Un gigantesco uovo di legno Curioso osservatorio nel Delta National Park

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La riserva naturale di Scheelhoek nel Delta National Park nasconde al suo interno un osservatorio ornitologico chiamato Bird-ei, vale a dire “Uovo di uccello”. Non si tratta di un semplice nascondiglio, bensì di un vero e proprio capolavoro ecologico di 7 metri d’altezza a forma di uovo. Tale struttura in legno è unica nel suo genere: non c’è nulla di simile, infatti, né in Europa né altrove nel mondo. Permette ai visitatori di apprezzare le innumerevoli sorprese che la natura offre: tra queste, spicca sicuramente la vista panoramica sul delta Haringvliet con la diga e le isole della riserva di Scheelhoek, vero e proprio santuario per gli uccelli nidificanti.

Il significato simbolico dell’uovo

Il beccapesci è un uccello costiero che si riproduce in colonie in paludi fangose, spiagge verdeggianti ed isole con scarsa vegetazione. L’uovo del beccapesci, che si riproduce nelle isole limitrofe, è stato fonte di ispirazione per la realizzazione dell’osservatorio. La sua forma simboleggia la fertilità del delta, i forti e sani uccelli presenti nella zona ed il meraviglioso ambiente naturale.

100% sostenibile

Non è necessario camminare in punta di piedi; infatti, durante la visita, né gli uccelli né gli altri animali vengono disturbati. Al termine di un canale erboso, si apre un tunnel in cui si fondono tutti i suoni della natura circostante. Si consiglia di indossare scarpe impermeabili, poiché potrebbe capitare di toccare letteralmente l’acqua con un dito. La parete esterna del tunnel accoglie le rondini riparie ed è dotata di una finestra speciale da cui osservare come questi uccelli entrano ed escono dai loro nidi. Raggiunta la sommità dell’uovo, si può godere di un meraviglioso panorama sul Haringvliet ed osservare tutti gli uccelli per cui questa zona è estremamente importante.

Osservare da vicino la stagione degli amori

La primavera segna l’inizio della stagione degli amori, l’occasione perfetta per seguire da vicino cosa accade nelle isole di nidificazione. I beccapesci iniziano a nidificare nella zona del delta Haringvliet nel mese di marzo. Ad aprile e maggio, prestando particolare attenzione, è possibile vedere l’andirivieni degli uccelli che trasportano del pesce nel becco per sfamare i propri piccoli. Per settimane li nutrono con piccole anguille di sabbia: un vero e proprio spettacolo!

https://hollandnationalparks.com/it/node/144

 

Colours of Ostrava: tutte le sfumature della musica

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Nella nuova meta cool della Repubblica Ceca, atmosfere giovani, angoli urban, scorci hipster e soprattutto il più grande festival musicale multiculturale d’Europa fanno dimenticare il grigio delle ciminiere ormai dismesse e colorano la città di tinte (e note) vivaci. Dal 17 al 20 luglio attesi, tra gli altri, anche The Cure. Ma si fa festa anche altrove.

Terza città per grandezza del Paese dopo Praga e Brno, Ostrava è stata da sempre vocata all’estrazione di carbone nero di alta qualità e alla sua lavorazione. Il suo “cuore d’acciaio” è candidato all’iscrizione nella lista Unesco per l’incredibile patrimonio di archeologia industriale. Le miniere sono state chiuse e trasformate in musei e le fabbriche metallurgiche sono state riconvertite nell’ottica del design, conferendo alla città un volto moderno, che crea un ponte con il suo passato millenario. Tra le chicche, il complesso Dolni Vitkovice con la Bolt Tower, ex fornace e sede di un caffè panoramico e molto trendy. Il Landek Park è un armonioso connubio tra il contesto naturale e i cunicoli delle miniere che lo hanno esplorato.

La città della musica. Giovane.
Oggi centro giovane e vibrante, Ostrava è stata ribattezzata “città della musica” grazie alle rassegne internazionali che vi si svolgono. Il più celebre è Colours of Ostrava, il più grande festival musicale multiculturale dell’Europa centrale, reso unico oltre che dalla varietà dei generi proposti (jazz, classica, indie, funk, elettrica, world music, pop, rock, reggae, soul, dance, folk e blues) dalla cornice insolita. A far da scenografia -a concerti ma anche incontri, dibattiti ed eventi vari- è infatti il sito metallurgico dismesso di Dolni Vitkovice. In passato vi si sono esibiti artisti del calibro di Jamiroquai e Norah Jones e per questa diciottesima edizione, in calendario dal 17 al 20 luglio prossimi, sono attesi -tra gli altri- The Cure. Un evento mastodontico e poliedrico: una trentina tra palcoscenici outdoor e indoor, per oltre 350 appuntamenti tra concerti, esibizioni, dj set, dibattiti, workshop, performance di poesia, teatro e arte. Questi gli artisti protagonisti del festival 2019: The Cure, Florence + The Machine, Rag’n’Bone Man, Years & Years, Rosalía, MØ, ZAZ, Mogwai, Tom Walker, Mariza, John Butler Trio, Richie Hawtin Closer, Shaka Ponk, Xavier Rudd, Ólafur Arnalds, Lewis Capaldi, Kronos Quartet, Sons of Kemet XL, Cory Henry & The Funk Apostles, Calypso Rose, Mathias Eick, Paolo Fresu Devil Quartet, Lola Marsh, Gang of Youths, Jungle by Night, Étienne de Crécy, TOKiMONSTA, Enrico Sangiuliano, Nicola Cruz, Emily Dust, David August e altri ancora. Il biglietto per la quattro giorni costa 114 euro, dà diritto a numerose agevolazioni per diversi siti turistici e può essere acquistato online al sito www.colours.cz.

