Budapest: dolci e caffè (in breve)

Budapest: Gerbeaud.Contrariamente a quanto si possa pensare Budapest vanta un’antichissima tradizione di caffè e pasticcerie le quali, molto spesso sono diventate luoghi centrali della vita socio-culturale del paese. È proprio in alcuni di questi locali che sono nati i primi movimenti rivoluzionari o si sono organizzate manifestazioni o rivolte. Molti dei caffè della capitale sono attivi ormai da diversi secoli (dal XVII – XIX secolo circa) e hanno conservato l’arredamento e lo stile originario. I visitatori e gli amanti delle tradizioni culinarie possono così perdersi in un itinerario che combina buona cucina e storia.
Si comincia dalla Pasticceria Gerbeaud (Vorosmarty ter 7-9), forse la più celebre di Budapest. Fu fondata nel 1858 da Henrik Kugler, pasticcere svizzero che inventò le konyakos meggy (marasche al cognac). Nella via Parisi ut si può comprare il famoso marzapane Szamos (Parisi ut 3) e anche il gelato è eccellente. Nella vicina via Kossuth Lajos u. si trovano due caffè: il Caffè dell’Hotel Astoria (Kossuth Lajos u. 19) e l‘Auguszt (Kossuth Lajos utca 14-16), la cui specialità della casa è una torta chiamata E-80. Proseguendo sul Viale Muzeum korut si trova il Caffè Muzeum (Muzeum krt. 12) un’istituzione per i budapestini. Per raggiungere il Viale Andrassy, dove si trovano una delle migliori pasticcerie e un caffè di fine Ottocento bisogna camminare circa 10 minuti. S’incontrerà prima il Caffè Muvesz (Andrassy ut 29), aperto a fine Ottocento, dotato di una splendida sala da tè, ricca di antichi specchi, statuette e dipinti. La sua terrazza che si affaccia davanti al Teatro dell’Opera col bel tempo è sempre affollata. Giudicato da molti il miglior caffè della città, offre torte alla ricotta, alle mele, alla crema e alle noci, tiramisù e magnifici strudel. Più avanti si incontra la Pasticceria Lukacs (Andrassy ut 70). Fondato nel 1912, questo locale è, oltre che una pasticceria classica, anche un caffè-sala da tè tra i più noti e frequentati della città, da poco ottimamente restaurato e riportato all’atmosfera originaria. Propone ottimi pasticcini e dolci tradizionali. Infine nel Quartiere di Palazzo Reale a Buda vale la pena visitare il Caffè e Pasticceria Ruszwurm, (Szentharomsag ter 7.), che fondata nel lontano 1827 costituisce la più antica pasticceria ungherese. Propone un ottimo caffè e le specialità della casa: la torta e i pasticcini alla crema preparati secondo ricette originali. Tra i suoi più illustri clienti, c’era l’imperatrice Sissi.

In sintesi: me le sfracellano.

Svolgo un lavoro che non mi piace (siamo in molti) e lo tengo perché mi fa monetariamente comodo. Però questa cosa mi tiene lontana dallo scrivere qui. Non so quanto sia un male o un bene: ma mi sta facendo capire molte cose:

a) la gente non sa leggere

b) appena si va fuori dallo schema di scrittura che la maestra ha loro insegnato vanno in panico

c) anche in Italia ci vuole un servizio che spieghi a molti che determinate parole esistono. Senza che io ogni volta debba spiegare “cosa vuol dire x” a un laureato. Specie magari di comunicazione.

Sto valutando che se questi insiemi, che talora si intersecano, non vanno loro a zappare forse sarebbe più saggio lo facessi io. Per una questione di conservazione delle proprie cosette sfracellate.

Va sano e va lontano.

C’è questa catena di ristoranti crucca che poi è stata un po’ esportata in tutta europa che si chiama Vapiano. E a me quando viene fame di quella brutta, da pasta veloce ma te sei lì all’estero, vien da dire sempre che “ci ho talmente fame che andrei a mangiare lì”.

Il grosso problema infatti di un brand (!) che conta 300 mila like è che sono quelle cose simil italiane (sai quanto tempo speso con le band a Bologna a dire che gli spaghetti alla bolognese NON ESISTONO? Dovrebbero farmi evangelist) che agli esteri sembrano italiche. Tipo non so: la pizza spinaci e pesto. Che tu ti chiedi come possa essere. Neppure le voglie delle donne incinte vegetariane.

