosendo lo sglaps) inauguriamo una nuova categoria.

Credo sia doveroso dare [oltre alle solite cazzate] un overwiew sulla società che cambia. Ad esempio: sapete che la parola bloggers è stata inserita nello zanichelli? sapete che un gruppo di appartenenti al lemma ha pubblicato un libro?

Ma veniamo a noi. Ho deciso di intevistare una persona abbastanza perita nell’uso di internet, mica il primo perecottaro che passava per strada. Una persona internettiamente abbastanza famosa che però non vuole figurare col suo nome o nick ma che chiameremo per convenzione sig. Tubulo.

Allora, per rispettare la sua privacy la chiameremo sig. Tubulo (sa sto studiando i reni e i nomi di fantasia non vengono altrimenti).
Mi perdoni il tempo ma oltre ad aver fatto cosette varie (tipo ad esempio la punta a un tizio famoso che scrive sul gueb e che stimo molto, come le dissi al telefono, o la partecipazione ad un concorso femminile, (
forse il primo passo per sentirmi più donna?) ho cercato delle valide basi su cui fondare le domande.

Allora, premetto una cosa. Non potevo fare una rifessione sui fenomeni del web con l’uomo della strada, che crede che in internet c’è ancora il maniaco puzzone pedofilo dietro ogni ragnatela…. Ma siccome vossia è tecnico, e persona che usa parecchio il mezzo credo che sia più competente lei che l’uomo della strada (insomma, parlare con lei sarà meglio che parlare con Flavia Vento di politica.)

Che rivoluzione dovrebbero aver portato quelle robe chiamate blog(s)? A me sembrano una sorta di frontpage for dumnies…

Direi che hai ragione. Il blog è uno strumento preconfezionato che non lascia grandi spazi alla fantasia del guebmastro di turno (spesso è una fortuna). Molti lo usano allo scopo di digitalizzare il famoso diario che una volta era segreto.

Poi, perchè chiamare un sito personale concesso da un webhost blog? non è più giusto chiamarlo sglaps ad esempio?

Ma anche “srustbs”, “tripps”, “gnaus”, “frusty”.

Devo però ammettere che “Sglaps”, tra i tanti nomi disponibili, mi sembra uno dei piu’ carini.

Ho trovato una sfilza (senza cercarli eh, pare che l’argomento di parlare di blogs sui propri sitarelli utlimamente faccia figo…) di url narranti la genesi e il
fenomeno (tipo

http://www.spiritum.it/index.php?cat=4 ) Poi che fenomeno è?
Cioè, mi consenta… che differenza c’è tra uno sglaps e i post OT a minchia su un ng secondo lei?

Tecnicamente la differenza non esiste, sempre di divulgazione si tratta, però credo che intervengano motivazioni riconducibili al “fattore cornice”. Innanzitutto spero che non andiate a cercare il “fattore cornice” in qualche testo rotfl-sociologico, detto questo mi spiegherò meglio.

Newsgroup e Sglaps offrono molta visibilità. Probabilmente un newsgroup ben frequentato ne offre di piu’ a breve termine, quello che però sembra dare piu’ importanza allo Sglaps è il fatto di essere pubblicato in uno spazio personale in cui l’argomento principale è deciso arbitrariamente da chi ne usufruisce.

In sostanza è un luogo in cui il titolare decide che sia giusto parlare dell’argomento X, all’argomento X dedica una riflessione e quella riflessione diventa a sua volta un mondo su cui discutere. Poco importa che di quell’argomento si sia parlato 1.000.000 di volte (e forse meglio) in mille newsgroup o forum sparsi per il web, tutto ciò è passato, non piu’ attuale. Lo sglaps, invece, ferma il tempo, regala credenziali, spinge il navigatore a prendere piu’ sul serio i concetti espressi a prescindere dall’effettiva valenza degli stessi.

Una cazzata scritta in un newsgroup è una cazzata.

Una cazzata scritta in uno sglaps è un tema da approfondire.

Mi riassuma secondo lei come si è passati dalla foto (sfocata e con il cinturino davanti all’obiettivo) della comunione sul sito fatto col frontpage allo sglaps.

Qualcuno un giorno s’inventò dei siti preconfezionati dentro i quali inserire testo in libertà. La sempre crescente massa con accesso web ne ha approfittato spudoratamente.