Gli altri festival dell’estate ceca
In attesa del Colours of Ostrava, la grande festa d’estate è già iniziata in Repubblica Ceca. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Il Metronome Festival Prague, il più grande festival multigenere della capitale, va in scena il 21 e 22 giugno. Nella zona fieristica di Praga è atteso anche Liam Gallagher. I patiti della musica elettronica non possono mancare Beats for Love, il più importante festival del genere in Europa centrale, che si terrà proprio a Ostrava, dal 3 al 6 luglio. Tre giorni di vibrazioni, dal 4 al 6 luglio, per il Rock for People, in programma nell’ex aeroporto militare di Hradec Kralove, in Boemia orientale, dove vengono allestiti due grandi palchi all’aperto, un grande tendone e due palchi all’interno dell’hangar. Il Bohemia Jazz Fest è invece un festival diffuso, le cui esibizioni sono in programma dall‘8 al 15 luglio tra Praga, Pilsen, Liberec, Domazlice, Tabor e Brno. A chiudere la stagione sono infine le note prorompenti del Brutal Assault, festival heavy metal in calendario dal 7 al 10 agosto nel complesso dell’ex castello di Josefov, a Jaromer.

Festival della Fiaba pensato per gli adulti: dal 14 al 16 giugno torna a Modena la sesta edizione

FESTIIVAL DELLA FIABA PENSATO PER GLI ADULTI: DAL 14 AL 16 GIUGNO TORNA A MODENA LA SESTA EDIZIONE 
Approfondire il genere narrativo della Fiaba attraverso un’indagine intellettuale, antropologica e culturale: dal 14 al 16 giugno torna a Modena – in una nuova versione itinerante presso il circolo culturale Filatoio e varie location nel quartiere adiacente al Museo casa Enzo Ferrari – il Festival unico sul territorio nazionale per il suo target di riferimento, ovvero il pubblico adulto e consapevole. Tre giorni di narrazioni in voce semplice di fiabe e miti, conferenze, performance, spettacoli, Workshop e tante iniziative dedicate quest’anno al tema della “Follia” 

Modena, 12 giugno 2019 – Conferenze, narrazioni in voce semplice di fiabe della tradizione e non solo, spettacoli, performance, oltre a workshop, momenti dedicati al gusto e altro ancora: tanti gli appuntamenti ideati ad hoc in programma per la sesta edizione del Festival della Fiaba, da venerdì 14 a domenica 16 giugno presso il circolo culturale Filatoio (via de’ Bonomini 61/63www.filatoio.com) e varie location nel Quartiere adiacente al Museo casa Enzo Ferrari, vicino al centro storico di Modena. Torna la manifestazione unica sul territorio nazionale per originalità e target di riferimento nata da un’idea di Nicoletta Giberti,performer e regista teatraleche da anni indaga attraverso linguaggi eterogenei il genere “Fiaba” con uno sguardo ampio e profondo. Tema caratterizzante di quest’anno è la “Follia”, declinata e indagata in diversi aspetti e sfumature, a cominciare da una serie di conferenze dedicate in cui scrittori, professori e pensatori approfondiranno il filo conduttore proposto dal Festival. Tra gli altri saranno protagonisti – in appuntamenti a ingresso gratuito – lo scrittore Mario Ferraguti, che parlerà de “I Folletti, la follia e il vento” (domenica 16 alle ore 18.30), Ivonne Donegani – professoressa universitaria, già direttrice del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna e responsabile del progetto Arte e Salute Mentale e Nicola Bonazzi, drammaturgo e regista, tra i fondatori della Compagnia Teatro dell’Argine. La Donegani, da anni impegnata attivamente nei percorsi di de-istituzionalizzazione, promozione della salute e inclusione sociale in collaborazione con le associazioni di familiari e utenti, terrà una conferenza dal titolo “Ho sognato che vivevo” (sabato 15 alle ore 18.30), mentre Bonazzi, che dal 2012 collabora come guida del laboratorio teatrale con “Gli Amici di Luca”, compagnia nata in seno alla Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna tratterà di “Che Venne in furore e matto: la Pazzia di Orlando”(venerdì 14 alle ore 18.30). Le conferenze avranno tutte luogo presso lo spazio Progetto Lavoratorio.

Nell’ambito della sesta edizione del Festival, quest’anno pensata per un pubblico esclusivamente adulto, ogni evento sarà in dialogo con il luogo che lo ospita: ecco allora che la camera 22 dell’Hotel La Pace sarà la location perfetta per ascoltare la storia di Cappuccetto Rosso, mentre StudioLoom di Laura Turrini, StArt 60, Veronesi Italia – dove si importa il Rum – l’Atelier di Andrea Capucci, lo spazio di Marco Brunetti Tube Amplification e il centro di pratica e ricerca La Tigre Bianca accoglieranno altre fiabe ed eventi, mentre sarà possibile assaggiare due piatti tipici selezionati al ristorante La Cucina e alla Trattoria Via Ferrari.

