Le donne son tutte oche.

Oh, il sintagma qui sopra è attribuibile al fratello di mia nonna. Una volta, nel corso di quelle riunioni estive di famiglia nel luogo di villeggiatura, si produsse in un discorso che portava questo ragionamento cardine: se gli scippatori rubano alle donne fanno bene. Si può essere così oche? Perchè se sei in auto ti metti la borsetta sulle ginocchia e tieni il finestrino aperto? È logico che può passare qualcuno in moto, mettere la mano dentro e derubarti.
 
La mia risposta, e avevo sei-sette anni, fu: per lo stesso motivo per cui gli uomini tengono la mano con l’orologio fuori dalla macchina.
 
Ho sempre pensato che non avesse grande torto, visto anche sua moglie e sua figlia. Poi pensavo che anche io ero di genere femminile e qualcosa non coincideva.
Vabbè, sticazzi.
 
Sono reduce dalla solita telefonata alla nonna. Oggi le inquiline sopra di lei, ragazze che fingono di studiare qualcosa all’università di Viterbo, sono scese a suonarle al campanello.
Ecco, siccome il portone di condominio è praticamente inesistente mia nonna, vedendole dallo spioncino, pensava che fossero due zingare che chiedevano l’elemosina nel porta-a-porta.
«No, non mi serve niente, grazie…»
«Signora. Siamo le ragazze che stanno di sopra. Ha mica il nostro gatto in casa?»
Mia nonna, pensando "che cazzo stanno a dire ‘ste qui…", apre la porta.
«No, sa… avevamo un micino sul balcone e l’avevamo scordato lì… forse da due o tre giorni… Boh. Chi se lo ricorda. Vabbè, pensavamo fosse caduto nel suo balcone…. ptciù-ptciù-pitciuuuù… miciomiciomiciooooo…»
 
Mia nonna, inorridita, tralascia i suoi istinti omicidio-inquisitori e per far perdurare i buoni rappporti di convivenza condominiale dice loro:
«Ehm, non per dire… ma se fosse caduto si sarebbe lastricato di sotto, come fa a cadere sul mio balcone da di sopra?»
Oh, si vede che avevano un gatto trapezista. Che non seguiva il moto parabolico della caduta dei gravi…
«Uh, vabbè. Se lo vede ce lo porta?»
 
Onore al micio. [anche se secondo me una delle coinquiline l’ha spadellato e non ha detto nulla alle altre…]

White band.

Qulcuno l’avrà notata, in alto a dx qui sullo sglaps. Alcuni l’avranno presa come la cugina della mosca spiaccicata sullo schermo, altri per un banner a caso [e non han cliccato nemmeno lì]
 
La white band immessa da ieri su codesta pagina sta a significare che si sostiene codesta iniziativa
Ogni giorno 30000 bimbi muoiono in estreme condizioni di povertà. Sul sito potete lasciare la vostra mail per essere informati del prosieguo dell’iniziativa, "mandare" una mail a Blair, acquistare la white band da mettere al vostro braccio o il codice da apporre sul vostro sitarello.
Un sito gemello in italiano lo trovate qui.

Bocce.

Non ho mai capito perchè un nobile sport non sia nel giro degli sport olimpici. Cioè, non le bocce… però il badminton [o il volano che dir si voglia] e il tennis tavolo sì.
 
Che vi hanno fatto le bocce, insomma? E poi c’è da dire che in Italia ci son tanti tesserati.
Non fatevi fuorviare, sì è uno sport praticato anche dai pensionati e nei dopolavori, ma per come si è sviluppato ora ci vuole anche una buona preparazione fisica per sforzo e alteticità [specie per il tiro rapido a staffetta e quello progressivo, ci vuole una corsa rapida e ininterrotta per circa cinque minuti durante i quali si tira una cinquantina di bocciate].
Oh, a Torino 2006 avremo anche i medagliati del Bridge [minchia che sforzo sovraumano giocare a Bridge, sì… ci vuole concentrazione e intelligenza tattica, ma allora anche lo zapping in poltrona con birra ghiacciata e frittatona di cipolle è uno sport, ditelo al fegato…]
 
Insomma, voglio le bocce come sport olimpico. Abbiamo tempo fino a Pechino 2008. Raccolgo pareri-firme-insulti qui sotto.