Alla base di tutto c’è l’ovvio desiderio di comunicare qualcosa. La possibilità di non doversi improvvisare guebmastri col frontpage ha fatto il resto.

Tra l’altro, se una cosa è semplice, e la fanno già in tanti, diventa immediatamente irresistibile. Sono certo che in pieno delirio da Sglaps piu’ di qualcuno abbia cercato disperatamente un argomento qualsiasi da approfondire…

In questo caso non si dovrebbe parlare di voglia di comunicare quanto di voglia di appartenere al fenomeno del momento.

Faccio una domanda alla Morelli (lo psicologo): cosa può spingere nella sua opinione l’utonto medio a mostrarsi su una paginetta di un sito?

Il fatto di non essere cosciente del proprio status di utonto medio.

Non che non esistano sglaps di una certa rilevanza, ma per trovarne uno bisogna passare attraverso il nulla piu’ e piu’ volte. Gli amanti del trash potrebbero persino trovare una certa soddisfazione nel navigare le “mitiche” pagine della “mitica” giovinastra che ha sicuramente un “mitico” hobby. Non è raro vedere in tali spazi una mescolanza tra foto personali catturate dalla webcam da 9,90 euro e le .GIF animate di qualche scoiattolo o qualche bambolina colorata.

Andiamo ora sulla “letteratura” ho trovato opinioni di vari “sglappers”. Vediamo di commentarle:

http://squeezeme.splinder.com/post/3158948
Sull’html ritorna il discorso del frontpage che le dicevo in cima, sig. Tubulo. Ma quello che mi ha colpito è: “Mi affascinano tutti coloro che
riescono a far filtrare la loro vita senza essere a loro volta “filtrati” dal blog.” Che tende a significare secondo lei?

Non lo so, però è una frase che appartiene di diritto alla categoria “grande effetto”.

A noi amanti del calcio la parola effetto richiama l’esecuzione dei calci di punizione. Tirare d’effetto può essere spettacolare quanto efficace, tuttavia se non sei Roberto Carlos rischi di fare figure di merda.

Di quel particolare Sglaps m’è saltato agli occhi un altro passaggio.

Cito: “la visibilità di un ng è molto inferiore a quella di un blog, vuoi per il settaggio del newsreader, vuoi per il fatto che molti ignorano l’esistenza di Usenet , o anche solo di Google:gruppi. Chiunque, viceversa, sa aprire una pagina web. “
Il nostro amico è evidentemente molto attento al tema della visibilità, sembra però non importargli nulla del target di riferimento. Si accontenta dei “chiunque” che sanno aprire una pagina web. Mi ha fatto riflettere.

Io le dico la mia esperienza: è un posto in più per scrivere. Un posto in più dove rompere i maroni alla gente che se vuole, se ho qualcosa da trasmettere e che viene gradita mi legge. Grave?

Dovresti utilizzare qualche frase ad effetto altrimenti nessuno ti prenderà sul serio.

Qui (

http://www.bookcafe.net/blog/) si trova addirittura una guida su come si fa un blog. La teorizzazione sul modo migliore per scaccolarsi secondo
lei è ancora lontana?

Sullo scaccolarsi non mi pronuncio, però ho trovato interessante ciò che segue:

“ ‘Come si fa un blog’ può essere un buon compagno di avventura per capire cosa sia il trackback, qual è il vantaggio di avere i feed RSS, e tante altre cose che si possono fare con un weblog. Ma anche, ad esempio, per evitare di usare pericolose tecniche euristiche inserendo applicazioncine di terze parti per aggiungere gadget o contenuti al proprio weblog.”

Questo qui ha fatto la prefazione al libro “Come si fa un blog”, d’altra parte il libro promette istruzioni chiare sul da farsi.

Trovo tutto meraviglioso.

Scusi se le sottopongo anche questo

trascendendo l’argomento verso il letterario. Ma lo scrittore nascosto in me (e che ha letto Stephen King che dice: “più leggete meno correte il rischio di rendervi ridicoli” e “se qualcuno è dell’idea di perseguire l’arte della scrittura non deve attendere la Musa ma crearla”) si incazza leggendo la scelta populistica trovata in codeste righe: “Sapere che, in generale, ci sono persone che mi leggono, ha cambiato il mio
modo di scrivere. In meglio, credo. Scrivo ancora per me stessa, ma provo a farlo con uno stile meno istintivo e più personale. Per rispetto di chi
sfoglia i miei post”
Non c’è un nesso che sfugge anche a lei? è post populistico strappapplausi?

