Detta così sembra quasi che sia una brava.

Sul blog di Fran sono capitata per scherzo. Stavo guardando cercando quali frasi assurde si finiva sul mio blog, e allora ho detto a mia sorella: «È come se andassi su Google e cercassi tonno pesce spada mangiare grissino, ti pare normale?». Per dimostrarle che non avrei trovato niente di sensato, lo feci veramente. «Uccidi un grissino, salverai un tonno» meritava di essere letto solo per il nome. Negli anni, ho capito che meritava di essere letto per tante altre ragioni. Tipo Fran, appunto, che con la sua fotocamera compatta fa grandi foto ai gruppi musicali e partendo dal nulla ha intervistato mezzo mondo e conosce tutte le band più fighe dell’universomondo. Una volta m’ha scritto: «Dove sei?» «A casa, perché?» «Cazzocifaiacasa? C’è Alex Kapranos che beve una birra da solo in un pub di Catania, cazzo».

Luisa Santangelo (qui)

In tre giorni una giornalista che stimo mi ha fatto i complimenti su twitter dicendo che da giovane avrebbe voluto essere me, il mio caposervizio gazzettaro dopo oltre un anno si è prodigato in un complimento, Luisa mi fa capire che poi qualcosa poi qui trasmetto.

[Kapranos, non ti stalko, ti seguo solo su twitter. Te lo dico casomai noialtri si finisca in un’intervista quest’anno]

fran.splinder.com

Domani chiude splinder, servizio che ha ospitato questo blog per degli anni.

Di tutto quello restano circa 150 bigliettini da visita con la vecchia url. Questo post quindi è un tentativo di SEO (-EO-EO) molto da lamer per risparmiare sulle correzioni.

Il blog che mancherebbe, dai.

Un po’ di tempo fa mi sono preso la briga di evocare un blog che non è mai esistito e un blogger che non sapeva di esserlo. Blaise Pascal: se avesse avuto un blog sarebbe stato il migliore di tutti e avrebbe anche fatto razzia di blogAwards, ma alla fine lo avrebbero smascherato. Perchè è facile distillare un aforisma al giorno se non hai tra le palle un bambino di tre anni che per ogni cosa ti chiede un perchè.
Insomma ci ho pensato un po’ e… forse la nostra vita sarebbe stata più semplice e chiara se avessero avuto un blog anche loro:
Oscar Wilde (per sapere se le sue tattiche, almeno all’epoca, funzionavano)
Mozart (per sapere se ci era o ci faceva)
Beethoven (per vedere se ci cascava. E attivava i segnali sonori di Windows)
Tim Buckley (così sapremo finalmente come dividere la produzione postuma dalla post-produzione postuma)
Nick Drake (per chiedergli se, insomma, alla fine della fiera, lo ha fatto apposta o no)
Ian Curtis (forse non si rendeva conto di aver sdoganato il nero come colore d’abbigliamento preferito per i sucecssivi 25 anni)
Brian Jones (ci avrebbe detto della sua passione per il nuoto)
Jimi Hendrix (altro che diari di Bukowski, credo)
Janis Joplin (per fare pulizia sulla ridda di voci riguardo ad alcune sue abitudini sessuali)
Syd Barrett (ieri per dirgli di andarci piano, oggi per chiedergli dov’è)
Saddam Hussein (virtualmente può ancora aprirlo un blog, tecnicamente un po’ meno. Ma un paio di cosette da spiegare le avrebbe eccome)
Renato Curcio (per leggere in tempo reale le rivendicazioni di ogni singola azione delle BR)
Enzo Bearzot (per toglierci un peso dallo stomaco: siamo stati davvero costretti a comprarci quel pareggio col Camerun?)
Paperino e Topolino (per sapere se, una volta fuori dalle storie, avevano il pemesso di farsi una birra insieme. E per sapere del progetto-autostrada tra Paperopoli e Topolinia)
Simonetta Cesaroni (per poterle scriverle: senti, stasera è meglio che stai a casa)
Papa Luciani (perchè gli stava per scappare qualcosina)
Giulio Andreotti (ovviamente non avrebbe detto mai un cazzo di comprensibile, ma forse avremmo qualche elemento in più per capire se Marco Paolini è un genio o solo un mercante di liquore)
Ernest Hemingway (per sapere in quali case ha realmente abitato e quali bar ha effittivamente frequentato tra tutti quelli che ci spacciano oggi in giro per il mondo)
Jon De Mol (magari qualcuno avrebbe intuito qualcosa prima che fosse troppo tardi)
Gesù (perchè così avremmo almeno un cazzo di Vangelo scritto in prima persona)
Stanlio e Olio (chissà, avrebbero fatto outing in rete…)
Marylin Monroe (avrebbe scelto lei stessa i contenuti del suo fotoblog)
Elvis (perchè magari la storia del gemello che lo ha sostituito è vera e ce lo avrebbe pure detto)
Cristoforo Colombo (per fermarlo in tempo)
Karl Marx (per sapere se ci credeva davvero)
Kurt Cobain (capiremmo come ha fatto a non trovare nulla di meglio di Courtney Love)
Benito Mussolini (per avere un elenco completo di quelli che stavano dalla sua parte e confrontarlo con quello di Vespa)
Woody Allen (perchè verrebbe fuori che questa storia della psicanalisi è solo un’enorme balla trendy)
Paul Tibbets (per sapere se a suo tempo ha depositato in segreto i diritti di “Enola Gay” e “Hiroshima mon amour”)
Federico Fellini (perchè preso per tempo sarebbe stato più semplice smascherarlo)
Charles Manson (perchè scriveva bene, era un pensatore brillante e aveva ottimi soggetti. In più era portato per le sceneggiature forti)
Mick Jagger negli Anni ’60 (per spiegargli che l’unico modo per restare immortali è morire giovani o fingere la propria scomparsa)
Bob Beamon (perchè se c’è uno che ha venduto l’anima al diavolo, è lui. E vorrei sapere quanto costa)

