Gioiamone: ai Muse non è ancora venuto in mente di fare un singolo natalizio.

E voi penserete "ah, ma twilight", sì, ma ecco, l'avete sentita quella dei Coldplay? Ecco speriamo solo di aver imbeccato l'attrice americana giusta. Anche perché c'è questa intervista, bella e cazzara (su, ormai abbiamo la sospensione della credulità leggendolo, lo sappiamo. Però amiamo essere presi in giro dalle sue cazzate bellissime) che è uscita recentemente, anche se dovremmo parlare prima di tutto lo scazzo dell'American award vinto, ché ne abbiam parlato, ma poi mica così bene.
Perché il fatto dell'AMA è suppergiù così: una figura di merda dei Media locali. Che si son trovati davanti questi qui e hanno reagito come tutti gli europei al MTV award di Marco Mengoni (chiiiii? Cioè, almeno i Muse, non Mengoni. Ma poi, gli europei possono, tu sei giornalista dovresti avere una professionalità. Sì, quella è professionalità, no, non è scottex)
E non è che ce ne siamo accorti solo noi. Getty Images ha scambiato Chris per Tom. Dicheno, giustamente, infatti: "chi ha notato la vittoria dei Muse? I loro fan, il loro sito web e i Muse. Onestamente se Bellamy non fosse fidanzato con la Hudson non lo fotograferebbero neppure. Infatti non ci sono sue foto in giro per la strada con Dom e Tom"
Diciamo che è una mezza conferma che in America di Musica non è che ne capiscano moltissimo eh. Cazzi loro.

Un passetto indietro, ve lo ricordate il Sir Matthew have a farm ee i eee i oh?
Q: You will be on tour until November, have you got any plans what you will do afterwards?

A: Yes I will become a farmer. I recently bought a farm in England. I love to be outside in…

Ecco, ora è nuovamente in tour in Australia. E apro parentesi: secondo me gli australiani sono tra i pochi capaci rimasti a intervistare degnamente. Infatti l'articoletto è buono. Tra le tante cose, tra cui il mio incubo ovvero VANNO DI NUOVO A SUPPORTARE GLI U2 (no, non ce la faccio) lui parla di tante cosucce tipo ragazzuolo normale. Quindi vuoi mettere che gli australiani gli stanno simpatici e spara meno minchiate del solito?

Q: At the Big Day Out in January you said it was time to buy a tractor and disappear to a farm. Is that still on the agenda?

A: Yeah, I've become a sheep farmer. I'm serious, I've got 50 ewes and two rams. As we speak, I'm letting the rams loose on the ewes. I got the sheep mainly because I've got a farm which has got a lot of steep hills, so the grass gets out of control unless you can get grazing animals in there, and it was too steep for cows. I've got Dorset Downs, they're pretty hardy, they can handle the weather.

Ora, con tutto che gli voglio bene ma io lo voglio proprio vedere il suo campo coltivato, con gli Zetas al posto degli spaventapasseri.

Poi c'è un'altra intervista più di ampio respiro sul nostro. Ossia uno di quei pezzi non per appassionati ma anche per manager e casalinga: gli chiedono delle cose e lui si da ragione circa il suo modo di pensare su Uprising dicendo "ehi, visto cosa è successo in Grecia? Ma tanto trappoco capita anche in UK" (quindi, amici, tutti pronti a vendere casa nostra qua e ad andare a speculare oltremanica) Ed essendo comunque meno intervista cazzara del solito -rullo di tamburi abbestia- ecco che parte la cazzata: oltre vabbè incentrare l'articolo sul taglio "eredi degli U2" (medie convulsioni di chi vi scrive) e conspiracy theories a nastro mettendoci la pulce nell'orecchio che lui sa prevedere il futuro. Se non proprio il futuro sa dove ci portano i trend e ci sguazza, suvvia. Ma ecco, venendo da una casa di spiritisti spiegati bene, figliolo caro, eh. Ché qui sennò ti invitano in tv al posto di Rosemary Altea.
Rifacendosi però con la frase assoutamente realistica:''All our albums have done a bit better than the one before. It's been gradual. This album did well but it wasn't like our debut was massive and everything is in its shadow. So none of those fears ever come.''

Ora l'unica cosa che mi viene in mente e che mi preoccupa è la nuova tournée cogli U2. Io ho già gli incubi di Matt conciato come Bono ai tempi di Discoteque. Eppure la nostra Kate sta facendo un buon lavoro ripulendolo con vestitini a modo e addirittura scuri e abbinati. Io ho paura. Tanta.