Le scelte, poi, son queste qui:

Che te pensi, poi la pasta salame e ricotta, o tacchino piccante, o col curry piccante noialtri s’è visto di peggio, no? Parlo io che se torno a casa e non ho nulla mi faccio gli spaghetti col tonno saltando il tonnoinscatola in padella con la paprika e il timo. Ma il grosso problema mittleuropeo è che la pasta per loro è quella specie di colla per carta da parati che anche molte zone del nord italia non civilizzate (e mia nonna) talora disconoscono. La pasta VA fatta al dente. Il resto è una roba indigeribile. Ecco.

Mettiamo la variabile della pasta cotta al dente come vero sinonimo di italianità?

Tutto quello che la scienza non vi ha detto sul rock.

L’anatomia del cervello è ormai senza segreti: l’emisfero sinistro è quello che presiede alla funzione “appaia i calzini”, l’emisfero destro è quello che ti spinge a imbrattare un vagone ferroviario con graffiti di varia natura e ti autorizza a chiamarla arte. Tutto qui? Col cazzo. Il rock ha detto la sua anche su questo argomento. Questo è un documento eccezionale che un’autorevole rivista scientifica americana pubblicherà il prossimo mese.

  • Fra l’emisfero sinistro e quello destro esiste il cosiddetto Ponte di Lester Bangs che ospita i centri responsabili di una serie notevole di disfunzioni poco considerate dalla medicina moderna.
  • Primo esempio, il Nodulo di Iggy Pop presiede al cristallizzarsi della Fase Anale anche in età adulta. Si manifesta con il continuo toccarsi i genitali e nel godimento scaturito dall’emettere suoni gutturali. A volte il soggetto si masturba in pubblico ma solo quando la folla supera le 50-60 mila persone.

 

Per voi che non conoscete Sándor Márai.

C’è un bel libro che dovreste leggere su un autore, qualora lo conosciate, oppure potreste recuperarlo ché si chiama Sándor Márai, “BUDAPEST. I LUOGHI DI SÁNDOR MÁRAI” di André Reszler, dovrò premettere qualche considerazione storica.

Márai nacque l’11 aprile 1900 a Kassa (l’attuale Košice, in ungherese Kassa, in tedesco Kaschau, in latino Cassovia) nell’impero austro-ungarico (la città oggi fa parte della Slovacchia). Nacque all’epoca del kaiser Francesco Giuseppe, quando l’impero asburgico era ancora un «mondo ampio, gaio e fiducioso».

Márai crebbe come il ribelle di una rispettabile famiglia del patriziato sassone: adolescente, dopo una fuga, fu “internato” al Rákoczianum, il prestigioso ginnasio cattolico di Budapest. «Emigra dalla sua famiglia, da tutte le famiglie» e vive, da allora, «tra un treno e l’altro, tra una scappata e l’altra, tra due diverse “fughe”». L’11 novembre 1918 si dissolve la monarchia asburgica; l’ultimo imperatore Carlo è pietosamente obnubilato (anche se tenterà di conservare il regno d’Ungheria, invano). Vienna, all’indomani della Grande Guerra, decade; Budapest, invece, diventa, “la perla del Danubio”. Il romanticissimo scrittore Guy de Pourtalès annotò nel suo journal nel 1935: «Città grandiosa nel gotico moderno – pulita – movimentata – popolo strano, mongolo, caduto dalla luna e dalle steppe».

Budapest visse negli anni del primo dopo guerra una sorta di effimera Belle Époque. Márai trascorrerà nella capitale magiara la «prima metà» della sua vita di scrittore: tra il 1928 e la partenza per l’esilio nel 1948.

Nello splendido libro di André Reszler, Budapest. I luoghi di Sándor Márai, ci racconta la vita di un dandy felice. Per chi non conosce ancora Reszler, il grande storico di Budapest, questo saggio è una magnifica occasione per rimediare. Aggiungo che il volume è impreziosito da una gustosissima presentazione di Gianni Contessi.

Mi piace ricordare il malinconico Márai, pronto al suicidio (nel 1989 smetterà di sognare a San Diego), ritornare al suo stile dandy d’antan: «Come vivevo, in fondo?» si domandava Márai nell’estate del 1944, mentre la fine di un’epoca sembrava fluttuare nell’aria. Così, nel Diario, ricostruisce la giornata di uno scrittore di successo, quale era…