Tante anche le performance e gli spettacoli – con un biglietto dal costo variabile e prenotazione obbligatoria – tra cui, da non perdere, “Il Sapere perduto: un viaggio tra caduta, compimento e metamorfosi”:un percorso itinerante, ideato e diretto da Nicoletta Giberti, direttrice artistica del Festival della Fiaba, dedicato ai disegni di Gea Zoda – figlia dell’artista e incisora Andreina Bertelli e del pittore Italo Zoda, frequentatori tra gli altri di Renato Guttuso, Leonardo Sciascia e Dacia Maraini – che, cresciuta immersa nell’arte e stimolata dal percorso narrativo intrapreso al Festival e dal tema della Follia, per la prima volta in questa occasione mostrerà le sue opere al grande pubblico, in un modo assolutamente originale e “folle”.

E poi performance, come “Sotto Chiave: trama e ordito di un segreto”, a cura della narratrice Anna Tondelli e della costumista d’epoca Mariana Polisena, dedicata a Barbablùe le fiabe della tradizione, che saranno le protagoniste assolute del Festival a loro dedicato. Narrate in voce semplice nei vari luoghi della manifestazione ogni mezz’ora circa, per una capienza che varierà a seconda degli spazi, per mantenere la bellezza dell’intimità della condivisione. E, ancora, presentazioni di libri, come “Disturbi di luminosità” (Gaffi editore), di Ilaria Palomba, dove la follia emerge dall’assenza d’amore, di certezze, di futuro, in un sociale che implode (sabato 15 alle ore 21.30).

Novità di quest’anno sono i miti narrati in voce semplice dal gruppo diretto da Michele Collina. Il termine “mito” deriva dal greco mythos, che significa “Parola, racconto”. Nel linguaggio comune la parola “mito” indica qualcosa di favoloso o di irraggiungibile, che viene in qualche modo amplificato e allontanato dal reale. Chi meglio di coloro che hanno vissuto una buona parte della loro vita può dare voce al mito? Le persone che hanno accumulato anni sul loro cammino guidati dalla competenza e dalla grande sensibilità di Michele Collina raccontano alcuni miti dalle Metamorfosi di Ovidio.

Il Filatoio sarà centro Festival per momenti di ristoro tra una fiaba e l’altra, aperitivi, cene ma anche colazioni, brunch e pranzi. Nella caffetteria sarà servito a qualsiasi ora l’assenzio, in onore della fata verde che tanto ispirò i poeti maledetti attraverso la perdita della ragione e l’incontro con la follia. Mentre il giardino del circolo sarà l’anima pulsante del Festival, uno spazio dove gustare cose buone da mangiare, dove attendere il proprio turno per andare ad ascoltare una fiaba e soprattutto dove incontrarsi e scambiare parole, pensieri e suggestioni. Lì ci sarà anche la bottega di Lu_Ghirò, attenta artigiana dell’antica arte del ricamo.

“Dopo cinque edizioni in cui abbiamo cercato spazi potenti, bellissimi e accoglienti, abbiamo deciso di spostare lo sguardo su un quartiere difficile di Modena, ma che ha un grande potenziale, perchè ricco di verità e libertà– spiega Nicoletta Giberti, direttrice artistica e ideatrice del Festival della Fiaba – Non a caso il Filatoio sorge esattamente lì e, da due anni, brilla e brulica di iniziative e persone che lo frequentano entusiaste e grate di ciò che incontrano. Perché l’intento del Festival della Fiaba è anche quello di portare luce e bellezza in questi luoghi, per aprire riflessioni personali e collettive. E la manifestazione nasce dallo stesso impulso che nel tempo ha mosso l’uomo a raccontare fiabe: l’incontro con il substrato inconscio e l’effetto vivificante che se ne trae, raccontandole, leggendole o semplicemente ascoltandole. La fiaba è fatta di simboli che si ripetono dalle origini in tutto il mondo, ed è nata per gli adulti, i bambini erano ascoltatori occasionali, di passaggio“.

Ecco allora un Festival unico su tutto il territorio nazionale, che ricrea quello che un tempo veniva definito “focolare”, celebrando il rito della narrazione e predisponendo i suoi visitatori a uno stato di ascolto, perché le fiabe mettono in scena da sempre la stessa storia: l’identificazione del sé. Ogni volta che una fiaba della tradizione viene raccontata, qualcosa di prezioso viene condiviso e compreso da tutti in un’epifania personale e collettiva.

 

Il Festival della Fiaba gode del Patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Modena, oltre che dell’Università di Bologna, dipartimento di Scienze dell’Educazione.

 

Per informazioni, dettagli sul programma e prenotazioni:

328 7814093

www.festivaldellafiaba.com

Guida alle spiagge nascoste di Aruba

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5 spiagge di Aruba che non conoscevate

Con la sua sabbia bianca e il mare color azzurro intenso, Eagle Beach è stata nominata terza spiaggia più bella del mondo dai viaggiatori di TripAdvisor. Con il suo mare piatto e la sua sabbia soffice, Palm Beach ospita alcuni tra i migliori resort dei Caraibi. Eppure, come se questo non bastasse, ci sono molte altre chicche nascoste che meritano di essere scoperte durante un viaggio ad Aruba, piccola perla dei Caraibi del Sud dove splende sempre il sole. Eccone alcune!

Ideali per le famiglie e per gli amanti dello snorkeling

Arashi

Situata a Nord della costa occidentale di Aruba, la spiaggia di Arashi è consigliata per la sua acqua cristallina, la finissima sabbia bianca, le palapas a disposizione dei bagnanti e la pittoresca vista sul Faro California. Il mare è solitamente calmo ad Arashi e in questo preciso punto, circa 150 metri al largo della riva, la barriera corallina è garanzia di ottimo snorkeling ed immersioni!