Poi alla fine gli si aggiunge Tom Kirk e gli frega la scena.

Cari amici e amiche musofile.
Ci siamo dimenticate di raccontarci delle cose tricottando scialli, vista la stagione.

Dunque, la signora Kelly Wolstenholme ha sgravato il quinto figliolo. Si fermeranno o ne farà direttamente 11 per non organizzare più partite via twitter? Ordunque, comunque il nome del pargolo è Buster, che insomma non è un granché, ma del resto il rosario di altri figlioli è Alfie, 11, Ava-Jo, 9, Frankie, 7, e Ernie, 2.
Non chiedetemi di fare il calcolo con gli album. Anzi, se lo vogliamo fare assieme dopo ci togliamo dei dubbi.
Quindi credo che anche a causa di questo il quarto Muse (prima di Morgan) (dai, almeno quest'anno nel tour Morgan era sotto le luci e non nascosto come nel precedente) è entrato dalla panchina e si è unito ai due sciroccati di base: avete presente Tom Kirk, persona per la quale si avrebbe un momento di puccismo maggiore che nel vedere gli altri? Sì, lui.
Poi diventa una cosa molto pucci vederli dopo 10 anni al confronto.

Ma parliamo della cerimonia: nel gotha della musica mmmerrigana si tenevano codesti premi. Nella categoria Alternative rock c'erano in shortlist i Vampire Weekend, i Phoenix e i Muse. Direi che hanno anche azzeccato le categorie, contrariamente a quanto fa MTV. La premiatrice era la Lavigne e il discorso di accettazione premio, del buon Tom Kirk (che se voi guardate tutte le foto su Getty Images sono taggate come se fosse il bassista Chris) è stato "I'd like to thank Charles Darwin. Here's for you, Charles".

Son cose.

[poi c'è un altro video dei nostri (con Dom mbriacoperso)a cui viene chiesto di Giustino Biberon, che poi è anche uno dei pochi che non si è alzato quando han premiato i nostri. Poppante dimmerda]

Veri internescional! Compliments! (cit.)

It should be me.

Interpol, live at Palasharp Milan
Ciao, questo è un blog personale e quindi scriverò le cose come vengono.
Il concerto degli Interpol di ieri è stato bello. Se non hai termini immediati di paragone (che possono essere non so, Ferrara 2008 o un altro concerto di un'altra band assimilabile) è stato bello. Posso dire che sì, è stato bello.

Ma.
Quando ho inviato le domande agli Interpol (ehi, già, devo pigolare per le risposte, vero) il mio più grande sforzo è stato non chiedere circa come sia uscito questo ultimo album. E la domanda che farei se mi ricapitasse di avere avanti uno di loro sarebbe "perché suonate nei live che dovrebbero promuovere e portare in giro questo disco solo le prime cinque del disco? Vi siete accorti di qualcosa?"
Il fatto è che suonare cinque canzoni (quattro mi pare iersera) [edit: no, col cazzo: anche ieri sera cinque, non so come mai, perché pensavo 4?] del nuovo disco su diciotto suona strano. Poi davvero, è svincolato dalla loro attitude sul palco: sono freddi? Bene, cazzo è quello che mi aspetto da loro! Mica sono per un concerto puccioso, cazzo sono gli Interpol!
Però non so, sarà la scaletta buttata là (ok, mi fai la discografia vecchia e non Obstacle1? Nel mio caso mi han fatto The Lighthouse che adoro e quindi il resoconto non sarà fatto altrove perché ci ho dell'emotività in giuoco), l'acustica non splendida del Palasharp, alcune canzoni suonate con minime imperfezioni e una Barricade che ho trovato live un po' tanto stravolta e che mi ha lasciata male male male mi fanno pensare sul lato dell'emotività che boh, qualcosa tra me e uno dei miei gruppi preferiti ieri sera non ha funzionato. E sono lì che mi spiace come se avessi fatto io una cazzata. Oh, poi mi passa. Poi penso ad alcuni pezzi vecchi che suonati dal vivo dopo anni hanno ancora un tiro della madonna e che mi fanno capire perché li adoro. Però ecco, da quando sono uscita da lì mi ripeto boh. E sta cosa mi è un po' successa quando i Muse fecero uscire Supermassive black hole: non l'accettavo, ci rimasi male. Quindi non so, saranno 14 ore che sto qui a crucciarmi e chiedermi cosa non va, con me. Mi ripeto un po' C'mere e  insomma, mi vien voglia di rivederli per capire perché.

