Opera Lirica Italiana: CPI percorso UNESCO

Dunque, forse già sapete, o forse no, che i Cantori Professionisti d’Italia http://www.cantoriproitalia.it/ hanno avviato la procedura per far dichiarare l’opera italiana patrimonio dell’UNESCO: https://www.facebook.com/groups/342932962439408/.

Io naturalmente non me ne ero accorta, e ringrazio tantissimo Giorgia di avemelo segnalato: come fa giustamente notare lei l’Opera Lirica Italiana rientra pienamente nel progetto UNESCO, soprattutto laddove si specifica “si intendono per patrimonio culturale immateriale pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale. Tale patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana“.

Se siete un minimo sensibili alla cosa vi invitiamo a diffondere sui vostri socialini, siti, blog, portaaporta questa cosa qui.

Di seguito, l’intervento del Prof. Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e Vicepresidente della Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all’Estero, in occasione del convegno “Opera Renaissance” tenutosi al Teatro Guardassoni di Bologna il 20 Febbraio 2012: Continue reading “Opera Lirica Italiana: CPI percorso UNESCO”

Eravamo io, Paul Banks e Josh Tillman

Una settimana fa c’è stato il mio compleanno. Ogni volta, oltre a chiedermi “ma che persone del 1983 sono arrivate bene o male in posti buoni” e mi sovviene solo la Winehouse, mi chiedo anche quali persone bene o male piuttosto note e in vita e che non mi fanno vergognare.

L’elenco non è lunghissimo.

Fortunatamente, come potete vedere nella sua sessione da Letterman (evviva Letterman che fa suonare gli artisti in fondo al programma senza tanti fronzoli ma almeno li fa ascoltare, in Italia pare brutto) si va ad aggiungere anche Josh Tillman, forse da voi come conosciuto sotto “quel figo del batterista dei Fleet Foxes” ma che ora ha pubblicato un disco bello bello che fossi in voi ascolterei sotto il nome di Father John Misty. Vedete un po’.

Più guardo le pubblicità MulinoBianco e più penso che Giovanni Rana buca più lo schermo di Banderas.

Volevo premttere prima di tutto che a me la merendina chiamata Flauti mi fa schifissimo.

D’altro canto però ora il nuovo ciclo di pubblicità Mulino Bianco può essere -per quelli che ne studiano- case study che la pubblicità tradizionale ancora gliela fa molto onorevolmente. L’impatto (ehm, non positivissimo) del Banderas mugnaio sui discorsi da bar e da socialini è altissimo.

Banderas, ex secssimbol ora accompagnato dalla gallina Rosita, si esibisce da uomo di campagna che inforna cose. Ma devo dire che ora che puccia di nascosto il cornetto nel cioccolato senza essere visto mi ha fatto un attimo di tristezza: ah, cosa non si fa per un mutuo…

[Però, approposito di galline, anche Amadori negli spot è più convincente di Antonio eh]

A saperlo avrei bandito additivi del bucato da tempo.

Voi sapete che Pete Doherty ha annullato quel concerto che doveva fare il 30 Aprile a Cagliari perché è andato in rehab, no?  Ora ok, abbiamo parlato di come uno può autocercarsi i fondi per pubblicare le cose: e ora attraverso Pledgemusic il nostro ha fatto uscire un DVD dei Libertines (maggiori info sul suo facebook) ma quanto pare parallelamente ha indetto anche un’asta per raccimolare altri fondi.

Il catalogo è qui, prende un po’ tutto: dalle sue chitarre (acustiche, un po’ provate) a vasi di cannabis, suppellettili varie, giacchette che ormai ha smesso causa ehm come dire… panza?, ma soprattutto suoi pezzi d’arte.

Fatti col suo sangue.
www.albionrooms.com e PD Auction Catalogue.pdf utm_source Albion Rooms utm_campaign 90ba9c456a ALBION_Auction utm_medium email
Fatti anche col sangue di Amy Winehouse.

Ehm.

[ma anche con la Gainsbourg, tecnica acquerello e sangue su tela. Son cose. Avete novemila sterline?]

Amanda-Palmer-does-Tigella (e sicché chissà se si rosica)

Antefatto:

Claudia Vago aka Tigella è adesso a Chicago per #occupychicago per raccontare, diciamo dal basso?, quello che sta succedendo lì. La moderna rivoluzione etc etc, ma lo spiega meglio lei alla url che vedete sopra.

130 persone avevano prenotato le 260 quote utili a sostenere le spese per il viaggio, il soggiorno e il lavoro di racconto di quello che il movimento Occupy avrebbe fatto nel corso del mese di maggio.

Io credo di aver conosciuto Claudia circa 4 anni fa, con pupa al seguito, a casa di comuneamica.
Amanda Palmer  The new RECORD  ART BOOK  and TOUR by Amanda Palmer — Kickstarter
Ora va però un sacco di moda il foundrising (no, mamma: nessuno mi pagherebbe un euro per scrivere di musica, non credo funzioni. Sì: al solito ho sbagliato ambito e posto, ma che ci vuoi fare. Un po’ come te far la guidaturistica in quelle zone lì depresse del viterbese… deve essere un’eredità di famiglia) tanto che Amanda Palmer neppure ci credeva che la sua label le desse sull’unghia cento-mila-dollari per fare il disco nuovo. Ieri infatti aveva aperto le sottoscrizioni su kickstarter e prontivia ha ottenuto subito dai suoi fan qualcosa come 300-mila-dollari (con quote da un dollaro in su). Record infranto del sito o quasi.