Baby Beach

All’estremità meridionale di Aruba, la famosa Baby Beach è una meravigliosa baia di acqua poco profonda e particolarmente calma, caratteristiche che la rendono la destinazione preferita dalle famiglie con bambini piccoli. Alcuni decenni fa, i lavoratori della raffineria Lago hanno creato la spiaggia costruendo una barriera protettiva all’interno dell’acqua, offrendo alle famiglie una spiaggia sicura per divertirsi. Gli amanti dello snorkeling possono scoprire una straordinaria varietà sottomarina – barracuda, pesce pappagallo, pesce palla, pesce angelo, calamari e anguille – nuotando nella barriera corallina formata principalmente da Elkhorn, tipico corallo della barriera corallina caraibica.

Mangel Halto

Mangel Halto è un gioiellino situato lungo la costa occidentale dell’isola, nell’area di Pos Chikito. La spiaggia è chiamata così per la fitta rete di mangrovie che la costeggiano, fornendo ombra naturale alla spiaggia e rendendola ideale per dei picnic pomeridiani. La stretta radura di mangrovie conduce ad una distesa di acqua trasparente e poco profonda irresistibilmente invitante, la quale è particolarmente calma per via della barriera corallina situata più a largo. Tale barriera corallina, facilmente raggiungibile con una breve nuotata dalla riva, è anche ottima per praticare snorkeling o immersioni.

Per praticare windsurf, kite-surf e rilassarsi con gli amici

Fisherman’s Huts

Fisherman’s Huts, anche conosciuta come Hadicurari Beach, è chiamata così per via delle capanne che i pescatori erano soliti costruire in questa zona di Aruba. Qui, l’acqua è sempre piatta e la brezza dei Caraibi costante: fattori che la rendono perfetta per praticare windsurf! Ecco perché numerosi gestori di attività sportive hanno scelto questo spot per i loro servizi, accogliendo turisti e locali che vogliono dilettarsi negli sport acquatici. Kiters e surfisti internazionali si ritrovano qui ogni estate per sfidarsi durante il Hi Winds Amateur World Challenge.

Boca Grandi

Situata nella parte orientale della punta sud di Aruba, Boca Grandi è molto popolare sia tra gli abitanti locali che tra gli amanti del surf. In questa spiaggia, caratterizzata da ondulate dune di sabbia, soffiano venti costanti e leggeri, che richiamano kitesurfer professionisti per praticare qui il loro hobby. Qui si è creata una vera e propria comunità di amanti degli sport acquatici, sempre pronta ad accogliere nuovi visitatori.

Per scoprire di più sulle spiagge nascoste di Aruba:
www.aruba.com/it

TRA TRENO A VAPORE E BICICLETTA: Sulle tracce del SECOLO D’ORO olandese

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Viaggio nel tempo tra Hoorn, Medemblik ed Enkhuizen

La ricca storia del Secolo d’Oro olandese è ancora tangibile nelle città di Hoorn, Enkhuizen e Medemblick. L’atmosfera di quel periodo continua infatti a vivere nei monumenti, nei musei, ristoranti, hotel ed itinerari di queste cittadine storiche a nord di Amsterdam. Esiste la possibilità di visitarle tutte e tre in un unico giorno viaggiando a bordo dello storico treno a vapore, in barca o in bicicletta, percorrendo un itinerario a triangolo.

Questo percorso anche chiamato “triangolo storico” alla scoperta delle 3 perle Hoorn, Medemblik ed Enkhuizen, offre l’occasione di immergersi completamente nella tradizione di questi meravigliosi luoghi simbolo del Secolo d’Oro, facendo un salto indietro nel tempo.

Treno a vapore – Stoomtram

Un’autentica ferrovia del 1887 è il punto di partenza di quest’avventura. È possibile scegliere tra 3 diversi itinerari, con diverse opzioni di partenza e di arrivo:

  • Gita di un giorno da Hoorn: partenza dalla stazione dei treni di Hoorn, con la possibilità di visitare locomotive, cabine di manovra, e la mostra dedicata al treno a vapore. A bordo del treno si attraverseranno le stazioni di Wognum, Twisk e Opperdoes per poi raggiungere Medemblik. Da qui si salperà con la barca verso Enkhuizen: è possibile estendere il proprio viaggio con una visita al bellissimo museo a cielo aperto “Zuiderzeemuseum”.

 

 

  • Gita di un giorno da Enkhuizen: effettuando il percorso al contrario, la partenza avverrà dal molo di Enkhuizen, dove a bordo dell’impressionante nave museo “Friesland” si raggiungerà Medemblik. Da qui si salirà sul treno a vapore fino alla stazione del treno di Hoorn, dove termina la corsa.

 

  • Andata e ritorno Hoorn – Medemblik: per chi non desiderasse la gita in barca, è previsto anche un percorso di andata e ritorno interamente a bordo del treno a vapore, con partenza e arrivo ad Hoorn, passando per Medemblik.

Informazioni generali

  • I biglietti sono disponibili alla cassa presso Museo del Treno a Vapore oppure online tramite il webshop 
  • Servizio Ristorante: nelle stazioni, sul treno a vapore e a bordo della nave museo
  • Parcheggio: parcheggio (a pagamento) presso la stazione P + R Hoorn / NS Hoorn
  • Il molo, le stazioni del treno e le stazioni delle ferrovie olandesi NS di Hoorn, Medemblik e Enkhuizen sono a pochi passi l’uno dall’altro.

I più sportivi potranno effettuare questo tour in sella ad una bicicletta! Le città del triangolo storico sono ben collegate e seguendo il percorso indicato dai numeri del percorso, si toccano tutti gli imperdibili punti delle cittadine simbolo del Secolo d’Oro.