Safety car.

Parma, A1.
 
L’utonto medio entra prendendo il biglietto. L’alzacristalli si mette in funzione, si alza il finestrino, indicatore di direzione a destra verso Bologna. Diluvio universale, tutti che ti schizzano l’acqua addosso.. più di quella che scende dal cielo.
 
Reggio Emilia, A1.
 
L’utonto medio, mentre sta godendo del manto stradale della società autostrade accuratamente incidentato e zeppo di buche, vede un rallentamento appena dopo l’entrata del suddetto casello. Cosa sarà? Boh, che ne sai te. La pioggia, gli autotreni, i camion, gli autoarticolati, i bisonti, la cavalleria, i trentatrè trentini, un caravan di ternani che ti sono avanti non ti fan vedere una mazza.
 
Modena nord, A1.
 
Mentre cercavi di sorpassare l’omino che avevi a nella corsia a sinistra che ti era completamente distante circa 4 km, ma gli alogeni che ha fatto montare sulla sua Audi ti segnalano come il faro di Civitavecchia che tu non ti devi mettere sulla sua strada per sorpassare la Panda che hai davanti. Ennò. Poi passandoti vicino rallenta e ti saluta agitando la mano. Poi guardi meglio distogliendo lo sguardo un attimo dalla strada: non agita la mano, ma il dito medio.
 
Modena sud, A1.
 
Mentre cerchi di capire cosa era tutto il rallentamento risorpassi il cretino dell’Audi e gli mandi tutta l’acqua sparata dalle ruote addosso. Vedi una macchina coi lampeggianti avanti, a 130 km/h e un torpedone di macchine che la segue. La macchina davanti è davvero ganza eh. Ha i lampeggianti blu e una bella scritta sulla fiancata, certo che è giusto tenerla avanti. Intanto, tu e gli altri compagni di gara dietro zigzagate per tenere in temperatura i pneumatici e vi dedicate ad amene attività quali l’esplorazione degli anfratti nasali.
 
Bologna raccordo-Borgo Panigale, A1.
 
La macchina ganza coi lampeggianti imbocca l’uscita dall’autostrada. I tuoi vicini di strada iniziano a scaldare i motori…

Digitale terrestre.

Causa gloriosa caduta sul campo dopo decennale servizio del mio tv color quattordici pollici marca Rex, recatami presso la catena di grande distribuzione dal marchio Mediaworld, compravo il televisore stesse caratteristiche ma perdippiù con il televideo della marca Roadstar. Settantanove euro.
 
Giratami alla mia sinistra, dopo piccola fitta dei muscoli del collo causa umidità nell’aria che ti fa sentire gli acciacchi e spifferi presi in bicicletta (perchè la mattina ti scordasti la sciarpa, ahitè), accorgomi che allo stesso prezzo c’è una simil scatoletta per le aringhe.
Poso il cartone. Non calibro bene la posatura e centro l’alluce.
Sul cartellino c’era scritto:
"OFFERTA! – 70 euri di contributo statale, sconto cazziemazzi bla bla bla…. il tuo decoder digitale terrestre a SOLI 79 euro!"
 
Mecojoni.
 
Cioè, una cosa che per me diventerà obbigatoria…. una cosa che mi obbligano ad avere se io, italiota medio, voglio vedermi chessò… Fede e Bonolis… Me la fai pagare più di un tv color?
Eh, ma ha taaaaaaaaanti servizi integrativi!
Cosa mi fa, la pasta? Mi pulisce il pavimento mentre io guardo Grissom e mi parcheggia la macchina mentre guardo Squadra Speciale Cobra 11?
 
