Il Roberto Saviano della radiofonia.

Non ho scritto tanto perché sono stata una settimana al Festival dei Festivals. No, anche qui non mi hanno pagata. Sì, questa cosa del lavoro gratis è un mio problema. Sì, ho imparato un casino di cose e sono venuta a contatto con gente nuova (su di tutti un ciao a Eleonora, Miriam, Armando e Novella) e boh, sinceramente ho vissuto poco Bologna, ma molto le persone.

Mi hanno fatto un casino di complimenti, e io non sono abituata. Uno anche estemporaneo stamani richiamandomi a voce e dicendomi che sembravo la Milena Gabanelli rock. Devo essere diventata credo violacea dalla pseudotimidezza.

Ho visto due concerti, ne ho presentato uno.

Mi sento stanchissima.

Cose così.

Io ad esempio sto ancora sedimentando la recensione di The Heart di Jimmy Gnecco perché ho l'obiettività a Ville Certose.

By Amon_Re
DSC06699[questo post va letto tutto con il pensiero interno dello sticazzismo, ma in modalità romenesca e non come lo usate a nord]

Premessa: c'è tutta una corrente di pennivendoli che dice che no, di solito l'Artista™ che uno intervista cioè lo devi trattare con gentile distacco, un po' come il paziente™ che ti viene a studio e ti dice "ciao, ho una chiappa in suppurazione perché mi ci ero iniettato dell'eroina. Ma ho smesso eh". In quel caso infatti il medico dovrebbe essere professionale e operare in modo che venga drenato il tutto, ma in realtà tutto il personale paramedico ti guarderà con quello sguardo di intesa che va a spiegare tipo "ahò, ce sta a cojonà" e al paziente™ verrà fatta la prestazione professionale col massimo del dolore che può avere. Perché siamo tutti umani, perché ci abbiamo 'sta cosa di guidicare, perché siamo tutti un po' teste di cazzo suvvia.

Dicevo, c'è questa corrente del distacco da l'Artista™ verso cui devi ottemperare una prestazione professionale. Niente foto, niente confessioni di tivojobbene, niente autografi. Neppure per l'amico che in caso ti bussa come un tappeto durante le pulizie di primavera.
Poi c'è questa cosa per cui se devi fare un verbal… pardon, una recensione non ci puoi mettere del tuo. Non dico come in alcune riviste musicali dove si mette "perbacco se mi ricordo di Riccardo Cialtronis, mi ci sparavo seghe col suo sottofondo quando ero un bimbino e i suoi riff mi occorrevano per camuffare le mie scorregge quando avevo la morosa in casa". No, cioè, sapete quella cosa dei limiti, del buon gusto, dell'insomma può leggerti tua nonna? Secondo me sono un po' questi i livelli, i modi, le cose da applicare.

Io non sono un professionista, gné gné.

Sono del parere però che non so se saprei intervistare Matthew Bellamy ad esempio. Sia perché so che mi sparerebbe tante cagate, sia perché verso ciò che dicono i Muse ho una cosa che è tipo dello stalking legale che mi fa sapere subito qualsiasi cosa dichiarino sia soprattutto perché saprei sicuramente che mi sparerebbe cagate parlando malissimo, mangiandosi le parole. Dom Howard sì, mi piacerebbe. Bellamy lo terrei per stringergli la mano e farci la foto da far vedere alle future generazioni. Fine. Tipo santino.

Come ad esempio quando andai a Condor a vedere Andrew Bird invidiai un po' l'ars maieutica di Matteo Bordone per tirargli fuori le parole e dargli un certo ritmo, alla conversazione. Se avessi dovuto farlo io sarebbe stata la sagra del "volete una pinza" per tirar fuori due concetti.
Ché l'Artista™, è persona strana, lo sappiamo.

Nei tre giorni al Frequency ho imparato questo, di me: se devi intervistare qualcuno e hai la mia (brutta per me) capacità di adattarti all'interlocutore se questo è stronzo, o scazzato, o poco propositivo devi avere un gran mestiere. Quindi finché non lo si acquisisce dovrò cercare solo di parlare con belle persone o alcune molto propositive.
Poi le recensioni dei dischi sono verbali. E' come l'anamnesi: devi saper fare le domande giuste a ciò che vedi e trarre le risposte migliori. Poi se non la scrivi bene son cazzi tuoi.

[ora arriviamo al punto]

Venerdì c'è Jimmy Gnecco a Patchanka, Radio Popolare. La trasmissione di Niccolò Vecchia, che siccome è un bastardo ha messo l'annuncio con una foto di occhi di Jimmino nostro che a me stava venendo lo sguardo tipo Hello Spank, a cuoricini.