Però il concerto non è stato brutto. Cioè, cazzo, meglio loro che non so, andare a vedere i The Drums, che sì, son graziosi, ma son band da ballodellascuolammerrigana e non ti danno qualcosa in più. Qui c'è roba in più, forse per quello vale la pena rimanerci male e volere il meglio da loro.

Se vi prendo vi picchio, per il vostro bene.

But the world closed it's arms on us now .

The Gaslight Anthem, live at Magazzini Generali, MilanoMia mamma è diventata una sorta di macchina da guerra della navigazione in Internet. A me dispiace dire che il mio giro quotidiano è mail, feed, blog, socialnetwork varii. Navigo ormai pochissimo, nel puro senso di oh che bello, ora prendo un argomento e faccio ricerche, scopro nuove cose. Quando attaccarti al pc diventa più un mestiere che un piacere usi la tastiera come il display del forno e non è che adopri tutto il mezzo.

Mia mamma mi manda le mail e leggo che mi scrive "-vezzeggiativo random- guarda questa cosa, dimmi che ne pensi, guarda qua quest'altro magari ti interessa".
E conoscendomi dopo pranzo mi chiede se l'ho visto o meno.

Mia mamma tra le varie robe ha sempre ascoltato molta più musica rispetto a mio padre. Cioè, io non so, mio papà ascolta musica? Però mia mamma è stata boh, in gioventù e dopo quasi sempre come me. Quest'anno sentendo la cerimonia di apertura dei Mondiali ha sentito i The Parlotones e ha detto che non erano male, e prendendo il programma del frequency ha pescato i The Gaslight Anthem.
The Gaslight Anthem, live at Magazzini Generali, Milano
Ora da lì al Frequency (ciao, sono una che molti non li aveva ascoltati prima) li ho scoperti, e al solito come tanta altra roba li ho importati agli amichetti. Di cui uno, ciao Luciano!, springstiniano, ci è rimasto sotto di brutto e gli son piaciuti tantissimo.

Ora io potrei dirvi tante cose, ma dei tecnicismi qui in questa paginetta ce ne impipiamo e andiamo più alle robe viscerali: 'sti ragazzi suonano di pancia, si sente tutto. E suonano da dio. E' una musica che pesta non essendo metal. Certo, poi in Italia si poga anche su Albano Carrisi e il pogo non frega un cazzo, ma dico quanto vi pesta la loro musica, vi pulsa dentro, non capita spesso. Non posso neppure dire che è viscerale, è qualcosa che davvero quando li senti suonare ti va direttamente lì al circolo sanguigno

Ora io lo so che ieri c'era la sovrapposizione-massima-di-concerti-dell'anno (Gaga a Torino, Crystal Castle a Bologna, TGA a Milano) ma sinceramente io sebbene ora non mi regga in piedi dalla stanchezza penso che vi siate persi un po' uno dei migliori concerti dell'anno in suolo italico, anche per la buona qualità degli opening act – Chuck Ragan mi ha dato una botta musicale testosteronica che anche il probabile mio concerto in quota gaia di Adamlambert non mi scalfirebbe alquanto- anche se il suono sin dal check del microfono si era capito che si sarebbe distorto abbestia (dannati magazzinigenerali)

[un grazie a Walter che ieri mi ha permesso di esserci e complimenti a lui perché non è incravattato come gli altri ma sembra proprio come tutti gli altri label manager di area nordica]

So underrated.

The Cinematics, live at Covo Club BolognaTipo che domani a Milano suonano i The Gaslight Anthem, e esce su Grazia un articolo che è uno spiegone su di loro e l'intervista ad Alex Rosamilia, che è il chitarrista.
Ora noialtri in Italia li si suona poco, ma sinceramente valgono l'ascolto, specie per gli Springstiniani.

Qui a lato c'è un'altra band che per la questione most underrated, in quell'insieme lì c'entra tutta. Ora poi io non è che segua un mucchio di Carneadi, ma è gente con seguito, critica, e non ancora i primi rantoli di una carriera. Non è scouting, è rilanciare, rimbalzare quello che altri han già constatato. Ci sono un casino di band che a me piacerebbe far conoscere alle persone perché 'sti ragazzi son bravi a suonare e possono dire e dare qualcosa. Poi ci ho già la gente che mi ringrazia per gli Ours, o Gnecco, o addirittura in twitter per i The Cinematics, che sono 'sti ragazzini qui sopra che ho visto a Bologna la settimana scorsa. Bellini, umili, che si montano ancora il palco da soli. Gente che ha fatto il percorso inverso degli Editors, come sonorità, e che partendo da un mischione di Interpol e Razorlight fa anche un po' ricordare i loro vicini di casa Franz Ferdinand.