«Si fa svegliare alle sette dalla cameriera che appoggia discretamente un bicchiere di succo d’arancia, misto a limone, e i giornali del mattino su un tavolino a portata di mano; dopo aver bevuto la pozione vitaminica, scorre i quotidiani, poi, fino alle nove, riprende la lettura del libro che aveva interrotto la sera prima. Segue la colazione, anch’essa consumata a letto (tè, burro, un uovo à la coque, miele). Si alza alle dieci e lavora fino alle undici. Dopo di che parte al volante della sua automobile, che l’incaricato del garage ha posteggiato davanti all’ingresso dell’edificio, diretto all’Isola dove gioca a tennis, nuota e si affida alla mani di un massaggiatore. Sulla via del ritorno, si ferma brevemente davanti ad un caffè dove beve un buon espresso. Consuma un pasto leggeri a casa, fa una piccola siesta e riprende il suo lavoro fino alle cinque. A quell’ora si fa condurre a Hüvösvölgy o al Monte degli Svevi da dove scende a piedi fino a Krisztina e si cambia per ricevere gli invitati o per recarsi a una cena in città. Di ritorno a casa verso mezzanotte al più tardi, trascorre un’ora dedicandosi alla lettura a letto. Prima di addormentarsi, stabilisce che la cena è stata cattiva e la conversazione insipida, che il livello della vita letteraria si è ulteriormente abbassato e che la vita è divenuta insopportabile. Probabilmente è il tran tran abituale della vita».

Due robe sulla cucina ungherese per voi che magari andate allo Sziget Festival.

La cucina ungherese presenta un’eccezionale originalità: è portatrice, sia delle usanze culinarie dei pastori, pescatori e cacciatori vissuti secoli fa, sia delle caratteristiche mediterranee acquisite grazie al matrimonio italiano del grande re Mattia con Beatrice D’Aragona. Anche il lungo dominio turco lasciò le sue iinfluenze e, più tardi, nel periodo della monarchia austro-ungherese, si diffusero anche alcune pratiche culinarie francesi, tedesche e perfino inglesi.

La cucina ungherese si basa sulla preparazione di tre elementi: cipolla, paprika e strutto.
Si comincia dagli antipasti che prevedono la hortobagyi palacsinta, crepe farcite di carne e panna acida e le minestre (tipica è la tyúkhúsleves, di pollo, e la bableves, di fagioli con pezzetti di carne di maiale affumicato e paprika).

Fra i primi si trova un’incredibile varietà di zuppe di verdure, impreziosite di vari ingredienti quali, prosciutto e salsiccia, maiale o pollo. Deliziose sono le zuppe di pesce, soprattutto quello proveniente dal Balaton, come la famosa halàszlé, accompagnata con la paprika o la halászlé, cotta sul paiolo.
La zuppa più conosciuta è naturalmente il gulyàs , ovvero carne di manzo, patate, cipolle, verdure varie e sempre la paprika; servito anche come secondo piatto.
Passando ai secondi, da provare è il pollo alla paprika, csirke paprikàs, il fegato di oca arrostita e il fogàs, una varietà di luccio del lago Balaton.
Tra i contorni più amati c’è la galuska, involtini di pasta ripieni e fritti.

I dolci meritano uno dei posti d’onore nella cucina ungherese. Tra i più buoni le millefoglie (rétes), la crepe Gundel Palacsinta, la Somlói galuska e la crema di castagne. Le paste calde sono caratteristiche e si consiglia di provare la pasta alla ricotta (túrós csusza).

Passando ai vini, il Tokaj ha una fama mondiale, ma di eguale qualità sono i vini regionali del Balaton, come il corposo Villány-Siklós o il Sangue di Toro di Eger (Egri Bikavér). 
Si possono degustare tranquillamente in uno dei tanti ristoranti a Budapest, ed eventualmente partecipare a piacevoli escursioni nel segno del vino.

E comunque PRIMA DI QUESTA C'ERA NEUTRON STARS STICAZZI.

Insomma: c’è una roba lirica, due canzoni dei queen, tre canzoni di Resistance, una di eltonjohn, la bassline di disco inferno, l’assolo alla brian may scaramouche fandango bicycle race, l’etude 10 di Chopin, Ligeti qb  e Bellamy che ha tornato a cantare a modo.

In pratica? Ci piace o non ci piace se seguiremo le olimpiadi ce la pupperemo ovunque: alle premiazioni, quando gli atleti entreranno nello stadio, nei jingle, alle cerimonie. Ovunque. La digeriremo perché Survival è una di quelle tracce che ad ogni ascolto cresce. Non ci possiamo far nulla. Certo: forse ci fosse meno coro… sarà quello che al primo ascolto dopo la classicissima intro mi ha fatto spalancare gli occhi e rimanere mh, sbigottita?