Il fatto è che riesco anche a intervistarlo, e non a farci solo due parole da fan. Un po' la cosa mi preoccupa, perché ho un casino di curiosità venutemi in mente e maturate negli ultimi, ormai a breve, nove anni. Dovrò filtrare e prima porle a me, poi al poveruomo. E' un po' un casino, sai che finalmente hai una persona di cui hai ascoltato tantissimo i dischi, che ti ha accompagnato per anni e ti viene una sorta di blocco. E' strano.

Poi dopo faccio tante foto. Mi hanno chiesto di farle eh.

Niccolò è molto bravo, son curiosa di sapere anche cosa gli chiederà lui, che non è una bimbetta urlante come me (oltre ad essere rincoglionito, e lo dice lui, perché io di Gnecco gliene avevo parlato sin da Luglio e lui aveva detto "che figo. grazie della segnalazione. davvero bello bello". E se lo era scordato.)

Se volete venire il concerto è gratis, ed è acustico. Alcuni di voi mi hanno scritto per sapere come prenotarsi, se andate nel post linkato c'è scritto tutto. Ci vediamo lì. Temo che sarò più riconoscibile del solito.

La prossima volta esigo di entrare con un cactus di 3 metri con le spine fatte con spade di acciaio inox 18/10

Io tra le ultime volte che misi piede in uno stadio (seguivo il calcio da giovane come adesso seguo la musica, tipo mestiere quindi) mi ricordo che era il mio compleanno ed ero all'Olimpico. Avevo appresso una bottiglia d'acqua ché era un maggio caldissimo, ma proprio caldo boia.

C'era un poliziotto che mi fermò all'ingresso e mi disse che no, la bottiglia no. E neppure l'altra di scorta.
Gli dissi di aspettare un attimo e mi finii un litro d'acqua in due minuti.

[il punto non è il mio riassorbimento di acqua, ma anche quello non è normale]

Poi dentro vendevano bottigliette d'acqua. Fabia mi pare, quella che all'epoca le bottigliette di naturale erano rosa e le frizzanti blu. Quelle quanto pare dopo potevano essere tirate da tribuna Tevere perché erano state comprate lì. Non faceva una grinza.

Ricordo amici che mi dicevano "tieni te l'accendino, ché a noi non ce lo fanno entrare e a te non perquisiscono, ché sei donna". Cose così.
Poi entravano i motorini, a San Siro.

Ora la cosa che devo capire meglio è perché a me all'Estragon di Bologna l'ultima volta, quando c'era fuori la Festadelpd, il tizio all'ingresso tastandomi la borsa mi ha detto: "ma hai una fotocamera? sai che non si possono far foto vero?" [risposta, visto che poi dentro tutti fanno foto, soprattutto coi noiosissimi flash delle camere da 50 euro che però ti bruciano la retina: "sì, ma che la lasciavo, in macchina?"] e invece ieri a Marassi sono entrati con delle spranghe grosse quanto Giancarlo Magalli.

Toto Cutugno dei bloggerz (cit.)

Non credo di essermi goduta questa Blogfest, proprio per niente. E’ un peccato, perché avendo a che fare con le persone poi mi si è scaldato il cuore. Certo, poi ne ho viste talmente tante che per 15 giorni non voglio avere più a che fare con molte persone. Però ecco, non me la son goduta. Non stavo bene qui, non stavo bene lì.

La citazione non è la mia, nel titolo. E’ di Ilenia. Una delle belle persone con cui sono stata più a contatto. Non vi cito tutti, ma ci sono persone che mi hanno avuto vicino più di altre e per me è stato bellissimo, perché sono belle davvero.
Ho vinto un premio per Radionation, sono arrivata seconda e terza nelle altre categorie dietro a Mostri Sacri conosciuti anche dalla casalinga di Voghera. Non è male, anche perché l’anno scorso avevo vinto anche un premio per miglior pupazzo osteso nella blogosfera ma non è che mi abbia portato granché bene. Anzi, per un cazzo. E sono orgogliosa per non aver vinto per post dell’anno. Mi avrebbe dato noia. E mi da fastidio che alcuni miei amici non abbiano vinto anche se meritavano più del vincitore famoso (bla bla popolo bue bla: guardatevi recreathing e il blog di Lyonora. Sono le cose che mi son spiaciute dippiù) (sono stanca e bevo vino, perdonatemi se non linko) (scusate amiche, sono una merda)

Non so, secondo me la Blogfest potremmo farla anche a Beirut e sarebbe bella lo stesso per tanta gente che ci partecipa e tanta gente che si fa il culo per fare dei camp.