Presso questi centri è possibile noleggiare le biciclette:

  • Bike Totaal
    Peperstraat 6, Bovenkarspel
    Tel: +31 228 515 338

  • Bike Totaal
    Westerstraat 25, Enkhuizen
    Tel: +31 228 325 771

  • Stadshavens Medemlik
    Pekelharinghaven 50, Medemblik

Tel: +31 612335841

 

Scaricate l’app “Golden Age Tour” dall’app store o su Google Play.

Per maggiori informazioni: goudeneeuwbovenamsterdam.com

 

Per maggiori informazioni: www.goudeneeuwbovenamsterdam.com

A Parma, capolavori intorno a “La Scapiliata” di Leonardo da Vinci

È una sequenza strepitosa di capolavori, a partire da ben 4 opere di Leonardo, quella che offre la Galleria Nazionale di Parma con la mostra “La fortuna de “La Scapiliata” di Leonardo da Vinci” (18 maggio – 12 agosto 2019), a cura di Pietro C. Marani e Simone Verde. Accanto a quelle di Leonardo, il pubblico vi potrà ammirare opere di altissimo livello di Gherardo Starnina, Bernardino Luini, Hans Holbein, Tintoretto, Giovanni Lanfranco…, tutte riunite intorno alla affascinante “Scapiliata”, patrimonio del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma.
La mostra, organizzata dal Complesso Monumentale della Pilotta e Fondazione Cariparma, rientra tra quelle ufficiali del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.
Nessuna cuffia, nessuna crocchia o velo intorno al volto, bellissimo ed intenso. Ma capelli liberi, lunghi, scarmigliati da un vento che irrompe violento in scena.
Lei ha gli occhi rivolti in basso, pudica e quasi solenne. Ma, grazie alla sua chioma libera e selvaggia, appare intensamente seduttiva. La “Scapiliata” di Leonardo è forza, libertà, femminilità.
 In questa tavoletta Leonardo dipinge esattamente ciò che lui stesso ha suggerito, a proposito della raffigurazione della chioma della figura femminile, nel Trattato sulla pittura: «Fa tu adunque alle tue teste gli capegli scherzare insieme col finto vento intorno agli giovanili volti, e con diverse revolture graziosamente ornargli». «Qui Leonardo non realizza semplicemente una icona di bellezza femminile ma molto di più. Con uno sperimentalismo unico nel suo genere, riesce a riassumere la complessità divina della realtà», sottolineano i due curatori, il professor Pietro Marani e il Direttore della Pilotta, Simone Verde.
Quattro le sezioni in cui si articola la rassegna. La prima include alcune antichità e i primi passi di una ricerca pittorica rinascimentale che troverà in Leonardo la sua massima espressione. La seconda, annovera alcuni dipinti e disegni originali di Leonardo o di ambito fiorentino, precedenti o contemporanei all’artista, in cui viene trattato il tema dei capelli scomposti, come fiamme ondeggianti nell’aria a causa del vento, tra cui la celebre Leda degli Uffizi. Vengono poi riunite derivazioni antiche del tema leonardesco, a testimonianza della precoce fortuna critica di questo soggetto iconografico, scegliendo opere di Giovanni Agostino da Lodi e Bernardino Luini. In particolare nel confronto con l’opera di Luini, la Salomé con una serva che riceve dal boia la testa di san Giovanni Battista degli Uffizi, la tavoletta parmense pare ripresa quasi letteralmente nel volto della protagonista. Nella successiva sezione ad essere proposto è un excursus sul pittore e scultore Gaetano Callani (Parma, 16 gennaio 1736 – 6 novembre 1809) che nella sua collezione accolse la Scapiliata di Leonardo. Allo scopo di documentare la politica di acquisizioni della Galleria Palatina fra 1820 e 1840, quindi al momento dell’ingresso dell’opera nelle sue collezioni, la mostra si sofferma anche sulla figura di Paolo Toschi, all’epoca direttore delle Gallerie dell’Accademia di Belle Arti di Parma, che definì la Scapiliata «cosa rarissima da trovarsi ai giorni nostri». Tra le sue acquisizioni, opere provenienti dalle collezioni Callani Sanvitale e Baiardi, acquisite rispettivamente nel 1834 e nel 1839, anno in cui le Gallerie si arricchirono del capolavoro di Leonardo a seguito dell’acquisizione della collezione Callani.
Mostra e catalogo (Nomos Edizioni) chiariscono definitamente il tema della autenticità dell’opera. L’ipotesi oggi più accreditata propone la tavoletta come appartenuta a Isabella d’Este. L’opera rimase a Mantova anche dopo la vendita della collezione Gonzaga a Carlo I Stuart (1626-27) per poi essere sottratta durante il Sacco della città operato dai Lanzichenecchi al soldo di Ferdinando II nel 1630-31. In seguito,la Scapiliata sarebbe confluita nella collezione di Gaetano Callani durante il soggiorno milanese intrapreso dall’artista tra 1773 e 78, forse grazie al tramite dei cognati Agostino e Giuseppe Gerli. Oggi la critica accoglie unanimemente l’attribuzione a Leonardo, riconosciuta come autografa dai maggiori specialisti e dalle recenti mostre su Leonardo: Louvre (2003), Milano (2014-2015), New York (2016), Parigi (2016); Napoli (2018); Louvre (2019).
Per questa occasione, La Scapiliata è stata sottoposta a indagini scientifiche, affidate ad uno dei massimi specialisti del settore, l’ingegner Claudio Seccaroni dell’Enea. L’esperto, sotto l’attenta osservazione di Pinin Brambilla Barcilon e dei due curatori della mostra, ha sottoposto il dipinto a indagini con la fluorescenza a Raggi UV e a luce radente, al fine di rilevare la tecnica pittorica e i pigmenti utilizzati dall’artista nelle varie fasi di esecuzione dell’opera. Le interessantissime risultanze di queste indagini sono rese pubbliche dal catalogo.
 