Oh, meno male che per il 2006 è saltato il passaggio al Digitale Terrestre. [io appena scatta l’obbligo passo a Sky. Ma non voglio Gattuso sulle spalle o Travolta che mi occupa il cesso la mattina, eh…]

Andare al seggio.

Dopo l’aver messo le elezioni la settimana dopo Pasqua, aver fatto in modo che coincidessero con la morte del Papa (non lo potevano sapere prima, ma magari rimandare di una settimana a quel punto… mah) si è replicata la furbata tutta italica di mettere le elezioni quando nessuno va a votare perchè o al mare, o ai monti, o a letto con la febbre.
 
E tutto questo, secondo me, perchè si vota nelle scuole. E allora quando la metto la data dei referendum?
Il dodici giugno [e vabbè, il 13 anche…]
 
Ovvio, comodissimo. Chi non sarà in città quel giorno a prendere la scheda elettorale e a votare. Potreste dire: "torni in anticipo con le infradito e la sabbia nel costume e vai a votare." Qui è il principio che non mi piace. Porca miseria, i referendum sono l’arma più potente a disposizione del cittadino e sia causa mancanza di sensibilità popolare e sia per calendario di votazioni finiscono tutti in fuffa. E poi allo Stato costano…
 
Per informazioni su "checavoloèstavoltailreferendum" vi linko il comitato promotore.
 
 

Quella cosa morbida morbida [again]

Chi me l’avrebbe mai detto che la carta igienica mi avrebbe dato così tanto da scrivere.
Dopo l‘altro post … Cribbio, mi verrebbe da dire che stavolta l’ispirazione viene dal basso. [ma come dice qualcuno "Guardi tutto, rifletti su tutto, ti meravigli di tutto purchè ti regali l’ispirazione per scrivere 10 righe." Ecco, ringraziate che per decenza e perchè mi immagino che qualcuno faccia il giro degli sglaps in pausa pranzo non vi parlo da dove son stati presi i vermi e i batteri che ieri a quest’ora stavo osservando… sì, c’entra sempre la carta igienica…]
Ieri ho assistito, mentre facevo i ‘zzi miei, a una simpatica conversazione dibattito: te, come la pieghi la carta igienica prima di usarla?
 
I risultati sono stati i seguenti:
a) la piego ordinatamente su se stessa e poi la uso
b) la accartoccio random e poi la uso
c) la faccio a taaaanti pezzettini, li metto uno sopra gli altri e poi la uso
d) la bagno e poi la uso (che mi fa un po’ schifo pensarlo, ma è un problema mio..)
e) vuoi che ci debba anche pensare a usare la carta igienica? piuttosto parliamo del cambiamonete che se metto su 5 euro me li cambia tutti in monetine da 10 e 1 cent.
 
[siate delicati come una tre veli trapuntata nei commenti eh…]
 

Caldo di giorno, freddo di notte (cit.)

È incredibile come l’escursione termica mattino-mezzogiorno-sera. La mattina fa freschino, a mezzogiorno hai l’ascella pezzata per la calura e il tardo pomeriggio, complice la semi bora che mi ha fatto cadere uno dei due vasetti di plastica di sotto [ah, ora dovrò fregare la terra dal vaso del vicino. Lesti: suggeritemi come e quando farlo e le scuse se mi becca… io ho pensato a "c’era un bellissimo nematode nella sua terra che volevo analizzare, scusi ma la scienza viene prima delle sue piante grasse eh…."] (per ora le radici della pianta riposano nello scottex bagnato… spero non perisca…), ariè freddino.
Poi oltre al freschino della mattina devi aggiungere, quando ti trovi al semaforo per velocipedi vicino a ponte di mezzo, quelli che con andatura alla postino made in germany sfumazzano andando in bici. Te che inspiri a pieni polmoni perchè in bici hai appena fatto un primo tratto di strada a cinquantacinque chilometri orari e la piccola salitella che conduce alla lanterna semaforica con la stessa lena auguri, con una scarsa bontà e carità cristiana, di poterlo rivedere. In ospedale, a cardiologia.
 
Sì, la mattina sono intrattabile… Anche la mattina.
 