Oh arm and arm we are the harmless sociopaths.

Eyeoneye by Andrew Bird

L’unico modo adatto per descrivere perché ascolto Andrew Bird è perché la sua musica mi fa sentire intelligente.

Se già non bastasse il primo approccio verso la sua musica, quello che gente pop direbbe di pancia, potreste saccheggiare -come ho fatto io- suoi vecchi scritti sul processo compositivo sul blog che teneva sul NYT. Leggendolo, capisci che è uno di quei rari casi in cui la parola artista, per un musico, non è abusata.

Unica pecca: e il violino? (no, perché voi dovreste vedere come lo suona, live)

[a ‘sto giro potrei intervistarlo e dirgli “sai che la prima volta che ti ho visto ero così emozionata che non spiccicavo parola ed ero tesissima?”. Checculo eh. Aspetto l’album con trepidazione eh.]

Break It Yourself
March 6th, 2012
Pre-Order Digital Version: http://www.smarturl.it/breakitunes
Pre-Order Deluxe Box Set: http://www.andrewbird.net

Omofobia portami via (allora via anche Malgioglio da youtube!)

Perfume Genius il nuovo Anthony? Non lo so, ma con la pubblicità indiretta il suo si candida ad essere musicalmente un buon disco con un enorme hype dietro.

[e la Matador, dopo l’anno passato con Anna Calvi, già si sfrega le mani…]

Il fatto: Mike Hadreas da Seattle decide di fare un video in cui due uomini si scambiano tenerezze. Uno è lui, l’altro è la pornostar Arpad Miklos. Cosa c’è di strano o di offensivo nel video? Niente. Forse vedere gli artigli alla Freddy Krueger per me ora che ho il mal di testa può essere noioso, altrimenti niente.

La conseguenza: dentro youtube o ci lavora un neocatecumenale o una serie di suffragetti si sono scandalizzati, sicché il video è stato rimosso per contenuto offensivo.

Il cliffhanger: Michael Stipe dei Rem ha un tumblr. Occhio, alcune pagine sono nsfw causa alcuni peni di modelli in mostra (e meno male! Con tutte quelle tette e culi di donna…) Ma non posta sempre cose da bimbominkia come facciamo TUTTI noi su tumblr. Per una volta si incazza e dice: “For YouTube to deem this advertisement as “non family safe” is dumbheaded discrimination; I find their actions in doing so disgraceful and cowardly. YouTube, shame on you.  You were born of the 21st Century, now act like it.

Ora se volete vedere il video potete andare su vimeo. La canzone merita.

Il Divino Otelma ha 5 lauree.

In tutto questo parlare dell’affaire bamboccioni reloaded o sfigati che dir si voglia (nel calderone ci sono anche io: con giugno finisco a 29 anni il mio corso di studi – nel senso di frequentare- e poi devo dare esami. Come diceva il mio prof di statistica “Medicina è una doppia maratona”. Poi ne ho solo altri sei da fare, ma son dettagli.) nessuno ha pensato a una cosa: l’università non serve a un cazzo ora come ora. E se l’università non ti serve a trovar lavoro cazzo la fai a fare, per non contraddire i tuoi?