Info: http://pilotta.beniculturali.it

LA FORTUNA DE LA SCAPILIATA DI LEONARDO DA VINCI
Parma, Complesso Monumentale della Pilotta, Galleria Nazionale
18 maggio – 12 agosto 2019
 
Orari: da Martedì a Sabato 8,30-19,00. Lunedì chiuso
Biglietto cumulativo per tutti i musei della Pilotta € 10,00 intero; € 2,00 dai 18 ai 25 anni; gratuito minori di 18.
Ingresso mostra € 5,00 (oltre al costo del biglietto)

Time in Jazz: al via le prevendite per la XXXII edizione. In agosto oltre 100 protagonisti a Berchidda e nel nord della Sardegna

Time in Jazz: al via le prevendite per la XXXII edizione. In agosto oltre 100 protagonisti a Berchidda e nel nord della Sardegna
Saranno in vendita su Vivaticket da lunedì 27 maggio alle ore 12 i biglietti e gli abbonamenti per partecipare alla XXXII edizione di Time in Jazz che, dal 7 al 16 agosto, accompagnerà gli spettatori attraverso un lungo viaggio nella musica e nella natura incontaminata della Sardegna.
Nel mezzo del mezzo è il leit motive del Festival Internazionale di quest’anno. Perché geograficamente la Sardegna si posiziona tra l’Africa e l’Europa.

Un programma fittissimo che parte con il viaggio sulle navi di Sardinia Ferries che, il 7 agosto, partirà dal porto di Livorno insieme alla Funky Jazz Orchestra di Berchidda, per traghettare il vasto pubblico continentale sull’isola.
Il debutto in terra sarda è affidato a Danilo Rea che, nell’esclusiva cornice de L’Agnata, buen retiro di Fabrizio De Andrè realizzerà un evento unico, realizzato in collaborazione con la Fondazione De Andrè, darà voce al suo pianoforte con  ospiti a sorpresa, per celebrare  il ventennale della scomparsa del grande artista. Un concerto dedicato, per questioni di sicurezza, a un massimo di 900 persone nel quale attingerà allo sconfinato repertorio di Faber.
La musica, naturalmente, fa la parte del leone nelle dieci giornate del festival, con un programma che spazia tra stili e modi diversi di intendere il jazz, e non solo che, in oltre 40 concerti, animeranno le albe, i giorni, le sere e le notti facendo tappa in boschi e chiesette campestri, spiagge incantane e luoghi naturalistici altrimenti inaccessibili.
Dall’11 agosto sarà il palco centrale di Piazza del Popolo a Berchidda a ospitare i concerti serali e partiranno con il debutto in Sardegna di Tempo di Chet, lo spettacolo teatrale che vede suonare dal vivo sul palco Paolo Fresu alla tromba e al flicorno, Dino Rubino al piano, Marco Bardoscia al contrabbasso mentre la recitazione di Alessandro Averone, Rufin Doh, Simone Luglio, Debora Mancini, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Graziano Piazza e Laura Pozone racconteranno la vita di Chet Baker.
La sera seguente (lunedì 12) il pianista Omar Sosa e la violinista Yilian Cañizares con il loro progetto “Aguas” una miscela coinvolgente e creativa di jazz, musica classica e delle radici afrocubane dei due artisti, affiancati dal percussionista venezuelano Gustavo Ovalles come special guest.
Altri suoni e atmosfere, martedì 13, con l’atteso ritorno a Time in Jazz, dopo diciotto anni, di Nils Petter Molvaer. Il trombettista norvegese approda a Berchidda con l’inconfondibile suono del suo strumento alla testa di un gruppo con Johan Lindstrøm alla chitarra, Jo Berger Myhre al basso e Erland Dahlen alla batteria.
Riflettori nuovamente puntati su Paolo Fresu, la sera del 14 agosto, stavolta impegnato in una produzione originale del festival, in trio con il bandoneonista Daniele di Bonaventura e il violoncellista brasiliano Jaques Morelenbaum .
La serata del 15 di Time in Jazz in Piazza del Popolo è come sempre divisa in due set: il primo vede quest’anno sul palco un’autentica icona della canzone italiana, Ornella Vanoni. Mentre nella seconda parte (con ingresso gratuito) spazio alla consueta festa di Ferragosto: a menare le danze, quest’anno, sarà l’ Orchestra Casadei che, guidata dal 2000 da Mirko Casadei, intreccia suoni e sapori di generi musicali di svariate provenienze; il liscio, marchio della dinastia romagnola, diventa trasversale, contamina e si fa contaminare, incrociando reggae, ska, taranta, altri ritmi e generi.
Ripetendo l’esperienza dell’anno scorso, tutte le serate in piazza del Popolo avranno un dopoconcerto all’insegna dei dj set d’autore nella piazzetta adiacente il palco: protagonista DJ Rocca.
Tantissimi anche i progetti collaterali dedicati al cinema, ai bambini, all’arte, alla letteratura e  alla fotografia. Grazie a una collaborazione con Fabrica, di Oliviero Toscani, infatti, verranno ridisegnati i panorami, mentre le notte saranno illuminate dai dj set fuori dall’ordinario.