Pomeriggio. Laboratori in ospedale.
La media della temperatura in ospedale si esplica in una forbice tra 22 gradi centigradi e 30 gradi.
Minchia, a microbiologia pareva di essere nella foresta equatoriale. Aspettavo, al posto delle tenie, che passasse qualche tipico animale di quella fauna lì. L’apice si è toccato quando un tecnico ha chiesto:
«Sentite freddo?»
«Guardi, sto cercando una presa per attaccare la termocoperta…»
 
L’adagio del vestirsi a cipolla potrebbe servire. Ma in realtà se continua così anche settimana prossima mi metto due magliette nello zaino. Eccheccavoli.
 
Ah, piesse: un eventone. Ho portato sulla via dello Sglaps anche un mio amico, il signor Tubulo [questo di codesto post lì]. Visto che l’ho un po’ incoraggiato io e visto che il nick gli è stato da me attribuito… boh, mi sento moralmente responsabile.

La luna di traverso.

[Disclaimer: oh, chiariamo… la Manu (mia amica di università) mi ha dolcemente costretto a partecipare a una pseudoraccolta di racconti per l’informagiovani parmigiano con argomento "la Passione". Vediamo che ne è uscito fuori, è mooooolto rielaborato da un vecchio post di qui sopra. Chi sa il link vince una mia unghia tagliata.]
 

"Grigia la notte, rosso il risveglio"

Hai paura che tutto se ne vada, si dissolva.. hai paura di lasciare il suo volto, che adesso ammiri con la stessa intensità con la quale fingevi di ammirare i quadri per cercare di avere un punto in comune, una passione.
Quello che ora ha la sua testa ciondoloni verso il vetro della stazione, lo stesso vetro su cui tu ti specchi e vedi il tuo indice tormentare il labbro inferiore. Dividi il campo visivo in tre piani, prima lui, poi te riflessa poi il paesaggio intorno. Fisso, immobile, congelato dal buio rischiarato solo dai lampioni gialli fuori nel parcheggio.
Metti il volume del walkman un po’ troppo alto nelle tue orecchie e lui si sveglia. Quei pochi decibel che possono variare tutto.
«Che ore sono?»
«È presto. O è tardi, dipende il tuo punto di riferimento.»
«È freddo, da morire proprio.»
«Beh, siamo in montagna. Poi smaltita la birra di norma fa così, credimi, qui è molto meno freddo che fuori. Ma è anche novembre.»
«Credo che in qualche modo debba chiedere scusa per come ho reagito prima.. »
«No, è la tensione delle feste in famiglia. Prima o poi parte lo sclero. Solo che se è bilaterale, se ci incazziamo sia io che te per due cose diverse… non passa in fretta… È che forse dovevamo evitare di venire qui dai miei parenti e accumulare nervosismo. Ma non servono le scuse. È naturale.»
Inspiri profondamente fino a riempire tutti i polmoni curandoti che l’aria espirata a forza dal naso non vada a turbare quella omeostasi acustica. Consegni al buio tutta la tua stanchezza e la tensione che hai accumulato e ti fai confortare da quel buio a te così familiare e consolatore.
Perché sai benissimo che ciò che hai detto è qualcosa che non ti appartiene e che hai inventato e per di più a cui non credi, ma le bugie sembrano inventate proprio da chissà quale dio per sposarsi a quella fase del giorno accompagnate dalle tenebre. In un tuo strano schema mentale di fattura medievale trovavi il connubio tra dì e verità e tra la notte e la finzione. Perché stavi ora proprio cercando di inscenare che tutto andasse bene, che quel rapporto continuasse per il meglio.
Reclini il capo all’indietro.
Un solo auricolare nel tuo orecchio e l’altro ad ascoltare i suoni della notte. La macchina che passa, l’albero che scricchiola, l’acqua che sembra sibilare sul letto di cemento, la campana del paese che rintocca con un ton grave e secco ad ogni mezz’ora.
Ti rannicchi quasi in posizione fetale e torni a guardarlo. Non ti servono le parole, non hai voglia di usarle. Rivolgi il tuo sguardo verso di lui e pensi a quando vi siete incontrati. Pensi che anche quella era una situazione simile. Appoggi la fronte sulle ginocchia e pensi a quando ti svegliasti, ubriaca fradicia, abbracciata a qualcuno che non conoscevi nella casa dove ore prima era iniziata una festa. Al risveglio vedesti di fronte a te lui che dormiva, in posizione speculare alla tua, sullo stesso divano dove eri tu, a pochi centimetri. Il mal di testa post sbronza ti permetteva solo di fissarlo, anche perché non sapevi che fare. Poi anche lui si era svegliato e faceva lo stesso. Non sapevi se era per l’alcool o se, per una tua immensa botta di fortuna, finalmente un’altra persona stesse provando le stesse cose che sentivi tu. Che inizialmente era confusione.
Poi ti alzasti per uscire, e lui ti seguì. Colazione in riva al mare, senza dirsi nulla ma sempre a guardarsi. Poi a prendere il treno, come adesso… anche se adesso la situazione ti sembra esattamente speculare, dall’opposta temperatura, all’ambiente montano anziché marino, al freddo che senti non solo nell’ambiente, ma tra il metro che ti separa da lui.
Non può essere tutto così ciclico, non lo accetti razionalmente.
«Ohilà..»
«Eh? Cosa c’è?»
«Mi dispiace…»
«Di cosa?»
«Sembra che stiamo buttando tutto, vero?»
Abbassi la testa. Ti sembra paradossale che stia pensando le stesse cose con cui ti stavi tormentando. Cerchi di non pensare. Deglutisci.
«No, beh… potrebbe essere un modo per cominciare veramente, no? Facciamo finta che fino ad adesso è stato un warm up… e poi credo sia saggio tenersi lontano dalle stazioni d’ora in poi…»
Mentre te riappoggi la testa al muro vedi che si avvicina. Lo ritrovi alla stessa distanza con la quale ti si era proposto su quel divano di vimini sulla terrazza al mare. Con la mano ti scosta i capelli, e tu ripiombi nella confusione per poi passare a sentire le farfalle nello stomaco.