Sarebbe ora che ci fossero meno ingegneri e più infermieri. Ma si sa: che schifo fare l’infermiere. Hai a che fare con i liquidi organici. Certo. Già che schifo una professione che dopo alcuni anni ti garantisce uno stipendio enormemente più alto dei tuoi coetanei, e che sì, ci devi mettere tanta responsabilità, ma quello vuol dire crescere, ciccio.

In tutto questo vi ricordo che in Italia, chi emerge, non sono i belli, buoni, bravi e capaci. Lo vedo avendo gli amici thirtysomething a spasso. Emerge il furbetto del quartierino, chi ha culo, chi non ha vergogna a sputtanarsi, chi va oltre la legge.

Non è che siamo sfigati: siamo il fallimento dell’educazione della società. Il che è anche peggio. E questa cosa non si risolverà, culturalmente, facilmente. Altro che preoccuparsi per qualche tassa messa da Monti: siamo un Paese culturalmente al palo da almeno trentanni.

Quando accadrà sarà sempre troppo tardi.

Broken heart and broken bones
Think of how a castrated horse feels
One more quirky cliche’d phrase
You’re the one I wanna refill

In the someday what’s that sound?

[ Nirvana – I Hate Myself & I Want To Die ]

L’ultima volta che ero a passeggiare al cimitero, a Budapest, con la mamma, ho detto una cosa che tipo, siccome adesso nella mia vita nessuno mi ha cagato, forse sarebbe stato meglio che anziché cremarmi mi fossi fatta fare uno di quei monumenti funebri enormi, dove qualcuno deve sbatterci per forza il naso. Così, per rompere i coglioni.

Come del resto se mi faranno scegliere l’opzione “terrorizza chi avevi sulle palle per un po’ di tempo”. La scelgo subito. La storia del venirvi a tirare per i piedi e cose. Continue reading “Quando accadrà sarà sempre troppo tardi.”

Ho trovato delle frasi che mi hanno colpito.

 

Sii come le onde del mare, che pur infrangendosi contro gli scogli
hanno la forza di ricominciare.

— Sergio Bambarén —

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Mia mamma prima mi ha mandato una mail così. Mia mamma ha capito che non è un periodo che riesco a parlare. Sarebbe uno di quei periodi in cui rimpiango di non essere morta. Ma che devo fare, sto zitta, cerco di dormire il meno possibile perché ogni volta che dormo ho incubi, sto buona, cerco di piangere senza farmi vedere e fingo di sorridere tantissimo quando sono in giro, quando vedo gente, quando parlo al telefono o faccio radio. Perché sennò ti fanno domande, ti chiedono, non capiscono, non pensano possa essere possibile. E tu lì che non riesci neppure a respirare, ma che ti dispiace vedere qualcuno che si preoccupa perché. Non qualcuno: la mamma. Perché avresti voluto lasciarla fuori da tutto. E quindi la cosa è doppia: soffri ma ti devi sforzare a non darlo a vedere, perché far soffrire qualcuno a cui vuoi bene è anche peggio. Capite perché spesso dico che era meglio non esserci più? No, non capite.

Ché con quel nome potreste sembrare una band Heavy Metal, no?

Band of Skulls live at Locomotiv club, BolognaEmma Richardson dei Band of Skulls è la versione non buzzicona di Alison Mosshart dei The Kills. Ma non canta come la Mosshart. E non è una cosa a suo sfavore. Soprattutto è più presente a se stess… ehm. Mi è solo una ragazzona di un metro e ottantacinque col basso in braccio.

Ora voi sapete che penso che noi donne alte siamo fighe e che le donne che suonano il basso sono fighe. Quindi immaginate e deducete.

Lei rimane in centro del divano lì al Locomotiv, dopo che io accendo il registratore e inizio a parlare con loro. Stretta nella giacca, col frangettone, timidona. A volte non parla e quindi io interrompo e dico “oh, how is she so cute?” agli altri due colleghi. Lei allora ride e dice che è tutta una recita. E allora ci sblocchiamo e anche con Russell (che sembra il figlio di Taylor Hawkins dei Foo Fighters, diciamocelo) e Matt (arrivato dopo perché in pausa paglia) iniziamo a sparar bene risposte con un certo ritmo.

Voi dovreste ascoltare Sweet Sour quando esce. Io non ne posso fare la rece fino al primo febbraio, ma sappiate che il disco è bello, è all’altezza del primo e lo supera leggermente in radiofonicità. Saranno supporter dei Black Keys, lo sono stati per delle date dello stadium tour dei Muse, e lo sono stati per i Black Rebel Motorcycle club.  Canzoni loro sono finite in pubblicità e telefilm. Sono una delle cose migliori che tra poco potreste ascoltare e rivedere dal vivo in estate.

Perché dal vivo sì, spaccano.