Il mio unico grande appunto che posso scrivere qui senza che Neri mi lapidi è che stavolta il cibo daaa mensa faceva veramente cagare.

Grazie di avermi votata, vi voglio del bene anche se non so chi siete (o meglio, alcuni a Riva me l’han detto live e io mi sono intimidita, quindi non so, magari è meglio che non so chi siate, ché io dopo mi vergogno e cose)

Blogfest day 1.

Stamani ho guardato fuori dalla finestra e c'era un'unica nuvoletta bianca, lì sul lago. Unica. Dopo che ieri ha iniziato a piovere mentre ero alla GGD che iddio la mandava. Ma proprio la mandava a doccia. Non posso dire "quando mi sono svegliata", perché ho dormito 2 ore scarse. E quando mi son svegliata ho pensato "oddio, ma da quanto è che dormo?". Ora sono su un divano, con le coliche e Tarasconi che è appena passato e ha detto che ha fame.
A me vien da vomitare, ma credo sia tutto il bagaglio sopra.

Ieri è stata una giornata figa. Ho assistito alla mia quarta GGD e ho pescato il mio primo rossetto rosso. Io, che temo che mi stia male visto che ci ho le labbra sottili.
Ieri al gamecamp davano anche la focaccia genovese, perché se ne occupavano due genovesi bravi.

Ora son qui. La gente mi bacia e mi saluta. Io boh, sono nella mia dimensione. Ronf? Ronfino.

Tutti a Riva (anche perché in alto lago pare brutto)

Domani io e Rodesindro approdiamo alla blogfest. Lui ha più cambi d'abito di me, è incredibile.

Panorama di Riva del Garda.
Poi siccome ultimamente ho l'ansia di vedere tanta gente che conosco tutta assieme ho chiesto a quello che sarà il pilastro della rubrica di Psicologia in Radiosglaps (che si chiamerà "The doctor is in (or out like a balcony)" come poter affrontare la cosa.
Il fatto che mi abbia messo più ansia è trascurabile. Naturalmente anche voi potete iniziare a lasciare le vostre domande.

Francesca: come si fa a non avere panico in mezzo a tanta gente che si conosce? cioè, con quelli che non conosco ho meno panico.

Massimo: perchè in mezzo alle persone che conosci la possibilità che ti guardino o ti considerino (se non per il ruolo che hai in quel momento) è decisamente più bassa che quando sei tra persone che conosci
e che ti osservano non solo per quello che vai a fare ma per quello che sei oltre a quel compito

Francesca: è vero. O perlomeno verosimile. Ma come faccio a quietare la pippa mentale?

Massimo: grazie per il verosimile. dipende, devi parlare o solo stare là?

Francesca: no, posso fare anche da carta da parati futurista

Massimo: intanto sapere chi sono gli altri ti dà vantaggio e calma, visto che sai cosa aspettarti e non ti spunta ANNAH all'ultimo mento, per dire

Francesca: non è che lo so di preciso

Massimo: se devi parlare e hai paura di impappinarti, il trucco infallibile è dire prima di iniziare a parlare di scusarti nel caso in cui dovessi avere difficoltà, perchè a) ti dà tranquillità anche nel caso in cui dovessi balbettare e b) il pubblico te lo fai tutto tuo senza dire una parola, per poi diventare tuo devoto se sbagli
allora una buona tecnica è passare mezz'ora del tuo tempo, e non più o meno di mezz'ora, chiusa in una stanza a immaginare le cose peggiori o le figure dimmeee peggiori che potrebbero capitarti
devi sforzarti a vergognarti o di provare panico nelle situazioni più possibili o improbabili che ti vengono in mente

Francesca: …

Massimo: sfrutti così il fenomeno della desensibilizzazione: più ti autoesponi allo stimolo, meno questo diventa ansiogeno
anticipi domande, eventi, brutte figure o belle figure (che possono diventare ansiogene anche loro)

Francesca: ma è il metodo "buttati nell'acqua alta: o affoghi o nuoti". Cioè.