PubblicitĂ  again.

Non so se, guardando la tivvì in questi giorni, mi viene più voglia di malmenare il pubblicitario A o il pubblicitario B. Proviamo ad entrare nei loro ragionamenti:
 
Pubblicitario A: Voglio sfruttare l’immagine di quello che è considerato il più abile e bravo arbitro del mondo. Oh, in croazia gli fanno fare la pubblicità della birra, anche se è brutto da vedersi…. cioè, poi il cranio pelato di Collina fa pandan con la zucca di Contoarancio. Quindi che mi invento? un omino, che per farlo entrare nella media del tipico italiano di trentanni gli metto un po’ di panza e lo faccio giocare a calcetto. Poi alla fine, non so perchè, ma ci metto in mezzo la solita strutturazione della pubblicità "mettetevelonellazucca" e ci piazzo altri tre arbitri così tanto per gradire. Sono un genio, minchia.
 
Pubblicitario B: Oh, a tutti è rimasta in testa l’immagine di Del Piero e del passero. Ci hanno fatto più battute che su Totti eh! Sono stato davvero bravo, perdinci. Sto quasi raggiungendo il mio collega dirimpettaio di scrivania che ha pensato a quella particella di sodio… Uff, ma la mia agenzia di pubblicità ha detto che devo far lavorare anche missitalia, quella Felina Chiabotto lì. Uhm… Perbaccolina. Vabbè, fingo che siano in coda all’areoporto e che si scambino le valigie per poi fermarsi a mangiare qualcosa tutto innaffiato dall’acqua che depura e quella che fa digerire meglio. Sì, e poi faccio parlare anche il passero a mo’ di coscienza di Alex…. coscienza, hahaha, adesso si chiama così…. eh, che simpatico che sono, uh.
 
Ecco, meglio malmenarli o fargli vedere le loro opere?