In sintesi: me le sfracellano.

Svolgo un lavoro che non mi piace (siamo in molti) e lo tengo perché mi fa monetariamente comodo. Però questa cosa mi tiene lontana dallo scrivere qui. Non so quanto sia un male o un bene: ma mi sta facendo capire molte cose:

a) la gente non sa leggere

b) appena si va fuori dallo schema di scrittura che la maestra ha loro insegnato vanno in panico

c) anche in Italia ci vuole un servizio che spieghi a molti che determinate parole esistono. Senza che io ogni volta debba spiegare “cosa vuol dire x” a un laureato. Specie magari di comunicazione.

Sto valutando che se questi insiemi, che talora si intersecano, non vanno loro a zappare forse sarebbe più saggio lo facessi io. Per una questione di conservazione delle proprie cosette sfracellate.

Che poi è un po' come l'altro giorno quando degli irlandesi qui cercavano di hackerare il blog.

Oggi ha chiuso un’altra webzine storica italiana. Io sfrutterò l’insonnia per aggiornare Radionation e domani esce il singolo dei Muse più ci saranno ben quarantacinque minuti con le nuove canzoni dei Gaslight da Letterman.

Oggi hanno suonato i nuovi Editors. Ho visto i Portishead e un sacco di nuove cose. Domani dovrò iniziare a chiedere interviste per il frequency, capire se alcuni sponsor vogliono avermi col culo sul cemento di Rho all’HJF, sistemare i cazzacci miei.

In tutto questo pare che parlare di musica non freghi un cazzo a nessuno. Il mio report del concertone bello tondo andrà a finire su Radionation.it, con altri sotto che come al solito commenteranno. Al quotidiano, o meglio alla caposervizio in turno, non interessa perché non in target. Ad altri neppure. A me sì, perché al solito oltre a farmi vedere persone splendide che ho conosciuto girando così, mi allarga gli orizzonti. E mi fa capire che ascoltare solo i dischi in cameretta serve a un cazzo.

Ma se ci rifletti è tutto un po’ in perdita.

Il resto? Il resto si cerca di fare cose stupide, un po’ come ‘sto ip irlandese che da due-tre notti cerca di craccare la mia password del blog. Ciccio, ascoltami: se mi prendi due biglietti per Natale e Sergio io te la dico, la password. So’ ciento euri, dicaaa.

Non riuscivo a scrivere nulla di coerente, stando fuori.

Stando qui questa casa non risente delle scosse. Ieri a Bologna i buttafuori del Locomotiv erano pieni di ansia ad ogni vibrazione. Al solito qui, a Parma, pare non essere successo nulla (del resto a casa sfogliavo un Qui Touring del 2001 e -davvero- in 11 anni a Parma non è cambiato davvero un cazzo) tranne le elezioni (ma anche quelle, nell’aria non si percepiscono)

Non so, è paradossale sapere dai racconti degli amici e vedere che posti in cui spesso sei passata con la macchina non sono più in piedi. Non sai che pensare, è surreale. Qualsiasi cosa diversa dal voler andare ad aiutare, qualsiasi parola oltre è superflua.

A zappare, a mani ignude, sotto il sole di mezzogiorno.

Sto cambiando l’anagrafica anche alla mia patente di guida: con calma ho aspettato che si avvicinasse alla scadenza per fare il tutto senza mettere bizarri adesivi di rinnovo.

Da una parte sono contenta: non avrò più la mia foto con la giacca in pelle dove sembravo più anziana, invece subentra quella col maglioncino viola che avevo fatto per il colloquio all’ikea. Fatta circa 6 anni dopo ma dove sembro molto più giovane. Boh, meccanismi a caso.

Tutto questo per dire che non so se in determinati uffici ti prendono solo se sei insipiente e scazzata: alla motorizzazione civile pare di sì. O perlomeno questa di Parma. A parte che ultimamente un po’ tutti qui nel parmense si sono dotati di questa scopa per il culo che ogni volta che arrivo a reggioemilia mi sembra di parlare con dei Signori rilassati, arguti e sorridenti. Non so. Comunque ecco: le impiegate capiscono poco e per di più ti trattano come un cretino.

Impiegata: “Mi da il documento di identità?”

Fran: “trova la scansione a colori in doppia copia nel fascicolo”

Impiegata: “sì, ma mi dia l’originale, che devo vedere il numero veh”

Fran: “…”

Tolto questo: io ora per un mese ho un problema. Non ho la patente. Ho il permesso per guida con foglio rosa corretto con la biro sull’originale (naturalmente io ho la copia carbonata semilleggibile) dove c’è scritto, con la biro, ma più chiaramente sull’originale, che quello è documento sostitutivo per cambio di anagrafica. Ed è scritto piccolo, in basso, a destra. In pratica non riuscirò a farlo capire a nessuno specie se mi dovessero fermare di notte, in pratica non posso andare all’estero perché ‘sto fogliodipaperino è solo in italiano.

Non dite i mezzi, i treni, il salcazzo. Il pianto, porcozzio.

Io ieri seriamente ho (quasi) pianto.

Sono felice che abbiate sorriso, esultato, pianto, cantato, urlato per me e con me.
Per me nessun colore avrà tinte più forti del bianco e nero.
Avete realizzato il mio sogno. Più di ogni altra cosa, oggi riesco soltanto a dirvi: GRAZIE.

Un ventennio con Alessandro del Piero nella mia Juve e ieri era l’ultimo giorno. Non so esattamente che cosa pensare e che cosa provo: commozione, gratitudine, rosicamento perché doveva finire con ieri e come ieri. Ma purtroppo non sarà così. Non so cosa pensare per l’ennesima volta di scelte dirigenziali della squadra che amo che vanno contro quel che pensa il mio cuore (l’unica cosa che condivisi fu il vendere Zidane dopo che mi aveva fatto dannare un’intera stagione *a quella cifra*)

Per il resto non so, Alex doveva rimanere con noi. Lui è la Juve.

That sugarcane that tasted good.

Non sono triste per la mera celebrazione di un anno in più girato attorno al sole. Sono triste, e lo sono spesso anche se a volte ci ironizzo su veramente di brutto (solo l’altro giorno ho detto “oh, ma che sono uscita a fare: io volevo stare a piagnucolare a letto e ora sto correndo e facendo squat. Che esagerata”), perché ho buttato più di cinque anni della mia vita stando a letto male. Cinque non del tutto continuativi eh, ma cinque. Ed ogni volta lo penso, lo dico, lo estrinseco ed è la cosa che mi fa più male.

E gli altri dicono beh, no, dai adesso va meglio, adesso l’hai superato, adesso sei qui.

E che lo dico a voi, dopo tutto quello che vostri simili hanno maleinterpretato?

Ora prendo treni, aerei, mi getto dal parapendio tipo pubblicità degli assorbenti ma lo faccio perché ogni volta che apro gli occhi e sto male, lì nel letto, quello per me è un incubo. Quindi fanculo al cuore che va oltre i limiti di velocità. Chissenefotte se mi viene da piangere e non respiro per il panico. Sticazzi se esce fuori sangue da opercoli che venivano citati in puntate randomiche del Dr House (ma soprattutto nelle prime serie).

Non so cosa è più difficile. La cosa figa è che comunque ho così tanto lavoro da fare che con l’insonnia ormai non mi metto più a pensare ad altro.

[certo, ora ho dei mal di testa che con le capsule molli quelle lì mi ci potrei fare solo delle abluzioni ma allegria, sorridiamo, hurrà, daje, tieni-duro-come-fossi-Rocco, olè]