[We love scottish people]

Appropo di Scozzesi ci sarebbero anche i Frightened Rabbit, che vengono sabato al Covo e qui si va a vederli. E noi vi si consiglia di suonare anche loro. Giusto perché vi servono novità qualche volta.

[segue poi vedere i The National, che mi mancano da secoli, e il live degli Interpol per cui mi cago sotto da morire visto il cd]

Ho incontrato Jimmy Gnecco, l'ho intervistato e ho mantenuto rantoli di professionalità (eppure è così)

Me and Jimmy GneccoAnyone who’s ever met Ours frontman Jimmy Gnecco will tell you he’s an intense dude. He’s the type of guy who perpetually appears to be pondering something profound. Whether he’s actually ruminating on something of consequence, of course, is anyone’s guess. But his intensity is palpable. He’s also an immensely talented vocalist who’s virtually without peer. There are a handful of singers worthy of being mentioned in the same breath, and of those, the one he’s compared to the most (Jeff Buckley) is no longer even living. As a songwriter, Gnecco is occasionally transcendent. Doesn’t matter, though. With his otherworldly voice, dude could sing lines from an auto repair manual and still be spine-chilling.
[…]

La cosa che mi è sembrata tanto strana è questa: ho avuto il modo di parlare faccia a faccia con uno dei miei idoli l'anno in cui ho dato una specializzazione al mio hobby principale. Un incontro che una settimana prima mi ha fatto pensare a come avrei potuto affrontarlo e invece quando sono arrivata di corsissima alla sede della Spin Go a Milano ad intervistarlo e apro la porta e vedo lui a chiacchierare con la sua accompagnatrice mi si prende un colpo e niente, boh, normale anche se nelle prime parole c'era un "per colpa di un mio amico che mi disse che se ascoltavo i Muse dovevo anche controllare gli Ours ti ascolto da più di otto anni, e a volte ho suonato i vostri dischi anche in modo ossessivo devo dire…"

Non so perché finora non ce la facevo a scrivere due righe differenti dalla cronaca giornalistica (che, debbo dirvi, è molto distante da me: avrei chiesto alla Gazzetta di Parma di collaborare proprio per imparare a farlo, e loro mi accetterebbero. Ma non so, è una cosa che so fare ma vedo lontana da me: sapete, anche quando ero a scuola e scrivevo come voleva la prof prendevo nove. Solo che a me è sempre piaciuto scrivere come cazzo mi pareva a me, coi miei modi, tempi, anafore, perifrasi, lungaggini dellamadonna. E il blog me lo permette. Trovare qualcosa che spieghi dando calore e colore invece è quello che vorrei), forse per pudore, forse perché in fondo è stata per me una cosa così ganza che non riuscivo a metabolizzarla.

Ho questa chiacchierata di una mezz'ora con Jimmy Gnecco, che è molto bella. Si parla del corto che ha girato con Carradine e che non è uscito, si parla di quando ha fatto da supporter a Marylin Manson e gli tirarono le monetine ("beh, mi sono presentato con un album che si chiama Mercy e invece quella gente era piena d'odio", Mercy significa Misericordia), di lui che da piccino voleva fare il medico e che ora invece canta e di tante altre cose della sua carriera e di questo album solista. Con lui che a un certo punto mi imita Paul Banks, perché si parlava dell'essere se stessi, e mi fa il chorus di Obstacle 1. Io che muoio dalle risate. Ho però non so, ancora il blocco a risentirla. E vi dico un'altra cosa: avevo una scaletta delle domande, ma non l'ho usata. Perché quando abbiamo iniziato a parlare sembrava che lo stessi facendo con un vecchio amico, rilassatissimo, che mi guardava con degli splendidi occhi limpidi ed era attento a tutto quello che mi diceva e che gli chiedevo. Un'esperienza totalizzante. Non so spiegarvela.