Mi sembra il pensiero di una persona che, come tante, si pone innanzitutto il problema di avere uno stile (qualunque cosa sia) e poi, eventualmente, di dire qualcosa.

Le due cose non sono necessariamente in antitesi, però è pericoloso essere coscienti di scrivere “per gli altri”.

Traggo da qui

codesto sintagma: «Nonostante quello che ho detto, il blog resta un formidabile strumento dicomunicazione, ma soprattutto resta assolutamente ed esclusivamente”personale”.»
La frase “sono perfettamente d’accordo a metà credo sia adatta”. In fin dei conti nei diari personali a volte credo che alcuni scrivano anche
riflessioni sui grandi fatti del mondo. Dalle trombate del GF a Bush e Kerry. O no?

Anche questa rientra nelle frasi di “grande effetto” che invece di finire sotto l’incrocio finiscono in testa al bibitaro, in curva sud.

Qui invece traggo la definizione di blogger (ammesso che esista… io la ricondurrei a definizione di utonto medio) che più mi ispira: “Definizione di
blogger: persona che scrive cose di cui non frega niente a nessuno, e che legge cose di cui non gli frega un cazzo. Talvolta, commenta.”
Sono cinica come costui?

Trovo decisamente sensato anche ciò che è scritto immediatamente dopo:

“Splinder è un’immensa comunità inutile. Ci si droga di gratificazione, ci si fa i pompini (ahimè, virtuali), e poi si chiude, pensando di essere un tantino più sensati, come esseri umani. In realtà, il contrario.”


Pensi che c’è chi ci fa la tesi su ste robe. Io a sto punto pensavo di fare la tesi su perchè Totti sia dotato di pollice opponibile.

In fondo analizzare il fenomeno da osservatore esterno (ma anche interno) non è che sia così deplorevole. Coinvolge tantissima gente, qualcuno dovrà pure cavarci un ragno.

Un’altra cosa che mi chiedo. Perchè il 75% delle pagine femminili hanno un html carico come la madonna del carmelo, pesante da caricare anche con
fastweb, pieno di cuoricini, picciccì e piccicciò? E la scrittura ricca di k e simili?

Perché alla stupidità non c’è rimedio né limite.

Ho parlato qualche riga fa dei siti “mitici” creati da bimbette “mitiche” (che poi tanto bimbette non sono).

Mi sforzo ma non concepisco la genesi di questa uniformità di HTML da codice penale.

E dire che la lunghezza del caricamento è l’ultimo dei difetti di codeste pagine.

Infine vorrei parlare di una cosetta che non c’entra un cazzo, lo so. Le pare giusto che con le leggi che abbiamo in italia un giornalista come Pino
Scaccia (che non è un carlo paris qualsiasi a bordo campo con la nazionale)
http://www.pinoscaccia.rai.it/torre/archives/002014.php si ritrovi nei
casini per un commento di un fruitore del suo sito-blog-sglaps?

Ovvio che no.

Prendo spunto per parlare di un problema analogo ma non strettamente legato al caso in questione né al famoso ordine dei giornalisti. Ah, una digressione; l’ordine dei giornalisti è quello sempre pronto a censurare determinate cose ma che nulla puote contro i molestatori dei citofoni?

Andiamo avanti…

In Italia (ma non solo) si ha l’impressione che i legislatori che si devono occupare di internet, in realtà, non ne sappiamo praticamente nulla.

Mi stupisco che qualcuno possa seriamente immaginare che legiferando alla bene e meglio si possa realmente applicare logiche “terrene” a ciò che è virtuale. Oltretutto lo si fa cercando il bavaglio. Oddio, assumendo che questa gente non abbia la minima idea di cosa sia internet tutto ciò risulterebbe piu’ comprensibile, rimarrebbe però da chiedersi perché mai a scegliere le regole del gioco sia sempre chi il gioco non lo conosce e non ha alcuna intenzione di impararlo.

Non lo so… è come se uno che non ha mai trombato ti venisse a dare consigli sessuali. Certe cose in Italia non accadono, giusto?