La cosa figa è che nei momenti di minimalismo, di coretti semplicini, di less is more, di chitarrine folk, di lagnette da stadio compensate solo da braccialetti luminosi i Muse la mettono giù dura e pesante. In questo almeno c’è una voglia di farla, la musica. Poi comunque da Zane Lowe (che ha tirato alla grande il programma facendoci arrivare tesissimi, noi musers, da psicopatici quali siamo) Matteo ha anche dichiarato cose che NME ha ripreso:

Writing about ‘Survival’, the band said: “We are very excited to announce that a Muse song, ‘Survival’, has been selected by the London Olympic committee to be the main official song for the London 2012 Olympic Games. Matt wrote the song with the Olympics in mind. It’s about total conviction and pure determination to win.”

They continued: “The song will be played throughout the Games including when athletes enter the stadium, in the lead up to the medal ceremony and also as the theme for all international TV coverage. We are honoured that the Olympics have chosen our song to officially represent the London 2012 Olympic Games across the globe.”

Comunque il lavoro dietro di produzione è una roba mostruosa. Chapeau. E orgoglio che ci sia il nostro Colliva tra chi lavora in mezzo. Se volete le parole sono qua. Certo, se l’album ha influenze dei Justice e dei DIOYY questa roba realmente non c’entra una fava. Da Zane dicevano che ci sarà qualcosa dance, su Absolute si parlava di heavy electronica. Diciamo che sarà tutto molto a cazzo. Francamente credo che è la traccia inno-da-stadio che è presente negli ultimi 3 album, come Invincible (cagarissimo), United States of Eurasia (non apprezzavo molto l’outro chopiniano che nella memoria collettiva è linkato a un film sullo sterminio degli ebrei come Il Pianista) e ora questa. Meglio. E francamente non capisco chi rimpiange le altre o Neutron Stars Collision: oh, a sansiro su quella ci sedemmo tutti.

A me? A me inizialmente non piaceva, come mi traumatizzarono al primo ascolto Hysteria e Supermassive Black Hole. Poi mi son sforzata. Vedete voi.

Il resto, per i non fan, sarà una gigantesca pippa mentale sulla traccia. Che però diciamolo: ha quella velleità di diventare la wearethechampions moderna.

P.s. Warner ha tolto la traccia o l’ha resa privata. Doh.

Che poi è un po' come l'altro giorno quando degli irlandesi qui cercavano di hackerare il blog.

Oggi ha chiuso un’altra webzine storica italiana. Io sfrutterò l’insonnia per aggiornare Radionation e domani esce il singolo dei Muse più ci saranno ben quarantacinque minuti con le nuove canzoni dei Gaslight da Letterman.

Oggi hanno suonato i nuovi Editors. Ho visto i Portishead e un sacco di nuove cose. Domani dovrò iniziare a chiedere interviste per il frequency, capire se alcuni sponsor vogliono avermi col culo sul cemento di Rho all’HJF, sistemare i cazzacci miei.

In tutto questo pare che parlare di musica non freghi un cazzo a nessuno. Il mio report del concertone bello tondo andrà a finire su Radionation.it, con altri sotto che come al solito commenteranno. Al quotidiano, o meglio alla caposervizio in turno, non interessa perché non in target. Ad altri neppure. A me sì, perché al solito oltre a farmi vedere persone splendide che ho conosciuto girando così, mi allarga gli orizzonti. E mi fa capire che ascoltare solo i dischi in cameretta serve a un cazzo.

Ma se ci rifletti è tutto un po’ in perdita.

Il resto? Il resto si cerca di fare cose stupide, un po’ come ‘sto ip irlandese che da due-tre notti cerca di craccare la mia password del blog. Ciccio, ascoltami: se mi prendi due biglietti per Natale e Sergio io te la dico, la password. So’ ciento euri, dicaaa.

Daje che ora esce il singolo dei Muse (in tempo per le Olimpiadi)

Da muselive tutto quello che avrei voluto dirvi. Ora sto in agitazionissima come se aspettassi chissà che.

The user who reported this story (hanover, from Muse Megalomania), correctly predicted The 2nd Law’s trailer release date, adding weight to this rumour. Get excited, folks .
Quote


(translated) “News: I’ve just confirmed from Warner that we’ll have Muse’s first single on June 28, I’m waiting for them to send me the title! They also commented something about being the soundtrack to the Olympics and such!”

adding next day:
(translated) “More information: At 19:30 on the 27th we will hear the song on the radio in uk! And that same morning a press release from muse. I still haven’t been told the name of the song.”

and on Saturday:
“Regarding the song added this comment:
(this in English w/ caps, sorry) THIS TRACK IS A SPECIALIST WITH A HUGE ROCK STORY TRACK AROUND IT. ALL TO BE REVEALED SHORTLY”