-ah anche la cosa bellissima che il musicista che ascolti di più esce avanti a te, ride perché sei piegata a cercare il cellulare, che invece avevi perso in auto, nella borsa e per fare questo cavi fuori quasi tutto da essa e ti saluta dicendo "ciao". E te diventi bordeaux, ma sorridi. Grazie, nume tutelare delle figuredimmerda-

Poi il live a Popolare è stato breve. Ma sapete come è ottoanni. Ecco, per me mi poteva anche cantare tre canzoni e valeva tutto. Inizialmente vedendo la setlist mi sembravano pochine, e poi son state fatte anche due di meno (era andato lungo nelle risposte? Boh!)
I video del concerto li trovate su youtube, nel mio canale. Le prime canzoni son ben suonate ma cantate ancora con ruolino professionale. Verso The Heart Jimmy si smolla completamente fino a poi fare una Run away to tell the world che mi provoca un semimagone totale e che mi fa ringraziare le luci spente.

[La foto è poi stata fatta nell'aftershow da Niccolò. E lì ho preso il coraggio per dirgli se potevo dargli un bacetto. Sennò il pomeriggio lo avevo salutato con una stretta di mano: oh, io son timida a livelli grandissimi ma lui mi batte.]

[Cristoddio, ora manca solo Matthew Bellamy]

[Lo sbobinaggio arriva, entro il mese, se sto tre giorni a casa, cazzarola]

You surprised me.

In tutto questo ho ancora il ricordo di me e Niccolò che andiamo a farci le foto e lui che dice "devo andare al bagno" "è di là" "ma c'è la gente in mezzo…" "ma non saranno cattivi con te" (e lui che poi si ferma mezz'ora coi fans tipo prima di andare a evacuare)

Lo so, poi dico anche il resto ma, ecco. La bontà dell'uomo mi spaventa.

Io ad esempio sto ancora sedimentando la recensione di The Heart di Jimmy Gnecco perché ho l'obiettività a Ville Certose.

By Amon_Re
DSC06699[questo post va letto tutto con il pensiero interno dello sticazzismo, ma in modalità romenesca e non come lo usate a nord]

Premessa: c'è tutta una corrente di pennivendoli che dice che no, di solito l'Artista™ che uno intervista cioè lo devi trattare con gentile distacco, un po' come il paziente™ che ti viene a studio e ti dice "ciao, ho una chiappa in suppurazione perché mi ci ero iniettato dell'eroina. Ma ho smesso eh". In quel caso infatti il medico dovrebbe essere professionale e operare in modo che venga drenato il tutto, ma in realtà tutto il personale paramedico ti guarderà con quello sguardo di intesa che va a spiegare tipo "ahò, ce sta a cojonà" e al paziente™ verrà fatta la prestazione professionale col massimo del dolore che può avere. Perché siamo tutti umani, perché ci abbiamo 'sta cosa di guidicare, perché siamo tutti un po' teste di cazzo suvvia.

Dicevo, c'è questa corrente del distacco da l'Artista™ verso cui devi ottemperare una prestazione professionale. Niente foto, niente confessioni di tivojobbene, niente autografi. Neppure per l'amico che in caso ti bussa come un tappeto durante le pulizie di primavera.
Poi c'è questa cosa per cui se devi fare un verbal… pardon, una recensione non ci puoi mettere del tuo. Non dico come in alcune riviste musicali dove si mette "perbacco se mi ricordo di Riccardo Cialtronis, mi ci sparavo seghe col suo sottofondo quando ero un bimbino e i suoi riff mi occorrevano per camuffare le mie scorregge quando avevo la morosa in casa". No, cioè, sapete quella cosa dei limiti, del buon gusto, dell'insomma può leggerti tua nonna? Secondo me sono un po' questi i livelli, i modi, le cose da applicare.

Io non sono un professionista, gné gné.

Sono del parere però che non so se saprei intervistare Matthew Bellamy ad esempio. Sia perché so che mi sparerebbe tante cagate, sia perché verso ciò che dicono i Muse ho una cosa che è tipo dello stalking legale che mi fa sapere subito qualsiasi cosa dichiarino sia soprattutto perché saprei sicuramente che mi sparerebbe cagate parlando malissimo, mangiandosi le parole. Dom Howard sì, mi piacerebbe. Bellamy lo terrei per stringergli la mano e farci la foto da far vedere alle future generazioni. Fine. Tipo santino.

Come ad esempio quando andai a Condor a vedere Andrew Bird invidiai un po' l'ars maieutica di Matteo Bordone per tirargli fuori le parole e dargli un certo ritmo, alla conversazione. Se avessi dovuto farlo io sarebbe stata la sagra del "volete una pinza" per tirar fuori due concetti.
Ché l'Artista™, è persona strana, lo sappiamo.