No, dico… giusto?

Halloween.

Sottotitolo: sono becera e me ne bullo.

Non è che mi piace andare controcorrente [come il barcarolo cantato dal mio omonimo di cognome], in realtà io sono un animale placido che rimugina tutto ciò che vede. Solo che ho delle mie idee e mi piace estrinsecarle.

Perchè in questo periodo se un utonto medio vede una zucca subitanemente l’associa ad Halloween e io invece la associo ai tortelli?

La risposta è semplice: stai a Parma e te piace magnà. Ma non è la principale. A me fregacazzi di Halloween. Sono incazzata coi media perchè non si è parlato dell’8 settembre. Ho storto il sopracciglio accorgendomi che lo scorso week-end non si è minimamente accennato al ricordo di un avvenimento storico come la marcia su Roma [per avere una coscienza storica non ci si deve dimenticare di nulla], mi sorprendo come parecchie persone [fonte GF dell’altr’anno] non sappiano che festa è il 2 giugno. Però tutti intagliano le zucche. Il corriere ne dedica uno speciale addirittura.

Sarò forse autarchicamente italiana, con un culto delle tradizioni del mio paese che non accetta l’ennesima festa consumista importata dall’estero. Sono una no global delle tradizioni. Sì alla Tortellata di San Giovanni, no ad Halloween.

Che mi rappresenta una festa celtica? Allora a sto punto io ritiro fuori una miscellanea di feste etrusche e romane e me le festeggio da sola….

Capisco che è fatta per “esorcizzare” le paure. Ma io la vedo solo come un carnevale di novembre e un occasione in più per far casino, mah.

[on air: Einsturzende Neubauten – Stella Maris]

Raptus famelici.

Non mi dite che non ne avete avuti. Vi ci vedo, alle quattro di notte [no, non come Califano quando era imitato da Fiorello “Stammmatina me sarò svejato… saranno state ‘e quattro…”] dirigervi di soppiatto verso il frigo, smadonnare perchè l’anta cigola leggermente e quindi in questo modo gli altri occupanti della casa potrebbero destarsi… vi ci vedo buttarvi a pesce come novelli Klaus DiBiasi sul cacciatorino o sul tiramisù avanzato. Perchè quanto sono brutte le fami notturne. Ti alzi per svuotare la tua vescica e ti ritrovi sull’uscio del bagno con lo stomaco che grugnisce come un suino d’allevamento. E quindi guardi la porta della cucina…. poi quella della camera… mannò devo resistere. E non ce la fai…

È un po’ come la fame pomeridiana verso le 17/18. Quando magari accendi la tv per distrarti e ci sono tutte pubblicità a sfondo magnereccio. Però per compensazione, appena dopo il tg di parlano di fastidiose irritazioni al basso ventre, dei dolori “in quei giorni” e dei pannoloni catturapupù. Ormai posso mangiarmi anche un etto di focaccia con la cipolla prima di un’autopsia e non vomitare, sono vaccinata dalle pubblictà post-prandiali.

Ma le fami notturne…. ARGH! E quando non trovi nulla di cotto in frigo? [esempio che mi sta molto a cuore perchè -per non prendere un peso eccessivo- utilizzo tutti prodotti da cuocere]. Ti attacchi a tutto: cioccolatini con ormai gli affioramenti del burrocacao, fettebiscottate che te l’ha portate la zia l’anno scorso [perchè gliele aveva portate la nuora della tizia quando era all’ospedale, ma lei quelle robe non le mangia- e neanche te, però non avevi avuto il coraggio di dirglielo], biscotti sottomarca fatti chissà come, frutta che non mangeresti mai ma è l’unica cosa non di carta disponibile, la scatoletta nascosta in dispensa con due dita di polvere [scosti la polvere e tenti di aprire la latta, ma essendo insonnolito fai di quei casini….], pane duro che non riesci ad addentare e che non lo faresti mai col sole alto perchè pensi a quanto ti è costato il dentista, verdure lesse messe nei contenitori emertici o riso lesso avanzato che non ti ingoieresti neanche morto.

Ma la fame notturna è come quella dell’isola dei famosi. E di notte esce la tua Carmen di Pietro nascosta in te. [marò, fa quasi paura…]

[on air: Hair – The age of Aquarius]