Programma e info: www.timeinjazz.it; Biglietti su www.vivatichet.it

5 modi + 1 per godersi l’estate a Oslo

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Con le sue temperature perfette, la sua anima vibrante e i tramonti senza fine, Oslo in estate è difficile da battere. Quando il caldo estivo colpisce la capitale, gli abitanti si riversano nelle spiagge della città e dei dintorni per un tuffo nel fiordo e per un po’ di sano svago in compagnia.

Hai in programma di visitare Oslo nell’estate 2019? Ecco alcuni consigli.

Spiagge cittadine
La cosa bella di Oslo è che, ovunque tu sia, una spiaggia nelle vicinanze la trovi sempre. Sørenga Seawater Pool e Tjuvholmen City Beach sono in centro, facilmente raggiungibili a piedi o con i mezzi di trasporto. Ti serve una pausa mentre fai shopping o visiti la città? Concediti una o due ore qui!

Isole del fiordo di Oslo
Se sei interessato a una gita in giornata, le isole del fiordo di Oslo con le loro spiagge fanno al caso tuo. Le isole Hovedøya, Gressholmen, Lindøya e Langøyene sono un vero rifugio dalla vita pulsante della capitale, offrono percorsi di trekking, attività all’aperto e siti di interesse culturale. Possono essere raggiunte in traghetto dal molo del municipio.
Se ti venisse voglia di mangiare qualcosa, Gressholmen Kro è il posto giusto: un’incantevole casetta rossa immersa nella natura dove gustare un menù a base di ingredienti locali e stagionali. Guarda quiun video di questo posto idilliaco.

Bygdøy
Un’altra grande attrattiva nei giorni d’estate sono le spiagge della penisola di Bygdøy. Huk e Paradisbukta Beach sono la meta ideale per una grigliata, una partita a beach volley e un bagno nel fiordo. Fai il pieno di sole con i piedi nella sabbia!

Sauna sui fiordi
La cultura della sauna (in versione “urbana”) ha negli ultimi anni conquistato la capitale norvegese. Le saune di Oslo si trovano lungo la passeggiata del porto. Mettiti il costume da bagno e scegli quella più adatta a te. Nelle lunghe serate d’estate, quando anche le acque del fiordo sono più calde, quale posto migliore per rilassarsi in compagnia di amici!?

Frognerbadet piscina all’aperto
Preferisci le piscine? In riva al fiordo c’è Sorenga Sjøbad, piscina d’acqua salata. Frognerbadet è invece situata vicino al parco Vigeland, raggiungibile a piedi o con il trasporto pubblico. Porta i tuoi bambini per una nuotata nelle sue due piscine da 50 metri, oppure per un tuffo. Per i tipi coraggiosi c’è anche un trampolino da 10 metri!

Qualcosa d’altro?
La giornata è calda ma non hai voglia di nuotare? Puoi trovare refrigerio al parco delle sculture Ekebergparken. Da qui puoi godere di una vista spettacolare sulla città e girare tra le sue opere d’arte. Trova la via per arrivare alla scultura Pathfinder #18700 Oslo di Fujiko Nakaya e prova la magica sensazione di essere circondato da una nuvola di nebbia.

Infine, un altro posto perfetto per una gita fuori Oslo è Nordmarka, con i suoi laghi di acqua fresca, raggiungibile in metro. Dopo una bella camminata nei boschi, prenditi una pausa rinfrescante e approfittane per fare un picnic a bordo lago!

Oggi al via il Tel Aviv Vegan Festival 2019

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Tel Aviv presenta il Vegan Fest 2019, un evento interamente dedicato alla cucina vegana e alla cultura che attorno ad essa si è sviluppata. L’evento promette di essere il più grande festival vegano mai visto nel mondo e si svolgerà tra il 5 e il 6 giugno 2019.

 

 

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Il luogo scelto è il Sarona Market, che ospiterà per l’occasione oltre 100 bancarelle, alcune delle quali allestite dai migliori ristoranti della città. Il mercato resterà aperto nei due giorni del festival dalle 16 alle 23 e arriverà ad ospitare oltre 50.000 visitatori internazionali.

 

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Sarona Market a Tel Aviv

 

“Il vegano è di casa a Tel Aviv dove vi sono oltre 400 ristoranti tra vegetariani e vegani e la grande multietnicità di questa città è in grado di mixare sapori e profumi unici al mondo. Oltre il 10% degli abitanti di Tel Aviv hanno hanno scelto di essere vegani” ha dichiarato Avital Kotzer Adari, direttore dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo in Italia.

Il Vegan Festival non sarà dedicato esclusivamente agli assaggi, anche se ovviamente il cibo sarà uno dei pilastri dell’intera rassegna. Parallelamente alla parte culinaria, infatti, ci saranno diverse attività per intrattenere i visitatori, dalla musica dal vivo fino a veri e propri seminari sui benefici di una dieta vegana. Non mancheranno le attività più strettamente legate al mondo della cucina, come lezioni tenute da rinomati chef israeliani.

Tel Aviv è sicuramente il luogo giusto per ospitare un’iniziativa di questo genere. La città israeliana, infatti, ha fatto della dieta vegana uno dei suoi tratti caratteristici ed è diventata, grazie alle sue numerose contaminazioni culturali, una delle mete culinarie più gettonate del momento. Non deve sorprendere che sia una città israeliana a primeggiare tra le località vegan-friendly, dato che proprio Israele è uno dei paesi con il numero più alto di abitanti che hanno scelto, non soltanto per motivi religiosi, di rinunciare alla carne.