Massimo: no no
perchè la super-esposizione avviene in un contesto protetto, come t'ho detto. in pratica prima di buttarti in piscina provi nella tua vasca da bagno, però sei abituata all'acqua e sai che più bagnata di così non può essere
questo metodo vale anche per momenti in cui ti senti giù o hai paura

Francesca: …

Massimo: lo puoi prendere come medicina quotidiana: mezz'ora, non di meno e non di più, senza che nessuno ti disturbi: nel primo caso, devi sforzarti a essere ancora più depressa, pensando alle sfighe, tragedie, drammi, la juve e tutto quello che ti pare. devi sforzarti di stare male. il giorno che proverai questa tecnica, fammi sapere quali saranno le strane e improbabili sensazioni che proverai (che non ti anticipo qui per ovvie ragioni). ripetendo questa tecnica per due settimane già noterai dei benefici. nel caso della paura è uguale: l'obiettivo è fartela sotto.

se poi hai paura di una cosa in particolare, studiala. non dovrà avere più segreti per te (la cosa include anche una persona, un insetto, un luogo) e anche qui il risultato è garantito nell'arco di un paio di settimane

Infatti questo non è un libro, per fortuna.

Sto guardando 1408 su Rai4 e sto pensando come da giovane ero più interessata a scrivere di quanto non lo sia ora. Nel senso, la mia passione per lo scrivere in quanto tale è rimasta. Ricordate il bla bla sennò come mi esprimo? Quello.
Solo che credo che On writing di King per chi l'ha letto ti fa molto allontanare dalla voglia di fare della scrittura il mestiere principale. Proprio perché come chiunque faccia un mestiere e lo fa con tutte sue forze crede che il suo mestiere sia bellissimo, si vive per quella cosa, che si respira per quello e quello che si fa è in funzione di quello.
Io per indole non ho voglia di dare tutta la mia vita a un mestiere.

Una volta qualcuno disse che non si possono fare più cose bene, quindi diciamo che il mio obiettivo nella vita è fare 40 cose tutte male ma almeno aver tentato di farle. Metti caso che mi accorgo che l'unica cosa che ho mai provato a fare l'ho fatta di merda?

Lettera semiaperta a chi si spippola il blog in questi giorni (e sono tanti)

Ciao santaklaus,
anzitutto tiriamo fuori un problema da grammarnazi: 'stocazzo di tag di splinder, che una volta eran le categorie, non accettavano apostrofi e caratteri strambi sennò gli si prendeva panico, quindi sì. Vent'anni. Ma il mio stile è un po' tutto così, come potrebbe dire un filosofo del nostro tempo, tal René Ferretti, alla cazzo di cane. O per quelli che sono impressionati dalle male parole: alla sesso di segugio.

A volte scrivo anche tutte le parole di una frase attaccate. Non per futurismo o chissà che. Sono una cialtrona. Ma mi suonano meglio in quel momento. Perché ho anche il gigantesco difetto che non mi rileggo quasi mai: quel difetto che simonaventura direbbe che io scrivo di pancia, di getto forse dico io. Però il casino è che o la mattina la mamma mi fa notare gli errori di battitura e gli accenti o gli amici dopo 5 minuti che posto mi aprono la finestra di chat e mi cazziano loro prima che lo facciano altri saccentini. Meglio loro, davvero, anche perché poi li maltratto per qualcosa e così andiamo a pari.

Io non volevo fare una cosa così eclatante, ma non mi funzionava lasciarti il commento quindi ho pensato di scrivere di qua. Scusa, eh.

Sai che c'è, leggere una cosa tipo "Ho capito che per tenere un blog ci vuole passione, costanza, voglia di dire qualcosa, saperlo scrivere, saper appassionare chi deve leggerti giorno per giorno" mi ha fatto dire "ma chi, io?"
Io ho seriamente tenuto il blog per me ed esorcizzare alcune mie cose, fino a un certo periodo di tempo. Però penso di aver sbagliato, a tenere le difese così basse e ad aver fatto leggere ciò che provavo dentro a tutti. Perché la scrittura non è oggettiva come la matematica, ognuno ci tira fuori quel che vuole e si fa idee. Strane? Strambe.

Io sì, ecco, quello che hai scritto è un bel complimento. Diciamo che la mia è costanza molto noiosa di portare avanti qualcosa. Forse anche perché di costante e duraturo nella mia vita non c'è nulla: cerco qualcosa di routinario e molto rassicurante (la ripetività dei gesti talora lo è) e questa cosa l'ho trovata nello scrivere qui. Poi il problema è che faccio tante cose: perché mi annoio, per guadagnare, perché devo farle, per continuare a vivere. Che non sono cose coincidenti. E quindi alla fine non le racconto più, ma le sublimo e le rimetto qui. Perché come dicevo a un amico oggi che mi ha detto che ormai l'unico blog che è rimasto a seguire con assiduità è il mio, sebbene in pratica ciattiamo in continuazione tutto il giorno. Ma sono cose diverse, gli ho detto io. Tu sai anche i cazzi miei.