Nei tre giorni al Frequency ho imparato questo, di me: se devi intervistare qualcuno e hai la mia (brutta per me) capacità di adattarti all'interlocutore se questo è stronzo, o scazzato, o poco propositivo devi avere un gran mestiere. Quindi finché non lo si acquisisce dovrò cercare solo di parlare con belle persone o alcune molto propositive.
Poi le recensioni dei dischi sono verbali. E' come l'anamnesi: devi saper fare le domande giuste a ciò che vedi e trarre le risposte migliori. Poi se non la scrivi bene son cazzi tuoi.

[ora arriviamo al punto]

Venerdì c'è Jimmy Gnecco a Patchanka, Radio Popolare. La trasmissione di Niccolò Vecchia, che siccome è un bastardo ha messo l'annuncio con una foto di occhi di Jimmino nostro che a me stava venendo lo sguardo tipo Hello Spank, a cuoricini.

Il fatto è che riesco anche a intervistarlo, e non a farci solo due parole da fan. Un po' la cosa mi preoccupa, perché ho un casino di curiosità venutemi in mente e maturate negli ultimi, ormai a breve, nove anni. Dovrò filtrare e prima porle a me, poi al poveruomo. E' un po' un casino, sai che finalmente hai una persona di cui hai ascoltato tantissimo i dischi, che ti ha accompagnato per anni e ti viene una sorta di blocco. E' strano.

Poi dopo faccio tante foto. Mi hanno chiesto di farle eh.

Niccolò è molto bravo, son curiosa di sapere anche cosa gli chiederà lui, che non è una bimbetta urlante come me (oltre ad essere rincoglionito, e lo dice lui, perché io di Gnecco gliene avevo parlato sin da Luglio e lui aveva detto "che figo. grazie della segnalazione. davvero bello bello". E se lo era scordato.)

Se volete venire il concerto è gratis, ed è acustico. Alcuni di voi mi hanno scritto per sapere come prenotarsi, se andate nel post linkato c'è scritto tutto. Ci vediamo lì. Temo che sarò più riconoscibile del solito.

Ormai tutti vedono gli alieni, ma lui lo sappiamo che è venuto prima di tutti.

Dear friends in Matthew Bellamy,
come ben sapete queste non sono notizie fresche. O meglio, abbastanza fresca è la notizia in cui la Marcuzzi anche lei ha visto da giovane dischi volanti. O meglio, si leggono anche robe tipo queste e te pensi: che ne penserà Mattweuccio nostro?

Niente, ti rispondi, sarà in giro in bici a farà il papà.

Poi vabbè, non s'era parlato in questi lidi della bella intervista (leggetela anche se non vi piacciono i Muse, c'è un po' il paradigma di come si dovrebbero fare i servizi sulla musica con annesse interviste. In questo il giornalismo inglese, anche se pure loro ci hanno tanta merda, ci da parecchie piste) su Kerrang circa un po' le somme dall'uscita del disco a pre-tour amerrigano.

La cosa che emerge, in una riga e mezza, per noi lavandaje è: ordunque, la Gaia si è presa la casa a Como… e la sala di registrazione?
Scusate, ma non riesco a togliermi il pensiero dalla testa, lì, nella grotticella, che forse era di Bellini o menate varie… capitemi. Lo studio di registrazione, quello di The Resistance.

[la smetto]

La cosa che più mi interessa, relata a ciò che dico LO STUDIO DI REGISTRAZIONE (argh) è:
(…) don’t expect to hear the whole of that sprawling work. Even with today’s high technology, not all studio performances can be reproduced in live settings.  “I mean, in all honesty, it’s probably one of the reasons why we haven’t actually played ‘Part 2’ and ‘Part 3’ of the symphony live yet,” Wolstenholme said in a recent phone interview from San Diego, the first stop on the North American leg of Muse’s endless world tour.  “I think sometimes there are certain strings and orchestra things that can be produced electronically, but we kind of thought with those two songs the main focus was on the orchestra. I think the difference with other songs is that the focus has always been the band, and the orchestra’s always acted as the backdrop.  “I think sometimes when you go out and write a song that is practically all-out classical music, it’s very, very difficult to take that to the stage without having an extra 40 people right behind you onstage. And obviously to tour with those numbers of people is unrealistic.”

Se vi ricordate Matt ci disse: "oh, forse porto l'orchestra sul palco". Ci ri-menava per il naso. Maledetto paraculo.