La città è stata recentemente inserita dal quotidiano inglese The Independent tra le 10 mete da non perdere per i viaggiatori vegani, prendere parte a particolari tour tra i locali più rinomati, per essere sicuri di non perdersene nemmeno uno.

 

Per maggiori informazioni clicca qui.

La Cechia per gli innamorati

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Per sorprendere il proprio partner non occorrono momenti speciali, ma luoghi unici si. Sono tanti gli spunti per una vacanza o un weekend da innamorati in Cechia: scorci pittoreschi, passeggiate romantiche, isole solitarie, giardini in fiore, belvedere per tramonti suggestivi… ma anche localini intimi, ristoranti a lume di candela, poetici alberghetti.

Appuntamento a Praga

Romantica per eccellenza, con le sue atmosfere d’altri tempi, il fiume che le fa da specchio e quell’aura di mistero, Praga è capitale, oltre che di storia e di cultura, d’amore. Qui le coppie non hanno che da scegliere tra infiniti angoli carichi di charme, dove vivere momenti indimenticabili a due.
Se siete in cerca di intimità, meglio spingersi sulla collina di Petrin, sul cui colmo esplode di colori e profumi il Giardino delle Rose e tanti sono i punti panoramici in cui soffermarsi. Romantici anche tutti gli altri giardini della città. A partire da quelli interni al complesso del Castello. Quelli del lato meridionale offrono vedute incantevoli della parte storica della città. Il più grande è il Giardino reale, che incornicia monumenti come la Residenza reale estiva, la Sala della pallacorda e la Corte dei leoni e conserva alberi centenari importati dall’estero. Il Giardino del Castello di Troja è un gioiello barocco: ridondante di statue, pergolati, vasi, gazebi e romantici laghetti.
Se è la privacy che cercate, la bellissima isola di Kampa sul fiume Moldava –punteggiata di scorci pittoreschi ma anche di locali affollati, non fa al caso vostro, ma una puntatina è comunque consigliata, se non altro per attraversare il ponte dell’amore, che si inarca sul ruscello Certovka e porta il carico di centinaia di lucchetti appesi alle sue griglie dagli innamorati. Si dice infatti che se una coppia appende il suo lucchetto al ponte e poi ne getta la chiave in acqua avrà fortuna e amore eterni. Tentar non nuoce…
Sebbene il fascino dei parchi di Vysehrad non sia in discussione, suggeriamo un luogo meno frequentato, dall’altra parte della vallata: il Bastione alla Cappelletta. Si tratta di una parte sapientemente restaurata della fortezza barocca di Praga, oggi dotato di una caffetteria accogliente per una dolce pausa e di un ristorante elegante per una cenetta intima.
Poco lontano, ecco anche il parco inglese di Villa Gröbe e lo storico vigneto di Praga, nella valle di Nusle, dove brindare con un calice di ottimo vino locale.
Per un amore “da vertigini”, perfetta la torre televisiva di Zizkov che, oltre a un belvedere davvero mozzafiato, offre un ristorante di lusso (l’Oblaca) a 66 metri d’altezza e persino una romanticissima suite panoramica a 6 stelle.

Mano nella mano, nel verde e tra i fiori

Anche fuori dalla capitale, però, non mancano le occasioni di momenti romantici. Soprattutto se a farvi battere il cuore sono anche le meraviglie della natura, magari plasmate dall’uomo in capolavori verdi e contesti perfetti per dolci passeggiate. Quale cornice migliore allora dei romantici giardini dei tanti castelli del Paese, dove le dame usavano civettare con i loro cavalieri?
A pochi chilometri da Praga, il Parco del Castello di Průhonice è uno dei più grandi parchi naturali d’Europa ed è iscritto nella Lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. Una vera e propria oasi da favola, con grandi stagni e chiuse, circa 1600 specie di alberi locali ed esotici e una straordinaria collezione di 8000 rododendri di 100 specie diverse.
Il Castello di Cesky Krumlov, in Boemia meridionale, è a sua volta monumento Unesco. La parte più estesa del complesso è il giardino barocco, trasformato nel XIX secolo in giardino all’inglese. Vale la pena di soffermarsi presso la bellissima fontana a cascata con statue di divinità marine, vasi e allegorie delle quattro stagioni.
In Boemia orientale, invece, non perdetevi i giardini del Monastero di Litomysl, sulla collina che sovrasta la città: splendida vista, un gazebo, aiuole fiorite, una piscina con spruzzi d’acqua e le statue del grande scultore ceco Olbram Zoubek. Una magia sottolineata dalla musica classica in sottofondo e da giochi di luce.
In Moravia orientale, il Castello di Kromeriz con i suoi favolosi giardini è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio culturale e naturale dell’umanità. Il “Giardino dei Fiori” è decorato da aiuole geometriche, labirinti, un colonnato con una galleria di statue, una rotonda con grotte e un pendolo di Foucault. Il “Giardino Sotto il Castello”, un tempo semplice orto, è oggi un capolavoro barocco. Nelle cantine del castello si degustano gli eccellenti vini della Moravia.
Nella Lista Unesco troviamo anche il Paesaggio culturale di Lednice-Valtice, in Moravia meridionale. Il più vasto complesso naturale-culturale del mondo, sfoggia ampi parchi, una serie di laghetti artificiali ed edifici storici immersi nella natura (tenute di caccia, chiese e cappelle), nonché i due magnifici castelli di Lednice e Valtice appunto.