Quindi boh, però ecco: scrivo tanto. Non bene, forse, ma tanto. Ed è una cosa che mi riesce più facile di parlare. Se stai in casa con me molto probabilmente non mi sentiresti parlare tantissimo. Poi in realtà scrivo tantissimo e penso quattro volte tanto. Ed è una cosa che non capisco di molti, l'evitare di scrivere. Ci si capisce meglio. Si crea una suggestione. Si può raccontare ad almeno un altro una cosa che puoi condividere. E questa è una roba bellissima che se pensi una volta si doveva essere tutti scrittori letterati, e invece adesso si è cialtroni che ci si rivolge non per rapporto verticale… o meglio, magari chi ti legge è meno cialtrone di te. Ed è bellissimo. Io senza continuare a scrivere quassù non so mica come potrei fare anche se sì, ci sono dei giorni che dico che dovrei postare qualcosa ma sono così svuotata che non ne ho. Lo faccio perché ho paura di perdere il vizio.

Spero boh, di aver chiarito anche se non ero tenuta, ma era bello farlo.
Mi auguro che la statale sotto non si sia allagata o abbia smottato, non so. Io oggi ho saltato il concerto dei dEUS a Modena e mi girano, d'esempio. Ma avevo ordinato l'ubiquità e non me l'hanno ancora data.

Ciao, eh.

Come fai a fare tutte le cose che fai.

In primis sono le 3.48, mi ha svegliato il temporale, ho in sottofondo un insulso film su raidue, sto scrivendo due cose e rispondendo a delle email.

Ho smesso di guardare X factor. Per motivi culturali, diciamo, non so se riesco più a sentire dei cantanti plasmati da altri e quindi non nel loro habitat (se fai cagare te lo vorrei dire ascoltando la tua canzone, e a quattrocchi, ché ho paura più delle tue carampane che di scazzottarci in allegria).

Al Mercury Prize hanno vinto The XX. Ora, io che tenevo rispettivamente per, in ordine di preferenza, Foals, Wild Beast, Mumford e Biffy Clyro urlerò che è tutto un magna magna, naturalmente. Ma ce li avessimo in Italia, finalisti fighi a premi così.

Sto cercando di organizzare delle date per una cantante. A dicembre. E quindi sto valutando a chi bussare. Non so, chiedere anche ai locali se per la mediazione mi fanno uno sconto "ti faccio entrare gratis a 20 spettacoli", tanto per non dover vendere uno dei reni (cazzo, i biglietti da comprare)
Prima ho messo le mani nella posta di Radionation ed ho scoperto che mi arriveranno due corrieri espressi di dischi da sentire e passare. E valutare. E poi tanti altri che bussano, roba estera che sto censendo, interviste da sbobinare e altre da preparare. Per passione.

Ho un altro resoconto del Frequency tra le bozze.

Stasera ho scritto in 8 minuti circa una cosa che va al festival della Filosofia e tratta della Sfortuna.
Ho la febbre. Mi fa molto male la testa.
La mia inbox dice 24, le tab aperte sono 15. Stamani quando mi hanno chiamato per delle cose organizzative mica capivo molto bene. Poi pomeriggio meglio, anche perché finalmente so che abbiamo i cuscini per poggiare il culo nella svaccoarea a Riva.

Toh, il decoder del ddt si sta aggiornando da solo.

In realtà dovrei fare dei post per la cosa del forno, sapete. Ma non mangio. Davvero: la mia alimentazione si sta basando sul kinder pinguì. Non sto benino da un po' di stomaco. Du'palle, sì.
Dovrei anche tipo preparare un post sui Muse da mettere mentre loro sicuramente faranno le canzoni che mi piacciono a Wembley.
Causa pioggia mi sa che perderò i dEUS.

Non riesco a dormire.

Tanto nessuno vi dirà mai di votare per me, tanto vale lo faccia io.

Premesso che non sono abbastanza figa/trendy/cool per essere segnalata da altri direi che tocca a voi che mi leggete votarmi. Ho anche pochi parenti, purtroppo.

Veniamo a noi, la sottoscritta ha portato a casa le nomination in: blogger dell'anno, miglior post, miglior blog personale con Uccidi un grissino; blog musicale con Radionation e miglior podcast con Radiosglaps.
Visto con chi gioco contro qualcosa terrei portarla a casa. Ma dipende da voi, io ho già dato un anno intero. Grazie, per ora.-–

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