Ri-spiegone:

Chi è Amanda Palmer? Anzitutto la compagna dello scrittore Neil Gaiman [già leggere dei loro sposalizi vi farebbe capire qualcosa] ex componente dei Dresden Dolls, cantante, performer, pianista, matta come un cavallo, non riuscirò mai a dipingervi completamente quanto sia terribilmente suonata ma lo è così tanto da essere ipnotica. Ah, sì: e per le sopracciglia l’altro giorno ha detto che usa l’eyeliner waterproof, sennò sbava.

Amanda non la conosco di persona, ma so tutte le sue canzoni, e penso che seguirla su twitter mi fa sentire più in pace col mio lato freak: è lo stesso?

[poi con il progetto Pledgemusic tanti stanno pubblicando così i loro dischi, ma ecco, così è una roba enorme]

E quindi?

Boh, secondo me chi non ci riesce rosica.

That sugarcane that tasted good.

Non sono triste per la mera celebrazione di un anno in più girato attorno al sole. Sono triste, e lo sono spesso anche se a volte ci ironizzo su veramente di brutto (solo l’altro giorno ho detto “oh, ma che sono uscita a fare: io volevo stare a piagnucolare a letto e ora sto correndo e facendo squat. Che esagerata”), perché ho buttato più di cinque anni della mia vita stando a letto male. Cinque non del tutto continuativi eh, ma cinque. Ed ogni volta lo penso, lo dico, lo estrinseco ed è la cosa che mi fa più male.

E gli altri dicono beh, no, dai adesso va meglio, adesso l’hai superato, adesso sei qui.

E che lo dico a voi, dopo tutto quello che vostri simili hanno maleinterpretato?

Ora prendo treni, aerei, mi getto dal parapendio tipo pubblicità degli assorbenti ma lo faccio perché ogni volta che apro gli occhi e sto male, lì nel letto, quello per me è un incubo. Quindi fanculo al cuore che va oltre i limiti di velocità. Chissenefotte se mi viene da piangere e non respiro per il panico. Sticazzi se esce fuori sangue da opercoli che venivano citati in puntate randomiche del Dr House (ma soprattutto nelle prime serie).

Non so cosa è più difficile. La cosa figa è che comunque ho così tanto lavoro da fare che con l’insonnia ormai non mi metto più a pensare ad altro.

[certo, ora ho dei mal di testa che con le capsule molli quelle lì mi ci potrei fare solo delle abluzioni ma allegria, sorridiamo, hurrà, daje, tieni-duro-come-fossi-Rocco, olè]

Perché Handwritten forse è anche il titolo più azzeccato.

Per i Gaslight Anthem non sono così un’esagitata come lo sono le altre mie amiche: non c’è quello che potremmo chiamare fangirlism (diobono, e in italiano?) ma genuina ammirazione per testi e musica che ti parlano della vita, e ti portano nel vedere la vita.

E sembra una cosa strana se nella terra di Jersey Shore dove tamarri bevono e trombano ci sono questi ragazzi qui, che fanno della musica grande che arriva lì al cuore. Una sincera ammirazione, che se fossero miei parenti sarei realizzata.

Ora parliamo di 45, che è il loro singolo di debutto del nuovo album Handwritten, che ormai molti di voi hanno ascoltato (sì, magari potevo scriverlo prima sto post, ma ecco, molti di voi sono a fare il ponte, vero?) (oh, pace)
Personalmente, penso che Brian abbia davvero descritto bene il suo nuovo lavoro quando ha detto che era tra Senor e il Queen EP e The ’59 Sound. Sono più che emozionata e curiosa di sentire il resto dell’album ora come ora. Certo: non ucciderei come per sentire il promo dei Muse, ma sono curiosissima.

[sottotraccia: la premiere era da Zane Lowe. Magari se vogliamo seguire qualcosa di nuovo sul blog BBC gli Hottest record che presenta sono sempre una guida di partenza]

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Sì, vabbè, forse è un concetto allargato di Arte.

Mentre pensavo a un nuovo giro del museo del Louvre con mia mamma mi sono sovvenuti parallelismi e paragoni che mi hanno commosso.

[conversazione tipo:

Mamma:”ma dobbiamo vederci la roba etrusca, no?”

Fran:”no, l’abbiamo vista”

Mamma: “…”

Fran: “ecco, già che non te la ricordi butta male”

Mamma: “ma allora che ci mancava? dipinti?”

Fran: “ahò lì è come i festival: ti devi segnare cosa ti interessa, perché anche se ci stai sei ore ti sfugge sempre qualcosa”

adesso capite perché le ferie culturali le faccio con lei. E’ l’unica che non si stronca fisicamente]